Società

Cyberbullismo, esistono polizze a tutela delle vittime: 1,2 milioni di italiani

Cyberstalking, cyberbullismo, revenge porn, furto di identità sono fenomeni sempre più diffusi fra le giovani generazioni. Negli scorsi anni 1,2 milioni di italiani hanno subito un atto di revenge porn e 550mila ragazzi di età compresa tra 18-24 anni sono stati vittima di cyberbullismo.
Sono dati emersi da un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat. Eppure, ancora pochi sanno che esistono polizze contro il cybercrime. 

Si tratta di prodotti assicurativi che normalmente rientrano all’interno di coperture più ampie, dedicate, ad esempio, alla tutela della casa e della famiglia, ma a volte sono moduli opzionali che vanno attivati appositamente.
Dal punto di vista tecnico, offrono software specifici per difendere i dispositivi digitali usati dagli assicurati, proteggere i dati personali e valutare eventuali situazioni di rischio.

Assicurarsi contro il cybercrime

Queste polizze arrivano anche a mettere a disposizione specialisti che possono intervenire per far rimuovere dal web contenuti dannosi per l’assicurato. Ad esempio, nel caso di danno reputazionale per uso improprio di dati o immagini, furto d’identità o utilizzo improprio di informazioni private.
Rientrano nei contenuti dannosi la diffamazione, ovvero la falsa dichiarazione pubblica, e le offese espresse tramite foto, scrittura, video o tramite dichiarazioni pubblicate su blog, forum, social network o siti web.

Talvolta la compagnia assicurativa offre anche un sistema di monitoraggio online in grado di identificare informazioni sull’assicurato disponibili al pubblico e sul dark web. Il sistema esegue la scansione dei siti e avvisa il contraente se sono stati identificati eventuali rischi.

Protezione giuridica e supporto psicologico

Chi sottoscrive questo tipo di polizza gode di protezione giuridica, con legali professionisti che intervengono in caso di danni subiti online, sia sui social network sia sui siti di e-commerce o, più in generale, problemi dovuti alla diffusione impropria di contenuti personali.

La polizza copre anche i costi connessi al supporto psicologico in caso di aggressione o disturbo post traumatico da stress causato da atti di cyberbullismo, cyberstalking e revenge porn.
Inoltre, l’assicurazione rimborsa anche le spese mediche sostenute in seguito ad un’aggressione da parte di terzi, come oneri dei medici, costo della sala operatoria,  cure fisioterapiche e rieducative o apparecchi tutori.

Le esclusioni dalla copertura

Come per tutte le coperture assicurative, anche in questo caso esistono le esclusioni previste dal contratto.
Ad esempio, non sono coperti i danni causati dal coniuge o ex coniuge, persone in rapporto di parentela con l’assicurato o persone legate o sono state legate da una relazione (tranne il caso in cui la relazione riguardi figli minorenni).

La polizza non copre i danni da partecipazione a risse o se l’episodio riguarda l’eventuale carica pubblica svolta dall’assicurato o è inerente all’attività lavorativa
Per il prezzo di queste coperture, poiché la protezione offerta per l’ambito digitale si configura come garanzia inclusa all’interno di un’altra polizza madre, il premio complessivo calcolato come totale ha prezzi che partono da 100 euro l’anno.

Spreco: cala quello di cibo grazie ai Boomers, una generazione di virtuosi

È quanto viene rilevato dai dati contenuti nel nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, dal titolo ‘Caso Italia 2026’: la somma delle perdite e degli sprechi alimentari vale oltre 13 miliardi e mezzo (dati elaborati dall’Università di Bologna – Distal / Waste Watcher sulle fonti di riferimento), 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani

Sul fronte dello spreco alimentare gli italiani però stanno migliorando, gettando via una quantità di cibo del 10,3% in meno rispetto a un anno fa.
Si tratta di poco più di 550 grammi di cibo gettato a testa ogni settimana, ‘solo’ 79,14 grammi al giorno.
La performance più brillante è firmata dai Boomers, che fissano lo spreco settimanale pro-capite medio a 352 grammi. 

Buttiamo 63,9 grammi in meno rispetto a febbraio 2025

Stando al Report, diffuso in vista della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio 2026), l’Italia risulta in linea con la rilevazione dello scorso settembre relativa all’estate 2025, segnando un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa.

Oggi sprechiamo, infatti, 554 grammi di cibo pro-capite ogni settimana, ovvero 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (617,9 g).
I Boomers, oltre a essere la generazione che spreca meno cibo, superano in anticipo di quattro anni l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani verrà chiesto di gettare mediamente non oltre 369,7 grammi a testa a settimana per poter centrare l’obiettivo 12.3 sullo spreco alimentare.

Cucinare unisce le generazioni

Dopo i Boomers si posiziona la GenerazioneZ, a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro-capite, seguita dai Millennials, con 750 grammi settimanali pro-capite, e dalla Generazione X, con 478 grammi settimanali.

Quanto alla cura per la preparazione dei pasti per tutte le generazioni è un tratto distintivo mediterraneo e italiano. Un’abitudine di vita a cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% dichiara di non cucinare perché non ama farlo.
E per la prima volta risulta praticamente unanime la consapevolezza intorno al tema ‘spreco’, con il 94% degli italiani che certifica la sua attenzione alla questione e il 63% che getta qualcosa meno di 1 volta a settimana. Solo il 14% spreca quasi quotidianamente.

Frutta, verdura, pane finiscono nel cestino

Sono dati che confermano un divario generazionale: il 29% della GenZ spreca almeno una volta a settimana contro il 6% dei Boomers.

Tornando ai dati, riporta Adnkronos, si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%), di più al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%) e poco di più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%).
Inoltre, più virtuose le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%).
In cima ai cibi più sprecati svettano la frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g). Seguono, l’insalata (18,8 g), cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).

Il paradosso delle “case dormienti”: tante abitazioni inutilizzate e scarsità di locazioni

A quanto emerge dal 4° Rapporto Federproprietà-Censis “Case dormienti, una ricchezza sommersa. Proposte per risvegliare il mercato degli affitti non turistici in Italia”, in Italia il 25,7% delle abitazioni intestate a persone fisiche è un patrimonio di case non utilizzate: 8,5 milioni di case.

Per l’80% degli italiani immettere nel mercato delle locazioni le case dormienti è un’ottima soluzione, per il 14,2% non lo è, mentre il 5,8% non ha un’opinione in merito.
Tra gli 8 milioni e mezzo di case inutilizzate, 5,8 milioni sono impiegate per soggiorni brevi o non locate, quasi 1,4 milioni prive persino di allacciamento alle reti di energia e acqua e quasi 1,3 milioni dagli utilizzi indefiniti e non presenti nelle dichiarazioni dei redditi.

Cosa trattiene i proprietari ad affittare gli immobili?

Per l’82,9% degli italiani è la paura di non rientrare in possesso della propria abitazione in caso di morosità dell’inquilino a trattenere i proprietari dal locare gli immobili. Per il 66%, poi, non si devono penalizzare fiscalmente i proprietari che lasciano gli immobili inutilizzati, mentre il 28,3% pensa che sarebbe opportuno e il 5,7% non sa.

E se l ’86,4% dei cittadini è convinto che le procedure di sfratto, in caso di morosità, vanno di molto accelerate l’84% degli italiani è favorevole all’introduzione di una Banca dati nazionale degli inquilini morosi.

Troppi affitti brevi a uso turistico

Sono 691.372 le strutture ricettive registrate nella Banca dati del Ministero del Turismo: oltre il 71% sono alloggi privati in affitto gestiti in forma non imprenditoriale.

Molto più alta è la pressione su alcune aree delle maggiori città turistiche. A Roma per 1.000 abitanti nell’area del Centro Storico gli annunci per affitti brevi sono 105, la media cittadina è 12, a Milano per 1.000 residenti nel Centro Storico ci sono 35 annunci, con una media cittadina pari a 13, a Firenze per 1.000 abitanti gli annunci per affitti brevi nel Centro storico sono 139, mentre sono 33 a livello comunale, a Venezia per 1.000 abitanti gli annunci di affitti brevi nell’area Venezia-Burano-Murano (Venezia insulare) sono 105, la media del comune è 32.

Il problema dell’accesso alla proprietà

Per il 94,1% degli italiani è molto difficile per i giovani acquistare casa senza supporto familiare. Lo pensa il 91,5% dei giovani, il 94,9% degli adulti e il 94,8% degli anziani. 
Per il 92% degli italiani occorrono misure per agevolare l’accesso alla proprietà della prima casa, perché rassicura le persone e genera stabilità nella società. A pensarlo è il 90,6% dei giovani, il 92,6% degli adulti e il 91,8% degli anziani. 

Quanto alle persone che vivono in case inadeguate o fatiscenti erano nel 2014 il 9,5% scendendo al 5,6% nel 2024. Inoltre, tra 2014 e 2024 le quote di famiglie con abitazioni con strutture danneggiate sono diminuite dal 13,2% al 9,8%, quelle con problemi di umidità dal 19,9% al 12,9% e quelle con scarsa luminosità dal 7,5% al 7,3%.

Giornate fredde? Aumenta il desiderio di connessione e socialità  

Gli italiani sembrano aver preso gusto alle “connessioni vere”. Dopo un’estate trascorsa con un occhio in meno allo smartphone e uno in più alle relazioni sincere, anche l’autunno e il prossimo inverno confermano una tendenza già avviata: rallentare, ritrovarsi, ritagliare tempo per sé e per gli altri. Con l’arrivo delle temperature più rigide, la routine cambia e la voglia di momenti semplici, accoglienti e autentici diventa una necessità più che un lusso.

Voglia di stare insieme, ma in casa

Secondo l’Osservatorio IT (Italia Togetherness) di Bibite Sanpellegrino, che ha analizzato i comportamenti di 1.200 italiani attraverso la metodologia SWOA, la socialità sta prendendo una piega più intima rispetto al passato.

Si esce meno, si sta più tra le mura domestiche, ma questo non significa isolarsi: si preferisce condividere il tempo con amici stretti o parenti, magari attorno a un tavolo o in un salotto accogliente. L’idea dominante è chiara: alleggerire lo stress quotidiano e recuperare un ritmo più umano.

Una tendenza che parla anche al resto del mondo

Non è soltanto un tratto italiano. Lo studio internazionale Innova Market Insights evidenzia come la Relaxed Sociability, la socialità rilassata, stia diventando una delle tendenze globali verso il 2026. Le persone, ovunque, mostrano un bisogno crescente di ambienti informali dove poter essere se stessi.

Bar, caffè e bistrot stanno diventando spazi ponte, a metà tra il pubblico e il privato, perfetti per chi cerca calore senza formalità.

Cibo e bevande come collante

In questo scenario, il cibo torna a essere un linguaggio universale. Non più solo nutrimento, ma una sorta di rito che unisce, rassicura e crea complicità.

Lo confermano anche le analisi pubblicate su InsightTrendsWorld, che mostrano come ciò che mettiamo in tavola rifletta sempre più il nostro modo di vivere e i valori che scegliamo di portare con noi.

L’essenza dell’Italian Togetherness

Dentro questa cornice si inserisce il concetto di Italian Togetherness, l’idea di socialità spontanea e accogliente che caratterizza il nostro Paese. Che sia un aperitivo improvvisato o una cena preparata all’ultimo momento, ciò che conta è la sincerità dei rapporti.

Dallo stesso Osservatorio emergono dieci parole chiave che descrivono questa nuova socialità: condivisione, dialogo, inclusività, empatia, comunità, convivialità, rete, flessibilità, fiducia e consapevolezza. Sono i valori che, giorno dopo giorno, rimettono al centro le persone e trasformano ogni incontro in un’occasione per stare bene.
Un modo di vivere semplice, forse, ma che oggi più che mai sembra essere la nostra bussola.

Spesa: italiani “infedeli” cercano l’insegna più conveniente

Gli italiani sono sempre più infedeli alle insegne. Con l’aumento generalizzato del costo della vita, soprattutto dei prezzi dei beni alimentari, i dati legati alla fedeltà alle insegne dei supermercati o ipermercati da parte dei consumatori sono ulteriormente peggiorati.

Complici la riduzione del potere di acquisto e la crescente necessità di ricercare offerte in linea con il proprio budget di spesa, oggi quasi 1 italiano su 2, il 49%, è infatti propenso a cambiare punto vendita se questo risulta più conveniente.
Lo rivela l’ultima indagine svolta da DoveConviene, l’app per semplificare lo shopping.

La caccia alle promo è sempre aperta

Secondo l’Osservatorio Shopping di DoveConviene, rispetto alla rilevazione precedente, nell’arco di un appena mese solo il 5% degli intervistati oggi dichiara di frequentare un unico punto vendita.

La maggior parte degli intervistati afferma di ‘muoversi’ tra più insegne. In particolare, il 36% ne visita regolarmente tre e il 16% addirittura più di quattro.
Ma se la fedeltà non è il fattore principale, cosa guida la scelta del punto vendita in cui fare la spesa?

Le promozioni e i prezzi più accessibili fanno la differenza

Semplice, a fare la differenza sono soprattutto promozioni e prezzi convenienti.
Il 60% dei consumatori si orienta quindi verso le offerte più vantaggiose, mentre il 50% privilegia i supermercati con i prezzi più bassi.

Altri fattori che orientano gli acquisti sono la prossimità del punto vendita e la varietà dei prodotti. Il 29% opta infatti per i negozi vicini a casa, mentre il 28% predilige store con ampi assortimenti di articoli disponibili.
Tuttavia, il risparmio rimane al centro.

Il criterio che guida la scelta rimane il risparmio

Di certo si tratta di un effetto collaterale dell’aumento dei prezzi. Alle prese con l’erosione del loro potere d’acquisto, gli italiani si scoprono sempre più infedeli alle insegne al momento di fare la spesa. Non è un caso se che il 70% degli italiani consulti sempre i volantini promozionali in fase di pianificazione della spesa.

L’indagine evidenzia, inoltre, la tendenza da parte dei consumatori a prediligere formati di negozi diversi, a seconda della tipologia dei prodotti acquistati.
Nel dettaglio, per quanto riguarda la spesa alimentare l’86% degli italiani preferisce affidarsi a supermercati e ipermercati, mentre il 52% sceglie il discount.
Per l’acquisto di prodotti per la cura della casa e della persona, invece, il 62% si rivolge a negozi specializzati e il 50% a supermercati e ipermercati.

Viaggi di nozze: Sì, lo voglio, ma nel rispetto della Terra

La consapevolezza ambientale preme sul settore del wedding, cambiando le tendenze per il giorno delle nozze, con sempre più soluzioni per realizzare eventi eco-friendly. Se il matrimonio è l’occasione per celebrare l’amore nei confronti del proprio partner oggi lo è anche per testimoniare l’impegno per il futuro del pianeta.

Cresce quindi la proposta di idee green, particolarmente apprezzate dalle coppie di futuri sposi che richiedono prodotti, servizi e attività a basso impatto ambientale.
Dalla consulenza per la cerimonia alla gestione dei dettagli sul posto, TiukTravel accompagna gli sposi nel rendere unico il loro giuramento, dando particolare attenzione alla sostenibilità e al valore emozionale del viaggio.

Lune di miele memorabili e sostenibili

I futuri sposi continuano ad amare le mete iconiche per la Luna di Miele, ma con un approccio più autentico e sostenibile. Le più restano Giappone, Polinesia, Stati Uniti, Indonesia e Islanda. E se Maldive, Bali, Thailandia e Costarica non perdono il loro fascino la scelta ora è per eco-resort certificati. Lo sottolineano gli esperti delle agenzie di viaggio, che rivelano anche una crescita delle domande per tour in treno, un’alternativa slow e a basso impatto per girare i Paesi.

Sempre più richiesto poi è il carbon offset, per ridurre l’impatto di voli aerei e programmi zero waste, oltre alle esperienze nella natura come safari etici, glamping di lusso, tour solidali, lodge in riserve naturali o trekking tra paesaggi incontaminati.

Per il pranzo evitare il buffet 

E per gli sposi che amano le crociere green, ci sono le navi progettate per ridurre l’impatto ambientale. È infatti possibile prediligere compagnie di navigazione con propulsione a gas naturale liquefatto.
Se come location sono sempre più apprezzate quelle in cui il verde è predominante, le soluzioni che rispettano il Pianeta coinvolgono tutti gli ambiti del wedding. Menzione particolare va alla stagionalità dei cibi, che devono essere km 0 e preferibilmente su base vegetale.

Il consiglio dei wedding planner per un matrimonio attento all’ambiente è poi quello di evitare i buffet. Il modo migliore per evitare sprechi è proporre come benvenuto agli ospiti una selezione di aperitivi finger food, a giro braccio, seguita da menu con portate ridotte.

Viva il riciclo creativo!

La chiave di un matrimonio indimenticabile è sicuramente l’unicità di tutti i suoi dettagli, e nel “riciclo” creativo. Ecco allora che prendono vita allestimenti con richiami vintage, oppure bomboniere etiche o gastronomiche.

Occasione per sensibilizzare diventa poi l’intrattenimento artistico. È il caso del live painting, dove gli artisti possono reinterpretare e valorizzare tematiche legate alla natura e alla sostenibilità, trasformando l’intrattenimento in un vero e proprio messaggio artistico, perfettamente in sintonia con lo spirito dell’evento.
Più green anche le foto, che raccontano immagini autentiche lontane dalle pose tradizionali.
I reportage, sempre più richiesti, diventano servizi ambientati in scenari naturali, con sposi e Madre Terra protagonisti.

Travel trend: continua la storia d’amore del mondo con l’Europa

Per il turismo si apre una nuova era di viaggi attenti, intelligenti e orientati al valore. Con l’aumento del costo della vita viaggiare tanto è diventato più impegnativo, ma non impossibile. Nonostante le incertezze la voglia di viaggiare infatti rimane forte. Tanto che il 38% degli italiani darà priorità ai viaggi rispetto ad altre spese non essenziali.

Ma quali sono i nuovi travel trend per i prossimi mesi? Li ha delineati il report annuale NowNext ’25 di Omio, condotto in collaborazione con YouGov in 8 Paesi. Di certo, la storia d’amore del mondo con il Vecchio Continente continuerà anche nel prossimo futuro. Oltre ad attirare i viaggiatori extra-europei, anche il 56% dei britannici intende prenotare vacanze in Europa, e lo stesso vale per tedeschi (45%), italiani (42%) e spagnoli (42%). 

Il turismo guidato dallo schermo rimodella il settore

Sebbene social media (29%) e AI (9%) abbiano un ruolo nel cercare ispirazione, si preferisce scegliere la prossima meta basandosi su viaggi passati (42%) o raccomandazioni per passaparola (39%).
Interessante notare che il 23% è influenzato da film o serie Tv. Il turismo guidato dallo schermo è in piena espansione e sta rimodellando il settore.

Nel 2026 però le vacanze al mare saranno ancora protagoniste, con la ricerca di relax in spiaggia (46%) e il desiderio di tornare a casa rigenerati (51%).
Le capitali e i grandi viaggi avventurosi sono state le mete preferite degli ultimi anni, ma il prossimo porterà un mood più calmo e consapevole.

Mete meno affollate in reazione all’overtourism

Il turismo sostenibile è qui per restare, ma in modi diversi dal previsto. Il 20% dei viaggiatori cercherà tempo per sé e riflessione, mentre il 18% esperienze legate al benessere e alla cura di sé.

Italiani (41%) e spagnoli (39%) sono i più interessati a esplorare mete meno affollate e fuori dai circuiti più noti, probabilmente come reazione diretta all’overtourism. Il 21% dei viaggiatori vuole spostarsi verso capitali meno battute e le prenotazioni verso le città secondarie sono aumentate del 34% rispetto all’anno scorso.
Tra i motivi per visitare metropoli più piccole, prezzi più bassi (51%), meno folla (44%) e attrazioni uniche (40%).

Una Generazione Zelante

Nei prossimi mesi il 19% degli uomini sarà più propenso a viaggiare da solo alla ricerca di disconnessione dalla vita frenetica. Le donne, invece, saranno più inclini a viaggiare per connettersi (30%), con il 34% che prevede di partire per trascorrere tempo in famiglia o per riunioni, e il 22% più propense ad andare via con le amiche.

La GenZ poi sta reinventando il panorama dei viaggi come lo conosciamo. Nei prossimi 12 mesi il 31% dei giovani viaggiatori pianificherà in anticipo, e con maggiore attenzione, per gestire la spesa destinata alle vacanze.
Una scelta sensata, considerando che il 34% vuole viaggiare di più, il 26% restare via più a lungo e il 23% scegliere mezzi di trasporto più sostenibili.

Estate italiana: si parte in auto, verso Sud, con il partner

Tra prenotazioni anticipate e partenze last minute le vacanze d’agosto 2025 si preparano all’insegna della strada e della libertà. 
Oltre la metà degli italiani (55%) partirà proprio ad agosto e tra chi ha già scelto la destinazione, l’auto sarà protagonista (76%).

Un dato che conferma la voglia di indipendenza e flessibilità, tanto che il 62% affronterà il viaggio con la propria macchina o con quella di amici e familiari, mentre il 14% sceglierà di affidarsi al noleggio.
A raccontarlo è AutoScout24. Con la playlist estiva in sottofondo gli italiani sono pronti a lasciare tutto alle spalle per inseguire il blu del Sud Italia e delle Isole. Le vacanze dureranno almeno due settimane, e per molti, il viaggio sarà tutt’altro che breve.

Le mete più ambite

L’80% degli italiani sceglierà di restare entro i confini nazionali, preferendo l’Italia a destinazioni europee ed extra-europee.
A guidare la scelta è la voglia di relax e di sole: quasi la metà degli intervistati ha indicato il mare come rifugio ideale dalle fatiche lavorative.

In cima alla classifica, la Sicilia, con il 28% delle preferenze, seguita da Calabria, Puglia, Toscana e Lazio, che continuano a fare breccia nei cuori dei vacanzieri per il loro mix di paesaggi, cultura e tradizioni.
E per molti non si tratta di una semplice pausa. Il 58% degli italiani si prenderà due o più settimane di ferie, immergendosi in un periodo di vero stacco. 

Compagni di viaggio cercasi

C’è poi chi preferisce una singola destinazione per rilassarsi senza pensieri (47%) e chi ha scelto un tour itinerante con almeno tre tappe per scoprire luoghi diversi giorno dopo giorno.

Anche il livello di organizzazione è variabile. La maggioranza (69%) ha prenotato solo lo stretto necessario, lasciando spazio all’improvvisazione. A rendere tutto questo possibile è ancora una volta l’automobile (90%), il mezzo ideale per costruire un viaggio on the road attraversando più città (18%).
Il 73% degli italiani sceglierà poi di partire con il/la partner, il 19% con la famiglia e i figli, l’8% con i genitori e una piccola, ma decisa, percentuale di solitari (5%) è pronta a partire da sola.

Tormentoni musicali

In generale, le persone che partiranno in auto sono soddisfatte della compagnia (il 94% non cambierebbe i propri passeggeri), ma se si tratta di scegliere chi non avere a bordo le idee sono ancora più chiare.
Al primo posto tra gli “indesiderati” ci sono i logorroici (42%), temuti più dei silenziosi (12%), che rischiano di rendere il viaggio noioso per il motivo opposto.
Anche bambini e animali vengono indicati da molti come passeggeri complicati (entrambi 21%), seguiti dai suoceri. E niente passaggi agli sconosciuti: l’85% non si fida a caricare autostoppisti.

Uno dei piaceri irrinunciabili del viaggio on the road però è la musica. Anche se solo il 15% degli italiani preparerà una playlist ad hoc per le vacanze, saranno in molti a lasciarsi trasportare dalle hit del momento lungo il percorso.

Integratori: gli alleati dello star bene per l’85% degli italiani

Lo rivela la ricerca “Integratori e Benessere”, condotta da Doxa per Cristalfarma: per l’85% degli italiani gli integratori sono ormai un alleato quotidiano per sentirsi meglio. È un dato che non stupisce, se si considera il ritmo frenetico della vita moderna e l’attenzione sempre maggiore verso il benessere psicofisico.

Tanto che la principale motivazione di acquisto di integratori alimentari  è il desiderio di contrastare stanchezza e affaticamento (81%). Il 43% li assume regolarmente, mentre il 42% li utilizza solo in alcuni periodi dell’anno. E oltre 9 italiani su 10 li hanno utilizzati almeno una volta nella vita. 

Supporto al sistema immunitario, all’apparato digerente e contro la stanchezza

L’uso stagionale degli integratori spesso è infatti legato ad affaticamento e stanchezza, fenomeni che si acuiscono durante i cambi di stagione o nei periodi di intenso studio o lavoro.
Altre esigenze, anch’esse spesso associate a momenti specifici dell’anno, sono il supporto al sistema immunitario (79%) e all’apparato digerente (66%).

Perché gli italiani sono così legati agli integratori, soprattutto per queste problematiche? Dalla ricerca emergono diversi fattori. Si evidenzia, innanzitutto, un equilibrio psicologico spesso fragile: solo 6 italiani su 10 si dichiarano soddisfatti della qualità del proprio sonno, mentre il restante 40% lamenta risvegli frequenti, difficoltà ad addormentarsi o risvegli precoci.
A guidare la scelta degli integratori sono soprattutto i consigli di farmacisti e medici (58%).

Farmacia e parafarmacia restano i canali di vendita preferiti

Tuttavia, quasi un italiano su tre decide autonomamente, grazie soprattutto alle ricerche online e alla conoscenza dei marchi.
I canali di vendita preferiti restano quelli fisici, farmacia (57%) e parafarmacia (39%), anche se il 55% degli intervistati si dice aperto anche all’acquisto online.

Se lavoro e studio incidono notevolmente sul benessere fisico e mentale (il 70% segnala un impatto negativo, probabile o certo), il 78% afferma che influisce su umore ed energia il cambio di stagione, mentre il 45% riconosce nell’uso dei social network un impatto sul proprio benessere mentale.
Molti intervistati, quindi, cercano di preservare una mente sana e in forma.

Come coltivare il benessere psicofisico?

Il 24% pratica attività utili alla concentrazione come meditazione, yoga o tai-chi, mentre 1 italiano su 2 si dedica ad hobby pratici o attività all’aperto (fai da te, camminate, giardinaggio, sport). E il 44% del campione svolge attività che stimolano la mente, come enigmistica, corsi, giochi di strategia o scrittura.

Anche a tavola però non mancano i problemi. Il 70% degli italiani soffre con una certa frequenza di disturbi digestivi come gonfiore, meteorismo, reflusso o digestione lenta.
E non si tratta solo di un disagio personale. Per il 72% di chi ne soffre, questi disturbi hanno un impatto sulla vita sociale, tanto che 1 su 4 (25%) ammette di aver rinunciato a eventi o uscite proprio a causa di questi problemi.

Prezzi in aumento: 7 persone su 10  tagliano le spese 

L’incertezza economica fa paura, tanto che il risparmio diventa una necessità per 7 persone su 10 nel mondo. L’aumento del costo della vita sta costringendo milioni di famiglie a rivedere le proprie abitudini di spesa.

Secondo la recente indagine Worldviews Survey, condotta in 40 Paesi dal network WIN, circa il 70% della popolazione mondiale ha già iniziato a ridurre i consumi o ha intenzione di farlo nei prossimi mesi. Il dato è stato raccolto in Italia da BVA Doxa, e riflette una tendenza globale: le famiglie cercano di difendersi dall’instabilità economica con tagli mirati alle spese quotidiane.

Italia tra i Paesi europei più attenti al risparmio

In Europa, l’Italia si colloca tra i Paesi dove è più alta la propensione al contenimento dei consumi. Il 77% degli italiani intervistati dichiara di aver già ridotto le spese o di essere pronto a farlo a breve. Percentuali simili si registrano in Croazia (78%) e Irlanda (79%), mentre la Grecia guida la classifica mondiale con l’86%.

Più contenuta invece la reazione in Paesi come Olanda, Cina e Svezia, dove la quota si ferma attorno al 55-60%.

Sud e Centro più colpiti, Nord più fiducioso

La geografia del risparmio in Italia mostra differenze significative. Le famiglie del Sud e delle Isole sono le più attive nel contenere le spese (44,5%), seguite da quelle del Centro Italia (43,7%).

Il Nord Ovest e il Nord Est, pur registrando numeri più bassi (35,6% e 35,9%), mostrano una maggiore fiducia nel futuro: quasi una persona su sei al Nord Ovest (15,8%) non intende modificare i propri consumi, contro il 10,9% del Sud.

Donne e giovani più sensibili all’inflazione

L’indagine mette in luce anche un maggiore coinvolgimento femminile nelle scelte economiche: il 43,2% delle donne italiane ha già tagliato le spese, rispetto al 37% degli uomini. La fascia d’età più attiva nei tagli è quella tra i 45 e i 54 anni (47,9%), seguita dai 55-64enni.

I più giovani, tra i 18 e i 24 anni, si muovono più lentamente: solo il 35,7% ha già agito, ma il 38,7% pensa di farlo a breve.