Mese: Maggio 2025

Benessere: nel 2024 gli italiani sono meno positivi su salute, tempo libero e lavoro

Dopo una timida ripresa registrata nel 2023, il 2024 segna una battuta d’arresto nella soddisfazione degli italiani.

Secondo l’ultima indagine Aspetti della Vita Quotidiana diffusa da Istat, la percentuale di persone che si dichiarano soddisfatte della propria vita si attesta al 46,3%, in lieve calo rispetto al 46,6% dell’anno precedente.

Vita privata e relazioni: i trend in discesa

A preoccupare sono soprattutto le valutazioni relative ai principali ambiti del quotidiano. Cala la soddisfazione per le relazioni familiari, ora all’87,9% (–1,4 punti percentuali), e per quelle amicali, scese al 79,7%. Il dato più critico riguarda però il tempo libero, con una soddisfazione pari al 66,3%, in calo di quasi due punti.

Anche la percezione della propria salute peggiora: solo il 78,5% degli intervistati si dichiara soddisfatto, rispetto al 79,7% dell’anno precedente. Sul fronte lavorativo ed economico la situazione non migliora: la soddisfazione per il lavoro è al 77,6% (–2,4 punti), quella per la situazione economica personale scende al 57,6%.

Fiducia e benessere: segnali in controtendenza

L’indagine, che raccoglie le opinioni di cittadini dai 14 anni in su attraverso una scala da 0 a 10, mostra che il 12,3% valuta la propria vita in modo negativo (punteggio da 0 a 5), mentre il 39,2% la considera “nella media” (6-7).

Un altro segnale in controtendenza arriva dal livello di fiducia verso gli altri, sceso al 22,5%, due punti percentuali in meno rispetto al 2023.

Differenze tra generazioni: i giovani sono più ottimisti

A livello demografico, si confermano alcune tendenze consolidate: gli uomini si dichiarano più soddisfatti delle donne (47,7% contro 45%), anche se il divario si sta assottigliando.
La soddisfazione tende a decrescere con l’età: tra i 14 e i 17 anni il 60,8% si dice molto soddisfatto, contro appena il 40,1% tra gli over 75.

Preoccupa infine l’aumento degli insoddisfatti tra i giovani adulti: nella fascia 25-34 anni, chi dà un punteggio basso alla propria vita passa dal 9,8% al 12,2% in un solo anno.

Prezzi in aumento: 7 persone su 10  tagliano le spese 

L’incertezza economica fa paura, tanto che il risparmio diventa una necessità per 7 persone su 10 nel mondo. L’aumento del costo della vita sta costringendo milioni di famiglie a rivedere le proprie abitudini di spesa.

Secondo la recente indagine Worldviews Survey, condotta in 40 Paesi dal network WIN, circa il 70% della popolazione mondiale ha già iniziato a ridurre i consumi o ha intenzione di farlo nei prossimi mesi. Il dato è stato raccolto in Italia da BVA Doxa, e riflette una tendenza globale: le famiglie cercano di difendersi dall’instabilità economica con tagli mirati alle spese quotidiane.

Italia tra i Paesi europei più attenti al risparmio

In Europa, l’Italia si colloca tra i Paesi dove è più alta la propensione al contenimento dei consumi. Il 77% degli italiani intervistati dichiara di aver già ridotto le spese o di essere pronto a farlo a breve. Percentuali simili si registrano in Croazia (78%) e Irlanda (79%), mentre la Grecia guida la classifica mondiale con l’86%.

Più contenuta invece la reazione in Paesi come Olanda, Cina e Svezia, dove la quota si ferma attorno al 55-60%.

Sud e Centro più colpiti, Nord più fiducioso

La geografia del risparmio in Italia mostra differenze significative. Le famiglie del Sud e delle Isole sono le più attive nel contenere le spese (44,5%), seguite da quelle del Centro Italia (43,7%).

Il Nord Ovest e il Nord Est, pur registrando numeri più bassi (35,6% e 35,9%), mostrano una maggiore fiducia nel futuro: quasi una persona su sei al Nord Ovest (15,8%) non intende modificare i propri consumi, contro il 10,9% del Sud.

Donne e giovani più sensibili all’inflazione

L’indagine mette in luce anche un maggiore coinvolgimento femminile nelle scelte economiche: il 43,2% delle donne italiane ha già tagliato le spese, rispetto al 37% degli uomini. La fascia d’età più attiva nei tagli è quella tra i 45 e i 54 anni (47,9%), seguita dai 55-64enni.

I più giovani, tra i 18 e i 24 anni, si muovono più lentamente: solo il 35,7% ha già agito, ma il 38,7% pensa di farlo a breve.

Uomini italiani sempre più fragili. E spaesati

Una maschilità in difficoltà, in bilico tra il desiderio di mantenere alcuni tratti della tradizione e la necessità di adattarsi a nuove sensibilità sociali. È quanto rivela la ricerca di Eurispes sugli uomini italiani, realizzata con la collaborazione dell’Associazione Filocolo.

Da un lato, infatti, rimane forte l’influenza dei canoni tradizionali, con l’ideale estetico maschile legato alla prestanza del ‘fisico’, le pressioni sociali legate al successo, alla performance e ai ruoli di genere) dall’altro si percepisce una crescente attenzione verso la sfera emotiva e il benessere psicologico. L’elemento della ‘tensione’ è presente un po’ ovunque. Gli uomini sembrano oscillare tra il desiderio di rispettare le aspettative sociali e l’esigenza di esplorare modelli più flessibili.

La mascolinità non è un monolite

Un dato interessante è la sensazione diffusa di essere ‘messi in secondo piano’ rispetto alle istanze femminili.
Questo, se non tenuto in considerazione, potrà generare atteggiamenti difensivi e conflitto invece di contribuire a un dialogo costruttivo sulle sfide legate ai ruoli di genere.

La ricerca, in definitiva, suggerisce che la maschilità non è un monolite e risulta necessario un discorso più inclusivo, in cui gli uomini abbiano la possibilità di esprimere paure e aspirazioni senza incorrere in giudizi basati su archetipi rigidi.
L’aspetto più promettente è proprio l’emergere di un bisogno di confronto. La percezione di un disagio, di origine emotiva o rispetto all’aspetto fisico, potrebbe spingere verso un ripensamento delle norme sociali e una maggiore apertura al cambiamento.

La percezione del proprio corpo

Poco meno di tre uomini su dieci (28,2%) ha un rapporto negativo con il proprio corpo. Curare il proprio aspetto esteriore riveste importanza per due terzi degli uomini italiani (66,5%), e la maggioranza ritiene che avere un fisico avvenente e prestante sia un fattore importante per attrarre un/una partner (67,3%). 
Il 15,3% degli uomini ammette di essersi sottoposto alla chirurgia estetica: il 10,6% una volta, il 3,7% due volte, l’1% tre volte o più. 

L’86,3%, poi, afferma di sentirsi sicuro della propria identità sessuale (tra questi, il 54,1% lo è molto), mentre il 13,6% dichiara di non sentirsi sicuro.
Nel corso dell’ultimo anno a più della metà degli uomini intervistati (52,3%) è capitato di ricevere commenti negativi sul proprio aspetto esteriore (al 47,7% mai). E il 56,3% ha ricevuto anche incoraggiamenti a prendersi maggior cura del suo aspetto esteriore.

L’essere maschio in rapporto con l’altro

Alla maggioranza degli uomini (61,2%) capita di sentirsi in competizione con i coetanei maschi sul piano del successo personale. Al 56,9% capita invece di sentirsi dire di comportarsi da ‘vero uomo’ davanti a situazioni difficili o emotivamente coinvolgenti.

Gli insegnamenti e gli esempi ricevuti dagli uomini della famiglia di origine sembrano giocare un ruolo preponderante nell’influenzare la formazione dell’identità maschile (64,4%). E l’aspetto esteriore viene ancora percepito come un fattore rilevante per il successo nella vita sentimentale (60,4%).