Mese: Febbraio 2026

AgroPulse: come una startup italiana ha digitalizzato la filiera agricola e perché è importante per l’economia del Paese

Nel panorama delle startup italiane, poche storie illustrano con chiarezza le opportunità e i colli di bottiglia della crescita come quella di AgroPulse, una realtà che ha puntato a digitalizzare la filiera agricola nazionale. Nato come progetto pilota nel 2018, AgroPulse ha combinato sensori IoT, analisi dati e una piattaforma B2B per mettere in contatto produttori, distributori e punti vendita, riducendo sprechi e migliorando marginalità.

Il contesto è noto: il settore agroalimentare è strategico per l’Italia, ma spesso frammentato e poco digitalizzato. La pandemia ha accelerato la domanda di soluzioni digitali in tutta la filiera, dall’ottimizzazione delle scorte alla tracciabilità del prodotto. In questo scenario AgroPulse ha trovato spazio proponendo un approccio end-to-end che punta a risolvere problemi pratici con metriche chiare: riduzione delle giacenze, miglioramento delle rese e diminuzione dei ritorni.

Analisi: modello di business e risultati concreti
AgroPulse si è strutturata su tre pilastri: hardware (sensori e gateway per monitorare temperatura, umidità e posizione), software (dashboard per azienda agricola e buyer) e marketplace per vendite dirette e contratti di fornitura. La proposta di valore era rivolta principalmente a medie imprese agricole e distributori locali che cercavano visibilità sui cicli di raccolta e consegna.

Nel primo anno di operazioni la startup ha siglato contratti pilota con 25 aziende agricole e con due cooperative di distribuzione, ottenendo una riduzione media degli sprechi del 12% nelle partite monitorate e una diminuzione dei resi del 9%. Questi miglioramenti si sono tradotti in un aumento medio del margine operativo per i produttori del 4–6% sui lotti gestiti.

Dal punto di vista finanziario, AgroPulse ha adottato un modello ibrido: vendita iniziale dell’hardware a prezzo scontato e abbonamento SaaS per la piattaforma (modello recurring). Questo ha permesso una rapida acquisizione clienti con payback medio inferiore a 18 mesi. Dopo una fase Seed nel 2019, la startup ha raccolto un investimento per consolidare la rete commerciale e sviluppare integrazioni con i gestionali dei distributori, ottenendo un tasso di crescita annuale del fatturato superiore al 70% nei due anni successivi al lancio commerciale.

Esempi pratici: casi d’uso replicabili
Un esempio concreto riguarda una cooperativa del centro Italia che, grazie ai dati in tempo reale, ha ottimizzato i ritiri programmati, riducendo i tempi di fermo dei camion del 25% e migliorando la freschezza del prodotto all’arrivo. Un altro caso ha visto un produttore specializzato in ortaggi a foglia aumentare del 10% la resa vendibile intervenendo sui microparametri ambientali indicati dalla piattaforma.

Le leve che hanno favorito la scalabilità sono state: focalizzazione su segmenti dove il valore per cliente era immediatamente quantificabile; partnership con consorzi e cooperative per accelerare l’adozione; interoperabilità tecnica per integrarsi con i sistemi esistenti. Gli ostacoli maggiori hanno riguardato la frammentazione delle aziende agricole, la resistenza al cambiamento nelle pratiche operative e la necessità di dimostrare ROI in tempi brevi.

Implicazioni future: cosa cambia per il sistema Italia
La storia di AgroPulse, pur essendo esemplare, mette in luce tendenze utili per policy maker, investitori e imprenditori. Prima di tutto, l’adozione di tecnologie data-driven nella filiera può aumentare la resilienza del comparto agricolo, riducendo perdite e migliorando la capacità di risposta a shock di domanda. In secondo luogo, modelli di business ibridi che bilanciano hardware e servizi ricorrenti risultano efficaci per scalare in settori tradizionali.

Per il sistema paese queste soluzioni possono generare effetti moltiplicatori: maggiore efficienza logistica riduce i costi per la grande distribuzione e per i consumatori; tracciabilità e qualità rafforzano il valore del Made in Italy sui mercati esteri. Tuttavia, la diffusione richiede investimenti in infrastrutture digitali, programmi di formazione per gli agricoltori e strumenti finanziari che favoriscano l’adozione per le piccole aziende.

In conclusione, il caso AgroPulse evidenzia come una startup italiana possa coniugare innovazione tecnologica e impatto economico reale. Se il Paese saprà sostenere questo tipo di iniziative con politiche mirate e capitali pazienti, la transizione digitale della filiera agroalimentare potrà diventare una leva concreta per crescita sostenibile e competitività internazionale.

Gennaio 2026, le aziende puntano sul business travel 

Con il nuovo anno i viaggi d’affari tornano a salire. Il 2026 si apre con segnali incoraggianti per il settore italiano del business travel: più valore, più spesa media, più trasferte. Numeri che raccontano un andamento positivo: le aziende continuano a viaggiare, e lo fanno con una certa determinazione.

Crescono value e spesa media

Secondo i dati diffusi da Gruppo Uvet, elaborati attraverso il Business Travel Trend insieme al Centro Studi Promotor, gennaio 2026 registra un Travel Value pari a 121. È un dato leggermente inferiore a dicembre 2025 (126), ma superiore sia a gennaio 2025 (119) sia ai livelli del 2023.

Anche la Spesa Media Complessiva segue la stessa traiettoria: l’indice BTT si attesta a 116, meglio di dicembre 2025 (107) e di gennaio 2025 (108). Il Numero di Transazioni raggiunge quota 105. È un valore in calo rispetto a dicembre (119), ma il rallentamento dopo il picco di fine anno rientra nella fisiologia del mercato. Nel confronto con il 2023, il dato resta comunque positivo.

Guardando alla serie storica degli ultimi tre anni, Travel Value e Spesa Media mostrano una crescita costante nei mesi di gennaio. Più altalenante, invece, l’andamento delle transazioni, che nel 2026 risultano leggermente inferiori rispetto allo stesso mese dei due anni precedenti.

Aerei: decolla la spesa

Il trasporto aereo registra un deciso slancio a inizio 2026. Il Travel Value tocca 130, le Transazioni 116 e la Spesa Media 112. Il valore complessivo e la spesa superano non solo il 2023 ma anche gennaio 2025.
Le transazioni, anche se solide, risultano appena sotto i livelli dello scorso anno. Segno che si vola forse un po’ meno spesso, ma si spende di più.

Hotel: meno volumi, ticket più alto

Il comparto alberghiero segna un Travel Value di 119, con Transazioni a 106 e Spesa Media a 113. Rispetto a gennaio 2025 calano valore e numero di prenotazioni, mentre cresce la spesa media. Le aziende sembrano orientarsi verso soluzioni di fascia più alta o comunque più costose.

Aumentano le preferenze per i viaggi in treno 

Il rail mostra un progresso netto rispetto al 2023: Travel Value a 112, Spesa Media a 105 e Transazioni a 107. Un comparto che continua a consolidarsi.

Diverso il discorso per il noleggio auto. Qui il Travel Value scende a 98 e le Transazioni a 78, mentre la Spesa Media balza a 126. L’aumento dei costi non basta a compensare il calo dei volumi. Dietro questa dinamica c’è anche il rinnovamento delle flotte, con un ingresso massiccio di auto elettriche negli ultimi due anni, che ha modificato equilibri e tariffe.

Cyberbullismo, esistono polizze a tutela delle vittime: 1,2 milioni di italiani

Cyberstalking, cyberbullismo, revenge porn, furto di identità sono fenomeni sempre più diffusi fra le giovani generazioni. Negli scorsi anni 1,2 milioni di italiani hanno subito un atto di revenge porn e 550mila ragazzi di età compresa tra 18-24 anni sono stati vittima di cyberbullismo.
Sono dati emersi da un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat. Eppure, ancora pochi sanno che esistono polizze contro il cybercrime. 

Si tratta di prodotti assicurativi che normalmente rientrano all’interno di coperture più ampie, dedicate, ad esempio, alla tutela della casa e della famiglia, ma a volte sono moduli opzionali che vanno attivati appositamente.
Dal punto di vista tecnico, offrono software specifici per difendere i dispositivi digitali usati dagli assicurati, proteggere i dati personali e valutare eventuali situazioni di rischio.

Assicurarsi contro il cybercrime

Queste polizze arrivano anche a mettere a disposizione specialisti che possono intervenire per far rimuovere dal web contenuti dannosi per l’assicurato. Ad esempio, nel caso di danno reputazionale per uso improprio di dati o immagini, furto d’identità o utilizzo improprio di informazioni private.
Rientrano nei contenuti dannosi la diffamazione, ovvero la falsa dichiarazione pubblica, e le offese espresse tramite foto, scrittura, video o tramite dichiarazioni pubblicate su blog, forum, social network o siti web.

Talvolta la compagnia assicurativa offre anche un sistema di monitoraggio online in grado di identificare informazioni sull’assicurato disponibili al pubblico e sul dark web. Il sistema esegue la scansione dei siti e avvisa il contraente se sono stati identificati eventuali rischi.

Protezione giuridica e supporto psicologico

Chi sottoscrive questo tipo di polizza gode di protezione giuridica, con legali professionisti che intervengono in caso di danni subiti online, sia sui social network sia sui siti di e-commerce o, più in generale, problemi dovuti alla diffusione impropria di contenuti personali.

La polizza copre anche i costi connessi al supporto psicologico in caso di aggressione o disturbo post traumatico da stress causato da atti di cyberbullismo, cyberstalking e revenge porn.
Inoltre, l’assicurazione rimborsa anche le spese mediche sostenute in seguito ad un’aggressione da parte di terzi, come oneri dei medici, costo della sala operatoria,  cure fisioterapiche e rieducative o apparecchi tutori.

Le esclusioni dalla copertura

Come per tutte le coperture assicurative, anche in questo caso esistono le esclusioni previste dal contratto.
Ad esempio, non sono coperti i danni causati dal coniuge o ex coniuge, persone in rapporto di parentela con l’assicurato o persone legate o sono state legate da una relazione (tranne il caso in cui la relazione riguardi figli minorenni).

La polizza non copre i danni da partecipazione a risse o se l’episodio riguarda l’eventuale carica pubblica svolta dall’assicurato o è inerente all’attività lavorativa
Per il prezzo di queste coperture, poiché la protezione offerta per l’ambito digitale si configura come garanzia inclusa all’interno di un’altra polizza madre, il premio complessivo calcolato come totale ha prezzi che partono da 100 euro l’anno.

Spreco: cala quello di cibo grazie ai Boomers, una generazione di virtuosi

È quanto viene rilevato dai dati contenuti nel nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, dal titolo ‘Caso Italia 2026’: la somma delle perdite e degli sprechi alimentari vale oltre 13 miliardi e mezzo (dati elaborati dall’Università di Bologna – Distal / Waste Watcher sulle fonti di riferimento), 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani

Sul fronte dello spreco alimentare gli italiani però stanno migliorando, gettando via una quantità di cibo del 10,3% in meno rispetto a un anno fa.
Si tratta di poco più di 550 grammi di cibo gettato a testa ogni settimana, ‘solo’ 79,14 grammi al giorno.
La performance più brillante è firmata dai Boomers, che fissano lo spreco settimanale pro-capite medio a 352 grammi. 

Buttiamo 63,9 grammi in meno rispetto a febbraio 2025

Stando al Report, diffuso in vista della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio 2026), l’Italia risulta in linea con la rilevazione dello scorso settembre relativa all’estate 2025, segnando un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa.

Oggi sprechiamo, infatti, 554 grammi di cibo pro-capite ogni settimana, ovvero 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (617,9 g).
I Boomers, oltre a essere la generazione che spreca meno cibo, superano in anticipo di quattro anni l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani verrà chiesto di gettare mediamente non oltre 369,7 grammi a testa a settimana per poter centrare l’obiettivo 12.3 sullo spreco alimentare.

Cucinare unisce le generazioni

Dopo i Boomers si posiziona la GenerazioneZ, a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro-capite, seguita dai Millennials, con 750 grammi settimanali pro-capite, e dalla Generazione X, con 478 grammi settimanali.

Quanto alla cura per la preparazione dei pasti per tutte le generazioni è un tratto distintivo mediterraneo e italiano. Un’abitudine di vita a cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% dichiara di non cucinare perché non ama farlo.
E per la prima volta risulta praticamente unanime la consapevolezza intorno al tema ‘spreco’, con il 94% degli italiani che certifica la sua attenzione alla questione e il 63% che getta qualcosa meno di 1 volta a settimana. Solo il 14% spreca quasi quotidianamente.

Frutta, verdura, pane finiscono nel cestino

Sono dati che confermano un divario generazionale: il 29% della GenZ spreca almeno una volta a settimana contro il 6% dei Boomers.

Tornando ai dati, riporta Adnkronos, si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%), di più al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%) e poco di più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%).
Inoltre, più virtuose le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%).
In cima ai cibi più sprecati svettano la frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g). Seguono, l’insalata (18,8 g), cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).