Mese: Dicembre 2025

Il paradosso delle “case dormienti”: tante abitazioni inutilizzate e scarsità di locazioni

A quanto emerge dal 4° Rapporto Federproprietà-Censis “Case dormienti, una ricchezza sommersa. Proposte per risvegliare il mercato degli affitti non turistici in Italia”, in Italia il 25,7% delle abitazioni intestate a persone fisiche è un patrimonio di case non utilizzate: 8,5 milioni di case.

Per l’80% degli italiani immettere nel mercato delle locazioni le case dormienti è un’ottima soluzione, per il 14,2% non lo è, mentre il 5,8% non ha un’opinione in merito.
Tra gli 8 milioni e mezzo di case inutilizzate, 5,8 milioni sono impiegate per soggiorni brevi o non locate, quasi 1,4 milioni prive persino di allacciamento alle reti di energia e acqua e quasi 1,3 milioni dagli utilizzi indefiniti e non presenti nelle dichiarazioni dei redditi.

Cosa trattiene i proprietari ad affittare gli immobili?

Per l’82,9% degli italiani è la paura di non rientrare in possesso della propria abitazione in caso di morosità dell’inquilino a trattenere i proprietari dal locare gli immobili. Per il 66%, poi, non si devono penalizzare fiscalmente i proprietari che lasciano gli immobili inutilizzati, mentre il 28,3% pensa che sarebbe opportuno e il 5,7% non sa.

E se l ’86,4% dei cittadini è convinto che le procedure di sfratto, in caso di morosità, vanno di molto accelerate l’84% degli italiani è favorevole all’introduzione di una Banca dati nazionale degli inquilini morosi.

Troppi affitti brevi a uso turistico

Sono 691.372 le strutture ricettive registrate nella Banca dati del Ministero del Turismo: oltre il 71% sono alloggi privati in affitto gestiti in forma non imprenditoriale.

Molto più alta è la pressione su alcune aree delle maggiori città turistiche. A Roma per 1.000 abitanti nell’area del Centro Storico gli annunci per affitti brevi sono 105, la media cittadina è 12, a Milano per 1.000 residenti nel Centro Storico ci sono 35 annunci, con una media cittadina pari a 13, a Firenze per 1.000 abitanti gli annunci per affitti brevi nel Centro storico sono 139, mentre sono 33 a livello comunale, a Venezia per 1.000 abitanti gli annunci di affitti brevi nell’area Venezia-Burano-Murano (Venezia insulare) sono 105, la media del comune è 32.

Il problema dell’accesso alla proprietà

Per il 94,1% degli italiani è molto difficile per i giovani acquistare casa senza supporto familiare. Lo pensa il 91,5% dei giovani, il 94,9% degli adulti e il 94,8% degli anziani. 
Per il 92% degli italiani occorrono misure per agevolare l’accesso alla proprietà della prima casa, perché rassicura le persone e genera stabilità nella società. A pensarlo è il 90,6% dei giovani, il 92,6% degli adulti e il 91,8% degli anziani. 

Quanto alle persone che vivono in case inadeguate o fatiscenti erano nel 2014 il 9,5% scendendo al 5,6% nel 2024. Inoltre, tra 2014 e 2024 le quote di famiglie con abitazioni con strutture danneggiate sono diminuite dal 13,2% al 9,8%, quelle con problemi di umidità dal 19,9% al 12,9% e quelle con scarsa luminosità dal 7,5% al 7,3%.

Welfare aziendale: come sostenere il reddito dei dipendenti?

Scarsa informazione, difficoltà amministrative e convinzioni errate alimentano il fenomeno del non take-up, che genera il cosiddetto ‘welfare non riscosso’.
Si stima che in media in Italia il 40% di chi potrebbe beneficiare di queste misure non lo faccia. Milioni di lavoratori italiani avrebbero quindi i requisiti per accedere a una vasta gamma di Public Benefit (bonus e agevolazioni pubbliche) destinati a persone e famiglie.

Tuttavia, solo una parte è consapevole di queste opportunità. E anche chi ne è a conoscenza spesso rinuncia a utilizzarle. Le procedure sono complesse, la burocrazia scoraggia e la percezione di ‘non averne diritto’ porta molti a non richiedere ciò che spetterebbe.
Per valutare il potenziale dell’integrazione dei Public Benefit nel welfare aziendale Bonoos, operatore in ambito HR-tech, ha condotto un’indagine su 100 HR Manager di aziende con più di 250 dipendenti

Public Benefit in azienda

In un mercato del lavoro segnato da inflazione, salari in crescita più lenta rispetto alla media europea e nuove esigenze sociali, le imprese possono trasformare i Public Benefit in un valore concreto per lavoratori e organizzazioni.

Quasi il 20% delle aziende offre già servizi per facilitare l’accesso ai Public Benefit. L’integrazione fra Public Benefit e welfare aziendale è sempre più rilevante in un contesto in cui sostenere il reddito dei collaboratori rappresenta una leva fondamentale per engagement, retention e benessere.
A oggi, i Fringe Benefit risultano la formula più diffusa (76%), seguiti dai Flexible Benefit (44%).

Una nuova fase di sviluppo

L’integrazione dei Public Benefit è considerata logica e semplice, soprattutto per le imprese che dispongono già di un portale di welfare.
Oltre 6 HR Manager su 10 conoscono i Public Benefit anche senza offrirli ai dipendenti, e la consapevolezza sale al 71% considerando l’intero campione.

La conoscenza rimane però iniziale. Il 75% degli HR Manager non sa quanti bonus siano effettivamente disponibili in Italia. Molti li stimano tra 100 e 200, mentre Bonoos ne ha mappati oltre 1.000, riguardanti famiglia, salute, disabilità, istruzione, mobilità sostenibile, tempo libero e casa.
Solo 4 HR Manager su 10 sanno che il valore potenziale dei Public Benefit può superare 1.000 euro annui pro capite. E il 60% è disposto a introdurli o mantenerli nel proprio piano di welfare. 

Vantaggi win-win

La propensione aumenta tra le aziende che hanno già iniziato un percorso di integrazione o dispongono di un piano strutturato.
Il principale driver è il vantaggio economico per i lavoratori.

Tra i benefici percepiti dalle aziende emergono maggiore soddisfazione dei dipendenti, miglioramento del clima interno (nelle aziende già dotate di piani di welfare), sostegno concreto e misurabile al reddito, generabile senza costi aggiuntivi per l’impresa, rafforzamento e ampliamento dell’offerta di welfare.
Quasi 8 HR Manager su 10 ritengono che i lavoratori accoglierebbero favorevolmente l’introduzione di questi servizi. Per i dipendenti, l’accesso ai Public Benefit significa maggiore potere d’acquisto, più supporto alla vita quotidiana e un contributo reale al benessere complessivo.