Instagram e Threads: arriva il cross-posting tra le due app

Arriva una nuova funzionalità che potrebbe rafforzare ulteriormente le interazioni tra i due servizi di Meta, Instagram e Threads. Questa funzione permetterà infatti agli utenti delle app di postare immagini su Instagram e contemporaneamente, caricarle anche su Threads, il servizio di microblogging, nato per competere con X, la ex Twitter.

Threads sta quindi esplorando la possibilità di integrare il cross-posting con Instagram. Gli utenti dovranno attivare manualmente la nuova funzionalità, ma al momento non è chiaro se l’impostazione rimarrà attiva anche per i post futuri.
Poiché al momento è ancora in fase di test, questa opzione non è infatti disponibile per tutti gli utenti.

Un lancio globale non per tutti gli utenti 

Di fatto, secondo TechCrunch, il blog americano di informazione tecnologica, alcuni utenti di Instagram hanno notato una nuova opzione nelle impostazioni dei loro account, che permette appunto il cross-posting verso Threads tramite un interruttore interno al menu.

Quando verrà lanciata a livello globale, la funzione di cross-posting sarà disponibile per un numero ristretto di utenti, e solo nel corso del tempo verrà allargata a tutti. Ma sarà comunque limitata unicamente alla condivisione di immagini.

Almeno in fase iniziale i Reel di Instagram non saranno supportati

A quanto pare, quindi, gli utenti dovranno caricare manualmente i loro video su Threads, nonostante il cross-posting sia abilitato sul loro account Instagram.
Per quanto possa sembrare insolita, la mossa di Meta non stupisce. Considerando che Instagram sta diventando una piattaforma sempre più dedicata ai contenuti video, la compagnia sta cercando di rendere Threads il ‘luogo’ destinato a ospitare le foto dei suoi utenti. Un po’come lo era Instagram all’inizio della carriera.

Allo stesso tempo, è innegabile che Meta stia cercando di fare quanto è possibile per ampliare il pubblico del nuovo social, che lo scorso mese ha superato il record dei 150 milioni di utenti attivi mensili, si legge su Wired.

Le immagini condivise avranno didascalie automatiche

Un aspetto interessante riguarda le didascalie. Postare un’immagine da Instagram a Threads comporterà infatti l’utilizzo automatico della didascalia come testo per il post su Threads.
Tuttavia, Threads non supporta l’uso di hashtag con il simbolo del cancelletto (#) come invece accade per Instagram.
Pertanto, si prevede che gli hashtag nella didascalia cross-postata verranno rimossi automaticamente.

Ma oltre al test sulla funzionalità di cross-posting, Threads sta sperimentando altre novità, come l’archiviazione automatica dei vecchi post e l’introduzione di risultati di ricerca in tempo reale per alcuni utenti.
Inoltre, riporta Adnkronos, è stato lanciato un nuovo strumento che permette di salvare bozze, scattare foto direttamente dall’app e condividere contenuti e storie su Facebook. In particolare, sfruttando una funzionalità simile al tool di cross-posting già esistente per il social network.

Quanto incide il costo della vita sui comportamenti sostenibili? 

Il costo della vita ha un impatto diretto sui comportamenti green dei cittadini europei? Pare proprio di sì, a quanto afferma una recente ricerca condotta da Pro Carton, l’Associazione Europea dei Produttori di Cartone e Cartoncino.

L’analisi ha preso in esame l’atteggiamento di oltre 5.000 consumatori europei in 5 Paesi, ovvero Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna, nei confronti dell’ambiente e degli imballaggi. Lo studio, riferisce Adnkronos, ha analizzato anche come l’economia e le dinamiche geopolitiche influenzino tali atteggiamenti.

Per 8 consumatori su 10 il costo della vita influenza gli acquisti

Per oltre l’80% dei consumatori europei, il costo della vita influenza la scelta di acquistare prodotti sostenibili. In particolare, l’Italia si distingue come il Paese dove questo fattore, sebbene rilevante, pesa meno rispetto ad altri, mentre l’importanza di uno stile di vita sostenibile è percepiuta in modo più marcato, con il 70% degli intervistati. Al contrario, in Germania (55%), Regno Unito (56%), Francia (63%) e Spagna (64%), questa percentuale è inferiore.

Le preoccupazioni degli europei: priorità e aspetti sensibili

Oltre al costo della vita, il cambiamento climatico emerge come una delle principali preoccupazioni dei consumatori europei, seguito dall’inflazione e dai conflitti. In Italia, le preoccupazioni principali sono il costo della vita (84%) e i conflitti (83%), seguiti dall’inflazione (75%). Il riciclo rimane l’azione considerata più efficace nel contrastare il cambiamento climatico, secondo il 74% degli italiani.

Il 69% degli italiani ricicla di più

La ricerca evidenzia che il 69% degli italiani ricicla più di quanto faceva un anno fa, mentre più della metà presta maggiore attenzione allo spreco dell’acqua e alla riduzione dell’uso di plastica nei prodotti confezionati.  Anche per quanto riguarda l’acquisto di un prodotto, il fatto che il packaging sia sostenibile è un fattore determinante per la scelta. Per i consumatori italiani, l’aspetto più importante è che sia facile da riciclare (lo pensa il 71%), seguito dal fatto che sia composto da materiali riciclati (per il 54%) e, infine, che sia richiudibile (per il 41%).

L’importanza del packaging sostenibile

Il 95% dei consumatori europei sarebbe disposto a pagare in media il 5,4% in più per un prodotto se il suo packaging avesse un minor impatto ambientale. Gli italiani sono tra i più inclini a spendere di più, con una disponibilità fino al 6,4%. La fiducia nel cartone come materiale riciclabile è particolarmente alta in Italia, riflettendo una crescente consapevolezza ambientale e un impegno verso la sostenibilità.

Genere e stereotipi, come li vivono oggi gli italiani?

La seconda edizione dell’Osservatorio “Genere e Stereotipi”, promosso da Henkel Italia in collaborazione con Eumetra, ha evidenziato come le scelte e le azioni di donne e uomini siano ancora limitate dalla persistenza di stereotipi di genere. Stereotipi così radicati da influenzare le decisioni sia a livello familiare sia individuale.

La ricerca, condotta su un campione di 2.000 individui tra i 18 e i 55 anni appartenenti alla community del magazine online DonnaD, ha rivelato che il 73% delle donne ritiene che esistano scuole superiori più adatte per i maschi e altre per le femmine, un pensiero confermato dall’85% anche riguardo alle facoltà universitarie. Questo atteggiamento è condiviso dal 73% degli uomini e dal 63% dei giovani intervistati.

Gender gap sul posto di lavoro 

Nel contesto lavorativo, il 56% delle donne ritiene di essere retribuito meno dei colleghi uomini, e solo il 38% pensa di ricevere uno stipendio equo. La difficoltà delle donne nel emergere nel mondo del lavoro è aggravata dagli ostacoli legati alla conciliazione vita-lavoro, con un terzo della popolazione femminile che dichiara di aver dovuto sacrificare la carriera per la famiglia. 

Casa e figli ancora sulle spalle delle donne

La ricerca ha evidenziato inoltre che le donne continuano a sopportare il peso maggiore dei lavori domestici e della cura della famiglia. Il diverso peso nella gestione delle attività in casa è motivato dal differente contributo al reddito famigliare, con il 18% degli intervistati che ritiene che chi guadagna di più, ovvero l’uomo nel 64% dei casi, influenzi le decisioni economiche della famiglia. Anche l’educazione dei figli è influenzata dagli stereotipi di genere, con molti padri e madri che si sentono condizionati nella scelta dei giocattoli per i propri bambini.

Tuttavia, c’è un crescente consenso sulla necessità di insegnare tutte le attività domestiche ai figli indipendentemente dal genere. L’80% della GenZ ritiene infatti che tali responsabilità debbano essere condivise equamente.

Anche gli sport sono considerati in modo “differente”

Nel tempo libero e nello sport, gli stereotipi persistono: la maggior parte degli uomini considera il calcio uno sport maschile, mentre le donne lo vedono come adatto a tutti. Allo stesso modo, la danza è spesso etichettata come femminile dagli uomini, mentre le donne la percepiscono in modo più inclusivo. Il presidente e AD di Henkel Italia, Mara Panajia, ha sottolineato l’importanza delle aziende nell’incidere positivamente sulla comunità in cui operano.

Alle prossime Elezioni Europee voterà il 47% dei giovani italiani

Rispetto al 54,5% di partecipazione al voto nel 2019 le stime per le Europee del 2024 (dal 6 al 9 giugno) mostrano un’affluenza complessiva in flessione al 45%, confermando in Italia il trend discendente degli ultimi 15 anni, opposto a quello generale in Europa.
Secondo un’indagine del Consiglio Nazionale dei Giovani (Cng), realizzata in collaborazione con l’Istituto Piepoli, il 47% dei giovani italiani sarebbe però propenso a votare. Un dato positivo, considerando che l’affluenza tra gli over 54 è stimata addirittura al 43%.

Del resto, l’aumento complessivo dell’affluenza alle urne nel 2019 in Europa (50,6%, la più alta dal 1994) è stato determinato principalmente dalle giovani generazioni, in particolare, dai cittadini sotto i 25 anni (+14% vs 2014) e dai 25-39enni (+12%).

Under25 poco soddisfatti del dibattito elettorale

D’altronde, solo l’8% dei giovani si ritiene molto soddisfatto dal dibattito politico sulle Europee, mentre 6 giovani su 10 reputano che quest’ultimo non stia affrontando adeguatamente le criticità e le esigenze che vivono.

Secondo la ricerca il dato scende ulteriormente se a essere presi in considerazione sono solo gli under 25. Considerando il campione 18-24, infatti, solo il 33% è soddisfatto almeno in parte. Salgono così a 7 su 10 i giovani che ritengono che non si stiano affrontando adeguatamente criticità ed esigenze. Dato di molto inferiore a quello della fascia 35-54, dove la percentuale raggiunge il 50%.

Focus su occupazione, scuola, ambiente

Per i giovani, i temi su cui il dibattito si deve orientare sono, invece, innanzitutto quelli relativi a lavoro e occupazione (39%), a cui seguono scuola e università (18%), formazione post-scuola/università (18%) e il cambiamento climatico (9%).

Questi dati rivelano un urgente bisogno di riorientare il focus del dibattito politico verso questioni che hanno un impatto diretto sul futuro professionale e personale di ragazze e ragazzi.

Serve un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni, anche tra i candidati

“Sono soprattutto le giovani generazioni a voler contribuire alle scelte collettive, non solo del nostro Paese ma anche dell’Unione Europea – commenta la Presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, Maria Cristina Pisani -. È la ragione per cui sarà necessario un sempre maggiore coinvolgimento nelle prossime settimane, sia in termini di individuazione di priorità sia di elettorato attivo sia passivo, considerando che anche a livello europeo la media dell’età degli eletti italiani continua a essere alta, circa 49,2 anni”.

Si tratta di un trend, riporta Askanews, che deve essere invertito, aggiunge Pisani, “considerando “l’ampia volontà delle giovani generazioni di essere pienamente incluse nei processi decisionali per affrontare quelle che sono, a loro avviso, le maggiori criticità che vivono e che indicano con particolare chiarezza come urgenze e priorità”.

I prezzi al consumo crescono: qual è l’impatto sull’e-commerce?

Secondo i dati Istat relativi al 2023, i prezzi al consumo in Italia hanno registrato un aumento medio del +5,7% rispetto all’anno precedente. In particolare, si registra un notevole incremento nel comparto alimentare, con scontrini in salita del 9,8%.

Questo scenario, caratterizzato anche dalla crisi energetica e dal relativo aumento del costo del gas, continua a influenzare le abitudini di spesa dei consumatori, spingendoli verso l’e-commerce.

Le preferenze d’acquisto online 

Una recente analisi condotta da idealo, specializzato nella comparazione dei prezzi, rivela che l’85% degli utenti digitali effettua almeno un acquisto online al mese, con il 24% che acquista una volta a settimana. Gli acquirenti preferiscono l’e-commerce per la possibilità di ottenere informazioni dettagliate sui prodotti e leggere le recensioni degli altri acquirenti. La comparazione dei prezzi diventa quindi un fattore cruciale per un acquisto consapevole e informato.

Le tendenze d’acquisto per tipologia e fascia d’età 

L’elettronica e il settore moda sono le categorie più gettonate online, con una crescente attenzione al mercato dell’usato, soprattutto per prodotti elettronici. Le preferenze d’acquisto variano anche in base all’età. I consumatori più giovani rivelano un interesse maggiore per la moda e l’elettronica, mentre le fasce d’età più mature prediligono l’acquisto di prodotti per la casa e la tecnologia. Gli acquirenti trenta-quarantenni mostrano invece un forte interesse verso giocattoli e gaming.

Il fattore risparmio 

La ricerca del miglior rapporto qualità-prezzo porta gli acquirenti a utilizzare la comparazione dei prezzi, permettendo loro di risparmiare notevolmente su prodotti come console di gioco, aspirapolvere e televisori. In questo contesto, gli e-shop italiani si dimostrano competitivi, offrendo prezzi convenienti e attrattivi per gli acquirenti.

L’impatto dell’intelligenza artificiale

Idealo prevede che l’innovazione tecnologica, inclusa l’intelligenza artificiale, continuerà a influenzare le scelte di consumo, rendendo l’esperienza di acquisto online più coinvolgente e personalizzata.

Grazie all’analisi delle intenzioni d’acquisto, i negozianti possono pianificare sconti strategici e ottimizzare le vendite. In un panorama economico e tecnologico in continua evoluzione, la comparazione prezzi si conferma come uno strumento essenziale per i consumatori e i venditori, facilitando scelte consapevoli e opportunità di risparmio.

Le prospettive per il futuro

L’analisi delle tendenze d’acquisto online del 2023 evidenzia un aumento significativo dell’e-commerce, guidato dalla ricerca di prezzi convenienti e da un’esperienza d’acquisto sempre più personalizzata. 

Formazione, una priorità per l’85% delle aziende italiane

L’85% delle aziende considera la formazione aziendale molto importante, se non addirittura fondamentale. Questo dato evidenzia come l’apprendimento permanente sia considerato una leva strategica di sviluppo e trasformazione per le imprese. A sostenerlo è l’indagine condotta da Gility, una società EdTech nata come joint venture tra CDP Venture Capital Sgr e BPER Banca, finalizzata a sostenere la competitività delle aziende italiane e la crescita delle competenze, anche tra le PMI.

Le risposte di imprese e responsabili della Risorse umane

Gility ha condotto un’analisi quantitativa basata su una survey distribuita a un campione di 200 aziende italiane e un’indagine qualitativa che ha coinvolto 64 professionisti nell’ambito delle Risorse Umane, del Learning & Development e del management aziendale. La ricerca ha abbracciato diverse realtà aziendali e filiere industriali, con una significativa partecipazione di PMI e microimprese (53% del campione, considerando il numero di dipendenti).

I dipendenti preferiscono corsi di lingue straniere e sostenibilità

Dall’indagine è emerso che le aree in cui le aziende investono di più nella formazione, escludendo quella obbligatoria, riguardano le competenze specifiche per mansione/settore (32%), quelle digitali e informatiche (27%), le soft skill (20%), le lingue (5%), la sostenibilità ambientale (4%) e altre tematiche (12%). Tuttavia, è interessante notare che la formazione offerta non sempre corrisponde alle tematiche più richieste dai dipendenti. Ad esempio, il 15% dei dipendenti vorrebbe formarsi di più sulla sostenibilità e il 50% sulle lingue.

Emergono modelli formativi ibridi

Anche se il Digital Learning, sincrono e asincrono, si sta affermando come un pilastro centrale nella formazione aziendale, il 66% delle aziende adotta ancora la formazione in presenza. Emerge però una tendenza verso modelli formativi ibridi, che combinano e-learning individuale con sessioni pratiche in aula: al momento l’implementazione pratica di strumenti tecnologici avanzati è ancora embrionale.

Tra i benefici più apprezzati della formazione digitale, secondo i dipendenti, ci sono la flessibilità di erogazione (86%), il risparmio di tempo e costi (80%) e la semplicità con cui vengono erogati (60%).

I giovani vogliono flessibilità

Le nuove generazioni manifestano una preferenza per un approccio flessibile all’apprendimento continuo, prediligendo modalità di apprendimento autonome e asincrone che consentono loro di procedere al proprio ritmo. Inoltre, esprimono il bisogno di applicare concretamente quanto appreso, preferendo metodologie interattive come il role play e il coaching.

Per il 2024, le principali aree di formazione su cui si intenderà investire includono la comunicazione e la collaborazione, l’intelligenza artificiale e le competenze digitali.

Italiani insoddisfatti della vita “in casa”

Il rapporto degli italiani con la vita in casa non segue un’evoluzione lineare. Solo il 50% è soddisfatto, e appena il 32% è fiducioso nei prossimi due anni. A preoccupare sono principalmente la salute delle persone care (46%), la situazione economica famigliare (45%), ma anche lo stato dell’economia del Paese (31%). Poi c’è chi teme eventi metereologici avversi (24%) che potrebbero interessare la propria casa. 

A ostacolare una migliore vita domestica nel corso del 2023 sono intervenute alcune pulsioni contrastanti, tra cui, “fare di più versus fare meno”. Per il 43% degli italiani la possibilità di rilassarsi è una priorità assoluta nella casa ideale, mentre per il 41% lo è avere una casa ordinata e organizzata. 
Lo afferma Ikea Italia nella decima edizione di Life at home report, progetto di ricerca internazionale sull’abitare. 

Tensione alla condivisione versus bisogno di privacy

La casa è il luogo dove accogliamo gli amici, ma anche il nostro porto sicuro. Gli abbracci di una persona cara sono una delle cose che porta più gioia in casa (37%), ridere con gli amici è il principale fattore di divertimento, e sono le persone con cui viviamo a farci sentire più sicuri a casa (32%). D’altronde, avere la giusta privacy è importante per sentirsi soddisfatti e a proprio agio (26%).

C’è poi il “vivere bene” che si scontra con il “vivere secondo le proprie possibilità”.
Ma vivere secondo le proprie possibilità significa optare per le soluzioni più economiche, perché molti si trovano ad affrontare una crescente pressione per quanto riguarda la propria condizione finanziaria.

Tecnologia: da terzo incomodo ad alleata silenziosa

L’evoluzione del concetto di casa è il frutto di alcune direttrici, che dall’ultimo decennio fanno parte della nostra vita domestica.
La prima è sicuramente la tecnologia, passata da ‘terzo incomodo’ ad alleata spesso discreta e silenziosa per rendere la casa più efficiente.
Fino al 2019 la tecnologia è sempre stata giudicata come intrusiva nelle relazioni, ma durante la pandemia si è trasformata in una preziosa alleata.

Oggi solo il 17% degli italiani pensa di passare troppo tempo davanti a uno schermo, mentre il 22% ritiene che avere accesso a internet fa sentire più sicuri in casa. Un dato maggiore rispetto a disporre di un sistema di allarme, che si attesta al 15%.

Benessere e sostenibilità

Negli ultimi dieci anni la definizione di vivere bene si è ampliata fino a includere salute, benessere e sostenibilità. Dieci anni fa, riferisce Askanews, contavamo sulle attività fuori casa per migliorare il nostro benessere, ma negli ultimi due anni è stata proprio la casa a rispondere a questa domanda.

Anche la sostenibilità ha varcato la porta di casa, ma nonostante l’aspirazione verso uno stile di vita più in armonia con la natura, il percorso è ancora lungo.
Solo il 24% degli italiani afferma che la casa è in grado di rispondere a questo desiderio.

Il phishing potenziato dall’AI colpisce il 90% delle organizzazioni

È quanto emerge dal report globale di Acronis sulle minacce digitali dal titolo ‘Incessante aumento degli attacchi informatici: PMI e MSP nel mirino’: nel secondo semestre del 2023 il phishing potenziato dall’Intelligenza artificiale ha colpito oltre il 90% delle organizzazioni, contribuendo in modo netto all’incremento del 222% degli attacchi sferrati via e-mail.
“La tendenza in atto a livello globale è preoccupante – sottolinea Candid Wüest, Vicepresidente di Acronis Product Management -: i criminali continuano a sfruttare ChatGPT e sistemi di AI generativa simili per creare codice dannoso e sferrare attacchi più efficaci e automatizzati”.

D’altra parte, il report conferma la tendenza alla diminuzione delle varianti e del numero di nuovi gruppi di ransomware, ma le famiglie più diffuse di questo vettore continuano a causare perdite di dati, e denaro, alle aziende di tutto il mondo.

MSP sotto attacco con l’island hopping o lo stuffing delle credenziali

Il report anticipa un’intensificazione degli attacchi con tattiche avanzate, come quelli alla supply chain, basati sull’AI, e le incursioni sponsorizzate da Stati nazione.
Gli MSP devono prepararsi a far fronte a minacce specifiche per le loro attività. Tra queste, la strategia di ‘island hopping’, in cui gli aggressori sfruttano l’infrastruttura di un MSP per attaccare i clienti, o lo stuffing delle credenziali, con cui viene sfruttato l’ampio accesso ai sistemi di cui dispone un MSP.

Nell’ultimo trimestre 2023, i paesi più colpiti dagli attacchi malware (ogni malware circola in media 2,1 giorni prima di scomparire) sono stati Singapore, Spagna e Brasile.
Nello stesso periodo, Acronis ha bloccato quasi 28 milioni di URL sugli endpoint (- 36% vs quarto trimestre 2022) e ha reso pubblici 1.353 casi di ransomware.

Ransomware e furti di dati minacciano PA e imprese

Aumenta l’impiego di sistemi di AI generativa per avviare attacchi informatici e creare contenuti dannosi. WormGPT, FraudGPT, DarkBERT, DarkBART e ChaosGPT sono alcuni tra gli strumenti più utilizzati dagli hacker.
Ma è il ransomware la principale minaccia per le medie e grandi imprese, colpendo settori strategici come la PA e la sanità, mentre i furti di dati sono la seconda minaccia più diffusa.

I gruppi specializzati in ransomware più attivi nel 2023 includono invece LockBit, Cl0P, BlackCat/ALPHV, Play e 8Base.
Il provider italiano di servizi cloud Westpole per la PA ha subito un importante attacco che ha messo in crisi servizi per 1.300 amministrazioni pubbliche, tra cui 540 comuni. L’attacco, attribuito a LockBit 3.0, ha portato a operazioni manuali in diversi comuni, con ripercussioni sui pagamenti degli stipendi.

Violati gli account di posta nel cloud di Microsoft

Mentre l’agenzia italiana per la sicurezza informatica ha recuperato i dati di oltre 700 enti, il ripristino delle restanti 1.000 amministrazioni pubbliche rimane in difficoltà, sollevando preoccupazioni circa la capacità di Westpole di recuperare completamente i dati e adempiere agli obblighi nei confronti delle PA colpite.

Non cessano poi gli attacchi agli MSP, come la recente violazione di alto profilo che ha interessato numerose agenzie governative degli USA. Le vulnerabilità degli account di posta elettronica nel cloud di Microsoft, ad esempio, hanno causato la violazione di 60.000 e-mail appartenenti a 10 account del Dipartimento di Stato USA.

Mercato smart home, chi sale e chi scende

Il mercato italiano della smart home ha registrato ottime performance anche nel 2023: ha raggiunto gli 810 milioni di euro, con un aumento del 5% rispetto al 2022. Lo evidenzia una recente ricerca condotta dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano con Bva Doxa. Ma ci sono anche delle sorprese inaspettate: ad esempio, dall’analisi si scopre che l’Italia occupa una posizione  ancora distante dagli altri Paesi europei per quanto riguarda la spesa pro capite, con soli 13,7 euro per abitante, a fronte dei 28,8 euro della media europea.

La cancellazione di alcuni bonus ha frenato la crescita

L’espansione del mercato italiano avrebbe potuto essere maggiore, con tassi di crescita analoghi a quelli degli anni precedenti, se non fossero stati cancellati alcuni bonus governativi. La diminuzione nelle vendite di dispositivi smart ha infatti  colpito soprattutto le vendite di prodotti legati al risparmio energetico, come caldaie, pompe di calore, valvole termostatiche e termostati. 

Le novità del 2023 

Il 2023 ha portato innovazioni significative nel panorama della Smart Home in Italia. Aumenta il numero di aziende che offrono nuovi servizi sfruttando i dati dei dispositivi e integrando soluzioni IoT con algoritmi di Intelligenza Artificiale (AI). La vendita di hardware diventa un mezzo per ampliare la base clienti, con un’attenzione crescente alle soluzioni IoT basate sulla Generative AI.

Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio IoT, sottolinea che il 2023 ha portato grandi novità in termini di domanda e offerta. L’App si consolida come principale interfaccia tra smart home e utente, mentre cresce l’offerta di servizi innovativi integrando algoritmi di Intelligenza Artificiale per una personalizzazione sempre più accurata.

La sicurezza è la categoria di prodotti che cresce di più

All’interno del vasto mondo dei prodotti smart home, quali sono le categorie che piacciono di più agli italiani? Innanzitutto le soluzioni per la sicurezza. Le vendite, trainate da videocamere, sensori e serrature connesse, hanno raggiunto i 195 milioni di euro, con un tasso di crescita del 30% rispetto al 2022. Bene anche per gli elettrodomestici: il comparto raggiunge i 151 milioni di euro con una crescita dell’8%, nonostante la flessione delle vendite in Europa.

Con 148 milioni di euro, la categoria di riscaldamento e climatizzazione smart registra una riduzione del 5%, ma vede un ampliamento dell’offerta basata sulla servitizzazione e l’uso di algoritmi di AI. Infine, gli smart Speaker vedono un rallentamento del trend di crescita, che si ferma al 5%.

I canali di vendita e i consumatori

Nel 2023, la filiera tradizionale rallenta la crescita, ma gli eRetailer registrano un aumento del 20%. Il 59% dei consumatori possiede almeno un dispositivo smart, ma solo il 38% li ha effettivamente connessi. L’App rimane l’interfaccia principale, ma solo l’11% usa una stessa App per gestire dispositivi di brand diversi.

Cambiano i consumi degli italiani: risparmio, salute e ambiente le priorità  

L’incertezza geopolitica ed economica, unita alle preoccupazioni ambientali, sta guidando i consumatori italiani a riconsiderare il loro stile di vita e le abitudini di spesa. Secondo la tredicesima edizione dell’Ey Future Consumer Index, che ha coinvolto oltre 22.000 cittadini globali, di cui 500 in Italia, emerge un cambiamento significativo nei comportamenti dei consumatori italiani.

Al primo posto tra le priorità si colloca il risparmio, seguito dalla salute fisica e mentale e dalla sostenibilità. Il 65% dei cittadini è attento all’impatto ambientale dei propri consumi, con un focus sul riciclo (56%) e sul risparmio di acqua (41%).

Le preoccupazioni legate alla situazione economica 

Il 91% dei consumatori italiani è preoccupato per la propria condizione economica, mentre l’81% allarga i timori all’economia del Paese. Le principali ansie riguardano l’incremento dei prezzi di elettricità, gas e acqua (75%) e l’aumento dei costi per beni alimentari e carburanti (73%). Il 62% ritiene che i costi per accedere a una sanità di qualità siano troppo alti.

Mutano i comportamenti di acquisto

Le crescenti tensioni geopolitiche, l’inflazione e le perturbazioni economiche stanno spingendo i consumatori italiani a modificare il loro stile di vita e i modelli di spesa. Il 76% sarà più cauto nelle spese, mentre oltre il 38% prevede di trascorrere più tempo a casa per risparmiare. La riduzione degli acquisti di prodotti non essenziali è segnalata dal 50% degli intervistati. Stefano Vittucci, leader del settore Consumer Products and Retail di Ey in Italia, afferma che queste azioni portano indirettamente a comportamenti più sostenibili, come la riduzione dello spreco alimentare (94%) e l’attenzione al riciclo (56%).

Dove si risparmia

I consumatori italiani riducono gli acquisti principalmente per risparmiare (75%) e per contribuire all’ambiente (43%). Le categorie in cui si prevede di spendere meno includono accessori moda (66%), abbigliamento e calzature (53%), giocattoli e gadget (49%), elettronica di consumo (48%), bellezza e cosmesi (47%), mobili per la casa (43%) e automobili (40%).

Più attenzione alla salute fisica e mentale  

Dopo le preoccupazioni economiche, la seconda priorità per i cittadini è la salute fisica e mentale. Lo stress economico e le tensioni globali portano a un’attenzione maggiore verso il benessere personale, con il 67% che dichiara di essere più consapevole e cauto nei confronti della salute mentale. Il 43% degli intervistati dichiara a questo proposito di utilizzare app e dispositivi smart per monitorare la salute.

Sfide e aspettative

Il 65% dei consumatori italiani presterà maggiore attenzione all’impatto ambientale dei consumi. Il cambiamento climatico è considerato una problematica urgente (63%), tanto da spingere i consumatori a comportamenti di acquisto più sostenibili. L’attenzione al riciclo (56%), al risparmio d’acqua (41%) e alla riparazione anziché sostituzione di prodotti (75%) sono indicativi di un cambiamento verso pratiche più sostenibili.