Generazione Alpha: la paghetta si spende in fast food e fast fashion

Se si dovessero rinominare le diverse le generazioni a partire da cosa ‘consumano’ la Generazione Alpha sarebbe la Fast Generation, la generazione del fast food e della fast fashion.
I nati dalla metà del 2010 consumano infatti cibo fast food, prediligono comprare capi di abbigliamento su Shein, amano pagare con Apple Pay e Google Pay e giocare ai videogiochi.

L’indagine realizzata nell’ambito del programma Teenage Lab by Pixpay, la startup francese di teen banking, delinea il paniere degli acquisti degli adolescenti. E guardando ai consumi delle ragazze ai primi tre posti si posizionano Shein, McDonald’s e Apple, mentre i ragazzi prediligono McDonald’s, Apple e Playstation.

Ragazze moda-centriche, ragazzi gamer

Nella top ten delle ragazze, decisamente ‘moda-centriche’, figura al quarto posto Deliveroo, seguito da Amazon, Subdued, Tezenis, Uber, Zara e Vinted.
I ragazzi invece si confermano ‘gamer’, con Google al quarto posto seguito da Deliveroo, Amazon, Vinted, Shein, Steam Games, Burger King. Complessivamente, le ‘paghette’ vengono spese principalmente in cibo (40%), di cui il 16% nei ristoranti, il 13% nei supermercati/alimentari e l’11% nei fast food.

Seguono, vestiti/accessori (21%), bellezza/benessere (6%), cultura, intrattenimento e media, tra cui libri, con una percentuale di poco sotto il 3%.
Le transazioni avvengono con la carta, soprattutto attraverso smartphone (a giugno il 45% dei pagamenti totali). Le ragazze utilizzano Apple Pay e Google Pay più frequentemente dei ragazzi.

Andare bene a scuola paga

Gli adolescenti italiani fanno in media 4 pagamenti con la carta al mese (contro i 7 degli adolescenti francesi) per un importo medio della transazione pari a 12,25 euro.
In dettaglio, circa 2 transazioni nella fascia 10-12 anni, 4 transazioni in quella 12-14 anni, 5 transazioni per i 14-16enni e 5,5 transazioni per chi ha tra 16 e 18 anni. Inoltre, il 30% degli acquisti dei ragazzi sono realizzati online, mentre per le ragazze solo il 18%.

Sul fronte dei risparmi, solo l’11% dei ragazzi riesce a risparmiare un ‘tesoretto’ medio di 96 euro, raccolto durante i mesi di scuola. E in Italia i ragazzi risparmiano in media più delle ragazze: 108 euro contro 85.
Inoltre, il 41% riceva una paghetta regolare, settimanale o mensile. In Francia, il  54% e in Spagna attorno al 48%.

Lavoretti extra o money mission per qualche extra in più

Tra chi riceve una paghetta regolare, il 60% la riceve mensilmente e il 40% settimanalmente. La paghetta media programmata è di 35 euro per i 10-12enni, 43 per i 13-14enni, 58 per i 15-16enni fino ad arrivare a 76 per i 17-18enni.

Sommando anche le ricariche puntuali, riporta Ansa, l’importo medio aumenta per tutte le fasce d’età, con picchi significativi nei mesi di giugno, settembre e dicembre.
Il consiglio ai genitori? Programmare l’invio di una paghetta automatica settimanale o mensile, ma anche spingerli a fare qualche lavoretto per guadagnare qualche extra.
Oppure, creare ‘money mission’ che tengano conto di fattori quali la sostenibilità, le spese legate alle attività culturali e sportive.

Scuola: i suggerimenti per rendere il mondo plastic free

Bastano poche semplici abitudini per iniziare l’anno scolastico senza plastica. Un materiale che anche nel mondo della scuola è ovunque: da raccoglitori a penne, forbici, righelli, dalle confezioni delle merendine alle bottiglie d’acqua monouso. Una prima semplice regola sarebbe quella di riutilizzare ciò che si possiede già, e se si ha bisogno di nuovo materiale, considerare le opzioni senza plastica, come le penne ricaricabili o i righelli di legno e metallo.

E perché non ricoprire i libri di testo con carta riciclata anziché acquistare copertine di plastica o tessuto sintetico? Evitare anche i raccoglitori ad anelli in vinile: ciò riduce l’esposizione a microplastiche e sostanze chimiche dannose per la salute.
insomma, è facile e conveniente aiutare gli studenti a iniziare l’anno con materiali scolastici sani e privi di plastica. Basta scegliere materiali didattici che ne siano privi.

Viva lo zaino di seconda mano

Riutilizzare anche lo zaino dell’anno scorso, o ripararlo se usurato. Se invece è il momento di uno zaino nuovo, acquistarlo di seconda mano, o sceglierlo di materiali naturali, come tela o cotone biologico.

Quando si prepara il guardaroba, prendere in considerazione l’idea di acquistare vestiti di seconda mano, ed evitare vestiti di fibre sintetiche, come acrilico, poliestere, nylon, spandex, preferendo indumenti di origine vegetale, con cotone, canapa, lino, sughero e bambù sulle etichette.
Le scarpe sono comunemente fatte di plastica e materiali sintetici, quindi quando si può, cercarle completamente o principalmente fatte di tela, cotone, lana e altri materiali naturali.

A lezione di responsabilità ambientale

Insegnare agli studenti l’inquinamento da plastica e la crisi climatica può aiutare a creare un cambiamento che duri generazioni. Ad esempio, Trash Academy/La Academia de Basura, è un ciclo di lezioni virtuali sull’inquinamento da plastica che unisce istruzione, sensibilizzazione e scienza comunitaria.

Le risorse per gli educatori della California della California Coastal Commission offrono poi una serie di strumenti per aiutare gli studenti a comprendere e affrontare l’inquinamento da plastica, tra cui programmi e risorse, video in streaming, una rete educativa e un calendario di eventi.
Le risorse di PPC per la creazione di scuole senza plastica forniscono consigli su come utilizzare un elenco di questi e altri strumenti utili per aiutare le scuole nella loro trasformazione.

In mensa stop al monouso

Gli articoli in plastica monouso sono spesso molto diffusi nelle mense scolastiche e durante la merenda. Se lo studente porta i pasti a scuola può utilizzare contenitori per alimenti portatili, sigillabili e in acciaio inossidabile, ottimi sostituti dei sacchetti monouso in plastica con chiusura a zip, la pellicola o i contenitori in alluminio e plastica. Così come posate, cannucce e bottiglie in acciaio inossidabile. L’acqua in bottiglia di plastica contiene almeno il 50% in più di microplastica rispetto all’acqua del rubinetto, e acquistarle ha costi economici elevati.
I contenitori di vetro riutilizzabili sono un’altra buona alternativa alla plastica e possono anche essere molto convenienti se riutilizzati. Tuttavia, non sono adatti ai bambini piccoli.

Falsi miti sulla cybersicurezza: cosa influenza i comportamenti digitali degli italiani?

Un recente studio condotto da Kaspersky, intitolato “Entusiasmo, superstizione e grande insicurezza – Come gli utenti di tutto il mondo si confrontano con l’universo digitale”, ha messo in evidenza i principali miti e le superstizioni digitali che influenzano il comportamento degli utenti italiani.

La ricerca rivela come, nonostante l’uso diffuso di dispositivi digitali da decenni, molti utenti fatichino ancora a distinguere tra pratiche di sicurezza valide e quelle basate su convinzioni errate.

Superstizioni e pratiche senza fondamento 

Lo studio ha scoperto che il 42% degli italiani ritiene che coprire la webcam dei propri dispositivi sia una misura efficace per garantire la propria privacy. Allo stesso tempo, il 36% degli utenti italiani crede erroneamente che la modalità di navigazione in incognito offra una protezione completa e li renda invisibili online. Queste credenze dimostrano una diffusa confusione su cosa effettivamente protegga la privacy digitale.

Quando il comportamento digitale espone a rischi

Nonostante queste preoccupazioni per la privacy, molti italiani continuano a condividere i propri dati personali senza riflettere sui rischi. Ad esempio, il 39% degli intervistati partecipa a minigiochi e test online, spesso fornendo informazioni personali a fonti non affidabili e pubblicando i risultati sui social media. Questa condivisione incontrollata non solo mette a rischio la propria privacy, ma coinvolge anche amici e contatti nella divulgazione incauta di dati sensibili.

La “paura” degli assistenti vocali 

Un altro aspetto interessante emerso dallo studio è la diffidenza verso gli assistenti vocali. Quasi la metà degli italiani teme che questi dispositivi ascoltino costantemente e raccolgano informazioni personali. In risposta a queste preoccupazioni, il 24% degli intervistati ha dichiarato di attivare la modalità aereo durante conversazioni private importanti, per evitare qualsiasi potenziale intercettazione.

Quanto conta l’approccio informato

Anna Larkina, Web-Content Analyst di Kaspersky, ha sottolineato l’importanza di adottare un approccio critico e ben informato alla cybersicurezza. Ha dichiarato che, per garantire la protezione della propria privacy e sicurezza online, è essenziale basarsi su fatti verificati e fonti affidabili, evitando di cadere preda di miti e superstizioni non comprovate. Inoltre, Larkina consiglia l’implementazione di soluzioni di sicurezza complete che possano offrire una protezione robusta contro una vasta gamma di minacce digitali.

In sintesi, lo studio evidenzia la necessità di una maggiore educazione sulla cybersicurezza, affinché gli utenti possano distinguere tra pratiche sicure e convinzioni errate, proteggendo così efficacemente la propria privacy digitale.

Prestiti: nel I semestre 2024 flessione delle richieste, vola l’importo medio

È quanto emerge dall’ultima analisi del Barometro CRIF su fonte EURISC: le richieste di prestiti da parte delle famiglie nel primo semestre 2024 subiscono una leggera contrazione, pari a -1,9% rispetto al corrispondente periodo del 2023. Tuttavia, il mese di giugno evidenzia un cambio di tendenza (+3,5%).

Dinamica opposta, invece, per l’importo medio, che si attesta a 9.300 euro, con una crescita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.
“Con una politica monetaria europea che torna a essere espansiva si prospetta un quadro economico più stabile, che avrà effetti positivi sul mercato del credito, dopo anni di profonda incertezza e cautela da parte delle famiglie”, spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.

Prestiti personali +7,9%, finalizzati -9,6%

Quanto alle diverse forme tecniche di questi primi sei mesi dell’anno, i prestiti personali subiscono una spinta del +7,9%. Lo stesso vale per l’importo medio, che mostra un aumento dell’1,1%, toccando un valore di 12.007 euro.

Dinamica inversa per i prestiti finalizzati, che segnano un -9,6%, ma con un importo medio in recupero rispetto agli ultimi due anni (+13,9%), e un valore complessivo di 6.748 euro. 
“La congiuntura di stabilità ritrovata – aggiunge Capecchi  – avrà anzitutto un effetto alone che spingerà a programmare nuovi progetti di spesa e di conseguenza a richiedere nuovi finanziamenti personali e finalizzati”.

Fascia di importo preferita inferiore a 5.000 euro

L’analisi della distribuzione delle richieste per fascia di importo del finanziamento conferma che nei primi sei medi del 2024 le preferenze degli italiani si sono concentrate nella classe inferiore a 5.000 euro, che arriva a spiegare il 48,8% del totale.
Approfondendo l’analisi per tipologia di finanziamento si mantiene lo stesso andamento: il 65,2% delle richieste di prestiti finalizzati presenta importi al di sotto di 5.000 euro. La stessa classe d’importo risulta la preferita anche per i prestiti personali, con il 31,3% del totale.

Durata del finanziamento superiore a 5 anni

Per quanto riguarda la distribuzione per durata dei finanziamenti emerge come le famiglie adottino principalmente piani di rimborso superiori a 5 anni, con una quota che sfiora il 30% del totale.
Se guardiamo alle diverse forme tecniche, i prestiti finalizzati concentrano circa la metà delle richieste (47,5%) tra 18 mesi e 36 mesi, mentre i prestiti personali si sono indirizzati sempre più verso piani di rimborso superiori a 5 anni (50,5%).

Inoltre, osservando la distribuzione delle istruttorie di credito in relazione all’età del richiedente, il Barometro CRIF evidenzia come nel primo semestre 2024 è la fascia compresa tra 45 e 54 anni a risultare maggioritaria, con una quota pari al 23,4% del totale, seguita da quella tra 35 e 44 anni (20,4%).

Transizione energetica: l’Italia punta ad aumentare gli immobili in classe A

La recente normativa Performance of Buildings Directive (EPBD) dell’UE, nota come Direttiva Case Green, promuove la riqualificazione energetica in ogni stato membro degli immobili residenziali e non residenziali da partire dal 2030.
CRIF, nell’ambito del proprio ESG Outlook, l’osservatorio sulla sostenibilità di imprese, individui e immobili, ha analizzato il processo di efficientamento energetico degli immobili italiani e gli scenari di sviluppo possibili in base a diversi fattori.

In questo percorso gli incentivi governativi e la politica monetaria faranno la differenza nel raggiungimento degli obiettivi green posti dall’Unione Europea. Inoltre, sarà importante il ruolo del settore bancario nell’indirizzare maggiormente i flussi di credito verso progetti e investimenti sostenibili.

Il processo di efficientamento è già in corso

Secondo i dati SIAPE e CRIF attualmente solo il 4% degli immobili residenziali italiani è in classe energetica A.
Tuttavia, oltre il 40% degli immobili ristrutturati nel 2023 sono stati portati a questa classe energetica, mentre le nuove costruzioni, sempre in questa classe, superano il 90%.

Il processo di efficientamento è dunque già in corso. Nello scenario più avverso, la riduzione di immobili in classe G è limitata (nel 2030 rappresenteranno il 34% e nel 2050 il 29% del totale degli immobili), mentre la quota della classe energetica A migliorerà lentamente, passando al 6% nel 2030 e al 14% nel 2050.

Scenari futuri del patrimonio immobiliare italiano

Lo scenario intermedio contempla moderati sforzi per migliorare l’efficienza energetica, in linea con le tendenze in atto e il supporto di incentivi paragonabili a quelli già in vigore, che porteranno a un graduale miglioramento delle classi energetiche degli immobili. La riduzione degli immobili di classe G sarà al 13% e gli immobili di classe A nel 2050 copriranno il 31% del totale degli immobili. Tuttavia, resterebbe una significativa quota di edifici appartenenti alle classi meno efficienti.
Considerando invece lo scenario ottimistico, si riscontrano miglioramenti più netti, con una riduzione degli immobili in classe G al 26% entro il 2030 e al 7% entro il 2050. E un aumento significativo degli immobili in classe A, che toccheranno il 14% nel 2030 e il 37% sul totale degli immobili nel 2050.

Il ruolo cruciale delle banche

“Le banche possono svolgere un ruolo cruciale in questo processo di transizione, riprogettando le proprie strategie per aumentare l’erogazione di mutui Green e di prodotti finanziari per la riqualificazione energetica. In questo modo possono allinearsi agli obiettivi di sostenibilità dell’Unione Europea, e al contempo, ridurre i requisiti di capitale grazie a un minor rischio del proprio portafoglio oltre alla rivalutazione del valore degli immobili su cui è stata fatta un’azione di riqualificazione – commenta Marco Macellari, director & head of risk management di CRIF -. La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e un futuro sostenibile deve proseguire senza sosta ed essere obiettivo comune di tutte le parti coinvolte, poiché rappresenta non solo una necessità ambientale ma anche un’opportunità strategica di innovazione per il settore finanziario”.

Finanziamenti: calano quelli erogati alle imprese, -7,5% nel I trimestre 2024

Nei primi 3 mesi dell’anno i finanziamenti erogati alle imprese italiane sono calati del 7,5%.
Secondo i dati dell’Osservatorio sulle Imprese realizzato da CRIF, nel I trimestre 2024 non si vedono ancora gli effetti del primo taglio da parte della Banca Centrale Europea ai tassi di interesse, che rimangono elevati.

“La recente decisione da parte della BCE in termini di politica monetaria è tra i primi segnali di una possibile inversione positiva per il credito alle imprese dei prossimi mesi – commenta Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings -. Tuttavia, i tassi di interesse rimangono elevati e le imprese italiane continuano a essere esposte all’incertezza economica e dei mercati finanziari a livello globale”. 

Andamento del credito erogato

I trend continuano a scontare il permanere di tassi di interesse su livelli elevati, nonostante il taglio di 25 punti base.
Accompagnati dall’incertezza a livello di economia globale e nazionale, i tassi ancora non favoriscono il credito alle imprese italiane: i primi segnali di riduzione si sono osservati solo a giugno 2024.

Sul fronte del credito erogato, il trend negativo del numero di finanziamenti è meno evidente per le Società di capitali, che segnano il calo minore (-5,9%).
In calo anche gli importi erogati, seppur con intensità meno marcata. A calare su questo fronte sono principalmente le Ditte individuali (-8,9%), seguite dalle Società di persone (-6,6%), mentre le Società di Capitali registrano anche sugli importi il calo minore (-3,6%).

Analisi settoriale

Analizzando le Società di capitali per settore nel primo trimestre 2024 emerge una crescita rilevante degli importi erogati nel Commercio di autoveicoli (+15,8%) e Trasporti e Logistica (+7,6%), in controtendenza rispetto alla media. 

Tra i settori che potrebbero essere definiti come ‘stabili’, si evidenziano Turismo e tempo libero, e Commercio al dettaglio (rispettivamente +0,1% e -0,1%). Mentre, tra i settori maggiormente in calo rispetto alla media delle Società di Capitali, il settore delle Costruzioni registra un -9,3%, che rappresenta una quota di oltre il 10% del totale importo finanziato alle imprese nel primo trimestre dell’anno.

Rischiosità del credito e tasso di default

Il tasso di default medio delle Società di capitali, che a fine 2023 si era attestato al 2,6%, è stimato salire al 3,3% a fine 2024.

Questa crescita conferma un progressivo ritorno della rischiosità sui livelli pre-pandemia (circa 4%).
I settori per cui CRIF Ratings prevede il maggior incremento dei tassi di default delle Società di capitali sono Turismo e tempo libero, Trasporti e Logistica, Commercio al dettaglio, Costruzioni e Commercio di autoveicoli.

Già alla fine 2023, gli stessi comparti avevano registrato una rischiosità elevata superiore al 3%: Turismo e tempo libero 3,9%, Trasporti e Logistica 3,6%, Commercio al dettaglio 3,3%, Costruzioni 3,2% e Commercio di autoveicoli 3,1%.
I settori più resilienti si confermano invece la Consulenza (1,8%) e il Farmaceutico (2,1%).

Gli stranieri promuovono l’Italia, ma la “rimandano” in visione futura e meritocrazia 

L’Italia continua a tenere una buona posizione nella percezione dei cittadini del resto mondo, anche se perde punti in fatto di innovazione e capacità di sostenere i giovani. Lo rivela la terza edizione di Be-Italy, ricerca promossa dalla divisione Corporate Reputation di Ipsos che si distingue per il suo approccio metodologico rigoroso e la ricchezza dei contenuti. L’obiettivo principale è misurare la reputazione dell’Italia all’estero, coinvolgendo in uno studio gli abitanti di 22 Paesi del mondo.

I limiti dei “pregiudizi”

La reputazione italiana è spesso influenzata da opinioni sedimentate, luoghi comuni e una conoscenza superficiale che può essere arricchita da esperienze personali dirette o indirette. Be-Italy fornisce indicazioni macro sui giudizi e i tratti percepiti dell’Italia, confrontandola con altri Paesi. Analizza inoltre il funzionamento del Paese, le relazioni internazionali, l’organizzazione, l’efficienza, la capacità di attrarre persone e investimenti, e i settori produttivi più valorizzati. Infine, l’indagine esplora le caratteristiche e il valore del Made in Italy all’estero.

Il 46% di chi vive all’estero conosce l’Italia “molto” o “abbastanza”

Nella classifica dei Paesi più conosciuti al mondo, l’Italia si colloca al terzo posto. Il 46% degli intervistati dichiara di conoscere il Belpaese “molto” o “abbastanza”. L’Italia si posiziona dietro agli Stati Uniti (55%) e al Regno Unito (52%), ma supera la Spagna (45%) e la Francia (44%). Interessante è notare che la conoscenza dell’Italia è più diffusa tra i ceti socio-economici elevati, con una notorietà del 68%.

Le informazioni si cercano sul web

Gli intervistati utilizzano prevalentemente Internet e i social network per informarsi sui Paesi stranieri, con la TV che risulta meno utilizzata. Tuttavia, un dato negativo emerge dal giudizio complessivo sull’Italia, che è diminuito rispetto al passato: il punteggio è passato da 83 a 81, soprattutto rispetto al 2020, periodo pre-pandemia, quando l’Italia aveva mostrato una buona dose di resilienza.

Web listening: calano le conversazioni on line

Quanto si parla dell’Italia all’estero? Il volume dei contenuti che menzionano l’Italia è calato del 25% rispetto al 2020, anno in cui il Covid aveva portato l’Italia sotto i riflettori internazionali. All’epoca, i post pubblicati in tutte le lingue (tranne l’italiano) erano circa 127 milioni; nell’ultima rilevazione (15/09/2022-15/09/2023) sono stati poco più di 101 milioni.

Immagine positiva, ma senza capacità di innovare

L’immagine complessiva dell’Italia è buona, soprattutto per quanto riguarda la cultura, il benessere e la capacità di accoglienza. Tuttavia, manca una visione futura. Le critiche principali riguardano lo scarso coinvolgimento delle nuove generazioni, l’incapacità di offrire opportunità di crescita, la poca innovazione, il basso sostegno pubblico alle imprese e il clientelismo senza meritocrazia.

Il vino italiano vince su tutto 

Sul fronte degli investimenti esteri, gli Stati Uniti guidano la classifica, seguiti da Canada, Svezia e Germania. Tuttavia, il Made in Italy mantiene delle certezze solide, soprattutto nell’enologia, con il vino che supera persino il cibo, il turismo e la moda, che restano i capisaldi dell’attrattiva italiana.

Sicurezza informatica, quali sono le ultime evoluzioni?

Fari accesi sulla informatica, che negli ultimo anni è diventato un tema centrale per la aziende. Questo perchè  si registra un numero crescente di attacchi digitali, accentuati dall’avvento dell’intelligenza artificiale. Tra i vari tipi di malware, uno dei più pericolosi e diffusi è il ransomware. Questo termine, derivato dall’unione delle parole inglesi “ransom” (riscatto) e “software”, descrive un tipo di malware che prende in ostaggio i dati delle vittime attraverso la crittografia, richiedendo un riscatto per la loro liberazione.

Ransomware: una minaccia sempre più grande

Il ransomware rappresenta una minaccia particolarmente grave per organizzazioni e aziende, che spesso sono disposte a pagare il riscatto per evitare la perdita di dati cruciali. Negli ultimi anni, la diffusione di questo tipo di malware è aumentata in modo esponenziale. Nel 2021, ad esempio, è stato registrato un incremento del 93% rispetto all’anno precedente, secondo un rapporto di Sophos, sottolineando l’evolversi costante di questa minaccia nel panorama informatico.

Tipologie di ransomware

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il ransomware non è di un solo tipo. Esistono numerose varianti, alcune delle quali più pericolose di altre. Ecco una panoramica dei principali tipi di ransomware:

Locker Ransomware: blocca completamente l’accesso dell’utente al sistema operativo, impedendo di utilizzare file e applicazioni.
Crypto Ransomware: cifra i file dell’utente, inclusi documenti e immagini, mantenendo il sistema operativo accessibile per permettere il pagamento del riscatto.
Cripto-Worm: diffonde la crittografia dei file attraverso reti e dispositivi connessi, rappresentando una delle varianti più pericolose per le aziende.
Doxware (o Leakware): minaccia di pubblicare online informazioni sensibili se il riscatto non viene pagato, aumentando la pressione sulle vittime.

Come avviene l’attacco?

I ransomware possono colpire sia individui sai aziende attraverso vari metodi. Il metodo più comune è tramite email con allegati infetti che, una volta aperti, “contagiano” l’intero computer. Altri metodi includono il download di file da siti web compromessi e l’exploit di vulnerabilità in software aziendali o di uso quotidiano.

Strategie di difesa

Per difendersi efficacemente dal ransomware, è fondamentale adottare diverse strategie preventive. Una delle più diffuse è il backup regolare dei dati sensibili. Eseguire backup frequenti e conservarli in luoghi sicuri è essenziale per neutralizzare la minaccia: in caso di attacco, i dati possono essere ripristinati senza pagare il riscatto. Oltre ai backup, l’uso di software anti-malware è cruciale.

Tra i vari programmi disponibili, Malwarebytes è uno dei più utilizzati. Grazie alla protezione in tempo reale, questo software può bloccare il ransomware prima che causi danni. Inoltre, offre un servizio di scansione approfondita che permette di identificare e rimuovere malware nascosti, inclusi i ransomware.

Conclusione

Il ransomware è una delle minacce informatiche più gravi e diffuse del nostro tempo, e il fenomeno continua a crescere. Affrontare questa minaccia richiede non solo consapevolezza e preparazione, ma anche l’adozione di misure specifiche per proteggere i dati sensibili dalle sofisticate strategie di attacco informatico.

Case green: si vendono prima e sono sempre meno

Dopo l’approvazione della direttiva europea Case Green, che prevede solo immobili a emissioni zero entro il 2050, il mercato delle compravendite si muove con un occhio alla sostenibilità. Tanto che gli immobili di classe A hanno un tempo di permanenza sul mercato di oltre 20 giorni minore rispetto a quelli di classe G.
Secondo studio realizzato da Century 21 Italia e Wikicasa un immobile di classe A oggi ha un tempo medio di permanenza sul mercato di circa 68 giorni, mentre una casa che appartiene alla classe G ha bisogno di 90 giorni per essere venduta.

“La classe energetica si sta via via attestando come un driver di scelta trainante – commenta Mattia Colantuoni, co-founder di Wikicasa -. Se consideriamo le ricerche degli utenti, le ricerche che includono i soli immobili ad alta efficienza energetica sono aumentate di oltre il 72% tra il 2023 e il 2022”.

Il valore dell’impatto energetico

“Se guardiamo all’anno precedente la differenza non era così marcata – puntualizza Marco Tilesi, ceo Century 21 Italia -. È evidente che si sono ormai connotati due mercati distinti con dinamiche proprie, e che ci stiamo muovendo sempre più verso un acquisto consapevole del valore dell’impatto energetico sul lungo periodo”. 

Anche perché, acquistare un immobile efficiente sotto il profilo energetico consente di risparmiare notevolmente in futuro. “Non solo sui costi della bolletta, ma anche sugli interventi di ristrutturazione che molti proprietari di casa dovranno sostenere nei prossimi anni per migliorare prestazioni e consumi degli immobili”, aggiunge Colantuoni.

Aumentano le case in vendita nelle classi inferiori

Ma non è tutto. Tempi di permanenza diversi si riflettono inevitabilmente sulla disponibilità stessa degli immobili sul mercato. Se nel 2024 le case appartenenti alle classi energetiche dalla B alla G in vendita sono di più rispetto al 2023, con quelle di classe G passate da poco più di 60.000 a oltre 120.000, non è lo stesso per gli immobili di classe A.

Infatti, nel 2023 le case in classe A erano 25.444 e oggi superano di poco le 23.000 unità.
“Analizzando i dati a disposizione – continua Tilesi – possiamo immaginare che presto questa scarsità di immobili in classe A si rifletterà anche sui prezzi generando un aumento”.

Come adeguarsi alla nuova normativa UE?

“Se le esigenze della domanda sono ormai chiare al mercato, il comportamento dell’offerta non si è ancora regolato di conseguenza – spiega Colantuoni -. Lo stock nazionale di immobili ad alta efficienza energetica è costituito in larga parte da nuove costruzioni. Per questo motivo, lo scenario che si prefigura in seguito alle nuove normative UE entro il 2050 dovrà, per forza di cose, prevedere incentivi e misure di ristrutturazione dello stock già esistente, in modo da poter aumentare il numero di immobili ad alta efficienza disponibili sul mercato, e assicurare il giusto match tra domanda e offerta”.

Lusso, l’Italia si conferma la regina degli investimenti immobiliari

Il mercato immobiliare di lusso in Italia continua ad attirare sempre più l’attenzione da parte degli investitori stranieri, come evidenziato dall’Osservatorio di Luxforsale. Circa il 43% dei visitatori del portale, che registra oltre 200 milioni di visualizzazioni all’anno, proviene dall’estero, con un aumento dell’18% rispetto all’anno precedente.

Dall’India le principali richieste

I principali paesi di provenienza dei visitatori sono l’India (10,3%), gli Stati Uniti (5,59%) e la Svizzera (2,94%), ma si registrano significativi aumenti di traffico anche dal Brasile, Regno Unito e Emirati Arabi Uniti. L’Osservatorio, giunto alla quinta edizione, coinvolge oltre 2.000 operatori immobiliari globali e analizza circa 2.900 proprietà, principalmente in Italia, con prezzi superiori a 500.000 euro o canoni d’affitto mensili non inferiori a 1.000 euro.

Il Belpaese piace sempre di più

L’interesse crescente verso gli immobili di lusso in Italia riflette la vitalità economica dei paesi con maggiori aumenti di traffico e l’attrattività degli investimenti immobiliari in queste regioni. Claudio Citzia, fondatore di Luxforsale, sottolinea l’importanza dei fattori socioeconomici e delle strategie di marketing internazionale nell’attirare investitori.

Lombardia e Lazio le regioni più popolari

Per quanto riguarda l’Italia, Lombardia e Lazio sono le regioni più popolari, seguite da Piemonte, Sicilia e Campania. La Lombardia è anche la regione con il maggior numero di proprietà in vendita, seguita dalla Toscana, Puglia, Liguria e Sardegna. Il prezzo medio degli immobili in Italia è di circa 1.628.639 euro, con Roma, Monza, Milano e Olbia tra le città più ambite.

La classifica internazionale vede in testa gli Emirati Arabi

A livello internazionale, gli Emirati Arabi Uniti conducono la classifica con 169 proprietà, seguiti da Malta e Brasile. Le proprietà più visitate in Italia includono residenze a Sanremo, Tufino e Bergeggi, mentre la villa più ambita è a Pozza di Fassa. A livello globale, Leipsoi in Grecia è la destinazione più ricercata, seguita da Karpathos e Chlum u Třebon in Repubblica Ceca.

Le proprietà ultralusso per i Paperoni sono in Italia

Le proprietà ultra-lusso, con un valore superiore ai 10 milioni di euro, sono 32, principalmente in Italia, con una sola all’estero, nelle Isole Vergini Britanniche. Toscana, Sardegna, Lazio, Liguria, Emilia Romagna e Lombardia sono tra le regioni con il maggior numero di queste proprietà.

In sintesi, il mercato immobiliare di lusso in Italia continua a prosperare, attirando investitori da tutto il mondo e offrendo una vasta gamma di proprietà di alto livello in diverse regioni del paese.