Mese: Giugno 2024

Gli stranieri promuovono l’Italia, ma la “rimandano” in visione futura e meritocrazia 

L’Italia continua a tenere una buona posizione nella percezione dei cittadini del resto mondo, anche se perde punti in fatto di innovazione e capacità di sostenere i giovani. Lo rivela la terza edizione di Be-Italy, ricerca promossa dalla divisione Corporate Reputation di Ipsos che si distingue per il suo approccio metodologico rigoroso e la ricchezza dei contenuti. L’obiettivo principale è misurare la reputazione dell’Italia all’estero, coinvolgendo in uno studio gli abitanti di 22 Paesi del mondo.

I limiti dei “pregiudizi”

La reputazione italiana è spesso influenzata da opinioni sedimentate, luoghi comuni e una conoscenza superficiale che può essere arricchita da esperienze personali dirette o indirette. Be-Italy fornisce indicazioni macro sui giudizi e i tratti percepiti dell’Italia, confrontandola con altri Paesi. Analizza inoltre il funzionamento del Paese, le relazioni internazionali, l’organizzazione, l’efficienza, la capacità di attrarre persone e investimenti, e i settori produttivi più valorizzati. Infine, l’indagine esplora le caratteristiche e il valore del Made in Italy all’estero.

Il 46% di chi vive all’estero conosce l’Italia “molto” o “abbastanza”

Nella classifica dei Paesi più conosciuti al mondo, l’Italia si colloca al terzo posto. Il 46% degli intervistati dichiara di conoscere il Belpaese “molto” o “abbastanza”. L’Italia si posiziona dietro agli Stati Uniti (55%) e al Regno Unito (52%), ma supera la Spagna (45%) e la Francia (44%). Interessante è notare che la conoscenza dell’Italia è più diffusa tra i ceti socio-economici elevati, con una notorietà del 68%.

Le informazioni si cercano sul web

Gli intervistati utilizzano prevalentemente Internet e i social network per informarsi sui Paesi stranieri, con la TV che risulta meno utilizzata. Tuttavia, un dato negativo emerge dal giudizio complessivo sull’Italia, che è diminuito rispetto al passato: il punteggio è passato da 83 a 81, soprattutto rispetto al 2020, periodo pre-pandemia, quando l’Italia aveva mostrato una buona dose di resilienza.

Web listening: calano le conversazioni on line

Quanto si parla dell’Italia all’estero? Il volume dei contenuti che menzionano l’Italia è calato del 25% rispetto al 2020, anno in cui il Covid aveva portato l’Italia sotto i riflettori internazionali. All’epoca, i post pubblicati in tutte le lingue (tranne l’italiano) erano circa 127 milioni; nell’ultima rilevazione (15/09/2022-15/09/2023) sono stati poco più di 101 milioni.

Immagine positiva, ma senza capacità di innovare

L’immagine complessiva dell’Italia è buona, soprattutto per quanto riguarda la cultura, il benessere e la capacità di accoglienza. Tuttavia, manca una visione futura. Le critiche principali riguardano lo scarso coinvolgimento delle nuove generazioni, l’incapacità di offrire opportunità di crescita, la poca innovazione, il basso sostegno pubblico alle imprese e il clientelismo senza meritocrazia.

Il vino italiano vince su tutto 

Sul fronte degli investimenti esteri, gli Stati Uniti guidano la classifica, seguiti da Canada, Svezia e Germania. Tuttavia, il Made in Italy mantiene delle certezze solide, soprattutto nell’enologia, con il vino che supera persino il cibo, il turismo e la moda, che restano i capisaldi dell’attrattiva italiana.

Sicurezza informatica, quali sono le ultime evoluzioni?

Fari accesi sulla informatica, che negli ultimo anni è diventato un tema centrale per la aziende. Questo perchè  si registra un numero crescente di attacchi digitali, accentuati dall’avvento dell’intelligenza artificiale. Tra i vari tipi di malware, uno dei più pericolosi e diffusi è il ransomware. Questo termine, derivato dall’unione delle parole inglesi “ransom” (riscatto) e “software”, descrive un tipo di malware che prende in ostaggio i dati delle vittime attraverso la crittografia, richiedendo un riscatto per la loro liberazione.

Ransomware: una minaccia sempre più grande

Il ransomware rappresenta una minaccia particolarmente grave per organizzazioni e aziende, che spesso sono disposte a pagare il riscatto per evitare la perdita di dati cruciali. Negli ultimi anni, la diffusione di questo tipo di malware è aumentata in modo esponenziale. Nel 2021, ad esempio, è stato registrato un incremento del 93% rispetto all’anno precedente, secondo un rapporto di Sophos, sottolineando l’evolversi costante di questa minaccia nel panorama informatico.

Tipologie di ransomware

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il ransomware non è di un solo tipo. Esistono numerose varianti, alcune delle quali più pericolose di altre. Ecco una panoramica dei principali tipi di ransomware:

Locker Ransomware: blocca completamente l’accesso dell’utente al sistema operativo, impedendo di utilizzare file e applicazioni.
Crypto Ransomware: cifra i file dell’utente, inclusi documenti e immagini, mantenendo il sistema operativo accessibile per permettere il pagamento del riscatto.
Cripto-Worm: diffonde la crittografia dei file attraverso reti e dispositivi connessi, rappresentando una delle varianti più pericolose per le aziende.
Doxware (o Leakware): minaccia di pubblicare online informazioni sensibili se il riscatto non viene pagato, aumentando la pressione sulle vittime.

Come avviene l’attacco?

I ransomware possono colpire sia individui sai aziende attraverso vari metodi. Il metodo più comune è tramite email con allegati infetti che, una volta aperti, “contagiano” l’intero computer. Altri metodi includono il download di file da siti web compromessi e l’exploit di vulnerabilità in software aziendali o di uso quotidiano.

Strategie di difesa

Per difendersi efficacemente dal ransomware, è fondamentale adottare diverse strategie preventive. Una delle più diffuse è il backup regolare dei dati sensibili. Eseguire backup frequenti e conservarli in luoghi sicuri è essenziale per neutralizzare la minaccia: in caso di attacco, i dati possono essere ripristinati senza pagare il riscatto. Oltre ai backup, l’uso di software anti-malware è cruciale.

Tra i vari programmi disponibili, Malwarebytes è uno dei più utilizzati. Grazie alla protezione in tempo reale, questo software può bloccare il ransomware prima che causi danni. Inoltre, offre un servizio di scansione approfondita che permette di identificare e rimuovere malware nascosti, inclusi i ransomware.

Conclusione

Il ransomware è una delle minacce informatiche più gravi e diffuse del nostro tempo, e il fenomeno continua a crescere. Affrontare questa minaccia richiede non solo consapevolezza e preparazione, ma anche l’adozione di misure specifiche per proteggere i dati sensibili dalle sofisticate strategie di attacco informatico.

Case green: si vendono prima e sono sempre meno

Dopo l’approvazione della direttiva europea Case Green, che prevede solo immobili a emissioni zero entro il 2050, il mercato delle compravendite si muove con un occhio alla sostenibilità. Tanto che gli immobili di classe A hanno un tempo di permanenza sul mercato di oltre 20 giorni minore rispetto a quelli di classe G.
Secondo studio realizzato da Century 21 Italia e Wikicasa un immobile di classe A oggi ha un tempo medio di permanenza sul mercato di circa 68 giorni, mentre una casa che appartiene alla classe G ha bisogno di 90 giorni per essere venduta.

“La classe energetica si sta via via attestando come un driver di scelta trainante – commenta Mattia Colantuoni, co-founder di Wikicasa -. Se consideriamo le ricerche degli utenti, le ricerche che includono i soli immobili ad alta efficienza energetica sono aumentate di oltre il 72% tra il 2023 e il 2022”.

Il valore dell’impatto energetico

“Se guardiamo all’anno precedente la differenza non era così marcata – puntualizza Marco Tilesi, ceo Century 21 Italia -. È evidente che si sono ormai connotati due mercati distinti con dinamiche proprie, e che ci stiamo muovendo sempre più verso un acquisto consapevole del valore dell’impatto energetico sul lungo periodo”. 

Anche perché, acquistare un immobile efficiente sotto il profilo energetico consente di risparmiare notevolmente in futuro. “Non solo sui costi della bolletta, ma anche sugli interventi di ristrutturazione che molti proprietari di casa dovranno sostenere nei prossimi anni per migliorare prestazioni e consumi degli immobili”, aggiunge Colantuoni.

Aumentano le case in vendita nelle classi inferiori

Ma non è tutto. Tempi di permanenza diversi si riflettono inevitabilmente sulla disponibilità stessa degli immobili sul mercato. Se nel 2024 le case appartenenti alle classi energetiche dalla B alla G in vendita sono di più rispetto al 2023, con quelle di classe G passate da poco più di 60.000 a oltre 120.000, non è lo stesso per gli immobili di classe A.

Infatti, nel 2023 le case in classe A erano 25.444 e oggi superano di poco le 23.000 unità.
“Analizzando i dati a disposizione – continua Tilesi – possiamo immaginare che presto questa scarsità di immobili in classe A si rifletterà anche sui prezzi generando un aumento”.

Come adeguarsi alla nuova normativa UE?

“Se le esigenze della domanda sono ormai chiare al mercato, il comportamento dell’offerta non si è ancora regolato di conseguenza – spiega Colantuoni -. Lo stock nazionale di immobili ad alta efficienza energetica è costituito in larga parte da nuove costruzioni. Per questo motivo, lo scenario che si prefigura in seguito alle nuove normative UE entro il 2050 dovrà, per forza di cose, prevedere incentivi e misure di ristrutturazione dello stock già esistente, in modo da poter aumentare il numero di immobili ad alta efficienza disponibili sul mercato, e assicurare il giusto match tra domanda e offerta”.