News

Nel 2025 l’Intelligenza artificiale rivoluzionerà il settore business travel

L’Intelligenza artificiale e l’automazione sono protagoniste di un’evoluzione che offrirà maggiore efficienza, sicurezza e controllo dei dati anche nel comparto del business travel, e della più generale gestione delle spese aziendali (T&E). Nel 2025 l’innovazione digitale uscirà dalla fase di sperimentazione e sarà sempre più adottata nei processi aziendali. L’obiettivo è, e sarà, duplice: rimanere competitivi investendo in nuove tecnologie, e allo stesso tempo, presidiare i rischi legati a sicurezza e protezione dei dati.

Nel 2025, le aziende infatti intensificheranno gli investimenti in soluzioni avanzate, come l’AI generativa, per automatizzare anche i processi di T&E. SAP Concur ha individuato le innovazioni che definiranno questi processi.

Investimenti in automazione e sicurezza digitale

L’aumento delle minacce informatiche renderà prioritari i sistemi di sicurezza per proteggere dati sensibili, e garantire la compliance normativa, senza rallentare l’innovazione.

Con il ritorno della maggioranza dei dipendenti in ufficio, il volume dei viaggi d’affari è destinato ad aumentare, ma con una maggiore attenzione all’ottimizzazione dei budget. Soluzioni integrate consentiranno di garantire trasparenza, conformità alle policy aziendali e prevenzione di errori e frodi, offrendo più valore con meno sprechi.

Dal report tradizionale al “rapporto di eccezione”

Grazie all’automazione, i report di spesa tradizionali saranno sostituiti da ‘rapporti di eccezione’, che evidenzieranno solo le anomalie rispetto alle politiche aziendali. Ciò ridurrà i compiti manuali per i manager e consentirà audit più rapidi e precisi.

Inoltre, dopo anni di hype, nel 2025 l’AI sarà considerata sempre più un assistente fidato, in grado di supportare i professionisti senza sostituirli completamente.
Soluzioni che automatizzano la compilazione delle note spese e permettono l’approvazione delle fatture in tempo reale guideranno il settore verso flussi di lavoro più fluidi e mirati.

L’ultima edizione del SAP Concur Global Business Travel Survey aveva già sottolineato che il 95% dei viaggiatori d’affari era favorevole all’introduzione dell’AI per supportare le proprie attività. Allo stato attuale, tuttavia, l’AI sarà percepita più come un assistente per reperire raccomandazioni e identificare anomalie di spesa, che come soluzione integrale per prenotazioni e note spese.

Esperienze utente migliorate per i viaggiatori

I professionisti in viaggio d’ora in avanti richiederanno notifiche in tempo reale su cambi di programma, nonché maggiore supporto per affrontare imprevisti come eventi climatici estremi, o problemi di carattere geopolitico.

Le aziende, attraverso piattaforme integrate, risponderanno a queste aspettative fornendo livelli superiori di assistenza e semplicità d’uso.
Insomma, il 2025 si preannuncia come l’anno della concreta rivoluzione digitale, dove le aziende nell’implementazione dell’AI passeranno dalle parole ai fatti.

Dopo anni di dibattiti e aspettative, le organizzazioni sono pronte a tradurre l’innovazione in strategie competitive, con un occhio alla trasformazione e gli investimenti in tecnologia ed efficienza (T&E).
La sfida sarà trovare l’equilibrio tra innovazione e sicurezza. Le imprese più lungimiranti hanno già predisposto piani per l’adozione di nuove tecnologie, senza compromettere la protezione di dati sensibili e solidità finanziaria.

Lavoro: oltre 40mila le opportunità offerte dalle agenzie a Natale 2024

Per il Natale 2024 saranno più di 40 mila le opportunità professionali offerte dalle agenzie per il lavoro in tutta Italia. In generale, tra le figure più richieste rientrano promoter, animatori di villaggi vacanze e addetti al confezionamento di regali. E ancora, magazzinieri, mulettisti e addetti al picking, lavapiatti, aiuto cuochi e camerieri. Ma quest’anno, nella top ten delle macrocategorie professionali più gettonate per il periodo natalizio, cresce la domanda di profili legati al turismo e agli eventi.

Oltre ai ‘Babbo Natale’ e agli animatori dei villaggi, infatti, serviranno fundraiser per le raccolte fondi, e per i più piccoli, tate e baby sitter.
È quanto emerge dalle elaborazioni dell’Osservatorio Assolavoro Datalab, l’Osservatorio dell’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro.

Dal Food & Beverage alla grande distribuzione le posizioni più richieste

Per quanto riguarda il personale Food & Beverage e della produzione agroindustriale si cercano aiuto panettieri e pasticceri industriali. Aumenta anche la richiesta di magazzinieri e mulettisti, operatori dei trasporti e personale di accoglienza.

Dalla grande distribuzione ai mercati e ai negozi, si segnalano annunci per la ricerca di allestitori, commessi e addetti ai reparti per far fronte ai picchi di fabbisogno in vista del Natale.
Solitamente, si tratta di posizioni per le quali si richiede disponibilità a lavorare su turni e nei giorni festivi, flessibilità negli orari, e per chi lavora a contatto con il pubblico, buona conoscenza di almeno una lingua straniera.

Contratti di lavoro in somministrazione e a tempo determinato

Si tratta per lo più di contratti di lavoro in somministrazione, ovvero con le tutele e la retribuzione tipica del lavoro dipendente, e per quelli a tempo determinato, con occasioni doppie di reimpiego allo scadere del rapporto di lavoro.

Nel bimestre novembre-dicembre i gruppi professionali di riferimento ai quali appartengono le offerte di lavoro legate al Natale alimenteranno in tutto circa 340 mila richieste di profili. La somministrazione, inoltre, nel periodo in esame offrirà complessivamente in tutti i settori circa 150 mila opportunità di lavoro. 

Come presentare la propria candidatura?

Nel solco delle attività di analisi condotte da Assolavoro Datalab la ricerca sulle figure natalizie è stata condotta su dati interni al settore e su fonti terze qualificate.

Con l’elaborazione e la diffusione dei dati rilevanti sulle competenze e sulle professioni più ricercate nel mercato del lavoro, Assolavoro punta anche a favorire un maggior collegamento tra il sistema della scuola e il mondo del lavoro, nell’ambito del protocollo siglato tra Assolavoro e il ministero dell’Istruzione e del Merito.

Per candidarsi è possibile contattare le singole agenzie per il lavoro. L’elenco delle principali filiali delle agenzie per il lavoro, accreditate presso l’apposito albo del ministero del Lavoro, è disponibile sul sito di Assolavoro.

Falsi miti sulla cybersicurezza: cosa influenza i comportamenti digitali degli italiani?

Un recente studio condotto da Kaspersky, intitolato “Entusiasmo, superstizione e grande insicurezza – Come gli utenti di tutto il mondo si confrontano con l’universo digitale”, ha messo in evidenza i principali miti e le superstizioni digitali che influenzano il comportamento degli utenti italiani.

La ricerca rivela come, nonostante l’uso diffuso di dispositivi digitali da decenni, molti utenti fatichino ancora a distinguere tra pratiche di sicurezza valide e quelle basate su convinzioni errate.

Superstizioni e pratiche senza fondamento 

Lo studio ha scoperto che il 42% degli italiani ritiene che coprire la webcam dei propri dispositivi sia una misura efficace per garantire la propria privacy. Allo stesso tempo, il 36% degli utenti italiani crede erroneamente che la modalità di navigazione in incognito offra una protezione completa e li renda invisibili online. Queste credenze dimostrano una diffusa confusione su cosa effettivamente protegga la privacy digitale.

Quando il comportamento digitale espone a rischi

Nonostante queste preoccupazioni per la privacy, molti italiani continuano a condividere i propri dati personali senza riflettere sui rischi. Ad esempio, il 39% degli intervistati partecipa a minigiochi e test online, spesso fornendo informazioni personali a fonti non affidabili e pubblicando i risultati sui social media. Questa condivisione incontrollata non solo mette a rischio la propria privacy, ma coinvolge anche amici e contatti nella divulgazione incauta di dati sensibili.

La “paura” degli assistenti vocali 

Un altro aspetto interessante emerso dallo studio è la diffidenza verso gli assistenti vocali. Quasi la metà degli italiani teme che questi dispositivi ascoltino costantemente e raccolgano informazioni personali. In risposta a queste preoccupazioni, il 24% degli intervistati ha dichiarato di attivare la modalità aereo durante conversazioni private importanti, per evitare qualsiasi potenziale intercettazione.

Quanto conta l’approccio informato

Anna Larkina, Web-Content Analyst di Kaspersky, ha sottolineato l’importanza di adottare un approccio critico e ben informato alla cybersicurezza. Ha dichiarato che, per garantire la protezione della propria privacy e sicurezza online, è essenziale basarsi su fatti verificati e fonti affidabili, evitando di cadere preda di miti e superstizioni non comprovate. Inoltre, Larkina consiglia l’implementazione di soluzioni di sicurezza complete che possano offrire una protezione robusta contro una vasta gamma di minacce digitali.

In sintesi, lo studio evidenzia la necessità di una maggiore educazione sulla cybersicurezza, affinché gli utenti possano distinguere tra pratiche sicure e convinzioni errate, proteggendo così efficacemente la propria privacy digitale.

Transizione energetica: l’Italia punta ad aumentare gli immobili in classe A

La recente normativa Performance of Buildings Directive (EPBD) dell’UE, nota come Direttiva Case Green, promuove la riqualificazione energetica in ogni stato membro degli immobili residenziali e non residenziali da partire dal 2030.
CRIF, nell’ambito del proprio ESG Outlook, l’osservatorio sulla sostenibilità di imprese, individui e immobili, ha analizzato il processo di efficientamento energetico degli immobili italiani e gli scenari di sviluppo possibili in base a diversi fattori.

In questo percorso gli incentivi governativi e la politica monetaria faranno la differenza nel raggiungimento degli obiettivi green posti dall’Unione Europea. Inoltre, sarà importante il ruolo del settore bancario nell’indirizzare maggiormente i flussi di credito verso progetti e investimenti sostenibili.

Il processo di efficientamento è già in corso

Secondo i dati SIAPE e CRIF attualmente solo il 4% degli immobili residenziali italiani è in classe energetica A.
Tuttavia, oltre il 40% degli immobili ristrutturati nel 2023 sono stati portati a questa classe energetica, mentre le nuove costruzioni, sempre in questa classe, superano il 90%.

Il processo di efficientamento è dunque già in corso. Nello scenario più avverso, la riduzione di immobili in classe G è limitata (nel 2030 rappresenteranno il 34% e nel 2050 il 29% del totale degli immobili), mentre la quota della classe energetica A migliorerà lentamente, passando al 6% nel 2030 e al 14% nel 2050.

Scenari futuri del patrimonio immobiliare italiano

Lo scenario intermedio contempla moderati sforzi per migliorare l’efficienza energetica, in linea con le tendenze in atto e il supporto di incentivi paragonabili a quelli già in vigore, che porteranno a un graduale miglioramento delle classi energetiche degli immobili. La riduzione degli immobili di classe G sarà al 13% e gli immobili di classe A nel 2050 copriranno il 31% del totale degli immobili. Tuttavia, resterebbe una significativa quota di edifici appartenenti alle classi meno efficienti.
Considerando invece lo scenario ottimistico, si riscontrano miglioramenti più netti, con una riduzione degli immobili in classe G al 26% entro il 2030 e al 7% entro il 2050. E un aumento significativo degli immobili in classe A, che toccheranno il 14% nel 2030 e il 37% sul totale degli immobili nel 2050.

Il ruolo cruciale delle banche

“Le banche possono svolgere un ruolo cruciale in questo processo di transizione, riprogettando le proprie strategie per aumentare l’erogazione di mutui Green e di prodotti finanziari per la riqualificazione energetica. In questo modo possono allinearsi agli obiettivi di sostenibilità dell’Unione Europea, e al contempo, ridurre i requisiti di capitale grazie a un minor rischio del proprio portafoglio oltre alla rivalutazione del valore degli immobili su cui è stata fatta un’azione di riqualificazione – commenta Marco Macellari, director & head of risk management di CRIF -. La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e un futuro sostenibile deve proseguire senza sosta ed essere obiettivo comune di tutte le parti coinvolte, poiché rappresenta non solo una necessità ambientale ma anche un’opportunità strategica di innovazione per il settore finanziario”.

Sicurezza informatica, quali sono le ultime evoluzioni?

Fari accesi sulla informatica, che negli ultimo anni è diventato un tema centrale per la aziende. Questo perchè  si registra un numero crescente di attacchi digitali, accentuati dall’avvento dell’intelligenza artificiale. Tra i vari tipi di malware, uno dei più pericolosi e diffusi è il ransomware. Questo termine, derivato dall’unione delle parole inglesi “ransom” (riscatto) e “software”, descrive un tipo di malware che prende in ostaggio i dati delle vittime attraverso la crittografia, richiedendo un riscatto per la loro liberazione.

Ransomware: una minaccia sempre più grande

Il ransomware rappresenta una minaccia particolarmente grave per organizzazioni e aziende, che spesso sono disposte a pagare il riscatto per evitare la perdita di dati cruciali. Negli ultimi anni, la diffusione di questo tipo di malware è aumentata in modo esponenziale. Nel 2021, ad esempio, è stato registrato un incremento del 93% rispetto all’anno precedente, secondo un rapporto di Sophos, sottolineando l’evolversi costante di questa minaccia nel panorama informatico.

Tipologie di ransomware

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il ransomware non è di un solo tipo. Esistono numerose varianti, alcune delle quali più pericolose di altre. Ecco una panoramica dei principali tipi di ransomware:

Locker Ransomware: blocca completamente l’accesso dell’utente al sistema operativo, impedendo di utilizzare file e applicazioni.
Crypto Ransomware: cifra i file dell’utente, inclusi documenti e immagini, mantenendo il sistema operativo accessibile per permettere il pagamento del riscatto.
Cripto-Worm: diffonde la crittografia dei file attraverso reti e dispositivi connessi, rappresentando una delle varianti più pericolose per le aziende.
Doxware (o Leakware): minaccia di pubblicare online informazioni sensibili se il riscatto non viene pagato, aumentando la pressione sulle vittime.

Come avviene l’attacco?

I ransomware possono colpire sia individui sai aziende attraverso vari metodi. Il metodo più comune è tramite email con allegati infetti che, una volta aperti, “contagiano” l’intero computer. Altri metodi includono il download di file da siti web compromessi e l’exploit di vulnerabilità in software aziendali o di uso quotidiano.

Strategie di difesa

Per difendersi efficacemente dal ransomware, è fondamentale adottare diverse strategie preventive. Una delle più diffuse è il backup regolare dei dati sensibili. Eseguire backup frequenti e conservarli in luoghi sicuri è essenziale per neutralizzare la minaccia: in caso di attacco, i dati possono essere ripristinati senza pagare il riscatto. Oltre ai backup, l’uso di software anti-malware è cruciale.

Tra i vari programmi disponibili, Malwarebytes è uno dei più utilizzati. Grazie alla protezione in tempo reale, questo software può bloccare il ransomware prima che causi danni. Inoltre, offre un servizio di scansione approfondita che permette di identificare e rimuovere malware nascosti, inclusi i ransomware.

Conclusione

Il ransomware è una delle minacce informatiche più gravi e diffuse del nostro tempo, e il fenomeno continua a crescere. Affrontare questa minaccia richiede non solo consapevolezza e preparazione, ma anche l’adozione di misure specifiche per proteggere i dati sensibili dalle sofisticate strategie di attacco informatico.

Case green: si vendono prima e sono sempre meno

Dopo l’approvazione della direttiva europea Case Green, che prevede solo immobili a emissioni zero entro il 2050, il mercato delle compravendite si muove con un occhio alla sostenibilità. Tanto che gli immobili di classe A hanno un tempo di permanenza sul mercato di oltre 20 giorni minore rispetto a quelli di classe G.
Secondo studio realizzato da Century 21 Italia e Wikicasa un immobile di classe A oggi ha un tempo medio di permanenza sul mercato di circa 68 giorni, mentre una casa che appartiene alla classe G ha bisogno di 90 giorni per essere venduta.

“La classe energetica si sta via via attestando come un driver di scelta trainante – commenta Mattia Colantuoni, co-founder di Wikicasa -. Se consideriamo le ricerche degli utenti, le ricerche che includono i soli immobili ad alta efficienza energetica sono aumentate di oltre il 72% tra il 2023 e il 2022”.

Il valore dell’impatto energetico

“Se guardiamo all’anno precedente la differenza non era così marcata – puntualizza Marco Tilesi, ceo Century 21 Italia -. È evidente che si sono ormai connotati due mercati distinti con dinamiche proprie, e che ci stiamo muovendo sempre più verso un acquisto consapevole del valore dell’impatto energetico sul lungo periodo”. 

Anche perché, acquistare un immobile efficiente sotto il profilo energetico consente di risparmiare notevolmente in futuro. “Non solo sui costi della bolletta, ma anche sugli interventi di ristrutturazione che molti proprietari di casa dovranno sostenere nei prossimi anni per migliorare prestazioni e consumi degli immobili”, aggiunge Colantuoni.

Aumentano le case in vendita nelle classi inferiori

Ma non è tutto. Tempi di permanenza diversi si riflettono inevitabilmente sulla disponibilità stessa degli immobili sul mercato. Se nel 2024 le case appartenenti alle classi energetiche dalla B alla G in vendita sono di più rispetto al 2023, con quelle di classe G passate da poco più di 60.000 a oltre 120.000, non è lo stesso per gli immobili di classe A.

Infatti, nel 2023 le case in classe A erano 25.444 e oggi superano di poco le 23.000 unità.
“Analizzando i dati a disposizione – continua Tilesi – possiamo immaginare che presto questa scarsità di immobili in classe A si rifletterà anche sui prezzi generando un aumento”.

Come adeguarsi alla nuova normativa UE?

“Se le esigenze della domanda sono ormai chiare al mercato, il comportamento dell’offerta non si è ancora regolato di conseguenza – spiega Colantuoni -. Lo stock nazionale di immobili ad alta efficienza energetica è costituito in larga parte da nuove costruzioni. Per questo motivo, lo scenario che si prefigura in seguito alle nuove normative UE entro il 2050 dovrà, per forza di cose, prevedere incentivi e misure di ristrutturazione dello stock già esistente, in modo da poter aumentare il numero di immobili ad alta efficienza disponibili sul mercato, e assicurare il giusto match tra domanda e offerta”.

Instagram e Threads: arriva il cross-posting tra le due app

Arriva una nuova funzionalità che potrebbe rafforzare ulteriormente le interazioni tra i due servizi di Meta, Instagram e Threads. Questa funzione permetterà infatti agli utenti delle app di postare immagini su Instagram e contemporaneamente, caricarle anche su Threads, il servizio di microblogging, nato per competere con X, la ex Twitter.

Threads sta quindi esplorando la possibilità di integrare il cross-posting con Instagram. Gli utenti dovranno attivare manualmente la nuova funzionalità, ma al momento non è chiaro se l’impostazione rimarrà attiva anche per i post futuri.
Poiché al momento è ancora in fase di test, questa opzione non è infatti disponibile per tutti gli utenti.

Un lancio globale non per tutti gli utenti 

Di fatto, secondo TechCrunch, il blog americano di informazione tecnologica, alcuni utenti di Instagram hanno notato una nuova opzione nelle impostazioni dei loro account, che permette appunto il cross-posting verso Threads tramite un interruttore interno al menu.

Quando verrà lanciata a livello globale, la funzione di cross-posting sarà disponibile per un numero ristretto di utenti, e solo nel corso del tempo verrà allargata a tutti. Ma sarà comunque limitata unicamente alla condivisione di immagini.

Almeno in fase iniziale i Reel di Instagram non saranno supportati

A quanto pare, quindi, gli utenti dovranno caricare manualmente i loro video su Threads, nonostante il cross-posting sia abilitato sul loro account Instagram.
Per quanto possa sembrare insolita, la mossa di Meta non stupisce. Considerando che Instagram sta diventando una piattaforma sempre più dedicata ai contenuti video, la compagnia sta cercando di rendere Threads il ‘luogo’ destinato a ospitare le foto dei suoi utenti. Un po’come lo era Instagram all’inizio della carriera.

Allo stesso tempo, è innegabile che Meta stia cercando di fare quanto è possibile per ampliare il pubblico del nuovo social, che lo scorso mese ha superato il record dei 150 milioni di utenti attivi mensili, si legge su Wired.

Le immagini condivise avranno didascalie automatiche

Un aspetto interessante riguarda le didascalie. Postare un’immagine da Instagram a Threads comporterà infatti l’utilizzo automatico della didascalia come testo per il post su Threads.
Tuttavia, Threads non supporta l’uso di hashtag con il simbolo del cancelletto (#) come invece accade per Instagram.
Pertanto, si prevede che gli hashtag nella didascalia cross-postata verranno rimossi automaticamente.

Ma oltre al test sulla funzionalità di cross-posting, Threads sta sperimentando altre novità, come l’archiviazione automatica dei vecchi post e l’introduzione di risultati di ricerca in tempo reale per alcuni utenti.
Inoltre, riporta Adnkronos, è stato lanciato un nuovo strumento che permette di salvare bozze, scattare foto direttamente dall’app e condividere contenuti e storie su Facebook. In particolare, sfruttando una funzionalità simile al tool di cross-posting già esistente per il social network.

Alle prossime Elezioni Europee voterà il 47% dei giovani italiani

Rispetto al 54,5% di partecipazione al voto nel 2019 le stime per le Europee del 2024 (dal 6 al 9 giugno) mostrano un’affluenza complessiva in flessione al 45%, confermando in Italia il trend discendente degli ultimi 15 anni, opposto a quello generale in Europa.
Secondo un’indagine del Consiglio Nazionale dei Giovani (Cng), realizzata in collaborazione con l’Istituto Piepoli, il 47% dei giovani italiani sarebbe però propenso a votare. Un dato positivo, considerando che l’affluenza tra gli over 54 è stimata addirittura al 43%.

Del resto, l’aumento complessivo dell’affluenza alle urne nel 2019 in Europa (50,6%, la più alta dal 1994) è stato determinato principalmente dalle giovani generazioni, in particolare, dai cittadini sotto i 25 anni (+14% vs 2014) e dai 25-39enni (+12%).

Under25 poco soddisfatti del dibattito elettorale

D’altronde, solo l’8% dei giovani si ritiene molto soddisfatto dal dibattito politico sulle Europee, mentre 6 giovani su 10 reputano che quest’ultimo non stia affrontando adeguatamente le criticità e le esigenze che vivono.

Secondo la ricerca il dato scende ulteriormente se a essere presi in considerazione sono solo gli under 25. Considerando il campione 18-24, infatti, solo il 33% è soddisfatto almeno in parte. Salgono così a 7 su 10 i giovani che ritengono che non si stiano affrontando adeguatamente criticità ed esigenze. Dato di molto inferiore a quello della fascia 35-54, dove la percentuale raggiunge il 50%.

Focus su occupazione, scuola, ambiente

Per i giovani, i temi su cui il dibattito si deve orientare sono, invece, innanzitutto quelli relativi a lavoro e occupazione (39%), a cui seguono scuola e università (18%), formazione post-scuola/università (18%) e il cambiamento climatico (9%).

Questi dati rivelano un urgente bisogno di riorientare il focus del dibattito politico verso questioni che hanno un impatto diretto sul futuro professionale e personale di ragazze e ragazzi.

Serve un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni, anche tra i candidati

“Sono soprattutto le giovani generazioni a voler contribuire alle scelte collettive, non solo del nostro Paese ma anche dell’Unione Europea – commenta la Presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, Maria Cristina Pisani -. È la ragione per cui sarà necessario un sempre maggiore coinvolgimento nelle prossime settimane, sia in termini di individuazione di priorità sia di elettorato attivo sia passivo, considerando che anche a livello europeo la media dell’età degli eletti italiani continua a essere alta, circa 49,2 anni”.

Si tratta di un trend, riporta Askanews, che deve essere invertito, aggiunge Pisani, “considerando “l’ampia volontà delle giovani generazioni di essere pienamente incluse nei processi decisionali per affrontare quelle che sono, a loro avviso, le maggiori criticità che vivono e che indicano con particolare chiarezza come urgenze e priorità”.

Formazione, una priorità per l’85% delle aziende italiane

L’85% delle aziende considera la formazione aziendale molto importante, se non addirittura fondamentale. Questo dato evidenzia come l’apprendimento permanente sia considerato una leva strategica di sviluppo e trasformazione per le imprese. A sostenerlo è l’indagine condotta da Gility, una società EdTech nata come joint venture tra CDP Venture Capital Sgr e BPER Banca, finalizzata a sostenere la competitività delle aziende italiane e la crescita delle competenze, anche tra le PMI.

Le risposte di imprese e responsabili della Risorse umane

Gility ha condotto un’analisi quantitativa basata su una survey distribuita a un campione di 200 aziende italiane e un’indagine qualitativa che ha coinvolto 64 professionisti nell’ambito delle Risorse Umane, del Learning & Development e del management aziendale. La ricerca ha abbracciato diverse realtà aziendali e filiere industriali, con una significativa partecipazione di PMI e microimprese (53% del campione, considerando il numero di dipendenti).

I dipendenti preferiscono corsi di lingue straniere e sostenibilità

Dall’indagine è emerso che le aree in cui le aziende investono di più nella formazione, escludendo quella obbligatoria, riguardano le competenze specifiche per mansione/settore (32%), quelle digitali e informatiche (27%), le soft skill (20%), le lingue (5%), la sostenibilità ambientale (4%) e altre tematiche (12%). Tuttavia, è interessante notare che la formazione offerta non sempre corrisponde alle tematiche più richieste dai dipendenti. Ad esempio, il 15% dei dipendenti vorrebbe formarsi di più sulla sostenibilità e il 50% sulle lingue.

Emergono modelli formativi ibridi

Anche se il Digital Learning, sincrono e asincrono, si sta affermando come un pilastro centrale nella formazione aziendale, il 66% delle aziende adotta ancora la formazione in presenza. Emerge però una tendenza verso modelli formativi ibridi, che combinano e-learning individuale con sessioni pratiche in aula: al momento l’implementazione pratica di strumenti tecnologici avanzati è ancora embrionale.

Tra i benefici più apprezzati della formazione digitale, secondo i dipendenti, ci sono la flessibilità di erogazione (86%), il risparmio di tempo e costi (80%) e la semplicità con cui vengono erogati (60%).

I giovani vogliono flessibilità

Le nuove generazioni manifestano una preferenza per un approccio flessibile all’apprendimento continuo, prediligendo modalità di apprendimento autonome e asincrone che consentono loro di procedere al proprio ritmo. Inoltre, esprimono il bisogno di applicare concretamente quanto appreso, preferendo metodologie interattive come il role play e il coaching.

Per il 2024, le principali aree di formazione su cui si intenderà investire includono la comunicazione e la collaborazione, l’intelligenza artificiale e le competenze digitali.

Il phishing potenziato dall’AI colpisce il 90% delle organizzazioni

È quanto emerge dal report globale di Acronis sulle minacce digitali dal titolo ‘Incessante aumento degli attacchi informatici: PMI e MSP nel mirino’: nel secondo semestre del 2023 il phishing potenziato dall’Intelligenza artificiale ha colpito oltre il 90% delle organizzazioni, contribuendo in modo netto all’incremento del 222% degli attacchi sferrati via e-mail.
“La tendenza in atto a livello globale è preoccupante – sottolinea Candid Wüest, Vicepresidente di Acronis Product Management -: i criminali continuano a sfruttare ChatGPT e sistemi di AI generativa simili per creare codice dannoso e sferrare attacchi più efficaci e automatizzati”.

D’altra parte, il report conferma la tendenza alla diminuzione delle varianti e del numero di nuovi gruppi di ransomware, ma le famiglie più diffuse di questo vettore continuano a causare perdite di dati, e denaro, alle aziende di tutto il mondo.

MSP sotto attacco con l’island hopping o lo stuffing delle credenziali

Il report anticipa un’intensificazione degli attacchi con tattiche avanzate, come quelli alla supply chain, basati sull’AI, e le incursioni sponsorizzate da Stati nazione.
Gli MSP devono prepararsi a far fronte a minacce specifiche per le loro attività. Tra queste, la strategia di ‘island hopping’, in cui gli aggressori sfruttano l’infrastruttura di un MSP per attaccare i clienti, o lo stuffing delle credenziali, con cui viene sfruttato l’ampio accesso ai sistemi di cui dispone un MSP.

Nell’ultimo trimestre 2023, i paesi più colpiti dagli attacchi malware (ogni malware circola in media 2,1 giorni prima di scomparire) sono stati Singapore, Spagna e Brasile.
Nello stesso periodo, Acronis ha bloccato quasi 28 milioni di URL sugli endpoint (- 36% vs quarto trimestre 2022) e ha reso pubblici 1.353 casi di ransomware.

Ransomware e furti di dati minacciano PA e imprese

Aumenta l’impiego di sistemi di AI generativa per avviare attacchi informatici e creare contenuti dannosi. WormGPT, FraudGPT, DarkBERT, DarkBART e ChaosGPT sono alcuni tra gli strumenti più utilizzati dagli hacker.
Ma è il ransomware la principale minaccia per le medie e grandi imprese, colpendo settori strategici come la PA e la sanità, mentre i furti di dati sono la seconda minaccia più diffusa.

I gruppi specializzati in ransomware più attivi nel 2023 includono invece LockBit, Cl0P, BlackCat/ALPHV, Play e 8Base.
Il provider italiano di servizi cloud Westpole per la PA ha subito un importante attacco che ha messo in crisi servizi per 1.300 amministrazioni pubbliche, tra cui 540 comuni. L’attacco, attribuito a LockBit 3.0, ha portato a operazioni manuali in diversi comuni, con ripercussioni sui pagamenti degli stipendi.

Violati gli account di posta nel cloud di Microsoft

Mentre l’agenzia italiana per la sicurezza informatica ha recuperato i dati di oltre 700 enti, il ripristino delle restanti 1.000 amministrazioni pubbliche rimane in difficoltà, sollevando preoccupazioni circa la capacità di Westpole di recuperare completamente i dati e adempiere agli obblighi nei confronti delle PA colpite.

Non cessano poi gli attacchi agli MSP, come la recente violazione di alto profilo che ha interessato numerose agenzie governative degli USA. Le vulnerabilità degli account di posta elettronica nel cloud di Microsoft, ad esempio, hanno causato la violazione di 60.000 e-mail appartenenti a 10 account del Dipartimento di Stato USA.