Giovani YouTuber sì ma in sicurezza. Qualche consiglio per i genitori

Per molti ragazzi i content creator rappresentano veri e propri modelli di riferimento, e il desiderio di emergere online si manifesta spesso già prima dell’adolescenza. In questo contesto, il coinvolgimento dei genitori non è solo utile, ma fondamentale.

Oltre il 30% dei bambini della Generazione Alpha sogna infatti di diventare social media creator, e circa il 32% dei ragazzi tra i 12 e i 15 anni indica lo YouTuber come professione ideale.
Per aiutare i genitori a proteggere i bambini e imparare a mettere in pratica le principali regole di cybersecurity gli esperti di Kaspersky hanno messo a punto la “Digital Schoolbag: A Parent’s Guide for the School Year”, una guida creata per fornire i consigli per affrontare il mondo online, ma anche offline, in sicurezza.

Affrontare in modo naturale i temi cruciali del mondo online

Se un bambino dice di voler diventare YouTuber è normale che i genitori si preoccupino. Ma la risposta più costruttiva non è vietarlo, bensì aprire un dialogo. Chiedere perché il bambino desidera aprire un profilo, quali contenuti vorrebbe condividere e scoprire insieme gli ultimi trend online aiuta infatti a entrare nel suo mondo.

Questo atteggiamento ha due vantaggi: da un lato dimostra attenzione autentica per i suoi interessi, creando fiducia, e dall’altro permette di affrontare in modo naturale temi cruciali come la privacy, i limiti dei contenuti e la gestione del tempo online.
Per rendere queste conversazioni più semplici e coinvolgenti, è utile partire da risorse adatte all’età.

Buone abitudini digitali fin dall’inizio

Invece di consegnare un telefono e lasciare che i propri figli imparino da soli è importante prendersi il tempo necessario per configurare gli account insieme. Che si tratti di YouTube, TikTok, Instagram o un’altra piattaforma, scegliere impostazioni di privacy adeguate (chi può vedere i post, commentare o inviare messaggi), disattivare l’impostazione di geolocalizzazione predefinita, utilizzare una password forte e unica, e abilitare l’autenticazione a due fattori (2FA) offrono una protezione aggiuntiva.

Questo non solo reduce il rischio di hacking o esposizione, ma insegna anche al proprio figlio buone abitudini di sicurezza digitale fin dall’inizio.

Imparare a non condividere tutto

Quando i bambini pubblicano contenuti online spesso vogliono condividere tutto: dove sono, cosa fanno e con chi sono.
“Crescere” online, però, vuole dire imparare che non tutte le informazioni devono essere rese pubbliche. È quindi importante aiutare i propri figli a capire la differenza tra creare e consumare contenuti divertenti ed essere esposto a materiali o attività potenzialmente pericolosi o dannosi.

Questo significa, ad esempio, non condividere l’indirizzo di casa, il nome della scuola, gli orari, i programmi delle vacanze o i luoghi frequentati regolarmente. Si tratta di dettagli che possono involontariamente rendere i ragazzi e le ragazze più facili da rintracciare. Soprattutto se questi dati vengono abbinati a foto, tag di posizione e timestamp.

La valutazione dei rischi non finisce mai: il ruolo chiave dell’aggiornamento DVR

La gestione della sicurezza sul lavoro in qualsiasi azienda costituisce un processo che possiamo definire “dinamico”.

Essa non si esaurisce infatti con la redazione iniziale del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), un adempimento normativo basilare per ogni attività lavorativa.

La sua efficacia dipende dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti e alle evoluzioni che intervengono nell’ambiente lavorativo.

Questo documento non è una mera formalità burocratica, bensì uno strumento attivo per la protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Mantenere il DVR costantemente aggiornato è un dovere giuridico inderogabile e una pratica essenziale per garantire un ambiente di lavoro sicuro e conforme alle normative vigenti.

Il DVR non è un compito statico

Il DVR si è come una fotografia dei pericoli presenti in un dato momento all’interno di un’azienda, in cui vengono esaminate mansioni, attrezzature e processi produttivi.

Esso identifica le misure preventive e protettive da adottare per ridurre o eliminare tali rischi, assegnando specifiche responsabilità e definendo procedure di emergenza.

Potremmo definirlo uno strumento vivo, che necessita di essere rivisto e modificato ogni qualvolta si verifichino cambiamenti significativi nelle condizioni che lo hanno generato.

Un DVR obsoleto potrebbe compromettere la sicurezza aziendale esponendo i lavoratori a pericoli non più contemplati o gestiti adeguatamente.

Aggiornamento del DVR: quando è obbligatorio

L’obbligo di aggiornare il DVR non è lasciato alla discrezione del datore di lavoro, ma è stabilito da precise disposizioni normative.

In particolare, l’aggiornamento DVR diventa imperativo in diverse circostanze, come ad esempio significative modifiche del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro, che potrebbero introdurre nuovi pericoli o alterare quelli esistenti.

L’introduzione di nuove attrezzature, macchinari o sostanze chimiche, che possono generare rischi sconosciuti in precedenza, richiede una nuova valutazione per integrarli nel DVR.

In sintesi, ogni volta che si verificano mutamenti rilevanti nell’azienda, si rende indispensabile una revisione del documento per far si che sia sempre valido.

Benefici di un DVR sempre attuale

Un DVR costantemente aggiornato porta numerosi vantaggi operativi oltre al mero adempimento normativo. In primo luogo, contribuisce a creare un ambiente di lavoro più sicuro per tutti i dipendenti, riducendo l’incidenza di infortuni e malattie professionali

La diminuzione degli incidenti si traduce anche in un miglioramento della produttività aziendale, evitando interruzioni delle attività e assenze del personale.

Un DVR sempre aggiornato migliora anche la reputazione dell’azienda nei confronti dei dipendenti, dei clienti e delle autorità di controllo. Questo dimostra un impegno concreto verso la sicurezza, rafforzando la credibilità.

Chi si occupa dell’aggiornamento

Il compito di mantenere aggiornato il DVR ricade sul datore di lavoro, il quale detiene la responsabilità ultima della sicurezza e della salute dei propri dipendenti.

Tale attività non può essere delegata interamente, ma il datore di lavoro si avvale della collaborazione di figure specializzate.

  • Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP): svolge un ruolo di supporto tecnico e scientifico nella valutazione dei rischi e nell’individuazione delle misure preventive e protettive appropriate.
  • Il Medico Competente: contribuisce con la sua esperienza in materia di sorveglianza sanitaria, analizzando gli impatti dei rischi sulla salute dei lavoratori e suggerendo le azioni correttive necessarie.

La collaborazione sinergica di queste figure assicura una valutazione completa e un aggiornamento efficace del DVR.

L’importanza della formazione e informazione

Una corretta gestione della sicurezza e l’efficacia del DVR dipendono in gran parte dalla formazione di tutti i soggetti coinvolti, dai lavoratori ai dirigenti.

I dipendenti devono essere in grado di riconoscere nuovi rischi o situazioni potenzialmente pericolose, segnalandole tempestivamente ai loro superiori.

Dirigenti e preposti necessitano di formazione specifica per comprendere il proprio ruolo nella gestione della sicurezza, garantendo l’applicazione delle procedure e il rispetto delle normative.

Un personale ben formato contribuisce attivamente al mantenimento di un ambiente di lavoro sicuro e all’aggiornamento continuo del DVR.

Estate italiana: si parte in auto, verso Sud, con il partner

Tra prenotazioni anticipate e partenze last minute le vacanze d’agosto 2025 si preparano all’insegna della strada e della libertà. 
Oltre la metà degli italiani (55%) partirà proprio ad agosto e tra chi ha già scelto la destinazione, l’auto sarà protagonista (76%).

Un dato che conferma la voglia di indipendenza e flessibilità, tanto che il 62% affronterà il viaggio con la propria macchina o con quella di amici e familiari, mentre il 14% sceglierà di affidarsi al noleggio.
A raccontarlo è AutoScout24. Con la playlist estiva in sottofondo gli italiani sono pronti a lasciare tutto alle spalle per inseguire il blu del Sud Italia e delle Isole. Le vacanze dureranno almeno due settimane, e per molti, il viaggio sarà tutt’altro che breve.

Le mete più ambite

L’80% degli italiani sceglierà di restare entro i confini nazionali, preferendo l’Italia a destinazioni europee ed extra-europee.
A guidare la scelta è la voglia di relax e di sole: quasi la metà degli intervistati ha indicato il mare come rifugio ideale dalle fatiche lavorative.

In cima alla classifica, la Sicilia, con il 28% delle preferenze, seguita da Calabria, Puglia, Toscana e Lazio, che continuano a fare breccia nei cuori dei vacanzieri per il loro mix di paesaggi, cultura e tradizioni.
E per molti non si tratta di una semplice pausa. Il 58% degli italiani si prenderà due o più settimane di ferie, immergendosi in un periodo di vero stacco. 

Compagni di viaggio cercasi

C’è poi chi preferisce una singola destinazione per rilassarsi senza pensieri (47%) e chi ha scelto un tour itinerante con almeno tre tappe per scoprire luoghi diversi giorno dopo giorno.

Anche il livello di organizzazione è variabile. La maggioranza (69%) ha prenotato solo lo stretto necessario, lasciando spazio all’improvvisazione. A rendere tutto questo possibile è ancora una volta l’automobile (90%), il mezzo ideale per costruire un viaggio on the road attraversando più città (18%).
Il 73% degli italiani sceglierà poi di partire con il/la partner, il 19% con la famiglia e i figli, l’8% con i genitori e una piccola, ma decisa, percentuale di solitari (5%) è pronta a partire da sola.

Tormentoni musicali

In generale, le persone che partiranno in auto sono soddisfatte della compagnia (il 94% non cambierebbe i propri passeggeri), ma se si tratta di scegliere chi non avere a bordo le idee sono ancora più chiare.
Al primo posto tra gli “indesiderati” ci sono i logorroici (42%), temuti più dei silenziosi (12%), che rischiano di rendere il viaggio noioso per il motivo opposto.
Anche bambini e animali vengono indicati da molti come passeggeri complicati (entrambi 21%), seguiti dai suoceri. E niente passaggi agli sconosciuti: l’85% non si fida a caricare autostoppisti.

Uno dei piaceri irrinunciabili del viaggio on the road però è la musica. Anche se solo il 15% degli italiani preparerà una playlist ad hoc per le vacanze, saranno in molti a lasciarsi trasportare dalle hit del momento lungo il percorso.

Device ricondizionati: convenienti, sostenibili ma anche sicuri? 

Noi italiani in particolare siamo dei veri fan di smartphone e device tecnologici, tanto da volerne continuamente… di nuovi. Però negli ultimi tempi le cose stanno un po’ cambiando: sempre più persone scelgono di rallentare questa corsa, forse un po’ stufe di inseguire ogni ultimo modello. È una nuova filosofia, che prende ispirazione dalla “Joy of Missing the Upgrade” (JOMU): la soddisfazione di non dover per forza acquistare l’ultimo dispositivo, scegliendo invece di valorizzare quelli già esistenti. Non sorprende che in questo contesto cresca l’appeal del ricondizionato.

Lo dimostrano anche i dati diffusi da eBay. Oggi oltre il 40% delle vendite sulla piattaforma riguarda articoli usati o rigenerati. Solo nei primi tre mesi del 2025, su eBay.it è stato visualizzato un prodotto ricondizionato ogni 11 secondi.

Sì al risparmio “responsabile”

Il risparmio è un motivo chiave per scegliere il ricondizionato: sulla piattaforma si può arrivare a spendere fino al 40% in meno rispetto al nuovo. Questo vale in particolare per categorie come informatica e gaming, ma anche per smartphone ed elettrodomestici. Ma non si tratta solo di una questione di prezzo: il 68% dei consumatori riconosce il valore ambientale di questa scelta.

Nel 2024, grazie alla vendita di articoli ricondizionati, eBay ha contribuito a evitare 1,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ e 70.000 tonnellate di rifiuti, con un impatto economico positivo pari a 5 miliardi di dollari.

Cinque idee sbagliate sul ricondizionato

Anche se i trend dimostrano che la “nuova vita” dei device è sempre più interessante per i consumatori, alcuni falsi miti legati al ricondizionato sono duri da sradicare. Ecco i cinque più comuni:

“Vale solo per gli smartphone” Falso: oggi l’offerta include di tutto, dai robot da cucina alle console da gioco, fino a lavastoviglie, aspirapolveri e attrezzi per il fitness.

“Ha una qualità inferiore” I prodotti venduti nel Programma Ricondizionato eBay sono controllati da tecnici qualificati e classificati secondo standard precisi.

“Non c’è garanzia” Ogni articolo ricondizionato sulla piattaforma ha una garanzia di almeno 12 mesi, estendibile fino a 24.

“Non so chi vende” I venditori sono selezionati e verificati, con badge identificativi e feedback pubblici.

“Non si può regalare” Sempre più utenti sono favorevoli a regalare (e ricevere) prodotti ricondizionati, segno di un cambiamento culturale in atto.

    Il commercio diventa circolare

    Attraverso il suo Programma Ricondizionato, eBay promuove una visione più circolare e sostenibile del commercio. Con controlli rigorosi, il ricondizionato non è più un’alternativa, ma una scelta consapevole e soprattutto sostenibile.

    Integratori: gli alleati dello star bene per l’85% degli italiani

    Lo rivela la ricerca “Integratori e Benessere”, condotta da Doxa per Cristalfarma: per l’85% degli italiani gli integratori sono ormai un alleato quotidiano per sentirsi meglio. È un dato che non stupisce, se si considera il ritmo frenetico della vita moderna e l’attenzione sempre maggiore verso il benessere psicofisico.

    Tanto che la principale motivazione di acquisto di integratori alimentari  è il desiderio di contrastare stanchezza e affaticamento (81%). Il 43% li assume regolarmente, mentre il 42% li utilizza solo in alcuni periodi dell’anno. E oltre 9 italiani su 10 li hanno utilizzati almeno una volta nella vita. 

    Supporto al sistema immunitario, all’apparato digerente e contro la stanchezza

    L’uso stagionale degli integratori spesso è infatti legato ad affaticamento e stanchezza, fenomeni che si acuiscono durante i cambi di stagione o nei periodi di intenso studio o lavoro.
    Altre esigenze, anch’esse spesso associate a momenti specifici dell’anno, sono il supporto al sistema immunitario (79%) e all’apparato digerente (66%).

    Perché gli italiani sono così legati agli integratori, soprattutto per queste problematiche? Dalla ricerca emergono diversi fattori. Si evidenzia, innanzitutto, un equilibrio psicologico spesso fragile: solo 6 italiani su 10 si dichiarano soddisfatti della qualità del proprio sonno, mentre il restante 40% lamenta risvegli frequenti, difficoltà ad addormentarsi o risvegli precoci.
    A guidare la scelta degli integratori sono soprattutto i consigli di farmacisti e medici (58%).

    Farmacia e parafarmacia restano i canali di vendita preferiti

    Tuttavia, quasi un italiano su tre decide autonomamente, grazie soprattutto alle ricerche online e alla conoscenza dei marchi.
    I canali di vendita preferiti restano quelli fisici, farmacia (57%) e parafarmacia (39%), anche se il 55% degli intervistati si dice aperto anche all’acquisto online.

    Se lavoro e studio incidono notevolmente sul benessere fisico e mentale (il 70% segnala un impatto negativo, probabile o certo), il 78% afferma che influisce su umore ed energia il cambio di stagione, mentre il 45% riconosce nell’uso dei social network un impatto sul proprio benessere mentale.
    Molti intervistati, quindi, cercano di preservare una mente sana e in forma.

    Come coltivare il benessere psicofisico?

    Il 24% pratica attività utili alla concentrazione come meditazione, yoga o tai-chi, mentre 1 italiano su 2 si dedica ad hobby pratici o attività all’aperto (fai da te, camminate, giardinaggio, sport). E il 44% del campione svolge attività che stimolano la mente, come enigmistica, corsi, giochi di strategia o scrittura.

    Anche a tavola però non mancano i problemi. Il 70% degli italiani soffre con una certa frequenza di disturbi digestivi come gonfiore, meteorismo, reflusso o digestione lenta.
    E non si tratta solo di un disagio personale. Per il 72% di chi ne soffre, questi disturbi hanno un impatto sulla vita sociale, tanto che 1 su 4 (25%) ammette di aver rinunciato a eventi o uscite proprio a causa di questi problemi.

    Sentiment italiano: fiducia in calo tra i consumatori, in crescita tra le imprese

    Nel mese di giugno 2025, l’andamento della fiducia in Italia disegna un quadro altalenante. Secondo le rilevazioni Istat, le imprese fanno registrare un aumento del sentiment positivo, mentre tra i consumatori si rileva una lieve battuta d’arresto rispetto al mese precedente.

    I cittadini tornano scettici: aumenta il pessimismo

    La fiducia dei consumatori si riduce leggermente, passando da 96,5 a 96,1. La flessione coinvolge la maggior parte delle componenti che costituiscono l’indice, fatta eccezione per le valutazioni sul contesto economico generale e per le attese sull’occupazione, che restano stabili o in lieve miglioramento.

    Osservando gli indicatori specifici, il clima legato alla situazione economica nazionale cresce da 97,5 a 99,6, mentre restano invariati i giudizi sul futuro (93,7). Scendono invece sia la percezione delle condizioni personali (da 96,1 a 94,8), sia quella della situazione attuale (da 98,6 a 97,9), segnalando un sentimento di prudenza diffusa tra le famiglie italiane.

    Le imprese puntano sulla ripresa, tranne nel commercio

    Il clima di fiducia delle imprese segna un progresso, passando da 93,1 a 93,9. La crescita interessa tutti i principali comparti produttivi, ad eccezione del commercio al dettaglio, dove si osserva una leggera contrazione (da 102,8 a 101,9), dovuta in particolare alla grande distribuzione.

    Nel settore manifatturiero, le previsioni di produzione migliorano, nonostante il calo nei giudizi sugli ordini. Nel comparto edilizio, l’ottimismo riguarda soprattutto le prospettive occupazionali, mentre nei servizi di mercato crescono i giudizi sia sugli ordini sia sull’andamento generale. I trasporti guidano la crescita del settore, mentre i servizi turistici mostrano segnali di rallentamento.

    Un’economia in cerca di equilibrio

    Nel complesso, il mese di giugno mostra un’economia che si muove su due binari. Le imprese manifestano un atteggiamento più fiducioso, spinte da aspettative in miglioramento e segnali positivi in diversi settori. Le famiglie, invece, appaiono più caute, condizionate da incertezze legate alla sfera personale e quotidiana.

    WhatsApp: in arrivo canali in abbonamento e pubblicità nello “stato”

    Il colosso guidato da Mark Zuckerberg annuncia alcune nuove funzioni per WhatsApp. In particolare, per la tab Aggiornamenti.
    Si tratta del lancio degli abbonamenti ai canali, della possibilità per gli amministratori di promuovere i propri canali nonché di inserire inserzioni pubblicitarie nello stato.
    Queste ultime saranno visibili nella scheda presente in basso a sinistra nella schermata dell’app, quella dove si possono visualizzare lo stato dei propri contatti per 24 ore e i canali.

    “Negli ultimi due anni abbiamo lavorato per rendere questa tab il luogo dove gli utenti possono scoprire qualcosa di nuovo su WhatsApp e oggi viene utilizzata da 1,5 miliardi di persone al giorno – spiega Meta in una nota-. Incoraggiati da questo entusiasmo, desideriamo anche aiutare amministratori, organizzazioni e aziende a crescere su WhatsApp. Lo faremo in tre modi”.

    Aggiornamenti esclusivi con un pagamento mensile

    Il primo modo riguarda gli abbonamenti ai canali. Si potrà infatti sostenere “il proprio canale preferito abbonandosi per ricevere aggiornamenti esclusivi a fronte di un pagamento mensile”, specifica la società.
    Il secondo riguarda invece i canali promossi; “Aiuteremo a scoprire nuovi canali che potrebbero interessarti quando guardi nella directory. Per la prima volta – sottolinea Meta – gli amministratori dispongono di un modo per aumentare la visibilità del proprio canale”.

    Il terzo è l’opportunità di inserire inserzioni pubblicitarie nello stato. “Grazie a questa possibilità si potranno trovare nuove aziende e avviare facilmente una conversazione su un prodotto o un servizio che un’azienda sta promuovendo nello stato”.

    Le nuove funzioni resteranno separate dalle chat personali

    Queste nuove funzioni saranno visibili solo nella tab Aggiornamenti, e resteranno separate dalle chat personali. Ciò significa che, per chi usa WhatsApp solo per chattare con amici e persone care, l’esperienza d’uso non cambierà.

    Meta precisa, tuttavia, di aver realizzato queste funzioni “in modo da proteggere la privacy il più possibile. I messaggi personali, le chiamate e gli stati rimangono crittografati end-to-end, il che significa che nessuno, nemmeno WhatsApp, può vederli o ascoltarli”.

    Rispetto per la privacy dei non inserzionisti 

    Per mostrare inserzioni che potrebbero interessare nello stato o nei canali, “useremo informazioni limitate come il Paese o la città, la lingua, i canali a cui hai effettuato l’iscrizione e come interagisci con le inserzioni che vedi. Per le persone che hanno scelto di aggiungere WhatsApp al Centro gestione account, useremo anche le loro preferenze relative alle inserzioni e le informazioni provenienti dagli account Meta”, spiega ancora Meta nella nota, come riferisce Askanews.

    “Non vendiamo né condividiamo il tuo numero di telefono con gli inserzionisti. I messaggi personali, le chiamate e i gruppi di cui fai parte non saranno usati per determinare le inserzioni che potresti vedere. Da anni parliamo del nostro obiettivo di sviluppare un business che non interferisca con le chat personali e crediamo che la tab Aggiornamenti sia il posto giusto per queste nuove funzioni”.

    Cosa desiderano veramente gli italiani? Valori, non beni materiali

    Quali sono i desideri degli italiani? Beni tecnologici, una casa o un’auto nuova? O ancora, denaro, successo e salute?
    Sì, ma in definitiva, anche no. Quando infatti si scende nel profondo e si apre il diario dei desideri autentici, gli italiani indicano altro.
    Lo ha scoperto Human Highway, che da 18 anni conduce una ricerca sui desideri delle persone attraverso l’analisi del concetto di regalo.

    L’analisi di Human Highway parte dai regali materiali per passare a quelli che non esistono, i cosiddetti ‘fantaregali’, come, ad esempio, la pillola che fa ringiovanire di 10 anni, per giungere ai regali che non si possono comprare. Sono i doni immateriali che non hanno né un mercato né un prezzo.

    Qual è il regalo perfetto per chi si ama?

    Per ottenere risposte più sincere, l’indagine ha chiesto di indicare il regalo più autentico e sincero e che si vorrebbe fare a qualcuno a cui si vuole bene. Infatti, quando agli italiani si chiede di concentrarsi su ciò che conta davvero, ecco emergere otto ‘classi’ di regali.
    La prima classe è rappresentata dai valori, come, ad esempio, serenità, felicità, pace, speranza, fiducia, realizzazione personale, con quasi tre citazioni su dieci.

    I valori sono seguiti dai beni materiali, con una indicazione su sei, poco più indietro della ‘salute’.
    È interessante osservare la menzione del ‘tempo’. Il dono di tempo è più frequente nelle età centrali della vita, quando questa risorsa si avverte come più scarsa e quindi più preziosa.

    I doni che non si possono comprare

    Ma a chi si vorrebbe regalare il regalo che non si può comprare? In due casi su tre a una persona della propria famiglia.
    Nel 16,9% dei casi si pensa a una persona esterna al nucleo famigliare, e spesso si tratta di casi di bisogno e di una certa gravità.

    Il 6,1% dei regali è auspicato per tutti, cioè a tutto il mondo (in particolare, la pace), mentre in due casi su cento il regalo è fatto a sé stessi.
    La combinazione tra l’oggetto del regalo e il destinatario produce poi 72 combinazioni. E i casi più frequenti riguardano i genitori che donano valori ai propri figli (7,3%) o a tutta la famiglia (5,0%).

    Serenità, pace, felicità, speranza per tutto il mondo

    Ai valori seguono i beni materiali, scelti per il partner, e la salute ai genitori, ciascuno al 4,3% delle citazioni, e quindi i valori a tutto il mondo, serenità, pace, felicità, speranza.

    Il dono della pace, in particolare, ha visto un incremento di quattro volte dal 2020 al 2024, ed è la terza voce nella lista dei regali che si vorrebbe ricevere, dopo salute e serenità.

    Benessere: nel 2024 gli italiani sono meno positivi su salute, tempo libero e lavoro

    Dopo una timida ripresa registrata nel 2023, il 2024 segna una battuta d’arresto nella soddisfazione degli italiani.

    Secondo l’ultima indagine Aspetti della Vita Quotidiana diffusa da Istat, la percentuale di persone che si dichiarano soddisfatte della propria vita si attesta al 46,3%, in lieve calo rispetto al 46,6% dell’anno precedente.

    Vita privata e relazioni: i trend in discesa

    A preoccupare sono soprattutto le valutazioni relative ai principali ambiti del quotidiano. Cala la soddisfazione per le relazioni familiari, ora all’87,9% (–1,4 punti percentuali), e per quelle amicali, scese al 79,7%. Il dato più critico riguarda però il tempo libero, con una soddisfazione pari al 66,3%, in calo di quasi due punti.

    Anche la percezione della propria salute peggiora: solo il 78,5% degli intervistati si dichiara soddisfatto, rispetto al 79,7% dell’anno precedente. Sul fronte lavorativo ed economico la situazione non migliora: la soddisfazione per il lavoro è al 77,6% (–2,4 punti), quella per la situazione economica personale scende al 57,6%.

    Fiducia e benessere: segnali in controtendenza

    L’indagine, che raccoglie le opinioni di cittadini dai 14 anni in su attraverso una scala da 0 a 10, mostra che il 12,3% valuta la propria vita in modo negativo (punteggio da 0 a 5), mentre il 39,2% la considera “nella media” (6-7).

    Un altro segnale in controtendenza arriva dal livello di fiducia verso gli altri, sceso al 22,5%, due punti percentuali in meno rispetto al 2023.

    Differenze tra generazioni: i giovani sono più ottimisti

    A livello demografico, si confermano alcune tendenze consolidate: gli uomini si dichiarano più soddisfatti delle donne (47,7% contro 45%), anche se il divario si sta assottigliando.
    La soddisfazione tende a decrescere con l’età: tra i 14 e i 17 anni il 60,8% si dice molto soddisfatto, contro appena il 40,1% tra gli over 75.

    Preoccupa infine l’aumento degli insoddisfatti tra i giovani adulti: nella fascia 25-34 anni, chi dà un punteggio basso alla propria vita passa dal 9,8% al 12,2% in un solo anno.

    Prezzi in aumento: 7 persone su 10  tagliano le spese 

    L’incertezza economica fa paura, tanto che il risparmio diventa una necessità per 7 persone su 10 nel mondo. L’aumento del costo della vita sta costringendo milioni di famiglie a rivedere le proprie abitudini di spesa.

    Secondo la recente indagine Worldviews Survey, condotta in 40 Paesi dal network WIN, circa il 70% della popolazione mondiale ha già iniziato a ridurre i consumi o ha intenzione di farlo nei prossimi mesi. Il dato è stato raccolto in Italia da BVA Doxa, e riflette una tendenza globale: le famiglie cercano di difendersi dall’instabilità economica con tagli mirati alle spese quotidiane.

    Italia tra i Paesi europei più attenti al risparmio

    In Europa, l’Italia si colloca tra i Paesi dove è più alta la propensione al contenimento dei consumi. Il 77% degli italiani intervistati dichiara di aver già ridotto le spese o di essere pronto a farlo a breve. Percentuali simili si registrano in Croazia (78%) e Irlanda (79%), mentre la Grecia guida la classifica mondiale con l’86%.

    Più contenuta invece la reazione in Paesi come Olanda, Cina e Svezia, dove la quota si ferma attorno al 55-60%.

    Sud e Centro più colpiti, Nord più fiducioso

    La geografia del risparmio in Italia mostra differenze significative. Le famiglie del Sud e delle Isole sono le più attive nel contenere le spese (44,5%), seguite da quelle del Centro Italia (43,7%).

    Il Nord Ovest e il Nord Est, pur registrando numeri più bassi (35,6% e 35,9%), mostrano una maggiore fiducia nel futuro: quasi una persona su sei al Nord Ovest (15,8%) non intende modificare i propri consumi, contro il 10,9% del Sud.

    Donne e giovani più sensibili all’inflazione

    L’indagine mette in luce anche un maggiore coinvolgimento femminile nelle scelte economiche: il 43,2% delle donne italiane ha già tagliato le spese, rispetto al 37% degli uomini. La fascia d’età più attiva nei tagli è quella tra i 45 e i 54 anni (47,9%), seguita dai 55-64enni.

    I più giovani, tra i 18 e i 24 anni, si muovono più lentamente: solo il 35,7% ha già agito, ma il 38,7% pensa di farlo a breve.