Mese: Settembre 2025

Surgelati: l’Europa a tavola sceglie prodotti frozen

Frozen in Focus, è il report di Findus sulle scelte di consumo di Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Svezia- E i suoi risultati parlano chiaro: il 42% dei consumatori europei inserisce nei propri pasti prodotti surgelati da due a quattro volte alla settimana, a conferma del ruolo sempre più centrale del frozen food per una dieta più varia ed equilibrata. I prodotti surgelati si affermano infatti come la soluzione ideale per garantire un’alimentazione varia e nutriente durante tutto l’anno, rispondendo efficacemente anche a gusti e necessità alimentari in evoluzione.

Ma sono soprattutto praticità, risparmio di tempo e sostenibilità a rendere i surgelati sempre più presenti nelle abitudini alimentari delle famiglie europee.

Il 40% degli italiani li consuma anche 4 volte a settimana 

L’Italia, insieme alla Germania, si posiziona sopra la media europea, con il 44% dei consumatori che utilizza prodotti alimentari surgelati fino a 4 volte a settimana, seguita da Regno Unito (41%), Svezia (29%), Francia (28%).

Significativa è anche la crescente consapevolezza sul valore del frozen nell’inserire prodotti stagionali nella dieta. Quasi 4 consumatori europei su 10 (39%) apprezzano come i surgelati permettano di cucinare con ingredienti di stagione tutto l’anno, contribuendo così a migliorare la qualità e la varietà della propria alimentazione.

Stesso valore nutrizionale…

Ma se oltre 6 consumatori europei su 10 (63%, 58% Italia) sanno che i surgelati hanno un valore nutrizionale equivalente a quello dei prodotti freschi, solo il 21% è consapevole che in alcuni casi possono anche superarli.

Più della metà dei consumatori europei (51%) però li sceglie per il risparmio di tempo. Tendenza particolarmente marcata in Italia, dove il 52% riconosce nei prodotti frozen un alleato prezioso nella gestione più efficiente dei pasti.
Perfetti per chi cerca soluzioni per semplificare la quotidianità, i surgelati offrono anche vantaggi sul fronte economico. Il 36% degli europei li sceglie infatti perché permettono di risparmiare denaro (Italia 26%).

…meno visite al supermercato

Per il 45% degli europei acquistare surgelati consente anche di ridurre il numero di visite al supermercato o risparmiare fino a un’ora nella preparazione dei pasti (28%, Italia 31%). Tra le motivazioni più forti c’è anche la volontà di ridurre gli sprechi alimentari (47%).
E se anche in Italia il 35% dei consumatori desidera un freezer più capiente, lo spazio in freezer influenza il modo di fare la spesa (57% italiani, 51% europei).

Accanto al freezer, l’arrivo in cucina di nuovi strumenti come friggitrici ad aria, robot da cucina e altri elettrodomestici smart sta cambiando il modo di preparare i pasti surgelati. In particolare, la friggitrice a aria si sta affermando come il partner ideale del freezer. Oltre la metà (59%) degli over55 nel Regno Unito ne possiede una, seguiti dal 45% in Germania e dal 42,5% in Italia.

AI: per i giovani è un’opportunità di miglioramento, ma temono di non essere abbastanza preparati

È un paradosso generazionale quello del rapporto dei giovani con l’AI: pur riconoscendo il potenziale dell’Intelligenza artificiale, la maggior parte dei giovani italiani si sente ancora impreparata ad affrontare le nuove tecnologie.

Lo rivela il recente osservatorio di ASUS Business, condotto da Research Dogma, che ha indagato il punto di vista di un campione di giovani laureati e laureandi under 30. 
Lo studio, tuttavia, svela un paradosso sorprendente. Nonostante l’incertezza occupazionale, la crescente automazione di alcune posizioni e la percezione di non essere abbastanza preparati, la nuova generazione guarda all’Intelligenza artificiale come un’opportunità, e non come una minaccia.

Solo il 24% ritiene di essere competente

I dati raccolti mostrano anche una evidente lacuna nelle competenze digitali delle nuove generazioni. Sebbene oltre la metà degli intervistati si consideri un utente “di buon livello” alle prese con il computer, solo il 37% si dichiara molto preparato nell’uso di programmi e software.

La quota scende drasticamente quando il focus si sposta sull’Intelligenza artificiale, dove solo il 24% dei giovani si considera realmente competente. Questo scenario mette in luce come una generazione nata e cresciuta con la tecnologia dimostri una competenza ancora incompleta sulle tecnologie digitali, nonostante la consapevolezza che nel futuro saranno decisive.

Un “entusiasmo critico” verso la rivoluzione tech

D’altra parte, il quadro cambia quando si parla di percezione. La ricerca evidenzia infatti un “entusiasmo critico” verso l’evoluzione tecnologica. Quasi la totalità degli intervistati (95%) riconosce che l’AI avrà un impatto significativo sul lavoro, e il 76% ritiene che le competenze in questo ambito saranno sempre più fondamentali. Tuttavia, il 40% ritiene che si tratterà di un impatto meno radicale di quanto spesso si narra.

I giovani dimostrano un approccio lucido e pragmatico, accogliendo l’AI come un alleato per migliorare la produttività, la creatività e per liberare tempo da mansioni ripetitive. L’obiettivo finale è quello di ridefinire le priorità personali e professionali.

Il pragmatismo guida la vita professionale

Questo pragmatismo valoriale si riflette anche sulle priorità che i giovani assegnano al lavoro. Al primo posto rimane infatti la giusta remunerazione (53%), seguita dalla flessibilità di orari e giorni di lavoro (46%).
Questo indica una generazione che pone al centro della vita professionale il giusto compenso e l’equilibrio tra carriera, crescita individuale e qualità della vita.

“I risultati di questa ricerca offrono un segnale chiaro: i giovani guardano all’AI con uno spirito pragmatico, riconoscendone il potenziale per migliorare produttività e creatività, senza perdere di vista la necessità di un equilibrio tra lavoro e vita personale  – commenta Lavinia Fogolari, Head of Marketing SYS di ASUS, come riferisce riporta Adnkronos -. È incoraggiante vedere come questa generazione non consideri la tecnologia una minaccia, bensì un alleato con cui costruire un futuro professionale più sostenibile e motivante”.

Giovani YouTuber sì ma in sicurezza. Qualche consiglio per i genitori

Per molti ragazzi i content creator rappresentano veri e propri modelli di riferimento, e il desiderio di emergere online si manifesta spesso già prima dell’adolescenza. In questo contesto, il coinvolgimento dei genitori non è solo utile, ma fondamentale.

Oltre il 30% dei bambini della Generazione Alpha sogna infatti di diventare social media creator, e circa il 32% dei ragazzi tra i 12 e i 15 anni indica lo YouTuber come professione ideale.
Per aiutare i genitori a proteggere i bambini e imparare a mettere in pratica le principali regole di cybersecurity gli esperti di Kaspersky hanno messo a punto la “Digital Schoolbag: A Parent’s Guide for the School Year”, una guida creata per fornire i consigli per affrontare il mondo online, ma anche offline, in sicurezza.

Affrontare in modo naturale i temi cruciali del mondo online

Se un bambino dice di voler diventare YouTuber è normale che i genitori si preoccupino. Ma la risposta più costruttiva non è vietarlo, bensì aprire un dialogo. Chiedere perché il bambino desidera aprire un profilo, quali contenuti vorrebbe condividere e scoprire insieme gli ultimi trend online aiuta infatti a entrare nel suo mondo.

Questo atteggiamento ha due vantaggi: da un lato dimostra attenzione autentica per i suoi interessi, creando fiducia, e dall’altro permette di affrontare in modo naturale temi cruciali come la privacy, i limiti dei contenuti e la gestione del tempo online.
Per rendere queste conversazioni più semplici e coinvolgenti, è utile partire da risorse adatte all’età.

Buone abitudini digitali fin dall’inizio

Invece di consegnare un telefono e lasciare che i propri figli imparino da soli è importante prendersi il tempo necessario per configurare gli account insieme. Che si tratti di YouTube, TikTok, Instagram o un’altra piattaforma, scegliere impostazioni di privacy adeguate (chi può vedere i post, commentare o inviare messaggi), disattivare l’impostazione di geolocalizzazione predefinita, utilizzare una password forte e unica, e abilitare l’autenticazione a due fattori (2FA) offrono una protezione aggiuntiva.

Questo non solo reduce il rischio di hacking o esposizione, ma insegna anche al proprio figlio buone abitudini di sicurezza digitale fin dall’inizio.

Imparare a non condividere tutto

Quando i bambini pubblicano contenuti online spesso vogliono condividere tutto: dove sono, cosa fanno e con chi sono.
“Crescere” online, però, vuole dire imparare che non tutte le informazioni devono essere rese pubbliche. È quindi importante aiutare i propri figli a capire la differenza tra creare e consumare contenuti divertenti ed essere esposto a materiali o attività potenzialmente pericolosi o dannosi.

Questo significa, ad esempio, non condividere l’indirizzo di casa, il nome della scuola, gli orari, i programmi delle vacanze o i luoghi frequentati regolarmente. Si tratta di dettagli che possono involontariamente rendere i ragazzi e le ragazze più facili da rintracciare. Soprattutto se questi dati vengono abbinati a foto, tag di posizione e timestamp.