Economia

Noleggio auto: nel terzo trimestre 2024 crolla quello a lungo termine

Il mercato del noleggio veicoli in Italia sta attraversando una fase di transizione, caratterizzata da sfide significative, ma anche importanti opportunità di crescita e innovazione.
Di fatto, nel terzo trimestre 2024 il noleggio auto mostra un calo complessivo delle immatricolazioni (-21,96%). Secondo l’analisi condotta da ANIASA (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici) e Dataforce, il noleggio a lungo termine (NLT) è in forte sofferenza sia su base trimestrale (-22,70%) sia annua (-16,45%), mentre il noleggio a breve termine (NBT) cala nel terzo trimestre (-14,98%) ma rimane positivo su base annua (+21,41%).

La capacità del settore di adattarsi alle nuove dinamiche di mercato, sfruttare le opportunità normative e fiscali, e contribuire attivamente al rinnovamento del parco auto nazionale, sarà cruciale per determinare il suo ruolo nell’evoluzione della mobilità in Italia.

Quote di mercato e tendenze settoriali


Complessivamente, il settore del noleggio rappresenta il 25% del mercato automobilistico italiano, una percentuale che sottolinea l’importanza crescente di questo segmento nell’ecosistema della mobilità nazionale.
Nonostante il rallentamento delle immatricolazioni del noleggio auto evidenziato nel terzo trimestre dell’anno, il settore è destinato a chiudere il 2024 con un aumento della flotta veicoli, superando 1.350.000 unità in circolazione in Italia. Un dato che evidenzia la resilienza del settore e la sua capacità di adattarsi alle mutevoli condizioni di mercato.

Il settore business domina il mercato

Nel 2024, la quota di mercato del noleggio a lungo termine è scesa al 19,95%. Un’analisi dettagliata del noleggio a lungo termine rivela tendenze interessanti nella distribuzione tra clienti privati e aziendali. Dopo un periodo di crescita tra il 2020 e il 2021, la quota di mercato dei privati ha subito una contrazione significativa nel 2022 e 2023. Tuttavia, il 2024 ha visto un timido segnale di ripresa, con la quota di mercato dei privati risalita al 15%.
Questo significa che nel 2024, 85 noleggi su 100 nel segmento del lungo termine sono appannaggio dei clienti aziendali. Nonostante le fluttuazioni recenti, il dato sottolinea la continua predominanza del settore business in questo mercato.

Un ruolo cruciale nel rinnovo del parco auto nazionale

Secondo Alberto Viano, Presidente di ANIASA, con oltre 10 milioni di vetture ante Euro 4 ancora in circolazione in Italia, il settore del noleggio può giocare un ruolo cruciale nell’accelerazione del ricambio del parco auto nazionale, promuovendo l’adozione di veicoli più moderni e meno inquinanti.

Inoltre, la Legge sulla Delega Fiscale e la prossima Legge di Bilancio offrono l’opportunità di allineare la fiscalità dell’auto aziendale italiana con quella degli altri Paesi europei. E un graduale riequilibrio fiscale, specialmente per le nuove vetture elettriche e ibride, potrebbe portare alla diffusione di questi veicoli nel parco nazionale.
ANIASA stima poi che le misure proposte per incentivare il settore potrebbero generare un ritorno sull’investimento del 50% per l’Erario.

Prestiti: nel I semestre 2024 flessione delle richieste, vola l’importo medio

È quanto emerge dall’ultima analisi del Barometro CRIF su fonte EURISC: le richieste di prestiti da parte delle famiglie nel primo semestre 2024 subiscono una leggera contrazione, pari a -1,9% rispetto al corrispondente periodo del 2023. Tuttavia, il mese di giugno evidenzia un cambio di tendenza (+3,5%).

Dinamica opposta, invece, per l’importo medio, che si attesta a 9.300 euro, con una crescita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.
“Con una politica monetaria europea che torna a essere espansiva si prospetta un quadro economico più stabile, che avrà effetti positivi sul mercato del credito, dopo anni di profonda incertezza e cautela da parte delle famiglie”, spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.

Prestiti personali +7,9%, finalizzati -9,6%

Quanto alle diverse forme tecniche di questi primi sei mesi dell’anno, i prestiti personali subiscono una spinta del +7,9%. Lo stesso vale per l’importo medio, che mostra un aumento dell’1,1%, toccando un valore di 12.007 euro.

Dinamica inversa per i prestiti finalizzati, che segnano un -9,6%, ma con un importo medio in recupero rispetto agli ultimi due anni (+13,9%), e un valore complessivo di 6.748 euro. 
“La congiuntura di stabilità ritrovata – aggiunge Capecchi  – avrà anzitutto un effetto alone che spingerà a programmare nuovi progetti di spesa e di conseguenza a richiedere nuovi finanziamenti personali e finalizzati”.

Fascia di importo preferita inferiore a 5.000 euro

L’analisi della distribuzione delle richieste per fascia di importo del finanziamento conferma che nei primi sei medi del 2024 le preferenze degli italiani si sono concentrate nella classe inferiore a 5.000 euro, che arriva a spiegare il 48,8% del totale.
Approfondendo l’analisi per tipologia di finanziamento si mantiene lo stesso andamento: il 65,2% delle richieste di prestiti finalizzati presenta importi al di sotto di 5.000 euro. La stessa classe d’importo risulta la preferita anche per i prestiti personali, con il 31,3% del totale.

Durata del finanziamento superiore a 5 anni

Per quanto riguarda la distribuzione per durata dei finanziamenti emerge come le famiglie adottino principalmente piani di rimborso superiori a 5 anni, con una quota che sfiora il 30% del totale.
Se guardiamo alle diverse forme tecniche, i prestiti finalizzati concentrano circa la metà delle richieste (47,5%) tra 18 mesi e 36 mesi, mentre i prestiti personali si sono indirizzati sempre più verso piani di rimborso superiori a 5 anni (50,5%).

Inoltre, osservando la distribuzione delle istruttorie di credito in relazione all’età del richiedente, il Barometro CRIF evidenzia come nel primo semestre 2024 è la fascia compresa tra 45 e 54 anni a risultare maggioritaria, con una quota pari al 23,4% del totale, seguita da quella tra 35 e 44 anni (20,4%).

Finanziamenti: calano quelli erogati alle imprese, -7,5% nel I trimestre 2024

Nei primi 3 mesi dell’anno i finanziamenti erogati alle imprese italiane sono calati del 7,5%.
Secondo i dati dell’Osservatorio sulle Imprese realizzato da CRIF, nel I trimestre 2024 non si vedono ancora gli effetti del primo taglio da parte della Banca Centrale Europea ai tassi di interesse, che rimangono elevati.

“La recente decisione da parte della BCE in termini di politica monetaria è tra i primi segnali di una possibile inversione positiva per il credito alle imprese dei prossimi mesi – commenta Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings -. Tuttavia, i tassi di interesse rimangono elevati e le imprese italiane continuano a essere esposte all’incertezza economica e dei mercati finanziari a livello globale”. 

Andamento del credito erogato

I trend continuano a scontare il permanere di tassi di interesse su livelli elevati, nonostante il taglio di 25 punti base.
Accompagnati dall’incertezza a livello di economia globale e nazionale, i tassi ancora non favoriscono il credito alle imprese italiane: i primi segnali di riduzione si sono osservati solo a giugno 2024.

Sul fronte del credito erogato, il trend negativo del numero di finanziamenti è meno evidente per le Società di capitali, che segnano il calo minore (-5,9%).
In calo anche gli importi erogati, seppur con intensità meno marcata. A calare su questo fronte sono principalmente le Ditte individuali (-8,9%), seguite dalle Società di persone (-6,6%), mentre le Società di Capitali registrano anche sugli importi il calo minore (-3,6%).

Analisi settoriale

Analizzando le Società di capitali per settore nel primo trimestre 2024 emerge una crescita rilevante degli importi erogati nel Commercio di autoveicoli (+15,8%) e Trasporti e Logistica (+7,6%), in controtendenza rispetto alla media. 

Tra i settori che potrebbero essere definiti come ‘stabili’, si evidenziano Turismo e tempo libero, e Commercio al dettaglio (rispettivamente +0,1% e -0,1%). Mentre, tra i settori maggiormente in calo rispetto alla media delle Società di Capitali, il settore delle Costruzioni registra un -9,3%, che rappresenta una quota di oltre il 10% del totale importo finanziato alle imprese nel primo trimestre dell’anno.

Rischiosità del credito e tasso di default

Il tasso di default medio delle Società di capitali, che a fine 2023 si era attestato al 2,6%, è stimato salire al 3,3% a fine 2024.

Questa crescita conferma un progressivo ritorno della rischiosità sui livelli pre-pandemia (circa 4%).
I settori per cui CRIF Ratings prevede il maggior incremento dei tassi di default delle Società di capitali sono Turismo e tempo libero, Trasporti e Logistica, Commercio al dettaglio, Costruzioni e Commercio di autoveicoli.

Già alla fine 2023, gli stessi comparti avevano registrato una rischiosità elevata superiore al 3%: Turismo e tempo libero 3,9%, Trasporti e Logistica 3,6%, Commercio al dettaglio 3,3%, Costruzioni 3,2% e Commercio di autoveicoli 3,1%.
I settori più resilienti si confermano invece la Consulenza (1,8%) e il Farmaceutico (2,1%).

Lusso, l’Italia si conferma la regina degli investimenti immobiliari

Il mercato immobiliare di lusso in Italia continua ad attirare sempre più l’attenzione da parte degli investitori stranieri, come evidenziato dall’Osservatorio di Luxforsale. Circa il 43% dei visitatori del portale, che registra oltre 200 milioni di visualizzazioni all’anno, proviene dall’estero, con un aumento dell’18% rispetto all’anno precedente.

Dall’India le principali richieste

I principali paesi di provenienza dei visitatori sono l’India (10,3%), gli Stati Uniti (5,59%) e la Svizzera (2,94%), ma si registrano significativi aumenti di traffico anche dal Brasile, Regno Unito e Emirati Arabi Uniti. L’Osservatorio, giunto alla quinta edizione, coinvolge oltre 2.000 operatori immobiliari globali e analizza circa 2.900 proprietà, principalmente in Italia, con prezzi superiori a 500.000 euro o canoni d’affitto mensili non inferiori a 1.000 euro.

Il Belpaese piace sempre di più

L’interesse crescente verso gli immobili di lusso in Italia riflette la vitalità economica dei paesi con maggiori aumenti di traffico e l’attrattività degli investimenti immobiliari in queste regioni. Claudio Citzia, fondatore di Luxforsale, sottolinea l’importanza dei fattori socioeconomici e delle strategie di marketing internazionale nell’attirare investitori.

Lombardia e Lazio le regioni più popolari

Per quanto riguarda l’Italia, Lombardia e Lazio sono le regioni più popolari, seguite da Piemonte, Sicilia e Campania. La Lombardia è anche la regione con il maggior numero di proprietà in vendita, seguita dalla Toscana, Puglia, Liguria e Sardegna. Il prezzo medio degli immobili in Italia è di circa 1.628.639 euro, con Roma, Monza, Milano e Olbia tra le città più ambite.

La classifica internazionale vede in testa gli Emirati Arabi

A livello internazionale, gli Emirati Arabi Uniti conducono la classifica con 169 proprietà, seguiti da Malta e Brasile. Le proprietà più visitate in Italia includono residenze a Sanremo, Tufino e Bergeggi, mentre la villa più ambita è a Pozza di Fassa. A livello globale, Leipsoi in Grecia è la destinazione più ricercata, seguita da Karpathos e Chlum u Třebon in Repubblica Ceca.

Le proprietà ultralusso per i Paperoni sono in Italia

Le proprietà ultra-lusso, con un valore superiore ai 10 milioni di euro, sono 32, principalmente in Italia, con una sola all’estero, nelle Isole Vergini Britanniche. Toscana, Sardegna, Lazio, Liguria, Emilia Romagna e Lombardia sono tra le regioni con il maggior numero di queste proprietà.

In sintesi, il mercato immobiliare di lusso in Italia continua a prosperare, attirando investitori da tutto il mondo e offrendo una vasta gamma di proprietà di alto livello in diverse regioni del paese.

I prezzi al consumo crescono: qual è l’impatto sull’e-commerce?

Secondo i dati Istat relativi al 2023, i prezzi al consumo in Italia hanno registrato un aumento medio del +5,7% rispetto all’anno precedente. In particolare, si registra un notevole incremento nel comparto alimentare, con scontrini in salita del 9,8%.

Questo scenario, caratterizzato anche dalla crisi energetica e dal relativo aumento del costo del gas, continua a influenzare le abitudini di spesa dei consumatori, spingendoli verso l’e-commerce.

Le preferenze d’acquisto online 

Una recente analisi condotta da idealo, specializzato nella comparazione dei prezzi, rivela che l’85% degli utenti digitali effettua almeno un acquisto online al mese, con il 24% che acquista una volta a settimana. Gli acquirenti preferiscono l’e-commerce per la possibilità di ottenere informazioni dettagliate sui prodotti e leggere le recensioni degli altri acquirenti. La comparazione dei prezzi diventa quindi un fattore cruciale per un acquisto consapevole e informato.

Le tendenze d’acquisto per tipologia e fascia d’età 

L’elettronica e il settore moda sono le categorie più gettonate online, con una crescente attenzione al mercato dell’usato, soprattutto per prodotti elettronici. Le preferenze d’acquisto variano anche in base all’età. I consumatori più giovani rivelano un interesse maggiore per la moda e l’elettronica, mentre le fasce d’età più mature prediligono l’acquisto di prodotti per la casa e la tecnologia. Gli acquirenti trenta-quarantenni mostrano invece un forte interesse verso giocattoli e gaming.

Il fattore risparmio 

La ricerca del miglior rapporto qualità-prezzo porta gli acquirenti a utilizzare la comparazione dei prezzi, permettendo loro di risparmiare notevolmente su prodotti come console di gioco, aspirapolvere e televisori. In questo contesto, gli e-shop italiani si dimostrano competitivi, offrendo prezzi convenienti e attrattivi per gli acquirenti.

L’impatto dell’intelligenza artificiale

Idealo prevede che l’innovazione tecnologica, inclusa l’intelligenza artificiale, continuerà a influenzare le scelte di consumo, rendendo l’esperienza di acquisto online più coinvolgente e personalizzata.

Grazie all’analisi delle intenzioni d’acquisto, i negozianti possono pianificare sconti strategici e ottimizzare le vendite. In un panorama economico e tecnologico in continua evoluzione, la comparazione prezzi si conferma come uno strumento essenziale per i consumatori e i venditori, facilitando scelte consapevoli e opportunità di risparmio.

Le prospettive per il futuro

L’analisi delle tendenze d’acquisto online del 2023 evidenzia un aumento significativo dell’e-commerce, guidato dalla ricerca di prezzi convenienti e da un’esperienza d’acquisto sempre più personalizzata. 

Fatturazione elettronica: nel 2024 obbligo per i “forfettari” 

Fatturazione elettronica: cosa è cambiato dal 1° gennaio 2024? La principale novità è sicuramente l’estensione dell’obbligo di fatturazione tramite SDI anche ai titolari di partita IVA in regime forfettario, o appartenenti al vecchio regime dei minimi. Ma non è l’unica.
Lo scorso 31 dicembre è scaduto il regime transitorio previsto dal Decreto Legislativo 127/2015, che a determinate condizioni consentiva ai titolari di partita IVA di continuare a utilizzare le fatture cartacee, almeno per le transazioni tra privati.

L’obbligo di fatturazione elettronica è invecescattato subito per forfettari, minimi ed enti del terzo settore in regime forfettario, che emettono fatture alle Pubbliche amministrazioni. Secondo le stime, mezzo milione di professionisti in più potrebbero trovarsi per la prima volta alle prese con la fatturazione elettronica.

Obiettivo: semplificare le numerose operazioni fiscali

In ogni caso, dal 1° gennaio 2024 chiunque emette fattura dovrà farlo in formato elettronico. 
La novità è intesa a semplificare le numerose operazioni fiscali e soprattutto a rendere più facilmente tracciabili e conoscibili al fisco gli importi fatturati.

La conseguenza più rilevante è la maggiore probabilità di essere oggetto di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate su acquisti e forniture incongrue rispetto al volume di fatturato. Ma non mancano conseguenze più pratiche. Chi non lo abbia ancora fatto dovrà infatti registrarsi all’applicativo disponibile gratuitamente sul sito della stessa Agenzia delle Entrate che consente di emettere e conservare le proprie fatture.

Scatta l’obbligo della registrazione e conservazione a norma

Un’alternativa è rappresentata dal software di fatturazione elettronica in cloud Kubik di Alias Digital, che aiuta piccole imprese e giovani imprenditori a gestire in maniera snella e più efficiente i principali aspetti fiscali del proprio business. Tra gli obblighi che derivano dalla fatturazione elettronica estesa anche a forfettari e minimi, di cui gli stessi potrebbero sottostimare l’importanza, c’è infatti anche quello della registrazione e conservazione a norma delle fatture elettroniche.

I migliori servizi di fatturazione elettronica si occupano anche di questo aspetto, ma per una maggiore sicurezza e per riuscire a conservare in un unico ‘luogo’ tutta la documentazione digitale della propria azienda si potrebbe optare per servizi ad hoc.

Occhio alla validità della dichiarazione d’intento

Per tornare alle novità 2024, quest’anno cambiano anche gli elenchi di controllo.
In pratica, viene rifiutata la fattura elettronica se viene riscontrata l’invalidità della dichiarazione d’intento. Cambiano anche le modalità per accedere al regime del reverse change. Anche nel caso delle operazioni realizzate con l’estero, ma non correttamente assoggettate a tale regime, si potrà ricorrere al documento TD28.

Altre novità previste sono quelle che consentono agli operatori agricoli in regime speciale di gestire automaticamente le liquidazioni IVA, e soprattutto, l’applicazione delle regole tecniche previste in Europa per le fatture elettroniche verso le PA e capaci di garantirne la piena interoperabilità. 

Resto al Sud, torna il programma per l’imprenditoria nel Mezzogiorno

Anche nel 2023, il programma “Resto al Sud”, gestito da Invitalia, rappresenta un’importante opportunità per sostenere la creazione e lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali e professioni libere in varie regioni italiane, contribuendo così alla crescita economica e all’innovazione nelle zone meridionali del paese. “Resto al Sud 2023” mira a promuovere l’imprenditorialità nelle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, oltre alle aree colpite dal cratere sismico del Centro Italia, che comprendono Lazio, Marche e Umbria, e alle isole minori marine, lagunari e lacustri del Centro-Nord.

Il budget complessivo per il 2023/2024 di 1,25 miliardi di euro

Il programma è destinato a cittadini privati tra i 18 e i 55 anni e dispone di un budget complessivo per il 2023/2024 di 1,25 miliardi di euro. Le attività ammissibili per il finanziamento includono settori industriali e artigianali, trasformazione di prodotti agricoli, pesca e acquacoltura, servizi per aziende e privati, turismo, commercio e professioni libere, sia individualmente che in forma societaria. Tuttavia, le attività agricole non sono finanziate tramite questo programma.
Il finanziamento fornito da “Resto al Sud 2023” può coprire completamente i costi del progetto presentato, con un massimo di 50.000 euro per richiedente, o fino a 200.000 euro per società con un massimo di quattro membri. Le imprese gestite individualmente possono ottenere un finanziamento massimo di 60.000 euro. Inoltre, è previsto un contributo aggiuntivo non rimborsabile per le esigenze di capitale circolante, che varia da 15.000 euro per le imprese individuali a un massimo di 40.000 euro per le società.

Quali sono le spese ammissibili?

Le spese ammissibili includono lavori di ristrutturazione o manutenzione straordinaria di proprietà immobiliari (entro il 30% del budget totale), acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, software e servizi legati alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Inoltre, le spese operative, come materie prime, materiali di consumo, utenze, canoni di locazione e premi assicurativi, sono ammissibili fino al 20% del budget totale, mentre spese come progettazione, promozione, consulenza e costi del personale dipendente non sono finanziate. Le agevolazioni di “Resto al Sud” coprono il 50% delle spese a fondo perduto e il restante 50% attraverso un finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI, con interessi a carico di Invitalia.

Come presentare la domanda

Per presentare una domanda di finanziamento, è necessario utilizzare la modalità online sul sito web di Invitalia, disponendo di un’identità digitale come SPID, CNS o CIE, compilare la domanda online e caricare il piano aziendale e i documenti correlati. Una volta inviata la domanda, verrà attribuito un numero di protocollo elettronico, e eventuali modifiche ai contatti possono essere effettuate successivamente. Le domande vengono valutate in base all’ordine di ricezione entro un periodo di 60 giorni dalla presentazione, senza scadenze o liste prioritarie. Invitalia verifica preliminarmente i requisiti dei richiedenti e successivamente valuta le proposte, anche attraverso colloqui diretti con i proponenti.

Con l’e-commerce si abbassa l’inflazione

L’inflazione rappresenta il problema più sentito per la maggioranza degli italiani: per quasi il 90% dei cittadini il proprio potere d’acquisto nell’ultimo anno si è ridotto notevolmente. La pressione inflattiva nel 2022 è arrivata a sfiorare il 12%, riducendo il reddito disponibile soprattutto delle famiglie meno abbienti e aumentando la povertà assoluta: 300mila famiglie in più rispetto al 2021.
In un momento in cui l’inflazione è in cima all’agenda politica ed economica, rappresentando una grande preoccupazione per molte famiglie italiane, la ricerca ondotta da The European House – Ambrosetti, in collaborazione con Amazon, analizza l’impatto dell’e-commerce sul potere d’acquisto degli italiani, e più in generale, sulle imprese.
La ricerca mostra però il ruolo positivo svolto dall’e-commerce in questo contesto. Secondo gli intervistati infatti l’e-commerce ha facilitato l’accesso a prezzi bassi e a una maggiore reperibilità, ampiezza e varietà dell’offerta.

I prezzi online sono rimasti più stabili

La percezione degli italiani è stata confermata anche dai risultati dell’analisi economico-statistica realizzata da Ambrosetti con il supporto di Istat.
In Italia i prezzi online si sono dimostrati più stabili anche in periodi caratterizzati da alta inflazione, sostenendo quasi 40 miliardi di euro di consumi negli ultimi 3 anni. Inoltre, il modello econometrico di Ambrosetti ha dimostrato statisticamente che in Italia un aumento di un punto percentuale della diffusione dell’e-commerce riduce l’inflazione (-0,02 punti) e aumenta i consumi (+845 milioni di euro). Senza l’effetto della diffusione dell’e-commerce negli ultimi 6 anni l’inflazione sarebbe stata in media il 5% più alta. E la diffusione del commercio elettronico ha reso disponibile circa 1 miliardo di euro di ricchezza per le famiglie italiane tra il 2020 e il 2022.

Più promozioni e prodotti disponibili

I risultati della ricerca confermano quindi il ruolo socio-economico dell’e-commerce nel nostro Paese.
In particolare di Amazon, che offre un’esperienza di acquisto conveniente grazie a prezzi bassi, ampia selezione, consegne veloci, contribuendo al tempo stesso alla crescita delle imprese e dell’economia in generale. Nell’ultimo anno sono state incrementate le iniziative promozionali per i clienti Prime e quelli non Prime, offrendo occasioni di risparmio lungo tutto il corso dell’anno.
È stata poi ampliata la selezione dei prodotti disponibili con consegne veloci e senza costi aggiuntivi. Ed è stata intensificata la comunicazione delle diverse opzioni per spendere meno, creando una pagina dedicata sul sito amazon.it dei 7 modi per risparmiare.

Un impulso per le vendite all’estero

Tra le iniziative di Amazon rientrano i Made in Italy Days, che hanno permesso ai clienti Amazon nel mondo di acquistare più di 18.000 offerte su prodotti originali Made in Italy. Un impulso all’internazionalizzazione delle aziende italiane che ha fatto registrare vendite dall’estero per oltre il 50%. Ma Amazon continua a investire anche per far sì che la piattaforma sia un luogo in cui i clienti possano continuare a fare acquisti con fiducia.
Solo nel 2022 sono stati investiti globalmente oltre 1,2 miliardi di dollari, dedicando 15.000 persone all’attività di protezione dei clienti, dei partner e dello store.

Imprese italiane: nel primo trimestre calano quelle individuali ma aumentano le società

Aumentano le società, mentre calano le imprese individuali in Italia. Lo rivela lo scenario che emerge dai dati Movimprese elaborati da Unioncamere – InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di commercio relative all’andamento del I trimestre del 2023.

Saldo lievemente negativo

Dalla sintesi dei dati relativi ai primi tre mesi del 2023, si può vedere un saldo lievemente negativo per le imprese italiane, con un calo dello 0,12% dello stock di imprese, pari a una riduzione di 7.443 unità. Nonostante ciò, il tessuto imprenditoriale italiano si è dimostrato stabile, con un numero di iscrizioni al Registro delle Imprese delle Camere di commercio in linea con lo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, si è registrato un sensibile aumento delle chiusure rispetto al biennio precedente, anche se restano tra i valori più contenuti degli ultimi dieci anni.

I settori che salgono

Alcuni settori hanno visto un aumento della propria base imprenditoriale, come le attività professionali, scientifiche e tecniche (+2.992 imprese), le attività immobiliari (+1.571) e le costruzioni (+1.070), ancora sotto l’onda “lunga” degli incentivi all’edilizia. Al contrario, i settori del commercio (-8.806 imprese, -0,61%) e dell’agricoltura (-6.167 unità, -0,85%) hanno subito un arretramento maggiore.
Le società di capitali sono state il segmento più dinamico del tessuto imprenditoriale italiano, con un aumento di 13.000 unità (0,69% di tasso di crescita) nel trimestre. Tuttavia, il saldo negativo delle ditte individuali, delle società di persone e delle “Altre forme” ha bilanciato solo in parte questa crescita.

Lazio, Sardegna e Trentino-Alto Adige sono le regioni con saldo positivo

L’analisi a livello territoriale ha mostrato saldi negativi in tutte e quattro le grandi ripartizioni, con tutte le regioni in arretramento rispetto all’anno precedente. Lazio, Sardegna e Trentino-Alto Adige sono state le uniche regioni a registrare un saldo positivo, seppur contenuto. Piemonte e Sicilia, invece, hanno registrato il risultato peggiore in termini assoluti, con una riduzione di 1.638 e 907 imprese rispettivamente.

Il tessuto imprenditoriale italiano “tiene”

In generale, il primo trimestre del 2023 ha visto una sostanziale tenuta. Quella registrata è infatti una flessione che resta tra le più contenute del recente passato e che (con l’unica eccezione del 2021, in piena pandemia) caratterizza tradizionalmente i trimestri di inizio d’anno a causa del concentrarsi delle cancellazioni sul finire dell’anno precedente e l’inizio del nuovo.

Ecobonus e superbonus, che valore hanno prodotto e quanto gas hanno fatto risparmiare?

Ci saranno state sicuramente delle criticità nella loro messa in pratica, ma dati alla mano pare che Ecobonus e superbonus il loro lavoro l’abbiano fatto. Gli ultimi conteggi sono a opera del Censis, che ha realizzato uno studio ad hoc in collaborazione con Harley&Dikkinson e la Filiera delle Costruzioni. Il Censis stima che i 55 miliardi di euro di investimenti certificati dall’Enea per il periodo compreso tra agosto 2020 e ottobre 2022 legati all’utilizzo del Super ecobonus hanno attivato un valore della produzione nella filiera delle costruzioni e dei servizi tecnici connessi pari a 79,7 miliardi di euro (effetto diretto), cui si sommano 36 miliardi di euro di produzione attivata in altri settori del sistema economico connesso alle componenti dell’indotto (effetto indiretto), per un totale di almeno 115 miliardi di euro.

Gli effetti sull’occupazione

Un simile intervento ha avuto necessariamente degli effetti sull’occupazione. Venendo ai numeri della ricerca, si evince che nel 2021 il valore aggiunto delle costruzioni è aumentato del 21,3% rispetto all’anno precedente. Nel Mezzogiorno la crescita è stata pari al 25,9% e nel Nord-Ovest al 22,8%. Più contenuta al Centro (16,3%) e nel Nord-Est (18,5%). Si stima che l’impatto occupazionale del Super ecobonus per l’intero periodo agosto 2020-ottobre 2022 sia stato pari a 900.000 unità di lavoro, tra dirette e indirette. Particolarmente rilevante l’impatto del solo periodo compreso tra gennaio e ottobre 2022, in cui si stima che i lavori di efficientamento energetico degli edifici abbiano attivato 411.000 occupati diretti (nel settore edile, dei servizi tecnici e dell’indotto) e altre 225.000 unità indirette.

Quanta energia è stata risparmiata?

Il Censis stima che, sulla base dei dati disponibili, la spesa di 55 miliardi di euro generi un risparmio di 11.700 Gwh/anno, che corrispondono a 1,1 miliardi di metri cubi di gas, pari al 40% del risparmio energetico che il Piano emergenziale di riduzione dei consumi del settore domestico si prefigge di realizzare nell’autunno-inverno 2022-2023 (2,7 miliardi di metri cubi di gas). Per avere ancora un ordine di grandezza dei costi e dei benefici del Super ecobonus, considerando gli interventi finanziati dagli ecobonus ordinari fino al 2020 insieme a quelli finanziati attraverso il superbonus, si arriverebbe a un risparmio stimabile in circa 2 miliardi di metri cubi di gas, pari a oltre due terzi di tutti i risparmi di gas previsti in Italia dalle ultime misure di riduzione dei consumi per il settore domestico. La riduzione nelle emissioni di CO2 dovuta agli interventi con il superbonus è stimabile in 1,4 milioni di tonnellate di mancate emissioni, che contribuiscono alla riduzione dell’impronta ecologica del patrimonio edilizio italiano e permettono di conseguire risultati importanti nel processo di transizione ecologica del Paese.