Economia

Sentiment italiano: fiducia in calo tra i consumatori, in crescita tra le imprese

Nel mese di giugno 2025, l’andamento della fiducia in Italia disegna un quadro altalenante. Secondo le rilevazioni Istat, le imprese fanno registrare un aumento del sentiment positivo, mentre tra i consumatori si rileva una lieve battuta d’arresto rispetto al mese precedente.

I cittadini tornano scettici: aumenta il pessimismo

La fiducia dei consumatori si riduce leggermente, passando da 96,5 a 96,1. La flessione coinvolge la maggior parte delle componenti che costituiscono l’indice, fatta eccezione per le valutazioni sul contesto economico generale e per le attese sull’occupazione, che restano stabili o in lieve miglioramento.

Osservando gli indicatori specifici, il clima legato alla situazione economica nazionale cresce da 97,5 a 99,6, mentre restano invariati i giudizi sul futuro (93,7). Scendono invece sia la percezione delle condizioni personali (da 96,1 a 94,8), sia quella della situazione attuale (da 98,6 a 97,9), segnalando un sentimento di prudenza diffusa tra le famiglie italiane.

Le imprese puntano sulla ripresa, tranne nel commercio

Il clima di fiducia delle imprese segna un progresso, passando da 93,1 a 93,9. La crescita interessa tutti i principali comparti produttivi, ad eccezione del commercio al dettaglio, dove si osserva una leggera contrazione (da 102,8 a 101,9), dovuta in particolare alla grande distribuzione.

Nel settore manifatturiero, le previsioni di produzione migliorano, nonostante il calo nei giudizi sugli ordini. Nel comparto edilizio, l’ottimismo riguarda soprattutto le prospettive occupazionali, mentre nei servizi di mercato crescono i giudizi sia sugli ordini sia sull’andamento generale. I trasporti guidano la crescita del settore, mentre i servizi turistici mostrano segnali di rallentamento.

Un’economia in cerca di equilibrio

Nel complesso, il mese di giugno mostra un’economia che si muove su due binari. Le imprese manifestano un atteggiamento più fiducioso, spinte da aspettative in miglioramento e segnali positivi in diversi settori. Le famiglie, invece, appaiono più caute, condizionate da incertezze legate alla sfera personale e quotidiana.

Export italiano in ripresa a febbraio (più dell’import)

Segnali incoraggianti per l’economia italiana: a febbraio 2025, si sono registrati dati positivi per quanto concerne il settore delle esportazioni. Secondo i dati pubblicati dall’Istat, l’export segna un aumento mensile del +3,5%, una crescita più marcata rispetto all’import, che si ferma a +1,7%. L’incremento delle esportazioni coinvolge sia i mercati dell’Unione Europea (+3,7%) che quelli extra-Ue (+3,2%).

Nel trimestre dicembre 2024 – febbraio 2025, le vendite all’estero segnano un incremento del +4% rispetto al trimestre precedente, mentre le importazioni crescono del +3%.

Confronto annuale: export stabile in valore, ma in calo nei volumi

Su base annua, le esportazioni aumentano dello 0,8% in termini di valore, ma calano del 4,3% in volume, segno di un aumento dei prezzi medi. L’export verso i Paesi UE cresce del +3%, mentre verso quelli extra-UE cala del -1,6%.

Per quanto riguarda l’import, l’incremento annuale è più marcato: +4,1% in valore, ma con un calo del -2,7% in volume, evidenziando un rialzo generalizzato dei prezzi, in particolare nei comparti energetici.

I settori più dinamici e quelli in difficoltà

Tra i comparti che trainano le esportazioni italiane spiccano i prodotti farmaceutici e chimico-medicinali (+31,2%) e i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (+9,6%). In difficoltà, invece, il settore dei prodotti petroliferi raffinati (-25,8%), i macchinari (-4,1%) e gli autoveicoli (-11,5%).

Nel confronto tra Paesi, l’export cresce significativamente verso Germania (+14,5%), Spagna (+21,1%), Svizzera (+17,3%) e Regno Unito (+10,4%). Al contrario, calano le esportazioni verso Stati Uniti (-9,6%), Belgio (-11,8%), Turchia (-9,9%) e Austria (-9,0%). Tuttavia, escludendo il settore navale, le vendite verso gli USA registrano un aumento del +6,9%.

Saldo commerciale positivo, ma pesa il deficit energetico

Il saldo commerciale italiano torna positivo: a febbraio si attesta a +4.466 milioni di euro, in miglioramento rispetto al leggero deficit di gennaio. Tuttavia, il deficit energetico si amplia, raggiungendo i -5.000 milioni, a fronte dei -3.749 milioni dell’anno precedente. L’aumento dei prezzi all’importazione è del +0,6% mensile e +2,2% su base annua, spinto dai rincari energetici sia nell’area euro che extra-euro.

A febbraio, la crescita congiunturale dell’export si deve principalmente alle maggiori vendite di beni strumentali, tra cui prodotti della cantieristica navale. L’export cresce anche su base annua, trainato soprattutto dall’aumento delle vendite di prodotti farmaceutici e mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi. Le vendite sono in crescita verso Germania, Spagna e Svizzera; mentre si registra una flessione tendenziale verso gli Stati Uniti (-9,6%).

Cybercrime, la sua crescita è davvero inarrestabile?

Il cybercrime – che causa incidenti per estorcere denaro – è stato nel 2024 responsabile di quasi 9 attacchi su 10, rappresentando l’86% degli attacchi globali. Rispetto all’anno precedente, il fenomeno ha registrato un aumento di tre punti percentuali, confermando il crescente interesse della criminalità organizzata verso il cyberspazio. Lo rivela il Rapporto Clusit 2025, realizzato dall’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, Sofia Scozzari, del Comitato Direttivo Clusit, sottolinea come il rendimento economico del cybercrime abbia superato quello di molte attività illegali tradizionali, grazie ai modelli “as-a-Service” che permettono di lanciare attacchi anche senza particolari competenze tecniche.

Parallelamente, gli attacchi di matrice hacktivista sono aumentati del 16%, mentre quelli legati alla cosiddetta “guerra delle informazioni” sono quasi raddoppiati. L’unica categoria in diminuzione riguarda gli attacchi per spionaggio e sabotaggio, con un calo di circa 20 punti percentuali. Tuttavia, questi ultimi hanno avuto impatti devastanti nel 70% dei casi, soprattutto a causa dei conflitti geopolitici in corso.

Aumento del 40,6% sull’anno precedente 

Anche in Italia il cybercrime ha rappresentato la principale minaccia informatica del 2024, con il 78% degli attacchi totali attribuibili a gruppi criminali organizzati. Questo dato segna una crescita del 40,6% rispetto all’anno precedente, evidenziando una vulnerabilità sempre maggiore.

Un altro fenomeno di rilievo è stato l’hacktivism, spesso legato a tensioni geopolitiche. Su un totale di 279 attacchi registrati in Italia, 80 sono stati riconducibili a movimenti attivisti, pari al 29% del totale. Al contrario, nel nostro Paese non si sono verificati episodi rilevanti di spionaggio o di guerra informatica, a differenza di quanto osservato a livello globale.

Sono tre i settori più colpiti

A livello mondiale, il 44% degli attacchi ha riguardato tre categorie principali: obiettivi multipli (18%), istituzioni governative e forze armate (13%) e sanità (13%). Gli attacchi indiscriminati a obiettivi multipli continuano a essere i più diffusi, mentre quelli contro enti pubblici e ospedali risultano particolarmente critici per la rilevanza dei dati sottratti.

Nel 2024 si è registrato un forte aumento degli attacchi nei settori media (+175%), commercio (+92%), istruzione (+43%) e manifatturiero (+38%). In controtendenza, il comparto finanziario e assicurativo ha visto una riduzione del 16%, in parte grazie a nuove normative come il Regolamento DORA, che ha rafforzato la sicurezza nel settore.

In Italia bersagliato il comparto dell’informazione

In Italia, il settore più bersagliato è stato quello dell’informazione, con il 18% degli attacchi totali. Seguono il comparto manifatturiero e gli attacchi a obiettivi multipli (entrambi con il 16%), mentre il settore governativo ha registrato il 10% degli incidenti.

I trasporti e la logistica hanno visto un calo del 4% rispetto al 2023, ma restano tra i settori più vulnerabili, con un numero di attacchi superiore alla media globale. Anche il settore sanitario ha subito una lieve riduzione degli attacchi rispetto all’anno precedente.

Servono strategie di difesa più efficaci

La crescente digitalizzazione sta esponendo sempre più settori agli attacchi informatici. Un esempio emblematico è stato il grave attacco subito dal settore dei media nel 2024, che ha compromesso i dati di cinque milioni di persone. Questo episodio dimostra come una singola vulnerabilità possa causare danni enormi a livello sociale ed economico.

Luca Bechelli, del Comitato Direttivo Clusit, evidenzia la necessità di adottare strategie di sicurezza più avanzate. La Direttiva NIS2, recentemente aggiornata, mira a rafforzare la protezione dei settori critici, ma il rischio rimane elevato. Le aziende e le istituzioni devono investire in tecnologie più sicure e sviluppare una maggiore consapevolezza sui pericoli del cybercrime.

Lavoro: ripensare le strategie di talent acquisition per trattenere “chi vale”

Oggi alle aziende è richiesto un profondo ripensamento delle proprie strategie di talent acquisition, se vogliono trattenere i talenti al loro interno.
“Le persone sono diventate più esigenti perché riconoscono quanto le ore trascorse in azienda influenzino profondamente la qualità della vita personale – spiega Carola Adami, della società di head hunting Adami & Associati -. Questa consapevolezza ha generato aspettative più elevate in termini di ambiente lavorativo, flessibilità e opportunità di crescita”. 

Se fino a pochi anni fa le persone si identificavano principalmente con la propria professione, oggi il lavoro viene considerato una componente importante, ma non predominante, della vita. Un cambio di prospettiva che non ha portato a un disinteresse verso la sfera professionale. Anzi, ha intensificato l’attenzione nella scelta del percorso lavorativo.

Significative difficoltà nella selezione del personale per l’88% delle imprese

Il crescente divario tra aspettative dei candidati e proposte aziendali rappresenta oggi una delle principali sfide nel recruitment. Come evidenzia l’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, l’88% delle imprese italiane riscontra significative difficoltà nella selezione del personale, con un peggioramento nell’ultimo anno per oltre la metà delle imprese.

I numeri fotografano una situazione preoccupante. Solo il 9% degli italiani si dichiara soddisfatto della propria occupazione, e solo il 5% si considera pienamente realizzato nel proprio ruolo.
Non sorprende, quindi, che il 42% abbia recentemente cambiato impiego o stia pianificando di farlo, guidato principalmente dalla ricerca di un maggior benessere psicofisico.

Oggi il principale driver del cambiamento professionale è il benessere 

“È la prima volta nella storia che il benessere emerge come principale driver del cambiamento professionale – sottolinea Adami -, un segnale che le aziende non possono permettersi di ignorare. Per attrarre e fidelizzare i talenti, è prioritario che le organizzazioni creino un ambiente lavorativo realmente salutare”.

Questo significa sviluppare strategie concrete su più fronti. In particolare, implementare politiche efficaci per la gestione e la riduzione dello stress correlato al lavoro, garantire carichi di lavoro sostenibili e una corretta distribuzione delle responsabilità, sviluppare programmi di welfare aziendale strutturati e personalizzabili. E assicurare il pieno rispetto delle normative sulla sicurezza e la salute sul lavoro.

Impegno concreto e valori aziendali sempre più importanti

“I talenti cercano organizzazioni che investano concretamente nella loro crescita – continua Adami -. Questo significa offrire percorsi di carriera chiari, programmi di formazione continua e possibilità concrete di ampliare le proprie competenze”.

Inoltre, oggi si assiste a un fenomeno nuovo: “i giovani talenti valutano attentamente i valori e l’impatto sociale dell’organizzazione prima di candidarsi – osserva l’head hunter -. Non si tratta più solo di offrire una buona retribuzione, ma di dimostrare un impegno concreto verso le sfide globali del nostro tempo”.
La chiave per il successo nel talent acquisition risiede quindi nella capacità delle imprese di evolvere e adattarsi a queste nuove esigenze. Le organizzazioni devono ripensare le politiche di gestione delle risorse umane, il posizionamento valoriale, e la cultura aziendale.

Efficienza energetica: il 56% dei risparmi arriva dalle detrazioni

È quanto emerge dal 13° Rapporto annuale Enea sull’efficienza energetica, presentato nel corso di un convegno a Roma: nel 2023 in Italia sono stati realizzati nuovi risparmi energetici per oltre 3,6 Mtep (1 milione di tonnellate di petrolio), pari ai consumi elettrici complessivi del Lazio e della Toscana.

Il risparmio è stato generato grazie a progetti avviati dal 2021 con il supporto delle misure per ottemperare agli obblighi della Direttiva europea sull’efficienza energetica. Un risparmio equivalente al 92% dell’obiettivo fissato per il solo 2023 dal Pniec (Piano Energia e Clima).
Complessivamente, risulta ancora preponderante il traino delle detrazioni fiscali, ovvero, circa 2 Mtep, pari a una quota del 56,2% dei risparmi totali 2023.

I Certificati Bianchi e la riduzione dei consumi di energia finale

Oltre a queste misure, la riduzione dei consumi di energia finale è attribuibile alla crescita dei Certificati Bianchi, che hanno raggiunto il 28% rispetto al 2022, spingendo il dato cumulato a 0,6 Mtep, agli incentivi per la mobilità sostenibile (0,4 Mtep) e al Conto Termico (0,3 Mtep).

Sono in aumento anche i risparmi energetici conseguiti nell’ambito dei progetti realizzati attraverso i Fondi di coesione, con un risparmio di energia finale di circa 31,8 ktep/anno al 2023.
Da segnalare il ruolo giocato dalle campagne di sensibilizzazione che hanno coinvolto quasi 14 milioni di cittadini per quanto concerne il settore residenziale. La stima dei risparmi indotti dai cambiamenti nei comportamenti di consumo, da parte di individui e imprese, è pari a oltre 0,1 Mtep.

Puntare su tecnologie emergenti e digitalizzazione

“L’efficienza energetica rappresenta la chiave per raccogliere alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo e raggiungere i traguardi disegnati dall’Unione Europea, che grazie al pacchetto legislativo Fit for 55 e alle Direttive Efficienza Energetica (Eed III) e Prestazione Energetica degli Edifici (Epbd IV), si distingue come leader globale della transizione energetica – commenta il direttore generale Enea Giorgio Graditi -. Alla luce delle vulnerabilità delle filiere energetiche globali, è fondamentale sfruttare le potenzialità offerte dall’innovazione, puntando sulle tecnologie emergenti e sulla digitalizzazione, che consente un monitoraggio in tempo reale delle emissioni e l’ottimizzazione dei consumi”.

Gli audit energetici obbligatori per le imprese energivore

Per i soli interventi di efficientamento energetico avviati nell’anno, il confronto tra 2023 e 2022 evidenzia una flessione dei risparmi conseguiti tramite i meccanismi di detrazione fiscale come SuperEcobonus (-21,2%) ed Ecobonus (-20,4%). Rimane sostanzialmente stabile il contributo del Bonus Casa, che con i soli interventi attivati nel 2023 ha consentito risparmi pari a 71 ktep (-0,9%). Sul fronte dell’efficienza energetica negli usi finali, notevole contributo è arrivato dalle aziende con l’avvio il 5 dicembre 2023 del terzo ciclo di audit energetici obbligatori per le grandi imprese e quelle energivore.

Rispetto a dicembre 2019, le grandi imprese energivore che hanno adempiuto all’obbligo sono aumentate del 19%, mentre le grandi imprese sono diminuite dell’11%. I circa 9mila interventi di efficientamento energetico effettuati hanno prodotto un risparmio pari a 0,5 Mtep.

eCommerce, in che modo il B2B sta trasformando le strategie aziendali?

Negli ultimi anni, il commercio digitale ha rivoluzionato non solo il settore B2C, ma anche l’ambito B2B, dove l’e-commerce sta emergendo come un pilastro delle strategie di crescita aziendale. Due sono i fattori principali che guidano questa transizione: l’accesso a nuovi segmenti di mercato e l’ottimizzazione dei processi interni.

Un numero crescente di aziende B2B sta investendo in piattaforme e-commerce proprietarie e nei marketplace digitali per espandere la propria offerta e migliorare l’efficienza operativa.

Dati dallo studio di BVA Doxa

Questi trend sono confermati da uno studio recente condotto da BVA Doxa, presentato alla conferenza Marketing B2B organizzata da ANES. La ricerca, basata su un campione di 300 dirigenti di aziende con più di 10 dipendenti, rivela che le vendite online continuano a crescere, rappresentando il 27% del fatturato complessivo delle imprese B2B.

Nei prossimi due o tre anni, si prevede un incremento del 4,5%, consolidando ulteriormente il commercio digitale come strumento strategico.

eCommerce: perchè le imprese lo utilizzano?

Tre aziende su quattro utilizzano l’e-commerce per espandere il proprio mercato. Tra queste, il 43% preferisce sviluppare piattaforme proprietarie per adattarsi meglio alle proprie necessità. Anche le aziende che al momento non utilizzano il commercio digitale (soprattutto PMI del settore dei servizi) mostrano un interesse in crescita: il 26% dichiara infatti di voler avviare attività di e-commerce nel prossimo futuro.

Tipologia di prodotti e clientela B2B

Tra i prodotti venduti online, prevalgono i beni finiti e i servizi professionali, con la clientela B2B che supera leggermente quella B2C. Le vendite digitali B2B sono cresciute del 3,7% rispetto all’anno precedente, e le prospettive future sono positive, soprattutto per le aziende di produzione e per quelle che hanno registrato un aumento del fatturato.

eCommerce per vendite e acquisti aziendali

L’e-commerce non è solo un canale di vendita, ma anche uno strumento utile per gli acquisti aziendali. Il 73% delle aziende lo utilizza per procurarsi componentistica, servizi professionali e contenuti digitali. Inoltre, il 60% delle imprese adotta un approccio integrato, utilizzando l’e-commerce sia per vendere sia per acquistare. Questo modello permette alle aziende di migliorare l’efficienza complessiva, ottimizzando i processi interni e riducendo i costi operativi.

La crescente adozione del commercio digitale evidenzia come l’e-commerce stia diventando un elemento fondamentale nelle strategie B2B, contribuendo a rendere le aziende più competitive e innovative.

Noleggio auto: nel terzo trimestre 2024 crolla quello a lungo termine

Il mercato del noleggio veicoli in Italia sta attraversando una fase di transizione, caratterizzata da sfide significative, ma anche importanti opportunità di crescita e innovazione.
Di fatto, nel terzo trimestre 2024 il noleggio auto mostra un calo complessivo delle immatricolazioni (-21,96%). Secondo l’analisi condotta da ANIASA (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici) e Dataforce, il noleggio a lungo termine (NLT) è in forte sofferenza sia su base trimestrale (-22,70%) sia annua (-16,45%), mentre il noleggio a breve termine (NBT) cala nel terzo trimestre (-14,98%) ma rimane positivo su base annua (+21,41%).

La capacità del settore di adattarsi alle nuove dinamiche di mercato, sfruttare le opportunità normative e fiscali, e contribuire attivamente al rinnovamento del parco auto nazionale, sarà cruciale per determinare il suo ruolo nell’evoluzione della mobilità in Italia.

Quote di mercato e tendenze settoriali


Complessivamente, il settore del noleggio rappresenta il 25% del mercato automobilistico italiano, una percentuale che sottolinea l’importanza crescente di questo segmento nell’ecosistema della mobilità nazionale.
Nonostante il rallentamento delle immatricolazioni del noleggio auto evidenziato nel terzo trimestre dell’anno, il settore è destinato a chiudere il 2024 con un aumento della flotta veicoli, superando 1.350.000 unità in circolazione in Italia. Un dato che evidenzia la resilienza del settore e la sua capacità di adattarsi alle mutevoli condizioni di mercato.

Il settore business domina il mercato

Nel 2024, la quota di mercato del noleggio a lungo termine è scesa al 19,95%. Un’analisi dettagliata del noleggio a lungo termine rivela tendenze interessanti nella distribuzione tra clienti privati e aziendali. Dopo un periodo di crescita tra il 2020 e il 2021, la quota di mercato dei privati ha subito una contrazione significativa nel 2022 e 2023. Tuttavia, il 2024 ha visto un timido segnale di ripresa, con la quota di mercato dei privati risalita al 15%.
Questo significa che nel 2024, 85 noleggi su 100 nel segmento del lungo termine sono appannaggio dei clienti aziendali. Nonostante le fluttuazioni recenti, il dato sottolinea la continua predominanza del settore business in questo mercato.

Un ruolo cruciale nel rinnovo del parco auto nazionale

Secondo Alberto Viano, Presidente di ANIASA, con oltre 10 milioni di vetture ante Euro 4 ancora in circolazione in Italia, il settore del noleggio può giocare un ruolo cruciale nell’accelerazione del ricambio del parco auto nazionale, promuovendo l’adozione di veicoli più moderni e meno inquinanti.

Inoltre, la Legge sulla Delega Fiscale e la prossima Legge di Bilancio offrono l’opportunità di allineare la fiscalità dell’auto aziendale italiana con quella degli altri Paesi europei. E un graduale riequilibrio fiscale, specialmente per le nuove vetture elettriche e ibride, potrebbe portare alla diffusione di questi veicoli nel parco nazionale.
ANIASA stima poi che le misure proposte per incentivare il settore potrebbero generare un ritorno sull’investimento del 50% per l’Erario.

Prestiti: nel I semestre 2024 flessione delle richieste, vola l’importo medio

È quanto emerge dall’ultima analisi del Barometro CRIF su fonte EURISC: le richieste di prestiti da parte delle famiglie nel primo semestre 2024 subiscono una leggera contrazione, pari a -1,9% rispetto al corrispondente periodo del 2023. Tuttavia, il mese di giugno evidenzia un cambio di tendenza (+3,5%).

Dinamica opposta, invece, per l’importo medio, che si attesta a 9.300 euro, con una crescita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.
“Con una politica monetaria europea che torna a essere espansiva si prospetta un quadro economico più stabile, che avrà effetti positivi sul mercato del credito, dopo anni di profonda incertezza e cautela da parte delle famiglie”, spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.

Prestiti personali +7,9%, finalizzati -9,6%

Quanto alle diverse forme tecniche di questi primi sei mesi dell’anno, i prestiti personali subiscono una spinta del +7,9%. Lo stesso vale per l’importo medio, che mostra un aumento dell’1,1%, toccando un valore di 12.007 euro.

Dinamica inversa per i prestiti finalizzati, che segnano un -9,6%, ma con un importo medio in recupero rispetto agli ultimi due anni (+13,9%), e un valore complessivo di 6.748 euro. 
“La congiuntura di stabilità ritrovata – aggiunge Capecchi  – avrà anzitutto un effetto alone che spingerà a programmare nuovi progetti di spesa e di conseguenza a richiedere nuovi finanziamenti personali e finalizzati”.

Fascia di importo preferita inferiore a 5.000 euro

L’analisi della distribuzione delle richieste per fascia di importo del finanziamento conferma che nei primi sei medi del 2024 le preferenze degli italiani si sono concentrate nella classe inferiore a 5.000 euro, che arriva a spiegare il 48,8% del totale.
Approfondendo l’analisi per tipologia di finanziamento si mantiene lo stesso andamento: il 65,2% delle richieste di prestiti finalizzati presenta importi al di sotto di 5.000 euro. La stessa classe d’importo risulta la preferita anche per i prestiti personali, con il 31,3% del totale.

Durata del finanziamento superiore a 5 anni

Per quanto riguarda la distribuzione per durata dei finanziamenti emerge come le famiglie adottino principalmente piani di rimborso superiori a 5 anni, con una quota che sfiora il 30% del totale.
Se guardiamo alle diverse forme tecniche, i prestiti finalizzati concentrano circa la metà delle richieste (47,5%) tra 18 mesi e 36 mesi, mentre i prestiti personali si sono indirizzati sempre più verso piani di rimborso superiori a 5 anni (50,5%).

Inoltre, osservando la distribuzione delle istruttorie di credito in relazione all’età del richiedente, il Barometro CRIF evidenzia come nel primo semestre 2024 è la fascia compresa tra 45 e 54 anni a risultare maggioritaria, con una quota pari al 23,4% del totale, seguita da quella tra 35 e 44 anni (20,4%).

Finanziamenti: calano quelli erogati alle imprese, -7,5% nel I trimestre 2024

Nei primi 3 mesi dell’anno i finanziamenti erogati alle imprese italiane sono calati del 7,5%.
Secondo i dati dell’Osservatorio sulle Imprese realizzato da CRIF, nel I trimestre 2024 non si vedono ancora gli effetti del primo taglio da parte della Banca Centrale Europea ai tassi di interesse, che rimangono elevati.

“La recente decisione da parte della BCE in termini di politica monetaria è tra i primi segnali di una possibile inversione positiva per il credito alle imprese dei prossimi mesi – commenta Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings -. Tuttavia, i tassi di interesse rimangono elevati e le imprese italiane continuano a essere esposte all’incertezza economica e dei mercati finanziari a livello globale”. 

Andamento del credito erogato

I trend continuano a scontare il permanere di tassi di interesse su livelli elevati, nonostante il taglio di 25 punti base.
Accompagnati dall’incertezza a livello di economia globale e nazionale, i tassi ancora non favoriscono il credito alle imprese italiane: i primi segnali di riduzione si sono osservati solo a giugno 2024.

Sul fronte del credito erogato, il trend negativo del numero di finanziamenti è meno evidente per le Società di capitali, che segnano il calo minore (-5,9%).
In calo anche gli importi erogati, seppur con intensità meno marcata. A calare su questo fronte sono principalmente le Ditte individuali (-8,9%), seguite dalle Società di persone (-6,6%), mentre le Società di Capitali registrano anche sugli importi il calo minore (-3,6%).

Analisi settoriale

Analizzando le Società di capitali per settore nel primo trimestre 2024 emerge una crescita rilevante degli importi erogati nel Commercio di autoveicoli (+15,8%) e Trasporti e Logistica (+7,6%), in controtendenza rispetto alla media. 

Tra i settori che potrebbero essere definiti come ‘stabili’, si evidenziano Turismo e tempo libero, e Commercio al dettaglio (rispettivamente +0,1% e -0,1%). Mentre, tra i settori maggiormente in calo rispetto alla media delle Società di Capitali, il settore delle Costruzioni registra un -9,3%, che rappresenta una quota di oltre il 10% del totale importo finanziato alle imprese nel primo trimestre dell’anno.

Rischiosità del credito e tasso di default

Il tasso di default medio delle Società di capitali, che a fine 2023 si era attestato al 2,6%, è stimato salire al 3,3% a fine 2024.

Questa crescita conferma un progressivo ritorno della rischiosità sui livelli pre-pandemia (circa 4%).
I settori per cui CRIF Ratings prevede il maggior incremento dei tassi di default delle Società di capitali sono Turismo e tempo libero, Trasporti e Logistica, Commercio al dettaglio, Costruzioni e Commercio di autoveicoli.

Già alla fine 2023, gli stessi comparti avevano registrato una rischiosità elevata superiore al 3%: Turismo e tempo libero 3,9%, Trasporti e Logistica 3,6%, Commercio al dettaglio 3,3%, Costruzioni 3,2% e Commercio di autoveicoli 3,1%.
I settori più resilienti si confermano invece la Consulenza (1,8%) e il Farmaceutico (2,1%).

Lusso, l’Italia si conferma la regina degli investimenti immobiliari

Il mercato immobiliare di lusso in Italia continua ad attirare sempre più l’attenzione da parte degli investitori stranieri, come evidenziato dall’Osservatorio di Luxforsale. Circa il 43% dei visitatori del portale, che registra oltre 200 milioni di visualizzazioni all’anno, proviene dall’estero, con un aumento dell’18% rispetto all’anno precedente.

Dall’India le principali richieste

I principali paesi di provenienza dei visitatori sono l’India (10,3%), gli Stati Uniti (5,59%) e la Svizzera (2,94%), ma si registrano significativi aumenti di traffico anche dal Brasile, Regno Unito e Emirati Arabi Uniti. L’Osservatorio, giunto alla quinta edizione, coinvolge oltre 2.000 operatori immobiliari globali e analizza circa 2.900 proprietà, principalmente in Italia, con prezzi superiori a 500.000 euro o canoni d’affitto mensili non inferiori a 1.000 euro.

Il Belpaese piace sempre di più

L’interesse crescente verso gli immobili di lusso in Italia riflette la vitalità economica dei paesi con maggiori aumenti di traffico e l’attrattività degli investimenti immobiliari in queste regioni. Claudio Citzia, fondatore di Luxforsale, sottolinea l’importanza dei fattori socioeconomici e delle strategie di marketing internazionale nell’attirare investitori.

Lombardia e Lazio le regioni più popolari

Per quanto riguarda l’Italia, Lombardia e Lazio sono le regioni più popolari, seguite da Piemonte, Sicilia e Campania. La Lombardia è anche la regione con il maggior numero di proprietà in vendita, seguita dalla Toscana, Puglia, Liguria e Sardegna. Il prezzo medio degli immobili in Italia è di circa 1.628.639 euro, con Roma, Monza, Milano e Olbia tra le città più ambite.

La classifica internazionale vede in testa gli Emirati Arabi

A livello internazionale, gli Emirati Arabi Uniti conducono la classifica con 169 proprietà, seguiti da Malta e Brasile. Le proprietà più visitate in Italia includono residenze a Sanremo, Tufino e Bergeggi, mentre la villa più ambita è a Pozza di Fassa. A livello globale, Leipsoi in Grecia è la destinazione più ricercata, seguita da Karpathos e Chlum u Třebon in Repubblica Ceca.

Le proprietà ultralusso per i Paperoni sono in Italia

Le proprietà ultra-lusso, con un valore superiore ai 10 milioni di euro, sono 32, principalmente in Italia, con una sola all’estero, nelle Isole Vergini Britanniche. Toscana, Sardegna, Lazio, Liguria, Emilia Romagna e Lombardia sono tra le regioni con il maggior numero di queste proprietà.

In sintesi, il mercato immobiliare di lusso in Italia continua a prosperare, attirando investitori da tutto il mondo e offrendo una vasta gamma di proprietà di alto livello in diverse regioni del paese.