L’Italia non è un paese per giovani lavoratori. Anzi. Mentre si parla spesso di innovazione e futuro, a mandare avanti le imprese sono sempre più spesso persone con alle spalle decenni di esperienza.
I dati lo confermano e una recente indagine dell’I-AER, Institute of Applied Economic Research, lo racconta senza giri di parole: l’occupazione cresce, ma quasi solo tra gli over 50. Un equilibrio che regge oggi, ma che domani rischia di diventare fragile.
I senior sono la spina dorsale delle imprese
Negli ultimi anni la presenza dei lavoratori più maturi è rimasta stabile nella maggior parte delle piccole e medie imprese ed è aumentata in una su quattro. In alcune realtà, gli over 50 rappresentano ormai più della metà della forza lavoro.
Al contrario, solo una minoranza può contare su una prevalenza di giovani. Il ricambio generazionale, di fatto, procede al rallentatore.
I settori a più altra concentrazione di over
I settori più “anziani” restano la Pubblica amministrazione, l’istruzione e i servizi pubblici, ma è nel terziario che si trova il numero più alto di lavoratori senior: commercio, turismo, servizi alla persona.
Anche manifattura e costruzioni mostrano segni evidenti di invecchiamento, soprattutto nei ruoli tecnici, dove sostituire competenze consolidate non è semplice.
Un Paese che perde i giovani
Tra il 2019 e il 2024 l’occupazione degli over 50 è cresciuta soprattutto in molte regioni del Centro e del Sud. Nello stesso periodo, però, quasi 156 mila italiani hanno lasciato il Paese e molti erano giovani laureati.
È qui che il quadro si complica: meno giovani disponibili, più responsabilità sulle spalle di chi resta.
Scelte obbligate, non strategiche
Gli imprenditori lo dicono chiaramente. Tre PMI su quattro faticano a trovare profili adeguati. I lavoratori senior vengono scelti per affidabilità, autonomia e conoscenza del mestiere.
I giovani, quando arrivano, sono apprezzati per flessibilità e costi più bassi, ma spesso mancano tempo e risorse per accompagnarli in un vero percorso di crescita.
Tenere insieme presente e futuro
Secondo Fabio Papa, economista e fondatore di I-AER, il problema non è l’invecchiamento in sé, ma l’assenza di alternative. Le imprese valorizzano chi c’è, spesso senza un piano di successione. Il rischio è che tra qualche anno molte PMI si ritrovino senza figure pronte a raccogliere il testimone.
Il giudizio sui lavoratori over 50 resta positivo, anche se non mancano difficoltà legate ai costi, alla rigidità contrattuale e all’adattamento al cambiamento. La vera sfida, oggi, è trovare un equilibrio: continuare a puntare sull’esperienza e, allo stesso tempo, creare le condizioni perché i giovani tornino a essere una risorsa per il futuro delle imprese italiane.







