Mese: Gennaio 2025

Bonus animali domestici: cosa cambia nel 2025?

Secondo l’ultimo rapporto Assalco – Zoomark, nella primavera 2024 in Italia si contavano 65 milioni di animali domestici.
Presenti in buona parte delle case degli italiani, i pet, oltre a essere fonte inesauribile d’amore, rappresentano anche un costo nel bilancio familiare.

Per questo motivo, alcune forme di sostegno arrivano dal sistema di agevolazioni attualmente in vigore. Una buona notizia per coloro che convivono con un animaletto: anche nel 2025 potranno approfittare del bonus animali domestici.
Inoltre, per il biennio 2024 al 2026, è stato messo in campo un nuovo contributo destinato ai cittadini e alle cittadine over 65 con ISEE fino a 16.215 euro. L’agevolazione, però, non è stata ancora resa operativa, mentre si potrà beneficiare dello sconto IRPEF del 19% su spese veterinarie, e non solo.

Cosa rientra nella detrazione IRPEF? 

Quando si presenta la dichiarazione dei redditi alcune spese permettono di ottenere una detrazione, ovvero, una riduzione dell’imposta da versare.
Tra le voci che danno diritto allo sconto IRPEF ci sono le spese veterinarie sostenute durante l’anno precedente la dichiarazione dei redditi. Si tratta appunto del bonus animali domestici.

Secondo quanto previsto dal Testo Unico dell’Imposte sui Redditi, sono detraibili le spese sostenute per gli animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva. 
In particolare, le prestazioni professionali del medico veterinario, l’acquisto di medicinali veterinari, esclusi i mangimi speciali, le analisi di laboratorio e gli interventi presso cliniche veterinarie.

Limite di 550 euro, valore massimo di sconto 80 euro

L’agevolazione si applica però solo oltre la cifra di 129,11 euro, e fino al limite di 550 euro, per un valore massimo di sconto pari a circa 80 euro.

Per calcolare il bonus animali domestici, quindi, è possibile tenere conto di tre semplici regole. Quando il costo per la cura di cani, gatti o altri animali risulta inferiore a 129,11 euro non si ha diritto alla detrazione, quando si supera il valore di 129,11 euro restando nel limite dei 550 euro, la detrazione al 19% si dovrà calcolare sulla quota che eccede la franchigia (la differenza tra le spese sostenute e 129,11 euro).
Se, invece, la cifra delle spese veterinarie in un anno ha superato 550 euro, al contribuente spetta comunque una detrazione massima di circa 80 euro.

In attesa del decreto attuativo a favore degli  over 65

La Legge di Bilancio del 2024 ha messo in campo un nuovo bonus animali domestici destinato esclusivamente agli over 65.
Si tratta di un fondo da 750.000 euro da suddividere nel triennio 2024-2026 destinato a sostenere i proprietari di animali nel pagamento di visite veterinarie, operazioni chirurgiche e acquisto di farmaci veterinari.

La normativa stabilisce che la novità è destinata ai cittadini e alle cittadine con le caratteristiche di appartenere a un nucleo familiare con ISEE inferiore a 16.215 euro e un’età superiore a 65 anni.
Le risorse disponibili, riporta Adnkronos, dovranno essere ripartite tra le Regioni tramite un decreto attuativo, ma attualmente si attende la pubblicazione del testo utile a sbloccarne l’accesso.

Lavoro: ripensare le strategie di talent acquisition per trattenere “chi vale”

Oggi alle aziende è richiesto un profondo ripensamento delle proprie strategie di talent acquisition, se vogliono trattenere i talenti al loro interno.
“Le persone sono diventate più esigenti perché riconoscono quanto le ore trascorse in azienda influenzino profondamente la qualità della vita personale – spiega Carola Adami, della società di head hunting Adami & Associati -. Questa consapevolezza ha generato aspettative più elevate in termini di ambiente lavorativo, flessibilità e opportunità di crescita”. 

Se fino a pochi anni fa le persone si identificavano principalmente con la propria professione, oggi il lavoro viene considerato una componente importante, ma non predominante, della vita. Un cambio di prospettiva che non ha portato a un disinteresse verso la sfera professionale. Anzi, ha intensificato l’attenzione nella scelta del percorso lavorativo.

Significative difficoltà nella selezione del personale per l’88% delle imprese

Il crescente divario tra aspettative dei candidati e proposte aziendali rappresenta oggi una delle principali sfide nel recruitment. Come evidenzia l’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, l’88% delle imprese italiane riscontra significative difficoltà nella selezione del personale, con un peggioramento nell’ultimo anno per oltre la metà delle imprese.

I numeri fotografano una situazione preoccupante. Solo il 9% degli italiani si dichiara soddisfatto della propria occupazione, e solo il 5% si considera pienamente realizzato nel proprio ruolo.
Non sorprende, quindi, che il 42% abbia recentemente cambiato impiego o stia pianificando di farlo, guidato principalmente dalla ricerca di un maggior benessere psicofisico.

Oggi il principale driver del cambiamento professionale è il benessere 

“È la prima volta nella storia che il benessere emerge come principale driver del cambiamento professionale – sottolinea Adami -, un segnale che le aziende non possono permettersi di ignorare. Per attrarre e fidelizzare i talenti, è prioritario che le organizzazioni creino un ambiente lavorativo realmente salutare”.

Questo significa sviluppare strategie concrete su più fronti. In particolare, implementare politiche efficaci per la gestione e la riduzione dello stress correlato al lavoro, garantire carichi di lavoro sostenibili e una corretta distribuzione delle responsabilità, sviluppare programmi di welfare aziendale strutturati e personalizzabili. E assicurare il pieno rispetto delle normative sulla sicurezza e la salute sul lavoro.

Impegno concreto e valori aziendali sempre più importanti

“I talenti cercano organizzazioni che investano concretamente nella loro crescita – continua Adami -. Questo significa offrire percorsi di carriera chiari, programmi di formazione continua e possibilità concrete di ampliare le proprie competenze”.

Inoltre, oggi si assiste a un fenomeno nuovo: “i giovani talenti valutano attentamente i valori e l’impatto sociale dell’organizzazione prima di candidarsi – osserva l’head hunter -. Non si tratta più solo di offrire una buona retribuzione, ma di dimostrare un impegno concreto verso le sfide globali del nostro tempo”.
La chiave per il successo nel talent acquisition risiede quindi nella capacità delle imprese di evolvere e adattarsi a queste nuove esigenze. Le organizzazioni devono ripensare le politiche di gestione delle risorse umane, il posizionamento valoriale, e la cultura aziendale.