Mese: Gennaio 2026

Ricerche di lavoro: lo stipendio è importante, ma il benessere è fondamentale

Il mercato del lavoro italiano sta attraversando una profonda trasformazione guidata da una nuova scala di valori. Se a determinare le scelte dei professionisti la retribuzione continua a rimanere un fattore chiave, non è più l’unico elemento. E nemmeno il più importante.
È quanto emerge dal nuovo Smarter hiring report, l’indagine internazionale condotta in 12 Paesi da Indeed, portale per chi cerca e offre lavoro, in collaborazione con YouGov, con l’obiettivo di analizzare le aspettative dei talenti e le strategie di recruiting.

Secondo Indeed lo stipendio è sempre rilevante, ma non fondamentale quanto il benessere in azienda. Tanto che 4 candidati italiani su 10 (40%) considerano l’equilibrio tra vita privata e lavoro il fattore decisivo nella scelta tra le diverse offerte.

Cambiano i criteri per la scelta di un impiego

I risultati della ricerca posizionano il benessere non solo su un piano di rilevanza, ma lo rendono il criterio indiscutibilmente più importante, seguito al secondo posto dallo stipendio base, prioritario per il 26% dei candidati.

Altri elementi determinanti per accettare un impiego sono la crescita professionale (14%), le opportunità di apprendimento (8%) e i benefit (7%).
L’indagine evidenzia, quindi, come i professionisti non cerchino più solo un compenso, ma un ambiente di lavoro che rispetti e supporti il loro equilibrio di vita.

Una “disconnessione sulle aspettative” tra azienda e candidati

Il benessere oggi non è più solo un desiderio, ma un criterio di selezione attivo con cui i candidati valutano, e se necessario, bocciano le imprese.
Tuttavia, capire se un’azienda sia realmente attenta a questi temi resta complesso. Il 13% dei candidati italiani segnala che una delle maggiori difficoltà nella ricerca di un impiego è proprio come ‘capire la cultura aziendale prima di candidarsi’

Questa mancanza di chiarezza rischia di far desistere i talenti migliori ancor prima del colloquio, e delinea una delle principali incongruenze tra domanda e offerta. Incongruenza che il report definisce ‘disconnessione sulle aspettative’.

I datori di lavoro scommettono sulla crescita professionale, i professionisti sull’equilibrio vita-lavoro

A fronte del 40% dei candidati italiani che reputa l’equilibrio vita-lavoro fondamentale, solo il 17% dei datori di lavoro in Italia considera lo stesso elemento come il più attrattivo da comunicare nella propria offerta. Si tratta del dato più basso tra i Paesi esaminati.

I dati mostrano infatti che i datori di lavoro italiani scommettono principalmente sulla crescita professionale, indicata come fattore di punta dal 24% delle imprese e ‘solo dal 14% dei candidati.
Ancora più marcato è il disallineamento sullo stipendio base, riporta Adnkronos. Mentre per un candidato su quattro (26%) questo è il fattore che determina la scelta, solo il 13% delle aziende ritiene che lo stipendio base sia la propria carta vincente.

Estetica Avantgarde di Julius

Julius privilegia silhouette sperimentali, contrasti di texture e una palette ridotta ma intensa. Progettiano capi che giocano su proporzioni asimmetriche, materiali tecnici e dettagli sartoriali visibili.

Caratteristiche distintive

Julius costruisce silhouette scultoree con spalle pronunciate, torsioni strutturate e giacche che sfidano la simmetria classica. Le linee spesso allungano il corpo tramite drappeggi verticali, cuciture a vista e pannellature sovrapposte.

Il brand integra elementi utilitari: zip irreversibili, tasche sovradimensionate strategiche e chiusure magnetiche nascoste. Questi dettagli mantengono un’estetica funzionale senza scadere nel semplicistico.

Lavorazione e finiture sono centrali: tinte fisse, lavaggi controllati e bordi grezzi accompagnano tessuti come lana tecnica, gabardine rinforzata e pelle con trattamento opaco. La rilevanza del taglio sartoriale garantisce vestibilità precise.

Influenze concettuali

Julius clothing si ispira a architetture brutaliste e all’abbigliamento militare rielaborato in chiave contemporanea. L’approccio concettuale privilegia rigore strutturale, austerità estetica e un senso di protezione stilizzata.

La cultura underground giapponese e il movimento darkwave influenzano l’uso del nero stratificato e delle proporzioni voluminose. Designer del brand studiano silhouette giapponesi d’avanguardia per creare capi che sembrano costruiti attorno al corpo.

Temi filosofici ricorrenti includono anonimato, funzione come estetica e resistenza al consumismo. Queste idee guidano scelte produttive come limitare le stagioni, produrre capsule e privilegiare qualità e durabilità.

Palette cromatica e materiali

La palette rimane principalmente monocromatica: nero carbone, grigio ardesia, antracite e occasionali accenti ossidati come bronzo scuro. Colori di contrasto appaiono raramente e vengono usati per cuciture o fodere interne.

Tessuti tecnici e naturali coesistono: cotone mercerizzato, lana tecnica, gabardine stretch e pelle opaca trattata con fini antimacchia. Materiali innovativi includono membrane traspiranti e fibre termoregolanti per prestazioni elevate.

Finiture e trattamenti importanti:

  • Lavaggi chimici controllati per effetti consumati.
  • Verniciature opache su pelle e nylon.
  • Cuciture rinforzate e rinforzi termosaldati per durabilità.

Queste scelte materiali enfatizzano funzionalità, tatto e durata senza sacrificare l’aspetto distintivo del marchio.

Collezioni Iconiche

Julius costruisce collezioni che combinano tagli sperimentali, materiali tecnici e riferimenti culturali. Ogni stagione si concentra su una palette ridotta, silhouette destrutturate e capi modulari pensati per uso quotidiano e performance.

Collezioni storiche

La collezione “Blackout” (2005–2007) segna il passaggio dal minimalismo al rigore concettuale di Julius. Predominano capi neri, giacche destrutturate con cuciture esterne e tessuti lavati a mano.
Nel 2010 la linea “Anatomy” introduce pannelli stratificati e zip asimmetriche, diventando un modello per il tailoring contemporaneo del marchio. Questi abiti enfatizzano proporzioni allungate e spalle scolpite.
La serie “Reconstruct” (2014) sperimenta con rivestimenti in pelle sottile e tessuti elastici, pensata per il movimento e la durabilità. I capi si prestano a layering funzionale e mostrano attenzione alle finiture tecniche.

Collaborazioni rilevanti

Julius ha collaborato con marchi di calzature tecniche e produttori di tessuti innovativi. Tra le partnership più note c’è il progetto con una storica manifattura giapponese per trattamenti lavanti esclusivi.
Ha lavorato con designer di accessori per creare stivali e borse con dettagli nervati e sistemi di chiusura brevettati. Le collaborazioni spesso includono capsule limitate presentate in showroom selezionati e boutique monomarca.
La sinergia con laboratori di ricerca tessile ha portato a membrane traspiranti e finiture resistenti all’abrasione, utilizzate in giacche utilitarie e outerwear tecnico.

Temi ricorrenti

Il nero rimane la palette dominante, accompagnato da grigi profondi e occasionali tocchi di bordeaux. Questo codifica un’estetica coerente e facilmente riconoscibile.
Stratificazione e modularità ritornano in quasi tutte le stagioni: capi pensati per combinarsi, con elementi rimovibili e zip per regolare volume e funzione.
Dettagli tecnici come chiusure asymetriche, cuciture a vista e pannelli sagomati definiscono la silhouette. L’attenzione ai materiali—pelle sottile, jersey pesante e tessuti trattati—garantisce un equilibrio tra estetica e performance.

Produzione industriale: i dati Istat per novembre 2025

Lo rilevano gli ultimi dati rilasciati dall’Istat per novembre: dopo la flessione congiunturale del mese precedente (ottobre 2025) a novembre 2025 la produzione industriale italiana è tornata a crescere.
Si tratta di un aumento diffuso ai principali comparti industriali, e che risulta positivo anche per l’andamento congiunturale complessivo nella media trimestrale del periodo settembre – novembre 2025.

Allo stesso modo, l’indice destagionalizzato della produzione industriale, al netto degli effetti di calendario, appare in aumento anche su base annua, sia a livello complessivo sia per i principali raggruppamenti di industrie, ma a eccezione dei beni di consumo.

Indice destagionalizzato stimato a +1,5% rispetto a ottobre 2025

Più in particolare, per il mese di novembre 2025 l’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale sia aumentato del +1,5% rispetto a ottobre, mentre nella media del trimestre settembre – novembre si stima che il livello della produzione cresca del +1,1% rispetto ai tre mesi precedenti.

I dati relativi all’indice destagionalizzato mensile mostrano poi aumenti congiunturali in tutti i raggruppamenti principali di industrie, con variazioni positive per l’energia, in crescita del +3,9%, i beni strumentali in salita del +2,1%, i beni di consumo, a +1,1%, e marginalmente, i beni intermedi, che segnano un aumento stimato pari al +0,1%.

Variazioni tendenziali positive per beni strumentali, intermedi ed energia. In leggera flessione i beni di consumo

Al netto degli effetti di calendario (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20, come a novembre dell’anno precedente), a novembre 2025 l’indice generale viene stimato in aumento in termini tendenziali del +1,4%.

In dettaglio, i dati Istat registrano variazioni tendenziali positive del +3,3% per i beni strumentali, del +2,0% per l’energia e del +1,0% per i beni intermedi.
Al contrario, risultano in lieve diminuzione i beni di consumo, la cui flessione è pari al -0,8%.

Il settore farmaceutico cresce del +8,7% in un anno, i carburanti calano del -4,4%

I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono rappresentati dalla produzione di prodotti farmaceutici di base e i preparati farmaceutici, per i quali l’aumento stimato è pari al +8,7%, seguiti dal comparto della fabbricazione di computer, dei prodotti di elettronica e ottica, degli apparecchi elettromedicali e degli apparecchi di misurazione e orologi, che crescono del +5,8%. La fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche, sono in crescita stimata pari al +5,1%.

Di segno opposto, le flessioni più ampie rilevate dall’Istat riguardano la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati, in calo stimato del -4,4%, la fabbricazione di mezzi di trasporto, in diminuzione del -3,1%, e la fabbricazione di prodotti chimici, che scende del -2,9%.

Il lavoro ha i capelli grigi: perché nelle PMI manca il ricambio generazionale?

L’Italia non è un paese per giovani lavoratori. Anzi. Mentre si parla spesso di innovazione e futuro, a mandare avanti le imprese sono sempre più spesso persone con alle spalle decenni di esperienza.

I dati lo confermano e una recente indagine dell’I-AER, Institute of Applied Economic Research, lo racconta senza giri di parole: l’occupazione cresce, ma quasi solo tra gli over 50. Un equilibrio che regge oggi, ma che domani rischia di diventare fragile.

I senior sono la spina dorsale delle imprese

Negli ultimi anni la presenza dei lavoratori più maturi è rimasta stabile nella maggior parte delle piccole e medie imprese ed è aumentata in una su quattro. In alcune realtà, gli over 50 rappresentano ormai più della metà della forza lavoro.

Al contrario, solo una minoranza può contare su una prevalenza di giovani. Il ricambio generazionale, di fatto, procede al rallentatore.

I settori a più altra concentrazione di over

I settori più “anziani” restano la Pubblica amministrazione, l’istruzione e i servizi pubblici, ma è nel terziario che si trova il numero più alto di lavoratori senior: commercio, turismo, servizi alla persona.
Anche manifattura e costruzioni mostrano segni evidenti di invecchiamento, soprattutto nei ruoli tecnici, dove sostituire competenze consolidate non è semplice.

Un Paese che perde i giovani

Tra il 2019 e il 2024 l’occupazione degli over 50 è cresciuta soprattutto in molte regioni del Centro e del Sud. Nello stesso periodo, però, quasi 156 mila italiani hanno lasciato il Paese e molti erano giovani laureati.
È qui che il quadro si complica: meno giovani disponibili, più responsabilità sulle spalle di chi resta.

Scelte obbligate, non strategiche

Gli imprenditori lo dicono chiaramente. Tre PMI su quattro faticano a trovare profili adeguati. I lavoratori senior vengono scelti per affidabilità, autonomia e conoscenza del mestiere.

I giovani, quando arrivano, sono apprezzati per flessibilità e costi più bassi, ma spesso mancano tempo e risorse per accompagnarli in un vero percorso di crescita.

Tenere insieme presente e futuro

Secondo Fabio Papa, economista e fondatore di I-AER, il problema non è l’invecchiamento in sé, ma l’assenza di alternative. Le imprese valorizzano chi c’è, spesso senza un piano di successione. Il rischio è che tra qualche anno molte PMI si ritrovino senza figure pronte a raccogliere il testimone.

Il giudizio sui lavoratori over 50 resta positivo, anche se non mancano difficoltà legate ai costi, alla rigidità contrattuale e all’adattamento al cambiamento. La vera sfida, oggi, è trovare un equilibrio: continuare a puntare sull’esperienza e, allo stesso tempo, creare le condizioni perché i giovani tornino a essere una risorsa per il futuro delle imprese italiane.