Mese: Febbraio 2025

Cybercrime, la sua crescita è davvero inarrestabile?

Il cybercrime – che causa incidenti per estorcere denaro – è stato nel 2024 responsabile di quasi 9 attacchi su 10, rappresentando l’86% degli attacchi globali. Rispetto all’anno precedente, il fenomeno ha registrato un aumento di tre punti percentuali, confermando il crescente interesse della criminalità organizzata verso il cyberspazio. Lo rivela il Rapporto Clusit 2025, realizzato dall’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, Sofia Scozzari, del Comitato Direttivo Clusit, sottolinea come il rendimento economico del cybercrime abbia superato quello di molte attività illegali tradizionali, grazie ai modelli “as-a-Service” che permettono di lanciare attacchi anche senza particolari competenze tecniche.

Parallelamente, gli attacchi di matrice hacktivista sono aumentati del 16%, mentre quelli legati alla cosiddetta “guerra delle informazioni” sono quasi raddoppiati. L’unica categoria in diminuzione riguarda gli attacchi per spionaggio e sabotaggio, con un calo di circa 20 punti percentuali. Tuttavia, questi ultimi hanno avuto impatti devastanti nel 70% dei casi, soprattutto a causa dei conflitti geopolitici in corso.

Aumento del 40,6% sull’anno precedente 

Anche in Italia il cybercrime ha rappresentato la principale minaccia informatica del 2024, con il 78% degli attacchi totali attribuibili a gruppi criminali organizzati. Questo dato segna una crescita del 40,6% rispetto all’anno precedente, evidenziando una vulnerabilità sempre maggiore.

Un altro fenomeno di rilievo è stato l’hacktivism, spesso legato a tensioni geopolitiche. Su un totale di 279 attacchi registrati in Italia, 80 sono stati riconducibili a movimenti attivisti, pari al 29% del totale. Al contrario, nel nostro Paese non si sono verificati episodi rilevanti di spionaggio o di guerra informatica, a differenza di quanto osservato a livello globale.

Sono tre i settori più colpiti

A livello mondiale, il 44% degli attacchi ha riguardato tre categorie principali: obiettivi multipli (18%), istituzioni governative e forze armate (13%) e sanità (13%). Gli attacchi indiscriminati a obiettivi multipli continuano a essere i più diffusi, mentre quelli contro enti pubblici e ospedali risultano particolarmente critici per la rilevanza dei dati sottratti.

Nel 2024 si è registrato un forte aumento degli attacchi nei settori media (+175%), commercio (+92%), istruzione (+43%) e manifatturiero (+38%). In controtendenza, il comparto finanziario e assicurativo ha visto una riduzione del 16%, in parte grazie a nuove normative come il Regolamento DORA, che ha rafforzato la sicurezza nel settore.

In Italia bersagliato il comparto dell’informazione

In Italia, il settore più bersagliato è stato quello dell’informazione, con il 18% degli attacchi totali. Seguono il comparto manifatturiero e gli attacchi a obiettivi multipli (entrambi con il 16%), mentre il settore governativo ha registrato il 10% degli incidenti.

I trasporti e la logistica hanno visto un calo del 4% rispetto al 2023, ma restano tra i settori più vulnerabili, con un numero di attacchi superiore alla media globale. Anche il settore sanitario ha subito una lieve riduzione degli attacchi rispetto all’anno precedente.

Servono strategie di difesa più efficaci

La crescente digitalizzazione sta esponendo sempre più settori agli attacchi informatici. Un esempio emblematico è stato il grave attacco subito dal settore dei media nel 2024, che ha compromesso i dati di cinque milioni di persone. Questo episodio dimostra come una singola vulnerabilità possa causare danni enormi a livello sociale ed economico.

Luca Bechelli, del Comitato Direttivo Clusit, evidenzia la necessità di adottare strategie di sicurezza più avanzate. La Direttiva NIS2, recentemente aggiornata, mira a rafforzare la protezione dei settori critici, ma il rischio rimane elevato. Le aziende e le istituzioni devono investire in tecnologie più sicure e sviluppare una maggiore consapevolezza sui pericoli del cybercrime.

Perché San Valentino è anche la festa delle… truffe online? 

San Valentino è il patrono dell’amore e della condivisione e il 14 febbraio è una giornata speciale per scambiarsi regali e dimostrazioni di affetto. Tuttavia, accanto a fiori e cioccolatini, si cela un’insidia sempre più diffusa: le truffe online. Ogni anno, con l’arrivo della festa degli innamorati, le caselle di posta si riempiono di offerte e promozioni, molte delle quali nascondono tentativi di frode.

Secondo il report di Bitdefender Antispam Lab, nel 2025 il 50% delle e-mail di spam legate a San Valentino sono state identificate come fraudolente, un dato in netto aumento rispetto all’anno precedente, quando la percentuale si attestava al 25%. Questo incremento mostra come i truffatori sfruttino la ricorrenza per ingannare le persone e ottenere informazioni sensibili.

Da dove arrivano le mail fraudolente?

I messaggi ingannevoli iniziano a circolare già dalla metà di gennaio, raggiungendo il picco massimo nei primi giorni di febbraio. Gli Stati Uniti risultano essere il principale Paese di origine di queste e-mail fraudolente, seguiti da Indonesia, India e Regno Unito. Ma non solo: sono anche la nazione che riceve la maggior parte di questi messaggi, con quasi la metà dello spam a tema San Valentino destinato alle caselle di posta americane.

I truffatori approfittano del forte coinvolgimento emotivo e della predisposizione agli acquisti tipica di questo periodo per diffondere e-mail ingannevoli, spesso mascherate da offerte imperdibili, premi esclusivi o sondaggi con regali in palio.

Come vengono ingannate le vittime?

Uno dei metodi più diffusi per attirare le persone in trappola è l’invio di e-mail che invitano a partecipare a sondaggi con la promessa di vincere premi esclusivi. In realtà, queste campagne hanno il solo scopo di raccogliere dati personali e bancari, chiedendo spesso un piccolo pagamento per la “spedizione” del premio o una verifica della carta di credito, che si trasforma in un furto di denaro.

Un’altra tecnica molto utilizzata è l’invio di messaggi falsi che sembrano provenire da brand famosi. I truffatori creano siti web che imitano quelli ufficiali per convincere le vittime a inserire dati sensibili, sfruttando la fiducia riposta nei marchi conosciuti.

Le tecniche di difesa

Per evitare brutte sorprese, è fondamentale essere prudenti. Prima di aprire un’e-mail o cliccare su un link, è importante verificare il mittente e diffidare di offerte troppo allettanti. Non bisogna mai fornire dati personali o bancari su siti non ufficiali e, in caso di dubbio, è sempre meglio consultare direttamente il sito dell’azienda in questione.

San Valentino dovrebbe essere un momento di gioia e non un’occasione per cadere vittima di truffe. Essere informati e attenti è il modo migliore per proteggersi e vivere questa giornata in tutta serenità.

Gen Z e salute mentale: le cause del disagio giovanile

Lo conferma l’ultima edizione dell’osservatorio Eumetra ‘Benessere e Sostenibilità’: il 35% dei giovani appartenenti alla Generazione Z riferisce uno stato d’ansia elevato.
Si tratta di una percentuale che supera di oltre 10 punti quella dei Millennial (23%), è quasi il doppio rispetto alla GenX (17%) ed è tre volte rispetto ai Boomer (11%).

Ma perché i giovani della GenZ sperimentano livelli di ansia e angoscia superiori rispetto alle generazioni precedenti? Tra i principali fattori emergono la sensazione di non essere mai all’altezza delle aspettative altrui, la necessità di raggiungere il massimo in tempi prestabiliti con la paura di fallire, il timore di perdersi qualcosa (FOMO, Fear of Missing Out) e l’eccessiva esposizione a un bombardamento di informazioni spesso contraddittorie. Un aspetto particolarmente critico è l’aumento del ritiro sociale tra gli adolescenti.

Isolamento sociale e iperconnessione erodono il benessere psicologico

L’analisi condotta dal gruppo di ricerca ‘Mutamenti sociali, valutazione e metodi’ (MUSA) del Cnr-Irpps, basata su un campione nazionale di oltre 7.500 adolescenti tra 14 e 19 anni, mostra come la percentuale di giovani che non incontrano più i loro amici fuori dall’ambito scolastico è quasi raddoppiata dopo la pandemia. Nel 2019 era pari al 5,6%, nel 2022 è arrivata al 9,7%. 

Questo fenomeno sottolinea come l’isolamento sociale sia diventato un problema serio e persistente, correlato a fattori relazionali e psicologici, tra cui l’iperconnessione ai social media, che erode progressivamente la qualità delle interazioni sociali e il benessere psicologico individuale.

Affermazione di sé e relazioni nell’epoca ON LIFE

Per comprendere il fenomeno, è tuttavia essenziale considerare che il sistema valoriale della Gen Z, pur con differenze interne, si fonda su due assi fondamentali. La relazione con gli altri nell’era ‘ON LIFE’, in cui il mondo fisico e digitale sono intrecciati, fa sì che gestire le relazioni diventi più complesso rispetto al passato, e l’affermazione di sé.

La GenZ non è meno ambiziosa delle generazioni precedenti, ma aspira a percorsi di formazione e carriera con condizioni diverse.

Quale futuro?

Questa complessità si riflette anche nella visione del futuro dei giovani. Secondo l’Osservatorio Eumetra sulla GenZ condotto in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, il punteggio medio di ottimismo sul futuro è inferiore a 7, con oltre il 40% dei giovani che nutre una visione negativa. 
In Spagna e Germania, il punteggio si alza di poco oltre il 7 grazie a una quota maggiore di risposte con valori compresi tra 9 e 10. 

Il benessere psicologico della GenZ rappresenta dunque una sfida prioritaria.
Investire in percorsi di formazione più flessibili, ambienti di lavoro stimolanti e spazi di socializzazione inclusivi, potrebbe essere la chiave per aiutare i giovani a costruire un futuro più sereno e sostenibile.