Gli stranieri promuovono l’Italia, ma la “rimandano” in visione futura e meritocrazia 

L’Italia continua a tenere una buona posizione nella percezione dei cittadini del resto mondo, anche se perde punti in fatto di innovazione e capacità di sostenere i giovani. Lo rivela la terza edizione di Be-Italy, ricerca promossa dalla divisione Corporate Reputation di Ipsos che si distingue per il suo approccio metodologico rigoroso e la ricchezza dei contenuti. L’obiettivo principale è misurare la reputazione dell’Italia all’estero, coinvolgendo in uno studio gli abitanti di 22 Paesi del mondo.

I limiti dei “pregiudizi”

La reputazione italiana è spesso influenzata da opinioni sedimentate, luoghi comuni e una conoscenza superficiale che può essere arricchita da esperienze personali dirette o indirette. Be-Italy fornisce indicazioni macro sui giudizi e i tratti percepiti dell’Italia, confrontandola con altri Paesi. Analizza inoltre il funzionamento del Paese, le relazioni internazionali, l’organizzazione, l’efficienza, la capacità di attrarre persone e investimenti, e i settori produttivi più valorizzati. Infine, l’indagine esplora le caratteristiche e il valore del Made in Italy all’estero.

Il 46% di chi vive all’estero conosce l’Italia “molto” o “abbastanza”

Nella classifica dei Paesi più conosciuti al mondo, l’Italia si colloca al terzo posto. Il 46% degli intervistati dichiara di conoscere il Belpaese “molto” o “abbastanza”. L’Italia si posiziona dietro agli Stati Uniti (55%) e al Regno Unito (52%), ma supera la Spagna (45%) e la Francia (44%). Interessante è notare che la conoscenza dell’Italia è più diffusa tra i ceti socio-economici elevati, con una notorietà del 68%.

Le informazioni si cercano sul web

Gli intervistati utilizzano prevalentemente Internet e i social network per informarsi sui Paesi stranieri, con la TV che risulta meno utilizzata. Tuttavia, un dato negativo emerge dal giudizio complessivo sull’Italia, che è diminuito rispetto al passato: il punteggio è passato da 83 a 81, soprattutto rispetto al 2020, periodo pre-pandemia, quando l’Italia aveva mostrato una buona dose di resilienza.

Web listening: calano le conversazioni on line

Quanto si parla dell’Italia all’estero? Il volume dei contenuti che menzionano l’Italia è calato del 25% rispetto al 2020, anno in cui il Covid aveva portato l’Italia sotto i riflettori internazionali. All’epoca, i post pubblicati in tutte le lingue (tranne l’italiano) erano circa 127 milioni; nell’ultima rilevazione (15/09/2022-15/09/2023) sono stati poco più di 101 milioni.

Immagine positiva, ma senza capacità di innovare

L’immagine complessiva dell’Italia è buona, soprattutto per quanto riguarda la cultura, il benessere e la capacità di accoglienza. Tuttavia, manca una visione futura. Le critiche principali riguardano lo scarso coinvolgimento delle nuove generazioni, l’incapacità di offrire opportunità di crescita, la poca innovazione, il basso sostegno pubblico alle imprese e il clientelismo senza meritocrazia.

Il vino italiano vince su tutto 

Sul fronte degli investimenti esteri, gli Stati Uniti guidano la classifica, seguiti da Canada, Svezia e Germania. Tuttavia, il Made in Italy mantiene delle certezze solide, soprattutto nell’enologia, con il vino che supera persino il cibo, il turismo e la moda, che restano i capisaldi dell’attrattiva italiana.

Sicurezza informatica, quali sono le ultime evoluzioni?

Fari accesi sulla informatica, che negli ultimo anni è diventato un tema centrale per la aziende. Questo perchè  si registra un numero crescente di attacchi digitali, accentuati dall’avvento dell’intelligenza artificiale. Tra i vari tipi di malware, uno dei più pericolosi e diffusi è il ransomware. Questo termine, derivato dall’unione delle parole inglesi “ransom” (riscatto) e “software”, descrive un tipo di malware che prende in ostaggio i dati delle vittime attraverso la crittografia, richiedendo un riscatto per la loro liberazione.

Ransomware: una minaccia sempre più grande

Il ransomware rappresenta una minaccia particolarmente grave per organizzazioni e aziende, che spesso sono disposte a pagare il riscatto per evitare la perdita di dati cruciali. Negli ultimi anni, la diffusione di questo tipo di malware è aumentata in modo esponenziale. Nel 2021, ad esempio, è stato registrato un incremento del 93% rispetto all’anno precedente, secondo un rapporto di Sophos, sottolineando l’evolversi costante di questa minaccia nel panorama informatico.

Tipologie di ransomware

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il ransomware non è di un solo tipo. Esistono numerose varianti, alcune delle quali più pericolose di altre. Ecco una panoramica dei principali tipi di ransomware:

Locker Ransomware: blocca completamente l’accesso dell’utente al sistema operativo, impedendo di utilizzare file e applicazioni.
Crypto Ransomware: cifra i file dell’utente, inclusi documenti e immagini, mantenendo il sistema operativo accessibile per permettere il pagamento del riscatto.
Cripto-Worm: diffonde la crittografia dei file attraverso reti e dispositivi connessi, rappresentando una delle varianti più pericolose per le aziende.
Doxware (o Leakware): minaccia di pubblicare online informazioni sensibili se il riscatto non viene pagato, aumentando la pressione sulle vittime.

Come avviene l’attacco?

I ransomware possono colpire sia individui sai aziende attraverso vari metodi. Il metodo più comune è tramite email con allegati infetti che, una volta aperti, “contagiano” l’intero computer. Altri metodi includono il download di file da siti web compromessi e l’exploit di vulnerabilità in software aziendali o di uso quotidiano.

Strategie di difesa

Per difendersi efficacemente dal ransomware, è fondamentale adottare diverse strategie preventive. Una delle più diffuse è il backup regolare dei dati sensibili. Eseguire backup frequenti e conservarli in luoghi sicuri è essenziale per neutralizzare la minaccia: in caso di attacco, i dati possono essere ripristinati senza pagare il riscatto. Oltre ai backup, l’uso di software anti-malware è cruciale.

Tra i vari programmi disponibili, Malwarebytes è uno dei più utilizzati. Grazie alla protezione in tempo reale, questo software può bloccare il ransomware prima che causi danni. Inoltre, offre un servizio di scansione approfondita che permette di identificare e rimuovere malware nascosti, inclusi i ransomware.

Conclusione

Il ransomware è una delle minacce informatiche più gravi e diffuse del nostro tempo, e il fenomeno continua a crescere. Affrontare questa minaccia richiede non solo consapevolezza e preparazione, ma anche l’adozione di misure specifiche per proteggere i dati sensibili dalle sofisticate strategie di attacco informatico.

Case green: si vendono prima e sono sempre meno

Dopo l’approvazione della direttiva europea Case Green, che prevede solo immobili a emissioni zero entro il 2050, il mercato delle compravendite si muove con un occhio alla sostenibilità. Tanto che gli immobili di classe A hanno un tempo di permanenza sul mercato di oltre 20 giorni minore rispetto a quelli di classe G.
Secondo studio realizzato da Century 21 Italia e Wikicasa un immobile di classe A oggi ha un tempo medio di permanenza sul mercato di circa 68 giorni, mentre una casa che appartiene alla classe G ha bisogno di 90 giorni per essere venduta.

“La classe energetica si sta via via attestando come un driver di scelta trainante – commenta Mattia Colantuoni, co-founder di Wikicasa -. Se consideriamo le ricerche degli utenti, le ricerche che includono i soli immobili ad alta efficienza energetica sono aumentate di oltre il 72% tra il 2023 e il 2022”.

Il valore dell’impatto energetico

“Se guardiamo all’anno precedente la differenza non era così marcata – puntualizza Marco Tilesi, ceo Century 21 Italia -. È evidente che si sono ormai connotati due mercati distinti con dinamiche proprie, e che ci stiamo muovendo sempre più verso un acquisto consapevole del valore dell’impatto energetico sul lungo periodo”. 

Anche perché, acquistare un immobile efficiente sotto il profilo energetico consente di risparmiare notevolmente in futuro. “Non solo sui costi della bolletta, ma anche sugli interventi di ristrutturazione che molti proprietari di casa dovranno sostenere nei prossimi anni per migliorare prestazioni e consumi degli immobili”, aggiunge Colantuoni.

Aumentano le case in vendita nelle classi inferiori

Ma non è tutto. Tempi di permanenza diversi si riflettono inevitabilmente sulla disponibilità stessa degli immobili sul mercato. Se nel 2024 le case appartenenti alle classi energetiche dalla B alla G in vendita sono di più rispetto al 2023, con quelle di classe G passate da poco più di 60.000 a oltre 120.000, non è lo stesso per gli immobili di classe A.

Infatti, nel 2023 le case in classe A erano 25.444 e oggi superano di poco le 23.000 unità.
“Analizzando i dati a disposizione – continua Tilesi – possiamo immaginare che presto questa scarsità di immobili in classe A si rifletterà anche sui prezzi generando un aumento”.

Come adeguarsi alla nuova normativa UE?

“Se le esigenze della domanda sono ormai chiare al mercato, il comportamento dell’offerta non si è ancora regolato di conseguenza – spiega Colantuoni -. Lo stock nazionale di immobili ad alta efficienza energetica è costituito in larga parte da nuove costruzioni. Per questo motivo, lo scenario che si prefigura in seguito alle nuove normative UE entro il 2050 dovrà, per forza di cose, prevedere incentivi e misure di ristrutturazione dello stock già esistente, in modo da poter aumentare il numero di immobili ad alta efficienza disponibili sul mercato, e assicurare il giusto match tra domanda e offerta”.

Lusso, l’Italia si conferma la regina degli investimenti immobiliari

Il mercato immobiliare di lusso in Italia continua ad attirare sempre più l’attenzione da parte degli investitori stranieri, come evidenziato dall’Osservatorio di Luxforsale. Circa il 43% dei visitatori del portale, che registra oltre 200 milioni di visualizzazioni all’anno, proviene dall’estero, con un aumento dell’18% rispetto all’anno precedente.

Dall’India le principali richieste

I principali paesi di provenienza dei visitatori sono l’India (10,3%), gli Stati Uniti (5,59%) e la Svizzera (2,94%), ma si registrano significativi aumenti di traffico anche dal Brasile, Regno Unito e Emirati Arabi Uniti. L’Osservatorio, giunto alla quinta edizione, coinvolge oltre 2.000 operatori immobiliari globali e analizza circa 2.900 proprietà, principalmente in Italia, con prezzi superiori a 500.000 euro o canoni d’affitto mensili non inferiori a 1.000 euro.

Il Belpaese piace sempre di più

L’interesse crescente verso gli immobili di lusso in Italia riflette la vitalità economica dei paesi con maggiori aumenti di traffico e l’attrattività degli investimenti immobiliari in queste regioni. Claudio Citzia, fondatore di Luxforsale, sottolinea l’importanza dei fattori socioeconomici e delle strategie di marketing internazionale nell’attirare investitori.

Lombardia e Lazio le regioni più popolari

Per quanto riguarda l’Italia, Lombardia e Lazio sono le regioni più popolari, seguite da Piemonte, Sicilia e Campania. La Lombardia è anche la regione con il maggior numero di proprietà in vendita, seguita dalla Toscana, Puglia, Liguria e Sardegna. Il prezzo medio degli immobili in Italia è di circa 1.628.639 euro, con Roma, Monza, Milano e Olbia tra le città più ambite.

La classifica internazionale vede in testa gli Emirati Arabi

A livello internazionale, gli Emirati Arabi Uniti conducono la classifica con 169 proprietà, seguiti da Malta e Brasile. Le proprietà più visitate in Italia includono residenze a Sanremo, Tufino e Bergeggi, mentre la villa più ambita è a Pozza di Fassa. A livello globale, Leipsoi in Grecia è la destinazione più ricercata, seguita da Karpathos e Chlum u Třebon in Repubblica Ceca.

Le proprietà ultralusso per i Paperoni sono in Italia

Le proprietà ultra-lusso, con un valore superiore ai 10 milioni di euro, sono 32, principalmente in Italia, con una sola all’estero, nelle Isole Vergini Britanniche. Toscana, Sardegna, Lazio, Liguria, Emilia Romagna e Lombardia sono tra le regioni con il maggior numero di queste proprietà.

In sintesi, il mercato immobiliare di lusso in Italia continua a prosperare, attirando investitori da tutto il mondo e offrendo una vasta gamma di proprietà di alto livello in diverse regioni del paese.

Instagram e Threads: arriva il cross-posting tra le due app

Arriva una nuova funzionalità che potrebbe rafforzare ulteriormente le interazioni tra i due servizi di Meta, Instagram e Threads. Questa funzione permetterà infatti agli utenti delle app di postare immagini su Instagram e contemporaneamente, caricarle anche su Threads, il servizio di microblogging, nato per competere con X, la ex Twitter.

Threads sta quindi esplorando la possibilità di integrare il cross-posting con Instagram. Gli utenti dovranno attivare manualmente la nuova funzionalità, ma al momento non è chiaro se l’impostazione rimarrà attiva anche per i post futuri.
Poiché al momento è ancora in fase di test, questa opzione non è infatti disponibile per tutti gli utenti.

Un lancio globale non per tutti gli utenti 

Di fatto, secondo TechCrunch, il blog americano di informazione tecnologica, alcuni utenti di Instagram hanno notato una nuova opzione nelle impostazioni dei loro account, che permette appunto il cross-posting verso Threads tramite un interruttore interno al menu.

Quando verrà lanciata a livello globale, la funzione di cross-posting sarà disponibile per un numero ristretto di utenti, e solo nel corso del tempo verrà allargata a tutti. Ma sarà comunque limitata unicamente alla condivisione di immagini.

Almeno in fase iniziale i Reel di Instagram non saranno supportati

A quanto pare, quindi, gli utenti dovranno caricare manualmente i loro video su Threads, nonostante il cross-posting sia abilitato sul loro account Instagram.
Per quanto possa sembrare insolita, la mossa di Meta non stupisce. Considerando che Instagram sta diventando una piattaforma sempre più dedicata ai contenuti video, la compagnia sta cercando di rendere Threads il ‘luogo’ destinato a ospitare le foto dei suoi utenti. Un po’come lo era Instagram all’inizio della carriera.

Allo stesso tempo, è innegabile che Meta stia cercando di fare quanto è possibile per ampliare il pubblico del nuovo social, che lo scorso mese ha superato il record dei 150 milioni di utenti attivi mensili, si legge su Wired.

Le immagini condivise avranno didascalie automatiche

Un aspetto interessante riguarda le didascalie. Postare un’immagine da Instagram a Threads comporterà infatti l’utilizzo automatico della didascalia come testo per il post su Threads.
Tuttavia, Threads non supporta l’uso di hashtag con il simbolo del cancelletto (#) come invece accade per Instagram.
Pertanto, si prevede che gli hashtag nella didascalia cross-postata verranno rimossi automaticamente.

Ma oltre al test sulla funzionalità di cross-posting, Threads sta sperimentando altre novità, come l’archiviazione automatica dei vecchi post e l’introduzione di risultati di ricerca in tempo reale per alcuni utenti.
Inoltre, riporta Adnkronos, è stato lanciato un nuovo strumento che permette di salvare bozze, scattare foto direttamente dall’app e condividere contenuti e storie su Facebook. In particolare, sfruttando una funzionalità simile al tool di cross-posting già esistente per il social network.

Quanto incide il costo della vita sui comportamenti sostenibili? 

Il costo della vita ha un impatto diretto sui comportamenti green dei cittadini europei? Pare proprio di sì, a quanto afferma una recente ricerca condotta da Pro Carton, l’Associazione Europea dei Produttori di Cartone e Cartoncino.

L’analisi ha preso in esame l’atteggiamento di oltre 5.000 consumatori europei in 5 Paesi, ovvero Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna, nei confronti dell’ambiente e degli imballaggi. Lo studio, riferisce Adnkronos, ha analizzato anche come l’economia e le dinamiche geopolitiche influenzino tali atteggiamenti.

Per 8 consumatori su 10 il costo della vita influenza gli acquisti

Per oltre l’80% dei consumatori europei, il costo della vita influenza la scelta di acquistare prodotti sostenibili. In particolare, l’Italia si distingue come il Paese dove questo fattore, sebbene rilevante, pesa meno rispetto ad altri, mentre l’importanza di uno stile di vita sostenibile è percepiuta in modo più marcato, con il 70% degli intervistati. Al contrario, in Germania (55%), Regno Unito (56%), Francia (63%) e Spagna (64%), questa percentuale è inferiore.

Le preoccupazioni degli europei: priorità e aspetti sensibili

Oltre al costo della vita, il cambiamento climatico emerge come una delle principali preoccupazioni dei consumatori europei, seguito dall’inflazione e dai conflitti. In Italia, le preoccupazioni principali sono il costo della vita (84%) e i conflitti (83%), seguiti dall’inflazione (75%). Il riciclo rimane l’azione considerata più efficace nel contrastare il cambiamento climatico, secondo il 74% degli italiani.

Il 69% degli italiani ricicla di più

La ricerca evidenzia che il 69% degli italiani ricicla più di quanto faceva un anno fa, mentre più della metà presta maggiore attenzione allo spreco dell’acqua e alla riduzione dell’uso di plastica nei prodotti confezionati.  Anche per quanto riguarda l’acquisto di un prodotto, il fatto che il packaging sia sostenibile è un fattore determinante per la scelta. Per i consumatori italiani, l’aspetto più importante è che sia facile da riciclare (lo pensa il 71%), seguito dal fatto che sia composto da materiali riciclati (per il 54%) e, infine, che sia richiudibile (per il 41%).

L’importanza del packaging sostenibile

Il 95% dei consumatori europei sarebbe disposto a pagare in media il 5,4% in più per un prodotto se il suo packaging avesse un minor impatto ambientale. Gli italiani sono tra i più inclini a spendere di più, con una disponibilità fino al 6,4%. La fiducia nel cartone come materiale riciclabile è particolarmente alta in Italia, riflettendo una crescente consapevolezza ambientale e un impegno verso la sostenibilità.

Genere e stereotipi, come li vivono oggi gli italiani?

La seconda edizione dell’Osservatorio “Genere e Stereotipi”, promosso da Henkel Italia in collaborazione con Eumetra, ha evidenziato come le scelte e le azioni di donne e uomini siano ancora limitate dalla persistenza di stereotipi di genere. Stereotipi così radicati da influenzare le decisioni sia a livello familiare sia individuale.

La ricerca, condotta su un campione di 2.000 individui tra i 18 e i 55 anni appartenenti alla community del magazine online DonnaD, ha rivelato che il 73% delle donne ritiene che esistano scuole superiori più adatte per i maschi e altre per le femmine, un pensiero confermato dall’85% anche riguardo alle facoltà universitarie. Questo atteggiamento è condiviso dal 73% degli uomini e dal 63% dei giovani intervistati.

Gender gap sul posto di lavoro 

Nel contesto lavorativo, il 56% delle donne ritiene di essere retribuito meno dei colleghi uomini, e solo il 38% pensa di ricevere uno stipendio equo. La difficoltà delle donne nel emergere nel mondo del lavoro è aggravata dagli ostacoli legati alla conciliazione vita-lavoro, con un terzo della popolazione femminile che dichiara di aver dovuto sacrificare la carriera per la famiglia. 

Casa e figli ancora sulle spalle delle donne

La ricerca ha evidenziato inoltre che le donne continuano a sopportare il peso maggiore dei lavori domestici e della cura della famiglia. Il diverso peso nella gestione delle attività in casa è motivato dal differente contributo al reddito famigliare, con il 18% degli intervistati che ritiene che chi guadagna di più, ovvero l’uomo nel 64% dei casi, influenzi le decisioni economiche della famiglia. Anche l’educazione dei figli è influenzata dagli stereotipi di genere, con molti padri e madri che si sentono condizionati nella scelta dei giocattoli per i propri bambini.

Tuttavia, c’è un crescente consenso sulla necessità di insegnare tutte le attività domestiche ai figli indipendentemente dal genere. L’80% della GenZ ritiene infatti che tali responsabilità debbano essere condivise equamente.

Anche gli sport sono considerati in modo “differente”

Nel tempo libero e nello sport, gli stereotipi persistono: la maggior parte degli uomini considera il calcio uno sport maschile, mentre le donne lo vedono come adatto a tutti. Allo stesso modo, la danza è spesso etichettata come femminile dagli uomini, mentre le donne la percepiscono in modo più inclusivo. Il presidente e AD di Henkel Italia, Mara Panajia, ha sottolineato l’importanza delle aziende nell’incidere positivamente sulla comunità in cui operano.

Alle prossime Elezioni Europee voterà il 47% dei giovani italiani

Rispetto al 54,5% di partecipazione al voto nel 2019 le stime per le Europee del 2024 (dal 6 al 9 giugno) mostrano un’affluenza complessiva in flessione al 45%, confermando in Italia il trend discendente degli ultimi 15 anni, opposto a quello generale in Europa.
Secondo un’indagine del Consiglio Nazionale dei Giovani (Cng), realizzata in collaborazione con l’Istituto Piepoli, il 47% dei giovani italiani sarebbe però propenso a votare. Un dato positivo, considerando che l’affluenza tra gli over 54 è stimata addirittura al 43%.

Del resto, l’aumento complessivo dell’affluenza alle urne nel 2019 in Europa (50,6%, la più alta dal 1994) è stato determinato principalmente dalle giovani generazioni, in particolare, dai cittadini sotto i 25 anni (+14% vs 2014) e dai 25-39enni (+12%).

Under25 poco soddisfatti del dibattito elettorale

D’altronde, solo l’8% dei giovani si ritiene molto soddisfatto dal dibattito politico sulle Europee, mentre 6 giovani su 10 reputano che quest’ultimo non stia affrontando adeguatamente le criticità e le esigenze che vivono.

Secondo la ricerca il dato scende ulteriormente se a essere presi in considerazione sono solo gli under 25. Considerando il campione 18-24, infatti, solo il 33% è soddisfatto almeno in parte. Salgono così a 7 su 10 i giovani che ritengono che non si stiano affrontando adeguatamente criticità ed esigenze. Dato di molto inferiore a quello della fascia 35-54, dove la percentuale raggiunge il 50%.

Focus su occupazione, scuola, ambiente

Per i giovani, i temi su cui il dibattito si deve orientare sono, invece, innanzitutto quelli relativi a lavoro e occupazione (39%), a cui seguono scuola e università (18%), formazione post-scuola/università (18%) e il cambiamento climatico (9%).

Questi dati rivelano un urgente bisogno di riorientare il focus del dibattito politico verso questioni che hanno un impatto diretto sul futuro professionale e personale di ragazze e ragazzi.

Serve un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni, anche tra i candidati

“Sono soprattutto le giovani generazioni a voler contribuire alle scelte collettive, non solo del nostro Paese ma anche dell’Unione Europea – commenta la Presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, Maria Cristina Pisani -. È la ragione per cui sarà necessario un sempre maggiore coinvolgimento nelle prossime settimane, sia in termini di individuazione di priorità sia di elettorato attivo sia passivo, considerando che anche a livello europeo la media dell’età degli eletti italiani continua a essere alta, circa 49,2 anni”.

Si tratta di un trend, riporta Askanews, che deve essere invertito, aggiunge Pisani, “considerando “l’ampia volontà delle giovani generazioni di essere pienamente incluse nei processi decisionali per affrontare quelle che sono, a loro avviso, le maggiori criticità che vivono e che indicano con particolare chiarezza come urgenze e priorità”.

I prezzi al consumo crescono: qual è l’impatto sull’e-commerce?

Secondo i dati Istat relativi al 2023, i prezzi al consumo in Italia hanno registrato un aumento medio del +5,7% rispetto all’anno precedente. In particolare, si registra un notevole incremento nel comparto alimentare, con scontrini in salita del 9,8%.

Questo scenario, caratterizzato anche dalla crisi energetica e dal relativo aumento del costo del gas, continua a influenzare le abitudini di spesa dei consumatori, spingendoli verso l’e-commerce.

Le preferenze d’acquisto online 

Una recente analisi condotta da idealo, specializzato nella comparazione dei prezzi, rivela che l’85% degli utenti digitali effettua almeno un acquisto online al mese, con il 24% che acquista una volta a settimana. Gli acquirenti preferiscono l’e-commerce per la possibilità di ottenere informazioni dettagliate sui prodotti e leggere le recensioni degli altri acquirenti. La comparazione dei prezzi diventa quindi un fattore cruciale per un acquisto consapevole e informato.

Le tendenze d’acquisto per tipologia e fascia d’età 

L’elettronica e il settore moda sono le categorie più gettonate online, con una crescente attenzione al mercato dell’usato, soprattutto per prodotti elettronici. Le preferenze d’acquisto variano anche in base all’età. I consumatori più giovani rivelano un interesse maggiore per la moda e l’elettronica, mentre le fasce d’età più mature prediligono l’acquisto di prodotti per la casa e la tecnologia. Gli acquirenti trenta-quarantenni mostrano invece un forte interesse verso giocattoli e gaming.

Il fattore risparmio 

La ricerca del miglior rapporto qualità-prezzo porta gli acquirenti a utilizzare la comparazione dei prezzi, permettendo loro di risparmiare notevolmente su prodotti come console di gioco, aspirapolvere e televisori. In questo contesto, gli e-shop italiani si dimostrano competitivi, offrendo prezzi convenienti e attrattivi per gli acquirenti.

L’impatto dell’intelligenza artificiale

Idealo prevede che l’innovazione tecnologica, inclusa l’intelligenza artificiale, continuerà a influenzare le scelte di consumo, rendendo l’esperienza di acquisto online più coinvolgente e personalizzata.

Grazie all’analisi delle intenzioni d’acquisto, i negozianti possono pianificare sconti strategici e ottimizzare le vendite. In un panorama economico e tecnologico in continua evoluzione, la comparazione prezzi si conferma come uno strumento essenziale per i consumatori e i venditori, facilitando scelte consapevoli e opportunità di risparmio.

Le prospettive per il futuro

L’analisi delle tendenze d’acquisto online del 2023 evidenzia un aumento significativo dell’e-commerce, guidato dalla ricerca di prezzi convenienti e da un’esperienza d’acquisto sempre più personalizzata. 

Formazione, una priorità per l’85% delle aziende italiane

L’85% delle aziende considera la formazione aziendale molto importante, se non addirittura fondamentale. Questo dato evidenzia come l’apprendimento permanente sia considerato una leva strategica di sviluppo e trasformazione per le imprese. A sostenerlo è l’indagine condotta da Gility, una società EdTech nata come joint venture tra CDP Venture Capital Sgr e BPER Banca, finalizzata a sostenere la competitività delle aziende italiane e la crescita delle competenze, anche tra le PMI.

Le risposte di imprese e responsabili della Risorse umane

Gility ha condotto un’analisi quantitativa basata su una survey distribuita a un campione di 200 aziende italiane e un’indagine qualitativa che ha coinvolto 64 professionisti nell’ambito delle Risorse Umane, del Learning & Development e del management aziendale. La ricerca ha abbracciato diverse realtà aziendali e filiere industriali, con una significativa partecipazione di PMI e microimprese (53% del campione, considerando il numero di dipendenti).

I dipendenti preferiscono corsi di lingue straniere e sostenibilità

Dall’indagine è emerso che le aree in cui le aziende investono di più nella formazione, escludendo quella obbligatoria, riguardano le competenze specifiche per mansione/settore (32%), quelle digitali e informatiche (27%), le soft skill (20%), le lingue (5%), la sostenibilità ambientale (4%) e altre tematiche (12%). Tuttavia, è interessante notare che la formazione offerta non sempre corrisponde alle tematiche più richieste dai dipendenti. Ad esempio, il 15% dei dipendenti vorrebbe formarsi di più sulla sostenibilità e il 50% sulle lingue.

Emergono modelli formativi ibridi

Anche se il Digital Learning, sincrono e asincrono, si sta affermando come un pilastro centrale nella formazione aziendale, il 66% delle aziende adotta ancora la formazione in presenza. Emerge però una tendenza verso modelli formativi ibridi, che combinano e-learning individuale con sessioni pratiche in aula: al momento l’implementazione pratica di strumenti tecnologici avanzati è ancora embrionale.

Tra i benefici più apprezzati della formazione digitale, secondo i dipendenti, ci sono la flessibilità di erogazione (86%), il risparmio di tempo e costi (80%) e la semplicità con cui vengono erogati (60%).

I giovani vogliono flessibilità

Le nuove generazioni manifestano una preferenza per un approccio flessibile all’apprendimento continuo, prediligendo modalità di apprendimento autonome e asincrone che consentono loro di procedere al proprio ritmo. Inoltre, esprimono il bisogno di applicare concretamente quanto appreso, preferendo metodologie interattive come il role play e il coaching.

Per il 2024, le principali aree di formazione su cui si intenderà investire includono la comunicazione e la collaborazione, l’intelligenza artificiale e le competenze digitali.