WhatsApp: in arrivo canali in abbonamento e pubblicità nello “stato”

Il colosso guidato da Mark Zuckerberg annuncia alcune nuove funzioni per WhatsApp. In particolare, per la tab Aggiornamenti.
Si tratta del lancio degli abbonamenti ai canali, della possibilità per gli amministratori di promuovere i propri canali nonché di inserire inserzioni pubblicitarie nello stato.
Queste ultime saranno visibili nella scheda presente in basso a sinistra nella schermata dell’app, quella dove si possono visualizzare lo stato dei propri contatti per 24 ore e i canali.

“Negli ultimi due anni abbiamo lavorato per rendere questa tab il luogo dove gli utenti possono scoprire qualcosa di nuovo su WhatsApp e oggi viene utilizzata da 1,5 miliardi di persone al giorno – spiega Meta in una nota-. Incoraggiati da questo entusiasmo, desideriamo anche aiutare amministratori, organizzazioni e aziende a crescere su WhatsApp. Lo faremo in tre modi”.

Aggiornamenti esclusivi con un pagamento mensile

Il primo modo riguarda gli abbonamenti ai canali. Si potrà infatti sostenere “il proprio canale preferito abbonandosi per ricevere aggiornamenti esclusivi a fronte di un pagamento mensile”, specifica la società.
Il secondo riguarda invece i canali promossi; “Aiuteremo a scoprire nuovi canali che potrebbero interessarti quando guardi nella directory. Per la prima volta – sottolinea Meta – gli amministratori dispongono di un modo per aumentare la visibilità del proprio canale”.

Il terzo è l’opportunità di inserire inserzioni pubblicitarie nello stato. “Grazie a questa possibilità si potranno trovare nuove aziende e avviare facilmente una conversazione su un prodotto o un servizio che un’azienda sta promuovendo nello stato”.

Le nuove funzioni resteranno separate dalle chat personali

Queste nuove funzioni saranno visibili solo nella tab Aggiornamenti, e resteranno separate dalle chat personali. Ciò significa che, per chi usa WhatsApp solo per chattare con amici e persone care, l’esperienza d’uso non cambierà.

Meta precisa, tuttavia, di aver realizzato queste funzioni “in modo da proteggere la privacy il più possibile. I messaggi personali, le chiamate e gli stati rimangono crittografati end-to-end, il che significa che nessuno, nemmeno WhatsApp, può vederli o ascoltarli”.

Rispetto per la privacy dei non inserzionisti 

Per mostrare inserzioni che potrebbero interessare nello stato o nei canali, “useremo informazioni limitate come il Paese o la città, la lingua, i canali a cui hai effettuato l’iscrizione e come interagisci con le inserzioni che vedi. Per le persone che hanno scelto di aggiungere WhatsApp al Centro gestione account, useremo anche le loro preferenze relative alle inserzioni e le informazioni provenienti dagli account Meta”, spiega ancora Meta nella nota, come riferisce Askanews.

“Non vendiamo né condividiamo il tuo numero di telefono con gli inserzionisti. I messaggi personali, le chiamate e i gruppi di cui fai parte non saranno usati per determinare le inserzioni che potresti vedere. Da anni parliamo del nostro obiettivo di sviluppare un business che non interferisca con le chat personali e crediamo che la tab Aggiornamenti sia il posto giusto per queste nuove funzioni”.

Cosa desiderano veramente gli italiani? Valori, non beni materiali

Quali sono i desideri degli italiani? Beni tecnologici, una casa o un’auto nuova? O ancora, denaro, successo e salute?
Sì, ma in definitiva, anche no. Quando infatti si scende nel profondo e si apre il diario dei desideri autentici, gli italiani indicano altro.
Lo ha scoperto Human Highway, che da 18 anni conduce una ricerca sui desideri delle persone attraverso l’analisi del concetto di regalo.

L’analisi di Human Highway parte dai regali materiali per passare a quelli che non esistono, i cosiddetti ‘fantaregali’, come, ad esempio, la pillola che fa ringiovanire di 10 anni, per giungere ai regali che non si possono comprare. Sono i doni immateriali che non hanno né un mercato né un prezzo.

Qual è il regalo perfetto per chi si ama?

Per ottenere risposte più sincere, l’indagine ha chiesto di indicare il regalo più autentico e sincero e che si vorrebbe fare a qualcuno a cui si vuole bene. Infatti, quando agli italiani si chiede di concentrarsi su ciò che conta davvero, ecco emergere otto ‘classi’ di regali.
La prima classe è rappresentata dai valori, come, ad esempio, serenità, felicità, pace, speranza, fiducia, realizzazione personale, con quasi tre citazioni su dieci.

I valori sono seguiti dai beni materiali, con una indicazione su sei, poco più indietro della ‘salute’.
È interessante osservare la menzione del ‘tempo’. Il dono di tempo è più frequente nelle età centrali della vita, quando questa risorsa si avverte come più scarsa e quindi più preziosa.

I doni che non si possono comprare

Ma a chi si vorrebbe regalare il regalo che non si può comprare? In due casi su tre a una persona della propria famiglia.
Nel 16,9% dei casi si pensa a una persona esterna al nucleo famigliare, e spesso si tratta di casi di bisogno e di una certa gravità.

Il 6,1% dei regali è auspicato per tutti, cioè a tutto il mondo (in particolare, la pace), mentre in due casi su cento il regalo è fatto a sé stessi.
La combinazione tra l’oggetto del regalo e il destinatario produce poi 72 combinazioni. E i casi più frequenti riguardano i genitori che donano valori ai propri figli (7,3%) o a tutta la famiglia (5,0%).

Serenità, pace, felicità, speranza per tutto il mondo

Ai valori seguono i beni materiali, scelti per il partner, e la salute ai genitori, ciascuno al 4,3% delle citazioni, e quindi i valori a tutto il mondo, serenità, pace, felicità, speranza.

Il dono della pace, in particolare, ha visto un incremento di quattro volte dal 2020 al 2024, ed è la terza voce nella lista dei regali che si vorrebbe ricevere, dopo salute e serenità.

Benessere: nel 2024 gli italiani sono meno positivi su salute, tempo libero e lavoro

Dopo una timida ripresa registrata nel 2023, il 2024 segna una battuta d’arresto nella soddisfazione degli italiani.

Secondo l’ultima indagine Aspetti della Vita Quotidiana diffusa da Istat, la percentuale di persone che si dichiarano soddisfatte della propria vita si attesta al 46,3%, in lieve calo rispetto al 46,6% dell’anno precedente.

Vita privata e relazioni: i trend in discesa

A preoccupare sono soprattutto le valutazioni relative ai principali ambiti del quotidiano. Cala la soddisfazione per le relazioni familiari, ora all’87,9% (–1,4 punti percentuali), e per quelle amicali, scese al 79,7%. Il dato più critico riguarda però il tempo libero, con una soddisfazione pari al 66,3%, in calo di quasi due punti.

Anche la percezione della propria salute peggiora: solo il 78,5% degli intervistati si dichiara soddisfatto, rispetto al 79,7% dell’anno precedente. Sul fronte lavorativo ed economico la situazione non migliora: la soddisfazione per il lavoro è al 77,6% (–2,4 punti), quella per la situazione economica personale scende al 57,6%.

Fiducia e benessere: segnali in controtendenza

L’indagine, che raccoglie le opinioni di cittadini dai 14 anni in su attraverso una scala da 0 a 10, mostra che il 12,3% valuta la propria vita in modo negativo (punteggio da 0 a 5), mentre il 39,2% la considera “nella media” (6-7).

Un altro segnale in controtendenza arriva dal livello di fiducia verso gli altri, sceso al 22,5%, due punti percentuali in meno rispetto al 2023.

Differenze tra generazioni: i giovani sono più ottimisti

A livello demografico, si confermano alcune tendenze consolidate: gli uomini si dichiarano più soddisfatti delle donne (47,7% contro 45%), anche se il divario si sta assottigliando.
La soddisfazione tende a decrescere con l’età: tra i 14 e i 17 anni il 60,8% si dice molto soddisfatto, contro appena il 40,1% tra gli over 75.

Preoccupa infine l’aumento degli insoddisfatti tra i giovani adulti: nella fascia 25-34 anni, chi dà un punteggio basso alla propria vita passa dal 9,8% al 12,2% in un solo anno.

Prezzi in aumento: 7 persone su 10  tagliano le spese 

L’incertezza economica fa paura, tanto che il risparmio diventa una necessità per 7 persone su 10 nel mondo. L’aumento del costo della vita sta costringendo milioni di famiglie a rivedere le proprie abitudini di spesa.

Secondo la recente indagine Worldviews Survey, condotta in 40 Paesi dal network WIN, circa il 70% della popolazione mondiale ha già iniziato a ridurre i consumi o ha intenzione di farlo nei prossimi mesi. Il dato è stato raccolto in Italia da BVA Doxa, e riflette una tendenza globale: le famiglie cercano di difendersi dall’instabilità economica con tagli mirati alle spese quotidiane.

Italia tra i Paesi europei più attenti al risparmio

In Europa, l’Italia si colloca tra i Paesi dove è più alta la propensione al contenimento dei consumi. Il 77% degli italiani intervistati dichiara di aver già ridotto le spese o di essere pronto a farlo a breve. Percentuali simili si registrano in Croazia (78%) e Irlanda (79%), mentre la Grecia guida la classifica mondiale con l’86%.

Più contenuta invece la reazione in Paesi come Olanda, Cina e Svezia, dove la quota si ferma attorno al 55-60%.

Sud e Centro più colpiti, Nord più fiducioso

La geografia del risparmio in Italia mostra differenze significative. Le famiglie del Sud e delle Isole sono le più attive nel contenere le spese (44,5%), seguite da quelle del Centro Italia (43,7%).

Il Nord Ovest e il Nord Est, pur registrando numeri più bassi (35,6% e 35,9%), mostrano una maggiore fiducia nel futuro: quasi una persona su sei al Nord Ovest (15,8%) non intende modificare i propri consumi, contro il 10,9% del Sud.

Donne e giovani più sensibili all’inflazione

L’indagine mette in luce anche un maggiore coinvolgimento femminile nelle scelte economiche: il 43,2% delle donne italiane ha già tagliato le spese, rispetto al 37% degli uomini. La fascia d’età più attiva nei tagli è quella tra i 45 e i 54 anni (47,9%), seguita dai 55-64enni.

I più giovani, tra i 18 e i 24 anni, si muovono più lentamente: solo il 35,7% ha già agito, ma il 38,7% pensa di farlo a breve.

Uomini italiani sempre più fragili. E spaesati

Una maschilità in difficoltà, in bilico tra il desiderio di mantenere alcuni tratti della tradizione e la necessità di adattarsi a nuove sensibilità sociali. È quanto rivela la ricerca di Eurispes sugli uomini italiani, realizzata con la collaborazione dell’Associazione Filocolo.

Da un lato, infatti, rimane forte l’influenza dei canoni tradizionali, con l’ideale estetico maschile legato alla prestanza del ‘fisico’, le pressioni sociali legate al successo, alla performance e ai ruoli di genere) dall’altro si percepisce una crescente attenzione verso la sfera emotiva e il benessere psicologico. L’elemento della ‘tensione’ è presente un po’ ovunque. Gli uomini sembrano oscillare tra il desiderio di rispettare le aspettative sociali e l’esigenza di esplorare modelli più flessibili.

La mascolinità non è un monolite

Un dato interessante è la sensazione diffusa di essere ‘messi in secondo piano’ rispetto alle istanze femminili.
Questo, se non tenuto in considerazione, potrà generare atteggiamenti difensivi e conflitto invece di contribuire a un dialogo costruttivo sulle sfide legate ai ruoli di genere.

La ricerca, in definitiva, suggerisce che la maschilità non è un monolite e risulta necessario un discorso più inclusivo, in cui gli uomini abbiano la possibilità di esprimere paure e aspirazioni senza incorrere in giudizi basati su archetipi rigidi.
L’aspetto più promettente è proprio l’emergere di un bisogno di confronto. La percezione di un disagio, di origine emotiva o rispetto all’aspetto fisico, potrebbe spingere verso un ripensamento delle norme sociali e una maggiore apertura al cambiamento.

La percezione del proprio corpo

Poco meno di tre uomini su dieci (28,2%) ha un rapporto negativo con il proprio corpo. Curare il proprio aspetto esteriore riveste importanza per due terzi degli uomini italiani (66,5%), e la maggioranza ritiene che avere un fisico avvenente e prestante sia un fattore importante per attrarre un/una partner (67,3%). 
Il 15,3% degli uomini ammette di essersi sottoposto alla chirurgia estetica: il 10,6% una volta, il 3,7% due volte, l’1% tre volte o più. 

L’86,3%, poi, afferma di sentirsi sicuro della propria identità sessuale (tra questi, il 54,1% lo è molto), mentre il 13,6% dichiara di non sentirsi sicuro.
Nel corso dell’ultimo anno a più della metà degli uomini intervistati (52,3%) è capitato di ricevere commenti negativi sul proprio aspetto esteriore (al 47,7% mai). E il 56,3% ha ricevuto anche incoraggiamenti a prendersi maggior cura del suo aspetto esteriore.

L’essere maschio in rapporto con l’altro

Alla maggioranza degli uomini (61,2%) capita di sentirsi in competizione con i coetanei maschi sul piano del successo personale. Al 56,9% capita invece di sentirsi dire di comportarsi da ‘vero uomo’ davanti a situazioni difficili o emotivamente coinvolgenti.

Gli insegnamenti e gli esempi ricevuti dagli uomini della famiglia di origine sembrano giocare un ruolo preponderante nell’influenzare la formazione dell’identità maschile (64,4%). E l’aspetto esteriore viene ancora percepito come un fattore rilevante per il successo nella vita sentimentale (60,4%). 

Export italiano in ripresa a febbraio (più dell’import)

Segnali incoraggianti per l’economia italiana: a febbraio 2025, si sono registrati dati positivi per quanto concerne il settore delle esportazioni. Secondo i dati pubblicati dall’Istat, l’export segna un aumento mensile del +3,5%, una crescita più marcata rispetto all’import, che si ferma a +1,7%. L’incremento delle esportazioni coinvolge sia i mercati dell’Unione Europea (+3,7%) che quelli extra-Ue (+3,2%).

Nel trimestre dicembre 2024 – febbraio 2025, le vendite all’estero segnano un incremento del +4% rispetto al trimestre precedente, mentre le importazioni crescono del +3%.

Confronto annuale: export stabile in valore, ma in calo nei volumi

Su base annua, le esportazioni aumentano dello 0,8% in termini di valore, ma calano del 4,3% in volume, segno di un aumento dei prezzi medi. L’export verso i Paesi UE cresce del +3%, mentre verso quelli extra-UE cala del -1,6%.

Per quanto riguarda l’import, l’incremento annuale è più marcato: +4,1% in valore, ma con un calo del -2,7% in volume, evidenziando un rialzo generalizzato dei prezzi, in particolare nei comparti energetici.

I settori più dinamici e quelli in difficoltà

Tra i comparti che trainano le esportazioni italiane spiccano i prodotti farmaceutici e chimico-medicinali (+31,2%) e i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (+9,6%). In difficoltà, invece, il settore dei prodotti petroliferi raffinati (-25,8%), i macchinari (-4,1%) e gli autoveicoli (-11,5%).

Nel confronto tra Paesi, l’export cresce significativamente verso Germania (+14,5%), Spagna (+21,1%), Svizzera (+17,3%) e Regno Unito (+10,4%). Al contrario, calano le esportazioni verso Stati Uniti (-9,6%), Belgio (-11,8%), Turchia (-9,9%) e Austria (-9,0%). Tuttavia, escludendo il settore navale, le vendite verso gli USA registrano un aumento del +6,9%.

Saldo commerciale positivo, ma pesa il deficit energetico

Il saldo commerciale italiano torna positivo: a febbraio si attesta a +4.466 milioni di euro, in miglioramento rispetto al leggero deficit di gennaio. Tuttavia, il deficit energetico si amplia, raggiungendo i -5.000 milioni, a fronte dei -3.749 milioni dell’anno precedente. L’aumento dei prezzi all’importazione è del +0,6% mensile e +2,2% su base annua, spinto dai rincari energetici sia nell’area euro che extra-euro.

A febbraio, la crescita congiunturale dell’export si deve principalmente alle maggiori vendite di beni strumentali, tra cui prodotti della cantieristica navale. L’export cresce anche su base annua, trainato soprattutto dall’aumento delle vendite di prodotti farmaceutici e mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi. Le vendite sono in crescita verso Germania, Spagna e Svizzera; mentre si registra una flessione tendenziale verso gli Stati Uniti (-9,6%).

Truffe e-commerce: 2,8 milioni di italiani caduti in trappola nel 2024

Emerge dai dati dell’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat: nel 2024 gli italiani che hanno subito una truffa o un tentativo di frode acquistando beni fisici online sono stati 2,8 milioni, il 9% in più rispetto al 2023. 

Gli strumenti più utilizzati dai malfattori per cercare di truffare gli e-shopper  italiani sono stati soprattutto i siti web finti, un canale utilizzato nel 39,4% dei tentativi di frode, seguiti dalle false e-mail, pari al 30,3% dei casi.
Non sono mancati, fra gli strumenti utilizzati dai truffatori, i metodi di comunicazione più popolari fra gli utenti, come le app di messaggistica e i social network.

Più di una frode su 4, il 25,8%, è stata infatti condotta attraverso i social, mentre nel 15,9% dei casi i criminali hanno sfruttato le app di messaggistica istantanea.
Il  danno economico stimato ha superato 500 milioni di euro in totale.

Quali sono le vittime preferite dai malfattori?

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’indagine sottolinea come a subire più frequentemente una truffa o un tentativo di frode non siano gli anziani, bensì i consumatori più giovani.
A fronte di una media nazionale del 6,7%, nella fascia di età 25 – 34 anni e in quella 45 – 54 anni la percentuale sale sopra l’8%.

Un altro dato interessante riguarda il grado di istruzione delle vittime di truffa o tentativo di frode.
Anche in questo caso, sorprende come i più colpiti siano gli italiani con un titolo di studio universitario, per un’incidenza pari a più del doppio rispetto alle media.

Perché la metà non ha sporto denuncia?

Inoltre, suddividendo il campione su base geografica l’indagine evidenzia come l’area più colpita da truffe o tentativi di frode sia il Nord-Ovest (7,5%).
Quanto al comportamento delle vittime che hanno subito una frode o un tentativo di truffa, emerge che quasi una su due, il 49,2%, sceglie di non denunciare l’accaduto.

Le ragioni dietro questo comportamento sono, in alcuni casi, economiche, in altri casi, psicologiche. Tanto che quasi 4 intervistati su 10, il 38,5%, hanno dichiarato di aver scelto di non sporgere denuncia alle autorità poiché certi di non recuperare quanto perso, mentre quasi uno su 4, il 24,6%, non ha denunciato perché il danno economico era comunque basso.

Sentirsi ingenui per avere abboccato

Il 16,9%, invece, ha ammesso di non aver denunciato perché si è sentito ingenuo a essere caduto nella trappola, e il 9,2% perché non voleva che i familiari venissero a conoscenza di quanto accaduto.

L’indagine di mUp Research – Norstat è stata svolta tra il 18 dicembre 2024 e il 3 gennaio 2025, attraverso la somministrazione di 1.878 interviste CAWI a un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale.

Energia: permane divario tra consapevolezza e azione per ridurre costi ed emissioni

Sebbene gli italiani riconoscano l’importanza di ridurre l’impronta di carbonio e i costi dell’energia per uso domestico, molti fanno ancora scelte poco incisive.
Emerge dalla terza edizione dello studio globale ‘Evoluzione del consumo energetico domestico: Intenzioni, azioni e ostacoli per una maggiore efficienza energetica’, condotto da Schneider Electric.

Il consumo di energia è infatti il principale responsabile delle emissioni all’interno delle abitazioni, e negli ultimi anni è aumentato costantemente, complice anche il maggior numero di dispositivi ed elettrodomestici presenti nelle case.
Questo, unito all’aumento dei costi energetici e all’impatto del cambiamento climatico sulla vita quotidiana, ha portato a una maggiore consapevolezza. Ma non ad agire in modo mirato e continuativo. 

Abitudini virtuose che non incidono sulla bolletta 

L’82% degli intervistati considera l’efficienza energetica importante, l’84% dichiara che l’efficienza energetica è il miglioramento che più vorrebbe ottenere in ambito domestico e per il 70% la riduzione dell’impronta di carbonio è ‘importante’. Tuttavia, solo in pochi adottano azioni davvero incisive per ridurre il consumo energetico.

Ad esempio, solo il 44% regola abitualmente la temperatura interna all’abitazione, nonostante questa sia una delle azioni a più alto impatto. Di contro, il 58% dei proprietari di casa per risparmiare energia spegne le luci, ma l’illuminazione incide solo per il 5% sulle bollette elettriche.
Anche il secondo accorgimento più diffuso, staccare i caricabatterie inutilizzati (48%), ha un impatto minimo, con un risparmio annuo di soli 0,24 euro per caricabatteria.

La soluzione è il termostato smart

Il 52% dei consumatori ritiene che l’illuminazione ‘intelligente’ migliori l’efficienza energetica. Inoltre, mentre il 24% si serve di un’illuminazione di tipo smart, solo il 21% possiede un termostato intelligente, e meno della metà degli intervistati (46%) ne riconosce i vantaggi in termini di risparmio energetico. Questo, nonostante sia dimostrato che utilizzarne uno possa ridurre le bollette fino al 30% l’anno.

Ma a dispetto delle previsioni, secondo cui l’Intelligenza artificiale e l’automazione potrebbero contribuire a ridurre fino al 10% delle emissioni globali di gas serra, il 44% degli intervistati non si affiderà mai all’AI per le attività domestiche, il 35% non è in grado di comprenderla e il 41% preferisce evitarla.

Quadro elettrico, questo sconosciuto

Inoltre, il 52% pensa che la tecnologia smart home sia troppo costosa, nonostante le case connesse possano garantire risparmi energetici fino al 22%.
Ma l’indagine rivela anche una grande lacuna nella conoscenza delle tecnologie domestiche più comuni. Il 30% degli intervistati non sa esattamente a cosa serva un quadro elettrico e il 16% non sa dove sia collocato quello di casa propria.

Il quadro elettrico è il cuore del sistema di alimentazione della casa e funge da ‘guardiano’ per garantire la sicurezza dei dispositivi, degli apparecchi elettrici e delle persone.
E ora che le case sono sempre più elettrificate, questa mancanza di conoscenza rappresenta un potenziale e grave rischio per la sicurezza.

Pro Loco, punto di riferimento sociale e motore della valorizzazione territoriale

Il 75,1% della popolazione italiana vive in comuni che ospitano almeno una Pro Loco, e oltre il 90% degli italiani ne riconosce il ruolo centrale nella promozione del territorio e nella conservazione delle tradizioni locali.
Nei comuni con meno di 10.000 abitanti, il 62,6% dei residenti sente parlare regolarmente di queste realtà, dato che scende progressivamente fino al 34,2% nei centri con popolazione compresa tra 100.000 e 500.000 abitanti.

Inoltre, nel 2023, quasi il 60% degli italiani ha partecipato ad almeno un evento organizzato da una Pro Loco, e il 43,5% di essi ha preso parte a eventi durante i propri viaggi. 
Insomma, le Pro Loco sono un punto di riferimento imprescindibile per la coesione sociale e la vitalità delle comunità locali. Lo conferma il Rapporto Censis-Unpli ‘Le Pro Loco: motore della valorizzazione territoriale e della coesione sociale’.

Un futuro promettente nonostante la sfida generazionale

Le Pro Loco oggi si trovano però ad affrontare alcuni vincoli. Il 59,3% delle associazioni segnala difficoltà nel reperire finanziamenti, mentre il 49,9% deve far i conti con la complessità burocratica.
Un ulteriore ostacolo è rappresentato dal reclutamento di nuovi volontari:. L’85,8% delle Pro Loco ritiene ‘abbastanza’ o ‘molto difficile’ assicurare un ricambio generazionale, e il 74,4% evidenzia problemi specifici in questo ambito.

Ma con un 14,5% della popolazione che si dice interessata a entrare in contatto con la Pro Loco della propria comunità per avviare un percorso di volontariato, il futuro di queste associazioni appare comunque promettente.

Eventi e iniziative garantite tutto l’anno

Il 37,5% delle Pro Loco non interrompe mai la propria attività, garantendo un’offerta continua di eventi e iniziative per la comunità durante tutto l’anno.

I periodi con la maggiore presenza di Pro Loco attive sono quelli di dicembre (95,5%), giugno (94,0%) e luglio (93,2%). Ma anche nei mesi considerati meno intensi, il 67,9% delle Pro Loco continua a offrire programmi e attività, dimostrando un impegno costante nel promuovere la vitalità e la partecipazione a livello locale.
Con il 90,9% delle Pro Loco che utilizza attivamente i social media, poi, il digitale si configura come uno strumento strategico per migliorare la visibilità e attrarre un pubblico più ampio.

“Testimonial della qualità del buon vivere italiano”

“Con le Pro loco ci troviamo di fronte a una realtà che rappresenta un vero patrimonio collettivo, radicato nei territori, attivo nelle aree interne dell’Italia, presente anche in situazioni di emergenza, dovute a eventi calamitosi, al fianco della protezione civile – aggiunge Andrea Toma, Responsabile Area Economia, Lavoro e Territorio Censis -. Inoltre, le Pro Loco hanno mostrato una grande capacità di rigenerarsi e di essere testimonial della qualità del buon vivere italiano, anche attraendo nelle loro attività i giovani”.

PMI italiane, come affrontare la mancanza di personale qualificato?

Le piccole e medie imprese sono da sempre la spina dorsale dell’economia italiana: rappresentano infatti il 98% del tessuto imprenditoriale nazionale. Eppure, nonostante il grande numero, molte imprese si trovano ad affrontare una crisi che mette a rischio la loro competitività: la difficoltà nel trovare personale qualificato e motivato.

Il problema non è solo una questione di competenze, ma riflette un cambiamento culturale più ampio che sta modificando il rapporto tra individui e mondo del lavoro.

L’83% delle aziende ha problemi nella gestione del personale

Future Age, azienda specializzata in change management e digitalizzazione, ha condotto un’indagine su oltre 2500 imprenditori in regioni chiave come Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. I dati raccolti rivelano che l’83% delle PMI ha problemi nella gestione del personale, mentre l’89% fatica a trovare lavoratori qualificati.

Addirittura, il 64% degli imprenditori considera questa difficoltà il principale motivo per cui valutare la cessione dell’azienda.

Il nuovo approccio al lavoro e le sue conseguenze

Non si tratta solo di una mancanza di competenze, ma di una trasformazione del modo in cui il lavoro viene percepito. Se un tempo era considerato un mezzo per costruire il proprio futuro, oggi molti preferiscono evitare le difficoltà lavorative e affidarsi a forme di sostegno economico.

Un simile atteggiamento incide negativamente sulla produttività delle imprese, che si trovano a dover gestire dipendenti meno motivati in un mercato sempre più competitivo.

I diversi profili di lavoratori 

Future Age ha individuato tre categorie di dipendenti all’interno delle aziende: le “Motrici”, che costituiscono il 10% del personale e rappresentano la parte trainante dell’organizzazione; i “Vagoni”, che comprendono il 70% dei lavoratori e necessitano di una guida efficace; e i “Carichi deragliati”, il 20% di dipendenti demotivati che ostacolano la produttività.

Questa suddivisione evidenzia l’importanza di una gestione del personale più efficace e mirata.

Il rilancio passa da innovazione e digitalizzazione 

Per le imprese, un altro ostacolo è rappresenta dalla scarsa digitalizzazione, che rende molte realtà poco attrattive per i giovani talenti. I settori più colpiti dalla mancanza di personale sono l’ingegneria su commessa, le lavorazioni meccaniche di precisione, l’automazione industriale e la metallurgia.

Per affrontare questa crisi, Future Age ha sviluppato il modello del “digital mentor”, un approccio che combina psicologia, ingegneria e informatica per migliorare la gestione aziendale e introdurre tecnologie avanzate.

Un cambio di passo necessario 

Paolo Borghetti, CEO di Future Age, sottolinea che la trasformazione delle PMI non può essere limitata alla tecnologia, ma deve partire da una nuova mentalità imprenditoriale.

Nei prossimi anni, l’innovazione e l’adattabilità saranno fattori chiave per la sopravvivenza delle imprese.