Mese: Marzo 2025

Energia: permane divario tra consapevolezza e azione per ridurre costi ed emissioni

Sebbene gli italiani riconoscano l’importanza di ridurre l’impronta di carbonio e i costi dell’energia per uso domestico, molti fanno ancora scelte poco incisive.
Emerge dalla terza edizione dello studio globale ‘Evoluzione del consumo energetico domestico: Intenzioni, azioni e ostacoli per una maggiore efficienza energetica’, condotto da Schneider Electric.

Il consumo di energia è infatti il principale responsabile delle emissioni all’interno delle abitazioni, e negli ultimi anni è aumentato costantemente, complice anche il maggior numero di dispositivi ed elettrodomestici presenti nelle case.
Questo, unito all’aumento dei costi energetici e all’impatto del cambiamento climatico sulla vita quotidiana, ha portato a una maggiore consapevolezza. Ma non ad agire in modo mirato e continuativo. 

Abitudini virtuose che non incidono sulla bolletta 

L’82% degli intervistati considera l’efficienza energetica importante, l’84% dichiara che l’efficienza energetica è il miglioramento che più vorrebbe ottenere in ambito domestico e per il 70% la riduzione dell’impronta di carbonio è ‘importante’. Tuttavia, solo in pochi adottano azioni davvero incisive per ridurre il consumo energetico.

Ad esempio, solo il 44% regola abitualmente la temperatura interna all’abitazione, nonostante questa sia una delle azioni a più alto impatto. Di contro, il 58% dei proprietari di casa per risparmiare energia spegne le luci, ma l’illuminazione incide solo per il 5% sulle bollette elettriche.
Anche il secondo accorgimento più diffuso, staccare i caricabatterie inutilizzati (48%), ha un impatto minimo, con un risparmio annuo di soli 0,24 euro per caricabatteria.

La soluzione è il termostato smart

Il 52% dei consumatori ritiene che l’illuminazione ‘intelligente’ migliori l’efficienza energetica. Inoltre, mentre il 24% si serve di un’illuminazione di tipo smart, solo il 21% possiede un termostato intelligente, e meno della metà degli intervistati (46%) ne riconosce i vantaggi in termini di risparmio energetico. Questo, nonostante sia dimostrato che utilizzarne uno possa ridurre le bollette fino al 30% l’anno.

Ma a dispetto delle previsioni, secondo cui l’Intelligenza artificiale e l’automazione potrebbero contribuire a ridurre fino al 10% delle emissioni globali di gas serra, il 44% degli intervistati non si affiderà mai all’AI per le attività domestiche, il 35% non è in grado di comprenderla e il 41% preferisce evitarla.

Quadro elettrico, questo sconosciuto

Inoltre, il 52% pensa che la tecnologia smart home sia troppo costosa, nonostante le case connesse possano garantire risparmi energetici fino al 22%.
Ma l’indagine rivela anche una grande lacuna nella conoscenza delle tecnologie domestiche più comuni. Il 30% degli intervistati non sa esattamente a cosa serva un quadro elettrico e il 16% non sa dove sia collocato quello di casa propria.

Il quadro elettrico è il cuore del sistema di alimentazione della casa e funge da ‘guardiano’ per garantire la sicurezza dei dispositivi, degli apparecchi elettrici e delle persone.
E ora che le case sono sempre più elettrificate, questa mancanza di conoscenza rappresenta un potenziale e grave rischio per la sicurezza.

Pro Loco, punto di riferimento sociale e motore della valorizzazione territoriale

Il 75,1% della popolazione italiana vive in comuni che ospitano almeno una Pro Loco, e oltre il 90% degli italiani ne riconosce il ruolo centrale nella promozione del territorio e nella conservazione delle tradizioni locali.
Nei comuni con meno di 10.000 abitanti, il 62,6% dei residenti sente parlare regolarmente di queste realtà, dato che scende progressivamente fino al 34,2% nei centri con popolazione compresa tra 100.000 e 500.000 abitanti.

Inoltre, nel 2023, quasi il 60% degli italiani ha partecipato ad almeno un evento organizzato da una Pro Loco, e il 43,5% di essi ha preso parte a eventi durante i propri viaggi. 
Insomma, le Pro Loco sono un punto di riferimento imprescindibile per la coesione sociale e la vitalità delle comunità locali. Lo conferma il Rapporto Censis-Unpli ‘Le Pro Loco: motore della valorizzazione territoriale e della coesione sociale’.

Un futuro promettente nonostante la sfida generazionale

Le Pro Loco oggi si trovano però ad affrontare alcuni vincoli. Il 59,3% delle associazioni segnala difficoltà nel reperire finanziamenti, mentre il 49,9% deve far i conti con la complessità burocratica.
Un ulteriore ostacolo è rappresentato dal reclutamento di nuovi volontari:. L’85,8% delle Pro Loco ritiene ‘abbastanza’ o ‘molto difficile’ assicurare un ricambio generazionale, e il 74,4% evidenzia problemi specifici in questo ambito.

Ma con un 14,5% della popolazione che si dice interessata a entrare in contatto con la Pro Loco della propria comunità per avviare un percorso di volontariato, il futuro di queste associazioni appare comunque promettente.

Eventi e iniziative garantite tutto l’anno

Il 37,5% delle Pro Loco non interrompe mai la propria attività, garantendo un’offerta continua di eventi e iniziative per la comunità durante tutto l’anno.

I periodi con la maggiore presenza di Pro Loco attive sono quelli di dicembre (95,5%), giugno (94,0%) e luglio (93,2%). Ma anche nei mesi considerati meno intensi, il 67,9% delle Pro Loco continua a offrire programmi e attività, dimostrando un impegno costante nel promuovere la vitalità e la partecipazione a livello locale.
Con il 90,9% delle Pro Loco che utilizza attivamente i social media, poi, il digitale si configura come uno strumento strategico per migliorare la visibilità e attrarre un pubblico più ampio.

“Testimonial della qualità del buon vivere italiano”

“Con le Pro loco ci troviamo di fronte a una realtà che rappresenta un vero patrimonio collettivo, radicato nei territori, attivo nelle aree interne dell’Italia, presente anche in situazioni di emergenza, dovute a eventi calamitosi, al fianco della protezione civile – aggiunge Andrea Toma, Responsabile Area Economia, Lavoro e Territorio Censis -. Inoltre, le Pro Loco hanno mostrato una grande capacità di rigenerarsi e di essere testimonial della qualità del buon vivere italiano, anche attraendo nelle loro attività i giovani”.

PMI italiane, come affrontare la mancanza di personale qualificato?

Le piccole e medie imprese sono da sempre la spina dorsale dell’economia italiana: rappresentano infatti il 98% del tessuto imprenditoriale nazionale. Eppure, nonostante il grande numero, molte imprese si trovano ad affrontare una crisi che mette a rischio la loro competitività: la difficoltà nel trovare personale qualificato e motivato.

Il problema non è solo una questione di competenze, ma riflette un cambiamento culturale più ampio che sta modificando il rapporto tra individui e mondo del lavoro.

L’83% delle aziende ha problemi nella gestione del personale

Future Age, azienda specializzata in change management e digitalizzazione, ha condotto un’indagine su oltre 2500 imprenditori in regioni chiave come Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. I dati raccolti rivelano che l’83% delle PMI ha problemi nella gestione del personale, mentre l’89% fatica a trovare lavoratori qualificati.

Addirittura, il 64% degli imprenditori considera questa difficoltà il principale motivo per cui valutare la cessione dell’azienda.

Il nuovo approccio al lavoro e le sue conseguenze

Non si tratta solo di una mancanza di competenze, ma di una trasformazione del modo in cui il lavoro viene percepito. Se un tempo era considerato un mezzo per costruire il proprio futuro, oggi molti preferiscono evitare le difficoltà lavorative e affidarsi a forme di sostegno economico.

Un simile atteggiamento incide negativamente sulla produttività delle imprese, che si trovano a dover gestire dipendenti meno motivati in un mercato sempre più competitivo.

I diversi profili di lavoratori 

Future Age ha individuato tre categorie di dipendenti all’interno delle aziende: le “Motrici”, che costituiscono il 10% del personale e rappresentano la parte trainante dell’organizzazione; i “Vagoni”, che comprendono il 70% dei lavoratori e necessitano di una guida efficace; e i “Carichi deragliati”, il 20% di dipendenti demotivati che ostacolano la produttività.

Questa suddivisione evidenzia l’importanza di una gestione del personale più efficace e mirata.

Il rilancio passa da innovazione e digitalizzazione 

Per le imprese, un altro ostacolo è rappresenta dalla scarsa digitalizzazione, che rende molte realtà poco attrattive per i giovani talenti. I settori più colpiti dalla mancanza di personale sono l’ingegneria su commessa, le lavorazioni meccaniche di precisione, l’automazione industriale e la metallurgia.

Per affrontare questa crisi, Future Age ha sviluppato il modello del “digital mentor”, un approccio che combina psicologia, ingegneria e informatica per migliorare la gestione aziendale e introdurre tecnologie avanzate.

Un cambio di passo necessario 

Paolo Borghetti, CEO di Future Age, sottolinea che la trasformazione delle PMI non può essere limitata alla tecnologia, ma deve partire da una nuova mentalità imprenditoriale.

Nei prossimi anni, l’innovazione e l’adattabilità saranno fattori chiave per la sopravvivenza delle imprese.