L’importanza di bere almeno 2 litri d’acqua al giorno

L’acqua è un elemento essenziale per la vita e riveste un ruolo fondamentale se desideriamo mantenere un perfetto stato di salute.

Tante persone però, sottovalutano l’importanza di bere a sufficienza durante la giornata e spesso non si rendono conto dei numerosi benefici che un adeguato apporto idrico può portare al nostro organismo.

Se anche tu hai bisogno di bere di più e vuoi capire perché sia così importante, o se hai dei problemi di salute per i quali è consigliabile di bere almeno 2 litri d’acqua ogni giorno, a breve evidenzieremo quali sono gli effetti positivi che bere a sufficienza può avere sul nostro benessere complessivo.

Idratazione generale del corpo

L’acqua costituisce circa il 60% del nostro peso corporeo e svolge un ruolo vitale in molte funzioni fisiologiche. Mantenere un’adeguata idratazione aiuta dunque il nostro corpo a funzionare correttamente.

L’acqua è coinvolta nel trasporto di sostanze nutritive, nell’eliminazione delle scorie, nella regolazione della temperatura corporea e nella lubrificazione delle articolazioni e dei muscoli.

Migliora la salute della pelle

L’acqua svolge un ruolo chiave anche per quel che riguarda la salute della nostra pelle. Una corretta idratazione può infatti migliorarne l’elasticità, ridurre la comparsa di rughe e contribuire a  mantenere un aspetto sano e luminoso.

Bere abbastanza acqua aiuta dunque a mantenerla idratata e a prevenire la secchezza cutanea, aspetto da non sottovalutare anche per tutti gli aspetti legati all’estetica.

Favorisce la perdita di peso

Bere tanta acqua ogni giorno può svolgere un ruolo importante anche nella gestione del peso corporeo. L’acqua può infatti aiutare a ridurre l’appetito, aumentare il senso di sazietà e accelerare il metabolismo.

Inoltre, un’ottima idea è quella di sostituire con l’acqua le bevande gassate ad alto contenuto calorico, come bevande zuccherate o alcolici, contribuendo così a ridurre l’assunzione di calorie.

Promuove la salute del sistema digerente

Un adeguato apporto idrico favorisce una corretta funzione del sistema digerente. L’acqua aiuta ad ammorbidire le feci, prevenendo così la stitichezza e facilitando il transito intestinale.

Inoltre, bere tanto può contribuire a prevenire l’insorgenza di disturbi digestivi come l’acidità di stomaco, ma non solo.

Dunque anche il nostro sistema digerente può ottenere numerosi vantaggi dall’assunzione quotidiana di almeno due litri d’acqua.

Supporta la funzione renale

I reni hanno il compito di filtrare il sangue ed eliminare, tramite le urine, tutte quelle sostanze cosiddette “di scarto”.

Un apporto idrico sufficiente aiuta dunque a mantenere una corretta funzione renale, prevenendo la formazione di calcoli e favorendo la diluizione delle sostanze potenzialmente dannose per l’organismo.

A tal proposito, soprattutto per quanti sono spesso interessati da calcoli renali, è importante verificare quale sia la durezza dell’acqua cui si ha accesso dal rubinetto di casa ed eventualmente regolarla mediante l’installazione di uno dei moderni depuratori acqua, i quali trattengono le impurità e gli elementi che rendono l’acqua troppo “pesante”.

Migliora le prestazioni fisiche

L’acqua svolge un ruolo fondamentale nel favorire il miglioramento delle prestazioni fisiche, sia per gli atleti professionisti che per gli amatori.

Durante l’attività fisica infatti, il nostro corpo perde acqua attraverso la sudorazione, e una corretta idratazione è essenziale per mantenere l’equilibrio idrico e prevenire la disidratazione. Essa può infatti portare ad una diminuzione delle prestazioni fisiche, affaticamento e crampi muscolari.

Per fare un esempio, considera che con un’ora di corsa a ritmo medio si perde circa un litro di liquidi, da qui la necessità di idratarsi adeguatamente e reintegrare.

Quanta acqua bere al giorno?

Molte persone si chiedono quantità di acqua dovrebbero bere al giorno per soddisfare le esigenze idriche del proprio organismo. Anche se le esigenze individuali possono variare in base a diversi fattori come l’età, il sesso, l’attività fisica e l’ambiente in cui si vive, un buon punto di riferimento è bere almeno 2 litri di acqua al giorno.

Considera ad ogni modo che tanti cibi che assumiamo, frutta e verdura in particolare, ma anche zuppe e centrifugati, contengono tanta acqua che concorre al raggiungimento giornaliero dei famosi due litri.

Conclusioni

Bere almeno 2 litri d’acqua al giorno è fondamentale per il nostro benessere generale. L’acqua svolge dunque un ruolo chiave per le funzioni vitali del nostro organismo e può apportare nell’immediato numerosi benefici per la salute.

Una corretta idratazione può migliorare dunque il modo in cui diversi organi del corpo lavorano, il che è di per sé un ottimo motivo per iniziare a bere di più.

Ricordati per questo di bere regolarmente durante il giorno e di consultare sempre un professionista medico se avverti la necessità di avere un consulto approfondito.

Minacce informatiche: nel 2023 diffusi 411.000 file malevoli al giorno

Nel 2023 i sistemi di Kaspersky hanno rilevato in totale quasi 125 milioni di file malevoli. In media, 411.000 al giorno, in aumento del 3% circa rispetto allo scorso anno.

Secondo quanto attestato dal Kaspersky Security Bulletin: Statistics of the Year Report, che descrive l’evoluzione del panorama delle minacce informatiche, anche alcuni tipi di minacce sono risultate in aumento. Gli esperti hanno infatti osservato un incremento del 53% di attacchi che utilizzano file Microsoft Office malevoli e altri tipi di documenti. Ma i cybercriminali hanno adottato anche tattiche più pericolose, come l’utilizzo di backdoor per infiltrarsi nei sistemi senza essere scoperti.

Windows rimane il bersaglio primario

Windows è rimasto il bersaglio primario per gli attacchi informatici nel 2023, costituendo l’88% di tutti i dati con malware rilevati quotidianamente.
I gruppi di file maligni diffusi attraverso vari script e diversi formati di documenti si sono classificati tra le prime tre minacce, rappresentando il 10% di tutti i file malevoli rilevati quotidianamente.

I sistemi di rilevamento di Kaspersky hanno scoperto un incremento giornaliero piuttosto significativo dei file dannosi in vari formati di documenti, come ad esempio, Microsoft Office, PDF, per un aumento del 53% e quasi 24.000 file dannosi.
La crescita potrebbe essere connessa a un aumento degli attacchi che usano file PDF di phishing, progettati per sottrarre dati alle potenziali vittime.

I trojan sono i malware più diffusi

I tipi di malware più diffusi continuano a essere i trojan. Quest’anno si è registrata un’impennata nell’uso delle backdoor, con una crescita da 15.000 file rilevati al giorno nel 2022 a 40.000 nel 2023.
Le backdoor si rivelano uno dei tipi di trojan più pericolosi, in quanto forniscono agli aggressori il controllo remoto del sistema delle vittime per eseguire operazioni quali invio, ricezione, esecuzione ed eliminazione di file, nonché la raccolta di dati riservati e l’attività di logging del computer.

AI usata per creare messaggi più convincenti per il phishing 

“Il panorama delle minacce informatiche continua a evolversi, diventando ogni anno più pericoloso – commenta Vladimir Kuskov, Head of Anti-Malware Research di Kaspersky -. I cybercriminali sviluppano nuovi malware, nuove tecniche e nuovi metodi per attaccare organizzazioni e individui. Anche il numero di punti deboli riportato cresce annualmente e i criminali informatici, tra cui i gruppi specializzati in ransomware, li sfruttano senza esitare. Inoltre, la facilità di accesso al crimine informatico sta aumentando grazie alla proliferazione dell’Intelligenza artificiale – aggiunge Kuskov -. che gli aggressori utilizzano, ad esempio, per creare messaggi di phishing con testi più convincenti. In questo momento, è essenziale sia per le grandi organizzazioni sia per ogni utente adottare soluzioni di sicurezza affidabili”.

Che ruolo ha la televisione nelle nostre case?

In occasione della Giornata Mondiale della Televisione, Samsung Electronics Italia ha svelato i risultati del nuovo Social Poll “TV? Mi piaci tu!”, un’indagine condotta sulla piattaforma Instagram che ha coinvolto più di 2.800 partecipanti.
La ricerca offre una panoramica aggiornata sul ruolo della televisione all’interno delle abitazioni, rivelando le abitudini prevalenti e i fattori che influenzano le scelte d’acquisto dei consumatori.

Oltre il 40% degli italiani ha un apparecchio in ogni stanza

Uno dei risultati più evidenti è l’ubiquità della televisione nelle case degli intervistati. Il 40,6% degli utenti ha dichiarato di possedere almeno un televisore in ogni stanza, evidenziando la centralità di questo dispositivo nella vita quotidiana.
Il 36% ha rivelato di avere due televisori, di cui il secondo, comprensibilmente, è collocato in camera da letto, per momenti di relax davanti a un film.

Quando è uno, è big

E’ interessante scoprire che il 23% degli intervistati preferisce un unico televisore, ma di dimensioni generose, che diventa il protagonista indiscusso del salotto.
Questo dato evidenzia l’importanza crescente del televisore come elemento d’arredo.

Gaming, streaming o film?

Le risposte hanno anche evidenziato nuove tendenze d’uso, con il 30% degli intervistati che considera il televisore il compagno ideale per il gaming. Ciò riflette l’espansione di questa passione da un interesse di pochi a una pratica più diffusa e condivisa. Il 27,3% ha dichiarato di apprezzare schermi di grandi dimensioni per favorire la visione di contenuti in streaming con la famiglia.
Per il 26,4%, invece, la scelta del televisore è basata sull’estetica, confermando che il design del dispositivo è sempre più rilevante.Quando si tratta di abitudini di visione, la serata davanti a un film è la preferita per il 65,8% della community, sottolineando il ruolo del televisore come fonte di relax.
Tuttavia, l’18,6% lo utilizza per rimanere informato sulle notizie, mentre il 15,5% lo tiene acceso costantemente come sottofondo sonoro durante altre attività.

Ogni quanto si cambia la tv? 

La longevità dei televisori è un altro aspetto interessante emerso dall’indagine. Il 70,8% degli intervistati cambia il proprio televisore solo quando è irrimediabilmente compromesso e non funzionante.
Il 20,6% concede al dispositivo un periodo di cinque anni prima di considerare un nuovo acquisto, mentre un esiguo 8,5% è sempre alla ricerca delle ultime novità, desideroso di sostituire il proprio televisore con il modello più innovativo disponibile.

Conoscenza dell’inglese? Ahi ahi

Come siamo messi, noi italiani e non solo, con le lingue straniere? E con l’inglese in articolare? A questa domanda risponde EF Education First (EF), che ha da poco pubblicato l’edizione 2023 dell’Indice di Conoscenza dell’Inglese (EF EPI), il più ampio rapporto internazionale sulle competenze linguistiche di 2,2 milioni di persone non di madrelingua, distribuite in 113 Paesi e regioni.
Il report evidenzia un preoccupante declino nelle competenze linguistiche degli individui nei cinque anni precedenti, specialmente tra i giovani, insieme a un crescente divario di genere.

Chi migliora, e chi no

Kate Bell, autrice dell’EF EPI, ha sottolineato che nonostante un’apparente stabilità globale nella padronanza generale dell’inglese, la realtà mostra che i progressi di alcuni Paesi sono stati compensati dal declino di altri. Ha evidenziato l’importanza dell’inglese come lingua ponte per condividere prospettive e stimolare la comprensione, sottolineando la necessità di esaminare le tendenze della conoscenza dell’inglese nel tempo.

L’EF EPI si basa sull’analisi dei dati relativi agli adulti che hanno sostenuto l’EF Standard English Test (EF SET), utilizzato a livello mondiale per test su larga scala. Nel corrente anno accademico 2023-2024, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca italiano ha scelto il test per una rilevazione in tutte le scuole superiori del paese. In sintesi, è un indice affidabile e omogeneo per valutare la conoscenza dell’inglese.

La pandemia ha “fermato” anche lo studio, ma non per il business

Alcuni punti salienti del rapporto includono la diminuzione della conoscenza dell’inglese tra i giovani, con un calo significativo guidato da nazioni come l’India e l’Indonesia. Diversi Paesi, tra cui l’Italia, hanno registrato declini legati alla pandemia, accelerando la tendenza mondiale.

Tuttavia, la competenza nella lingua inglese nella forza lavoro è in crescita a livello globale, con progressi evidenti soprattutto durante il periodo della pandemia. Il rapporto sottolinea anche un allargamento del divario di genere, con il miglioramento delle competenze linguistiche negli uomini e un calo nelle donne.

L’Italia scivola al 35° posto

Nella classifica globale, l’Italia è scesa al 35° posto, condividendo la posizione con Spagna e Moldavia. Unico punto positivo, l’Italia ha superato di sette posizioni i cugini francesi. A livello nazionale, il Friuli-Venezia Giulia è tornato in testa alla classifica, e Padova è stata designata come la città con le competenze linguistiche in inglese più elevate. Insomma, c’è ancora molto da fare, ma alcuni segnali sono incoraggianti. Bisogna solo… applicarsi di più.

Mamme italiane social addicted per informarsi e prendere decisioni

Per una mamma su tre è molto importante ottenere informazioni che aiutino a prendere decisioni come genitore. E in questo il digital, tra social, blog e siti web, svolge un ruolo primario per il 98% delle mamme.

Il 36% di loro e il 48% delle donne in attesa poi ascolta i podcast, a conferma delle potenzialità di uno strumento che consente di fare contemporaneamente più cose. Emerge dal Focus mamme, lo studio nato dalla collaborazione tra FattoreMamma, Media Data Factory e BVA Doxa, che esplora i comportamenti delle mamme e delle famiglie in termini di acquisti, relazioni con i brand, e utilizzo dei social.

Le donne in attesa sono più digital

Le intervistate, da quando sono mamme, hanno tendenzialmente incrementato la fruizione dei media. L’incremento maggiore si registra in relazione a social e blog, una forma di comunicazione che risponde spesso all’esigenza di immediatezza, e la cui fruizione è cresciuta per una mamma su 3.

Tra le donne in attesa il 59% afferma di utilizzare maggiormente il digital, e il 30% di leggere più libri. Da un lato forse perché si ha più tempo a disposizione, dall’altro emergono sicuramente maggiori necessità e desiderio di informarsi.
Le mamme sono molto impegnate a rintracciare informazioni utili e importanti per crescere nel nuovo ruolo genitoriale. Soprattutto per l’informazione specialistica, con particolare attenzione all’ambito medico.

Relazione, ispirazione e divertimento: l’universo social

I social fanno sempre più parte della loro quotidianità. Facebook (82%) e Instagram (78% tra le mamme e 90% tra le donne in attesa) si confermano i più utilizzati.
Relazione, ispirazione e divertimento sono le parole che descrivono l’universo dei social e la specificità di ciascuno di essi.

Instagram è il preferito, in particolare tra le gestanti, usato per ispirarsi, scoprire trend e prodotti.
Facebook è importante per mantenere le relazioni con amici e parenti e per informarsi, mentre TikTok è utilizzato per divertimento, ma ancora poco diffuso in percentuale rispetto agli altri.

Le stories sono il formato preferito

I social sono rilevanti, orientano gli acquisti ma non solo. Fanno cambiare idea a 1 mamma su 2 riguardo a un prodotto/servizio, influenzando l’opinione anche su altri temi, come personaggi pubblici e fatti di cronaca.
Le stories sono il formato più ‘social’ in assoluto, il momento più ‘intimo’ di interazione dei creator/influencer con la loro community. Il fatto che per quasi il 60% delle mamme sono il formato preferito, indica quanto questo pubblico sia ancora fortemente legato al valore di ‘confronto’ e ‘dialogo’.

Significativo poi il desiderio di seguire influencer per le informazioni che vengono condivise e le cose nuove che fanno scoprire (65% delle mamme intervistate).
La comunicazione maggiormente apprezzata è quella informativa-istruttiva (soprattutto tra le donne incinte e quelle con figli entro i 4 anni). Questo indica un grande bisogno di essere supportate nella ricerca di soluzioni ai propri bisogni.

Cosa cambia in busta paga a gennaio 2024 con la rivoluzione tasse?

Dopo il via libera ai primi due decreti legislativi su Irpef, Ires e tassazione internazionale, sono attesi entro fine anno i decreti ‘a costo zero’ sul concordato preventivo e la cooperative compliance.

Si tratta delle prime misure, operative da gennaio 2024, della rivoluzione fiscale vergata dal vice ministro dell’Economia Maurizio Leo, che comprendono appunto anche la revisione dell’Irpef e il taglio delle tasse sul lavoro con effetto sulla busta paga.
Una ‘rivoluzione delle tasse’ pensata per semplificare il sistema, snellire le procedure e migliorare il rapporto con il contribuente, attivando un circolo virtuoso per la riduzione della pressione fiscale.

Aliquote Irpef passano a tre in vista della flat tax

Per il solo 2024 vengono aggiornati scaglioni e aliquote Irpef passando da quattro a tre in vista della flat tax per tutti. Il beneficio massimo corrisponde a 260 euro netti l’anno.
La soglia della no tax area per i lavoratori dipendenti sale da 8.145 a 8.500, equiparandola a quella dei pensionati.

In attesa della completa attuazione della riforma dell’Ires, per il 2024 viene introdotta una maggiore deduzione del 20% per le nuove assunzioni a tempo indeterminato. La deducibilità sale al 30%, nel caso in cui l’impresa decida di assumere lavoratori svantaggiati o con disabilità, donne con almeno due figli minori o disoccupate da almeno sei anni, under 30, Neet ed ex beneficiari del Reddito di cittadinanza.

Agevolazioni per chi riporta l’attività in Italia

Arrivano le agevolazioni fiscali per attività d’impresa e lavoro autonomo in forma associata che riportano le attività in Italia.
Una norma del decreto prevede il taglio del 50% del reddito imponibile ai fini Irpef e Irap per 5 anni. Il beneficio va restituito con gli interessi se si delocalizza prima del quinquennio interessato.

Tasse dimezzate, entro un tetto di reddito di 60mila euro, anche per i lavoratori dipendenti o autonomi che nel 2024 trasferiranno la residenza fiscale in Italia per un massimo di 5 anni. Anche in questo caso sono previste sanzioni con restituzione dello sconto e interessi nel caso in cui venga tradito l’impegno al mantenimento della residenza fiscale per 5 anni.
Restano invariate le disposizioni per i ricercatori e professori universitari già previste.

Global minimum tax e concordato per Pmi

Con le nuove norme sulla Global minimum tax le multinazionali con fatturato consolidato pari a 750 milioni di euro dovranno pagare almeno il 15% di imposta effettiva. Un intervento che punta ad assicurare parità competitiva tra le imprese arginando gli effetti distorsivi della pratica delle big tech.
Il concordato preventivo biennale per le Pmi permette invece di fissare una base fiscale per due anni escludendo dalla tassazione l’eventuale reddito aggiuntivo.

La proposta in merito verrebbe fatta dall’amministrazione fiscale, che sulla base dei dati certi ottenuti grazie alla fatturazione elettronica, l’interoperabilità delle banche dati e l’Intelligenza artificiale può dire al contribuente qual è il suo reddito.
Le norme allo studio sulla cooperative compliance (abbassare la soglia di ingresso fino a 100 milioni di euro di fatturato) puntano invece ad ampliare la platea di accesso per i contribuenti. Si studiano inoltre effetti premiali per i contribuenti virtuosi.

Gli italiani vogliono inserire cultura ed educazione digitale nella Costituzione

È quanto è emerso dalla ricerca dal titolo ‘Il digitale popolare’, promossa da Fondazione Italia Digitale e Istituto Piepoli, e illustrata durante il Festival del Digitale Popolare, che si è tenuto a Torino a inizio ottobre. Se per tantissimi italiani, l’83%, è chiaro che il digitale sarà protagonista anche del futuro dell’economia, il 55% vorrebbe che la cultura digitale e l’educazione al digitale venissero inserite nella Costituzione italiana.

Il digitale, in tutte le sue forme, è ormai centrale nella vita quotidiana, tanto che la maggioranza degli italiani è favorevole a inserirlo nella Costituzione, in particolare, per la cultura e l’educazione dedicata.

“Dovrebbe essere materia di studio a partire dalla scuola primaria”

La ricerca ha affrontato a largo spettro i principali aspetti del rapporto tra gli italiani e il digitale, e ha analizzato ambiti che vanno dall’istruzione e la formazione alle fake news, dal metaverso e l’Intelligenza artificiale generativa a cibo e alimentazione, gli strumenti digitali per misurare le prestazioni sportive, la sostenibilità, e l’impiego nella Pubblica amministrazione.

Secondo Francesco Di Costanzo, presidente Fondazione Italia Digitale, il digitale, inoltre, “Dovrebbe essere inoltre materia di studio a partire dalla scuola primaria. Le opportunità e anche le ‘storture’ della rivoluzione digitale da gestire vanno affrontate senza paura, ma con una forte conoscenza, consapevolezza, competenza a tutti i livelli: Pubbliche amministrazioni, imprese, professionisti, cittadini”.

Da nord a sud per più di 8 italiani su 10 il digitale è fondamentale nella vita quotidiana

Insomma, “È un plebiscito – spiega Livio Gigliuto, direttore generale Fondazione Italia Digitale e Presidente Istituto Piepoli -: più di 8 italiani su 10, giovani e meno giovani, da nord a sud, reputano importante il digitale nella gestione della vita quotidiana, e la maggioranza degli italiani, al contrario di quanto si potrebbe pensare, ha più relazioni di prima, proprio grazie agli strumenti digitali”.

Anche nei confronti dell’Intelligenza artificiale prevalgono gli ottimisti

“La politica ha ottenuto un indubbio vantaggio dal digitale: grazie ai social i politici sono più familiari al 30% degli italiani. Sette italiani su dieci si sono rivolti a web e social per didattica e formazione, mentre un italiano su due vuole fare esperienza nel metaverso. Prevalgono gli ottimisti anche nei confronti dell’Intelligenza artificiale – aggiunge ancora Livio Gigliuto, come riporta Adnkronos -. L’Italia si conferma quindi un Paese sedotto dall’innovazione, attraversato da un ‘tecno-ottimismo’ consapevole e maturo, di chi è abituato, anche con la testa nel metaverso, a stare con i piedi per terra”.

La moda italiana celebra 20 anni di stile e sostenibilità

Gli italiani e la moda compongono un’equazione complessa e affascinante. Allo shopping come ‘coccola’ contrappongono l’attenzione a prezzo e materiali, alla ricerca ‘dell’affare’ e la sostenibilità ambientale. Dal punto di vista stilistico, vincono funzionalità e semplicità, anche se si notano frange d’avanguardia tra le donne e le nuove generazioni.  E dei vent’anni di stile italiano appena passati, risulta vincente lo stile Sex & the City, con lo shopping terapeutico e di marca contrapposto al più recente Outdoor, che vince però come previsione per il futuro. Sono alcuni risultati della ricerca ‘2003-2023 Fashion Inside’, promossa dall’Osservatorio McArthurGlen sulla moda nel retail fisico, condotto da BVA Doxa in collaborazione con BRAND JAM.

Tra slancio emotivo e razionalizzazione

Gli atteggiamenti nei confronti della moda evidenziano una dualità di fondo tra i consumatori, che oscillano tra slancio emotivo e razionalizzazione. La moda è infatti un modo per esprimere la propria individualità (52%), lo shopping migliora l’umore (44%), contribuisce ad aumentare l’autostima (35%) ed è un modo di prendersi cura di sé (48%). Ma accanto a questo contesto decisamente emotivo, convivono alcuni aspetti più razionali, primo fra tutti l’attenzione ai prezzi. Per riuscire a ‘fare l’affare’ (59%) si fanno ‘ricerche’ e ‘confronti’ (55%) e si va alla ricerca di capi di buona qualità a prezzi accessibili (52%). La razionalità emerge anche nella scelta di capi: si preferisce un abbigliamento comodo e funzionale rispetto all’inseguire l’ultima moda (59%). La ricerca di un equilibrio che garantisca un look adatto e originale rimane comunque fattore di soddisfazione. 

Sostenibilità e Designer Outlet

Anche nella moda e nello shopping si afferma in modo piuttosto evidente un richiamo ai temi di sostenibilità. L’acquisto di collezioni precedenti e di seconda mano è un mezzo per ridurre l’impatto ambientale (45%), e l’attenzione alla composizione dei materiali è elevata (38%). L’attenzione alla sostenibilità è rilevante in generale, e si rivolge anche alla seconda vita delle collezioni proposte dei Designer Outlet, a cui oltre ai prezzi vantaggiosi, viene riconosciuto in misura significativa un posizionamento vicino ai temi della sostenibilità (4%). In ogni caso, il negozio fisico rimane centrale come luogo esperienziale dove potere toccare con mano il prodotto, Ma soprattutto, premiarsi con la disponibilità immediata del capo.

Stile: funzionalità e semplicità sono vincenti 

Tra gli stili, quelli che piacciono di più e che si ritengono più adatti a sé sono Natural Chic (51%) e Minimalista (40%). La donna conferma la preferenza per il Natural Chic, mentre l’uomo tende ad apprezzare di più lo stile Street Active, insieme alla GenZ, che si sbilancia esprimendo una preferenza maggiore per stili quali Femme Fatale e Material Girl/Rocker. Andando oltre il proprio gradimento personale, gli stili che secondo gli italiani meglio interpretano la rappresentazione comune della moda contemporanea sono lo Street Active e il Natural Chic. Particolarmente d’accordo con questa tendenza i giovanissimi della GenZ, che  citano tra gli stili più rappresentativi anche il Minimalista, andando invece e sminuire il ruolo del New Romantic/Dandy, più citato da Millennials e GenX.

Resto al Sud, torna il programma per l’imprenditoria nel Mezzogiorno

Anche nel 2023, il programma “Resto al Sud”, gestito da Invitalia, rappresenta un’importante opportunità per sostenere la creazione e lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali e professioni libere in varie regioni italiane, contribuendo così alla crescita economica e all’innovazione nelle zone meridionali del paese. “Resto al Sud 2023” mira a promuovere l’imprenditorialità nelle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, oltre alle aree colpite dal cratere sismico del Centro Italia, che comprendono Lazio, Marche e Umbria, e alle isole minori marine, lagunari e lacustri del Centro-Nord.

Il budget complessivo per il 2023/2024 di 1,25 miliardi di euro

Il programma è destinato a cittadini privati tra i 18 e i 55 anni e dispone di un budget complessivo per il 2023/2024 di 1,25 miliardi di euro. Le attività ammissibili per il finanziamento includono settori industriali e artigianali, trasformazione di prodotti agricoli, pesca e acquacoltura, servizi per aziende e privati, turismo, commercio e professioni libere, sia individualmente che in forma societaria. Tuttavia, le attività agricole non sono finanziate tramite questo programma.
Il finanziamento fornito da “Resto al Sud 2023” può coprire completamente i costi del progetto presentato, con un massimo di 50.000 euro per richiedente, o fino a 200.000 euro per società con un massimo di quattro membri. Le imprese gestite individualmente possono ottenere un finanziamento massimo di 60.000 euro. Inoltre, è previsto un contributo aggiuntivo non rimborsabile per le esigenze di capitale circolante, che varia da 15.000 euro per le imprese individuali a un massimo di 40.000 euro per le società.

Quali sono le spese ammissibili?

Le spese ammissibili includono lavori di ristrutturazione o manutenzione straordinaria di proprietà immobiliari (entro il 30% del budget totale), acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, software e servizi legati alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Inoltre, le spese operative, come materie prime, materiali di consumo, utenze, canoni di locazione e premi assicurativi, sono ammissibili fino al 20% del budget totale, mentre spese come progettazione, promozione, consulenza e costi del personale dipendente non sono finanziate. Le agevolazioni di “Resto al Sud” coprono il 50% delle spese a fondo perduto e il restante 50% attraverso un finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI, con interessi a carico di Invitalia.

Come presentare la domanda

Per presentare una domanda di finanziamento, è necessario utilizzare la modalità online sul sito web di Invitalia, disponendo di un’identità digitale come SPID, CNS o CIE, compilare la domanda online e caricare il piano aziendale e i documenti correlati. Una volta inviata la domanda, verrà attribuito un numero di protocollo elettronico, e eventuali modifiche ai contatti possono essere effettuate successivamente. Le domande vengono valutate in base all’ordine di ricezione entro un periodo di 60 giorni dalla presentazione, senza scadenze o liste prioritarie. Invitalia verifica preliminarmente i requisiti dei richiedenti e successivamente valuta le proposte, anche attraverso colloqui diretti con i proponenti.

Lavoro: a settembre 2023 oltre 3 milioni cercano un altro impiego

L’accentuata mobilità interna al mercato del lavoro, e il fenomeno delle dimissioni volontarie, da settembre spingeranno oltre 3 milioni di occupati a ricercare un nuovo impiego. È quanto emerge dall’ultima indagine della Fondazione studi consulenti del lavoro, dal titolo ‘Ritorno al lavoro: per 3 milioni parte la ricerca di una nuova occupazione’. Con l’occupazione in crescita aumenta quindi la voglia di cambiare lavoro. Spinti dalle nuove opportunità che offre il mercato, dalla concorrenzialità crescente delle imprese nel trattenere i giovani o reclutare le professionalità introvabili, ma anche desiderosi di un cambiamento che porti a una maggiore soddisfazione professionale o un migliore equilibrio vita-lavoro, i lavoratori italiani si muovono molto più di prima tra un’occupazione e l’altra.

2022, l’anno record delle dimissioni 

Come negli anni passati, settembre, insieme a dicembre, è il mese in cui si concentra il maggior numero di dimissioni volontarie. Il 2022, in particolare, è stato l’anno record delle dimissioni: 1.255.000 lavoratori a tempo indeterminato hanno lasciato il proprio impiego (+9,7% rispetto al 2021, +24% rispetto al 2019). Con riferimento ai settori più interessati dal fenomeno, la ricerca evidenzia come su 100 dimissioni di lavoratori a tempo indeterminato la quota maggiore riguarda commercio e servizi turistici (33,8% del totale) e comparto manifatturiero (25%). In generale, i settori protagonisti dell’incremento più consistente sono quelli che hanno conosciuto una più alta crescita occupazionale, come costruzioni (+48,4%), servizi di informazione e comunicazione (+37,5%), sanità e istruzione (+35,8%).

I giovani sono più “mobili”

Secondo un’indagine realizzata a giugno scorso dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, in collaborazione con l’Istituto Piepoli, il 6% dei lavoratori interpellati ha cambiato occupazione negli ultimi due anni. A questi si aggiunge un 13% che sta cercando attivamente un altro impiego. C’è poi un 26% che pur non avendo ancora agito concretamente desidera un cambiamento professionale.
La diffusa mobilità riguarda maggiormente i giovani, di cui il 13% ha cambiato lavoro, mentre il 15% è attivamente alla ricerca di una nuova occupazione. A spiegare il fenomeno, soprattutto la mancata soddisfazione per la situazione professionale precedente.

Cosa si cerca nel nuovo lavoro?

Non a caso, per il 41% di chi ha cambiato lavoro negli ultimi due anni (o si accinge a farlo) la scelta è guidata soprattutto dallo scontento per l’attuale condizione.
Seguono, ma molto distanziate, la necessità, derivante dalla scadenza di un contratto o un licenziamento (18%), e la voglia di un cambiamento di vita capace di favorire un ruolo diverso del lavoro nella propria esistenza (16%). Il 12% fa poi riferimento al presentarsi di nuove opportunità, mentre solo il 6% alla paura di perdere l’attuale impiego. Ma cosa si cerca nel nuovo lavoro? Miglioramento retributivo (39%), che non significa meri aumenti salariali, ma anche diverse e migliori forme di welfare e benefits, migliore equilibrio lavoro-vita privata (30%), desiderio di riscoprire motivazioni e nuovi stimoli (21%), migliore clima aziendale (20%) e prospettive di crescita e carriera (20%).