Gli italiani tornano a richiedere prestiti: volumi a livelli pre Covid

Nell’ultimo periodo, insieme al ritorno graduale alla normalità, gli italiani hanno ricominciato  pensare a piccoli investimenti concedersi qualche extra. E così sono ritornati a richiedere prestiti, tanto che i valori hanno raggiunto le stesse cifre registrate pre-Covid. A scattare la fotografia dei nostri connazionali rispetto all’andamento dei prestiti è il Sistema di Informazioni Creditizie gestite da CRIF, che rivela come nel primo semestre 2021 le richieste di prestiti da parte delle famiglie siano aumentate del 25,6% rispetto allo stesso periodo del 2020. Registrano un andamento positivo sia sia i prestiti personali (+10,0%) sia i prestiti finalizzati (+38,4%). Solo nel mese di giugno, le richieste hanno fatto segnare un vero e proprio balzo in avanti: le istruttorie registrate sul Sistema sono complessivamente aumentate del +9,2%. A spingere questo deciso rimbalzo sono stati sia i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, che nell’ultimo mese di osservazione hanno fatto segnare un +8,0%, che i prestiti personali, cresciuti del +11,1%.

Un segnale del clima di fiducia

“La positiva performance delle richieste di prestiti da parte delle famiglie va letta come un naturale rimbalzo rispetto al corrispondente periodo del 2020, fortemente condizionato dall’esplosione dell’emergenza pandemica, sostenuto anche da un migliorato clima di fiducia e dal consolidamento della ripresa economica. Per il prosieguo dell’anno ci attendiamo un ulteriore consolidamento della domanda di credito ma le politiche di erogazione potrebbero farsi più selettive a fronte dell’atteso peggioramento della rischiosità del comparto nel momento in cui gli interventi straordinari e le misure di sostegno alle famiglie dovessero essere sospese” ha commentato l’andamento Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. 

Aumenta l’importo medio richiesto: 9.536 euro
In questo contesto, è cresciuto anche l’importo medio richiesto, che si attesta a 9.536 euro (+2,8% rispetto al 2020), sebbene proprio a giungo si sia rilevata una leggera flessione (8.875 Euro, -1,7%). Circa le meta delle richieste, però (per la precisione il 47,9%) si riferisce a importi inferiori ai 5.000  euro.

Un quarto delle richieste arriva dagli under 35

Per quanto riguarda la durata dei prestiti richiesti dalle famiglie nel loro complesso, il 19,6% del totale prevede un piano di rimborso fra i 2 e i 3 anni, contro un 24,4% che va oltre i 5 anni, privilegiando soluzioni che pesino il meno possibile sul reddito familiare. C’è anche un altro aspetto interessante da considerare, relativo alla fascia di età che maggiormente richiede questo tipo di finanziamento. Si conferma infatti che gli italiani fra il i 45 e 54 anni sono quelli che maggiormente richiedono un prestito (rappresentano infatti il 25,3% del totale delle domande), ma cresce anche la percentuale degli under 35, che oggi raggiungono il 23% del totale.

Con Apple la casa è sempre più intelligente

Casa sempre più smart, almeno per quanto riguarda Apple. La società della Mela ha infatti presentato alla sua conferenza annuale Worldwide Developers Conference (WWDC) una serie di nuove funzionalità destinate a chi vuole rendere la propria abitazione più evoluta e “facile”. A partire dall’apertura della porta: diventa infatti possibile sbloccare la porta d’ingresso o del garage con il proprio iPhone, a condizione che sia stata installata una serratura intelligente compatibile. Un altro aspetto interessante è che questi nuovi sviluppi coinvolgono diverse figure imprenditoriali: in questo caso, ovviamente, i principali fornitori di serrature.

Insieme è meglio

Questa scelta è un cambio di passo rispetto al passato, in quanto Apple per la sua Smart Home “preferisce incoraggiare i produttori di hardware di terze parti ad adottare la piattaforma di Apple (HomeKit) per sviluppare i loro progetti senza problemi” riporta una nota di Developer.apple.com. Questa filosofia ha effetti molto ampi anche su molte altre funzionalità: ad esempio, vengono integratate su Home Kit anche le opzioni per il controllo dei condizionatori d’aria, delle videocamere, dei sensori di movimento, di campanelli e luci. L’obiettivo è quello di posizionare iPhone e Apple Watch come controller per un’ampia varietà di funzioni domestiche, rendendoli centrali nella gestione della casa e fidelizzando così la clientela su tutta la gamma di dispositivi Apple, compresi Apple TV e HomePod.

Uno standard affinché i gadget domestici lavorino insieme

Ma non è finita qui: Apple ha anche dichiarato che sosterrà Matter, lo standard progettato per consentire ai gadget domestici intelligenti di lavorare insieme. La casa della Mela ha contribuito attivamente alla nascita di questo progetto, che coinvolge anche Amazon, Google e Samsung. con un codice HomeKit open source. L’obiettivo di Matter è quello di garantire che i dispositivi domestici intelligenti rimangano compatibili per gli anni a venire e rendere più facile lo sviluppo di nuove app. Per gli sviluppatori, il codice HomeKit funzionerà con Matter senza la necessità di apportare nessuna modifica.
“Sempre in tema casa, HomeKit potrà presto utilizzare Siri per programmare l’accensione di luci intelligenti, per esempio ogni giorno alle 8:00 e le videocamere potranno verificare quando un pacco è stato consegnato: basterà tenere sotto controllo la situazione da una Apple TV in modalità a schermo intero ed, eventualmente, accendere facilmente le luci a distanza per illuminare l’ambiente circostante” conclude Developer.apple.com. Le videocamere per la casa intelligente potranno archiviare i filmati in modo crittografato e privato su iCloud attraverso una funzionalità chiamata HomeKit Secure Video.

Oscurare o no i mi piace? Su Instagram e Facebook sarà possibile decidere

Meglio nascondere i “mi piace” oppure renderli visibili? Una scelta che ora è possibile: è questa infatti la novità introdotta da Instagram e Facebook al termine del periodo di test su Instagram. L’obiettivo del test era capire se l’opzione potesse aiutare a ridurre la pressione sentita da alcune persone nel pubblicare i propri post. Sui due social di Mark Zuckerberg sarà quindi possibile decidere se scegliere di oscurare o lasciare visibile il numero di like su un post. L’iniziativa rientra nel tentativo di filtrare i contenuti ritenuti offensivi nei messaggi diretti, e dare così agli utenti la possibilità di controllare cosa visualizzare e cosa condividere, sia su Instagram sia nella sezione Notizie di Facebook, come, ad esempio, i filtri per il feed, la gestione dei preferiti e le impostazioni relative a chi può commentare.

Una novità introdotta prima su Instagram e poi su Facebook.

Questa possibilità è arrivata prima su Instagram e in seguito verrà introdotta anche su Facebook.
“Quello che è emerso, confrontandoci con le persone e con gli esperti è che se per alcuni non vedere il numero di like era positivo ad altri la cosa non piaceva, anche perché questi parametri vengono usati dalle persone per avere un’idea dei contenuti più trendy e di successo – si legge in una nota rilasciata dalla società -. Per questo abbiamo deciso di dare a tutti la possibilità di scegliere”.

Un’opzione disattivabile prima o dopo la pubblicazione di un contenuto

Su Instagram ora si può quindi scegliere se nascondere il numero dei like su tutti i post del feed e sui propri, che si tratti di una foto, un video o un messaggio di testo. Accedendo alla nuova sezione ‘Post’ nel menu ‘Impostazioni’, è quindi possibile nascondere il conteggio dei ‘mi piace’ sui post pubblicati dagli altri, e allo stesso tempo, si può decidere se nascondere o meno il numero dei like prima di condividere un post. In ogni caso, l’opzione è attivabile o disattivabile anche dopo la pubblicazione del contenuto.

Dare maggior controllo e consapevolezza per  creare un’esperienza più positiva

In questi mesi il gruppo ha lavorato con esperti indipendenti proprio per capire “come dare maggior controllo e consapevolezza alle persone, e contribuire così a creare un’esperienza più positiva – si legge ancora nella nota – .Abbiamo pensato che fosse importante dare a tutti la possibilità di scegliere”. Al contempo il gruppo, riporta una notiza Agi, ha finanziato ricerche indipendenti sul tema dell’esperienza degli utenti nell’utilizzo di Instagram, nonché su come migliorare le policy e i prodotti. Nelle prossime settimane queste opzioni saranno attive anche su Facebook.

Il body shaming rende le ragazze insicure dell’aspetto fisico

Colpa del body shaming se le giovani donne italiane sono insicure del proprio aspetto fisico. L’85% delle donne italiane tra i 18 e i 24 anni infatti si sente insicura a causa del proprio aspetto fisico, e il 68% affida la propria autostima al giudizio degli altri. Si tratta di alcuni dati emersi dalla ricerca realizzata dall’Istituto di Ricerca Eumetra per Kérastase in merito all’autostima e la libera espressione di sé e della propria diversità. La ricerca è parte del progetto Kérastase #ManifestYourGreatness, che ha l’obiettivo di promuovere e diffondere un messaggio di inclusione e accettazione di sé, anche attraverso il sostegno dei centri antiviolenza della Fondazione Pangea.

Fiere della propria personalità, non del proprio corpo

Il 96% delle donne italiane cita almeno un elemento di soddisfazione di sé, soprattutto tra gli aspetti che caratterizzano la loro personalità, come carattere (52%), relazioni personali e sociali (53%), lavoro e istruzione (45%). Ma l’85% delle giovani tra i 18 e 24 anni si sente insicura a causa del proprio corpo, rispetto a una media nazionale che si attesta intorno al 70%. Questo perché le più giovani risultano estremamente influenzate dai canoni estetici imposti dai social media (69%), e quasi la metà di loro (42%) non si sente accettata dalla società in cui vive e affida la propria autostima al giudizio degli altri (68%). E se i social da una parte influenzano le donne italiane sui canoni di bellezza, dall’altra risultano un valido alleato per il superamento delle proprie insicurezze (85%).

Tra i motivi di discriminazione il più diffuso è l’aspetto fisico

Quanto al body shaming, è un fenomeno indiscusso: al 73% delle intervistate è capitato di assistere in maniera diretta o indiretta a episodi di discriminazione, e tra le motivazioni più diffuse torna prepotente l’aspetto fisico (57% del campione e 66% tra le giovani), seguito dall’orientamento sessuale (32% del campione). Ma cosa fare per arginare questi fenomeni? Il primo passo è partire dal nucleo familiare (54%) che dovrebbe agire con una adeguata educazione. Ma rilevante è anche la richiesta di una maggiore sensibilizzazione da parte della scuola (37% delle giovani), il luogo relegato agli ultimi posti come contesto in cui le giovani donne si sentono accettate (9%) e supportate nel superamento delle insicurezze (2%).

Donne ancora limitate nella propria accettazione

L’indagine ha restituito una fotografia delle donne ancora fortemente limitate nella propria accettazione, soprattutto le più giovani. “E ci ha confermato quanto i social – spiega Ana Mesquita, General Manager Kérastase Italia – se da un alto impongono canoni di bellezza perfetta e spesso irraggiungibile, dall’altro possono essere potenti alleati per il superamento di alcune barriere grazie alla condivisione delle proprie esperienze”.
Inoltre, riporta Adnkronos, la ricerca ha dimostrato come la scuola sia ancora un contesto dove si può fare molto di più per abbattere le barriere della diversità, combattere il body shaming e supportare le nuove generazioni nella fiducia in sé stessi.

Il consumo al banco produce 30 tonnellate di plastica al giorno

Le persistenti restrizioni al consumo regolare nei bar e nei locali dei mesi passati non hanno solo creato difficoltà agli esercizi e ai clienti, ma anche all’ambiente. Come conseguenza del divieto, tazze e bicchieri di vetro sono stati sostituiti dai corrispettivi in plastica, peraltro, non sempre smaltiti adeguatamente dai clienti. In pratica, il divieto di consumare caffè o altre bevande al banco ha prodotto un doppio effetto negativo. Se da un lato i fatturati dei bar sono crollati del 40%, dall’altro è stato messo in circolazione un mare, anzi un oceano, di bicchierini di plastica. Tanto che secondo le stime dell’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, il divieto di consumo al banco da solo, ovvero escludendo la modalità d’asporto, genera 30 tonnellate di rifiuti di plastica al giorno.

Un divieto che rischia di distruggere il modello stesso del bar italiano

“Questo è un motivo in più per eliminare un divieto, quello del consumo al banco, che non ha alcuna base scientifica – sottolinea Fipe-Confcommercio – e che sta invece distruggendo il modello stesso del bar italiano. Un disastro che si accompagna a quello provocato dal coprifuoco alle 22. In questo caso a essere maggiormente penalizzati sono i ristoranti”.

I benefici dello slittamento del coprifuoco alle 23 per le “tasche” dei bar

Secondo l’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, lo slittamento del coprifuoco alle 23 produrrebbe un beneficio per le casse dei locali pari al 10% dei fatturati giornalieri, mentre arrivare fino alle 24 aggiungerebbe un ulteriore 7%, riporta una notizia Askanews.

“In totale – spiega la Federazione – queste due ore in più di lavoro garantiscono un incremento di volumi di affari per i pubblici esercizi di 10 milioni di euro al giorno. Una boccata d’ossigeno importante, ma ancora più importante è la ripresa al più presto dell’attività al chiuso”.

Solo il 46% dei locali italiani è sprovvisto di spazi all’aperto

Ma a creare ulteriori difficoltà ai pubblici esercizi sta contribuendo anche il maltempo che nelle ultime settimane ha colpito la Penisola.

“Non dimentichiamoci – continua la Federazione – che non solo il 46% dei locali italiani, 116 mila bar e ristoranti, è sprovvisto di spazi all’aperto, ma la perturbazione che interesserà per tutta questa settimana buona parte del nostro Paese, sta determinando un nuovo lockdown di fatto anche per le altre attività. Anche per questo non si può più attendere oltre”.

Figure professionali alla ribalta, dal Growth hacker allo Ux Designer

L’emergenza sanitaria inevitabilmente ha trasformato il mercato del lavoro, ma secondo le stime del Cnel alcune figure professionali, sebbene molto richieste, sembrano introvabili dalle aziende. Trainate da digitale e sostenibilità, si tratta di profili professionali che per competenze e alti livelli di specializzazione non sono ancora diffusi sul mercato, come il Growth Hacker, il Cloud Architect o il Broacast architect, l’Energy Manager e lo Ux Designer. Quest’ultimo, diventato fondamentale per la progettazione dei siti e-commerce che hanno ricevuto una grande spinta in questi mesi.  Ma la vera tendenza del momento è il Growth Hacker, un ‘hacker della crescita’ che grazie alla sua multidisciplinarietà e formazione trasversale ha il compito di sostenere la crescita delle aziende, soprattutto in fase di start-up.

Il broadcast architect

“La broadcast industry – racconta Shahin Javidi, Ceo di brandstories – in questo momento è uno dei settori più innovativi e a maggiore velocità di evoluzione. Il consumo dei contenuti di intrattenimento si è ormai prevalentemente trasferito online. E questo permette un’infinita serie di innovazioni tecnologiche che vanno dall’interattività all’integrazione crossmediale, dai social al commerce”.

E a progettare e gestire queste innovazioni, sono broadcast architect o broadcast engineer, professionisti con competenze tipiche della tv e una grande conoscenza e padronanza delle nuove e tecnologie digitali. “Tutto questo diventa ancora più importante nel branded entertainment – continua Javidi – dove la contaminazione tra i due mondi, tv e Internet, permette ai brand di potenziare ancora di più il dialogo con le loro community”.

Il webiExport Manager

In futuro saranno sempre più richieste figure professionali legate al digitale. “Attualmente stiamo puntando sulla figura del webiExport Manager, legata al nostro servizio di internazionalizzazione delle pmi – commenta Giovanni Farese, general manager di webidoo -. Oltre alla gestione della presenza sulla piattaforma, mettiamo infatti a disposizione un Digital Export Specialist dedicato che offre una consulenza strategica per rendere più performante il business dei clienti – aggiunge Farese -. Il ruolo del webiExport Manager è di garantire una gestione efficace delle comunicazioni day by day, reattività nelle risposte, continuità nell’azione di ricerca opportunità sui mercati esteri e supporto nelle trattative commerciali, anche in lingua”.

Il Digital Analyst e il Digital Strategist

“In base alle previsioni dei nostri esperti, i profili più ricercati da qui al 2030 saranno il Digital Analyst, il Digital Strategist e il Web Content Strategist”, afferma Davide Castioni, director of Sales & Operations di MailUp.

“Il Digital Analyst è la figura che provvede all’analisi e alle proiezioni dei dati di vendita, dei risultati delle campagne di marketing, delle abitudini di consumo e dei trend di mercato. Il Digital Strategist è invece incaricato dell’identificazione di bisogni, obiettivi, opportunità di business: crea e supervisiona l’esecuzione di un piano tramite iniziative specifiche con cui raggiungere gli obiettivi”.

A lungo termine, la sfida maggiore per le aziende resta comunque quella di attuare strategie che possano favorire la capacità di attrarre, ma soprattutto di trattenere talenti e risorse brillanti, riferisce Adnkronos.

A cosa serve la funzione sleep nei condizionatori d’aria

La funzione sleep è una delle più interessanti e meno adoperate dei moderni condizionatori d’aria. Vediamo in dettaglio a cosa serve e perché facciamo bene ad utilizzarla per migliorare il comfort percepito in casa.

Questa importante funzione consente di stabilire quale debba essere la temperatura all’interno della stanza nel momento in cui dormiamo. Quando dormiamo infatti, la temperatura del nostro corpo cambia e, grazie alla funzione sleep, il condizionatore d’aria è in grado di seguire tale variazione per consentirci un riposo migliore.

Questa funzione è in uso in tutti i moderni condizionatori d’aria e consente al dispositivo di gestire in autonomia la temperatura durante il nostro riposo così da mantenere sempre l’ambiente perfettamente fresco e ventilato.

Gestione Autonoma della temperatura

I moderni climatizzatori Samsung ad esempio, sono perfettamente in grado di gestire autonomamente la temperatura quando viene inserita la funzione sleep andando a regolare l’afflusso d’aria e la temperatura, riuscendo in questa maniera anche a risparmiare energia.

È risaputo infatti, che nel momento in cui dormiamo il nostro corpo necessita di una temperatura leggermente più alta rispetto quando siamo in attività. Questi moderni dispositivi si regolano dunque autonomamente e gestiscono in maniera eccellente temperatura, l’afflusso d’aria e l’umidità mentre dormiamo, regalandoci quella piacevole sensazione di riposo profondo quando al mattino ci risvegliamo.

Livelli di rumorosità bassi

Tra l’altro, i modelli più moderni sono assolutamente silenziosi e dunque non arrecano alcun disturbo al sonno al punto che spesso è difficile rendersi conto se il dispositivo sia in funzione o meno, per questo sono presenti degli appositi led colorati che consentono di capire effettivamente sei in quel momento il condizionatore sia acceso o meno.

I moderni condizionatori d’aria Samsung sono dunque l’ideale per consentirti un riposo perfetto e profondo anche nelle calde sere d’estate.

Acquisti online di oggetti danneggiati. Cosa fare?

L’acquirente che si accorge che il prodotto ordinato e regolarmente pagato non funziona, o che è danneggiato anche solo parzialmente, può chiedere o la sostituzione del prodotto oppure la riparazione a spese del venditore. In entrambi i casi, le spese di spedizione per la riconsegna del pacco sono a carico del venditore. Il Codice del consumo regola e disciplina tutti i diritti di chi fa ordini su Internet, ricorda laleggepertutti.it. Se tuttavia la riparazione o la sostituzione dovesse risultare impossibile o economicamente non conveniente, allora l’acquirente può chiedere o il rimborso del prezzo, restituendo il prodotto non funzionante, oppure, uno sconto sul prezzo corrisposto, ottenendo così il rimborso.

Il rimborso deve avvenire nel più breve termine possibile

Il rimborso dell’importo pagato a titolo di prezzo per la vendita online deve avvenire nel più breve termine possibile, non oltre il ricevimento del prodotto. Quindi, il venditore non può opporre diverse prassi commerciali all’acquirente per ritardare il riaccredito del prezzo. In ogni caso, la garanzia che consente al consumatore di chiedere la riparazione o la sostituzione o, in difetto di queste, la restituzione del prezzo o uno sconto vale per due anni dalla consegna dell’oggetto acquistato. È, tuttavia, necessario che l’acquirente “denunci” il difetto al venditore entro 60 giorni dalla scoperta.  Spesso, il venditore chiede infatti all’acquirente di dimostrare la presenza del guasto con fotografie o con dichiarazioni su carta intestata.

Come dimostrare che l’oggetto è danneggiato?

Spesso, però, succede che chi fa vendite online, al fine di evitare la restituzione del prezzo, asserisca che il danno, seppur conclamato, è derivato da un cattivo uso dell’oggetto fatto dall’acquirente. In questo modo, si tenta di scaricare su quest’ultimo ogni responsabilità. Ma il Codice del consumo dice il contrario: nei primi 6 mesi dall’acquisto, è il venditore a dover fornire la prova che il guasto è dipeso dal consumatore e non era preesistente. Invece, dopo i 6 mesi, l’onere della prova si capovolge ed è il consumatore a dover dimostrare che il guasto non è derivato da un uso non conforme dell’oggetto, riporta Adnkronos.

Il diritto di recesso

C’è poi un’altra cosa su cui prestare molta attenzione. Per le vendite online e, in generale, per tutte quelle fuori dai locali commerciali effettuate dai consumatori (quindi, senza partita Iva) è consentito sempre il diritto di recesso nei primi 14 giorni dalla consegna della merce. Diritto che non è subordinato ad alcuna motivazione: non c’è quindi bisogno di dimostrare che il prodotto è arrivato non funzionante o parzialmente rotto. Basta il semplice ripensamento, che non deve essere giustificato. Esercitando il diritto di recesso, che va comunicato con raccomanda a.r. o fax, con successiva restituzione dell’oggetto acquistato, il consumatore ha diritto all’immediata restituzione del prezzo pagato. In questo caso, però, le spese di spedizione del prodotto sono a carico dell’acquirente.

Lombardia, imprese manifatturiere in ripresa nel quarto trimestre 2020

Dopo il crollo complessivo del secondo trimestre 2020 e la decisa ripresa del terzo trimestre, nel quarto trimestre 2020 gli indicatori economici proseguono in un lento miglioramento per le imprese manifatturiere di Milano Monza Brianza Lodi. Prosegue quindi, anche se più lentamente, e con intensità diverse tra i territori, la ripresa di produzione, fatturato e commesse acquisite. È quanto emerge da un’anticipazione dei dati delle analisi congiunturali del quarto trimestre 2020 del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in occasione della presentazione dei risultati dell’analisi congiunturale del settore manifatturiero di Unioncamere Lombardia.

Fatturato e produzione

Guardando al fatturato, rispetto al trimestre precedente, le imprese manifatturiere dell’area metropolitana milanese fanno registrare una crescita del 5,8%, a Monza e Brianza di +2,6%, mentre Lodi risulta stabile. Quanto alla produzione, la crescita per l’area milanese si attesta a +2,1% rispetto al trimestre precedente, +3,7% per le imprese brianzole, e un calo di -1,5% per Lodi. Rispetto al quarto trimestre 2019 i dati tendenziali indicano per il fatturato il -0,9% a Milano e -1,1% Monza e Brianza. Per la produzione, invece, Milano registra un -3,7%, Monza e Brianza risulta stabile, e Lodi -2,4%.

L’andamento dell’industria milanese

Gli indicatori congiunturali dell’area metropolitana milanese registrano nei confronti del precedente trimestre una crescita della produzione industriale (+2,1% destagionalizzato), in linea con quanto rilevato in Lombardia (+2,7%). Tale dinamica si è associata nel trimestre a una crescita del fatturato (+5,8%), che supera nel trend quanto evidenziato in regione (+4,3% destagionalizzato). Gli ordini esteri rispetto al trimestre precedente sono in ripresa, ma non quelli interni (+1,4% e -4,7% destagionalizzato). In Lombardia invece si è assistito a una crescita della domanda proveniente dal mercato interno (+3,5%) e a una ripresa maggiore dall’estero (+8,3%).  Ancora negativa poi la variazione tendenziale su base annua: -3,7% per la produzione, in linea con la Lombardia (-2,6%), -0,9% il fatturato totale rispetto al -0,6% lombardo, e in calo gli ordini (-1,7% rispetto al +0,5% lombardo).

L’andamento dell’industria di Monza e Brianza e Lodi

Nel quarto trimestre 2020, nella produzione il quadro congiunturale è positivo rispetto al periodo precedente (+3,7% destagionalizzato), ed è simile l’andamento per il fatturato (+2,6% destagionalizzato). La ripresa si è poi manifestata anche in relazione agli ordini. Le commesse acquisite nel quarto trimestre 2020 hanno infatti evidenziato una crescita rispetto al trimestre precedente, sia in relazione al mercato estero (+0,8% destagionalizzato) sia nei confronti della domanda di matrice interna (+4,2% destagionalizzato). Stabile la variazione tendenziale su base annua: +0,1% per la produzione -1,1% il fatturato totale, e gli ordini tengono con un +2,2%. Il focus sulla manifattura dell’area lodigiana mostra il calo della produzione industriale nel trimestre (-1,5%), segnali confermati dalla dinamica del fatturato, stabile rispetto al +4,3% in Lombardia. Tiene il mercato interno (+1,1%), come il mercato estero (+2,6%), mentre in un anno la produzione industriale cala del 2,4%. 

Truffe legate alle acquisizioni dei conti correnti, nel 2020 +20%

Nel 2020 la pandemia di Covid 19 ha favorito la crescita del numero di servizi finanziari digitali e di e-commerce utilizzati da casa. Gli esperti di Kaspersky hanno osservato come questo abbia causato un notevole aumento nelle tecniche di ingegneria sociale sfruttate dai criminali informatici. Secondo quanto emerso dal report Kaspersky Fraud Prevention, nel 2020 una transazione fraudolenta su due in ambito finanziario riguardava l’acquisizione di account (account takeover), e secondo le statistiche anonime rilevate dalla soluzione Kaspersky Fraud Prevention da gennaio a dicembre 2020 la percentuale di questi incidenti è stata del 54% contro il 34% del 2019, registrando un aumento del 20%.

Gli schemi del soccorritore e dell’investitore

I due schemi più comuni per ottenere l’accesso a un conto bancario rimangono gli stessi del 2019, ovvero quelli che vengono definiti come gli schemi del “soccorritore” e “dell’investitore”. Nel 12% degli attacchi che avevano lo scopo di ottenere l’accesso agli account degli utenti, sono stati sfruttati in modo improprio strumenti legittimi di amministrazione remota (RAT) come TeamViewer. La prima tattica usata dai cybercriminali è quella per cui i truffatori si fingono “soccorritori”, ovvero finti esperti di sicurezza che si propongono per “salvare” gli utenti, chiamando i clienti delle banche spacciandosi per addetti alla sicurezza offrendo il loro aiuto per risolvere presunti addebiti o pagamenti sospetti.

I truffatori si presentano come impiegati di una banca

Ai clienti viene quindi chiesto di verificare la loro identità attraverso un codice inviato tramite un messaggio o una notifica push, oppure di bloccare una transazione sospetta o ancora di trasferire denaro su un “conto sicuro”. Possono anche chiedere alla vittima di installare un’applicazione per la gestione remota fingendo che sia necessaria per la risoluzione dei problemi. I truffatori spesso si presentano come impiegati di una delle banche più importanti del Paese e utilizzano uno spoofed caller ID per le chiamate in arrivo per riuscire nell’intento di spacciarsi per una vera banca.

Quando i cybercriminali si fingono consulenti di una società di investimento

Il secondo esempio è quello in cui i criminali informatici agiscono in qualità di “investitori”. In questo caso i truffatori si fingono dipendenti di una società di investimento, o consulenti di investimento di una determinata banca. Chiamano i clienti offrendo un modo rapido per fare soldi e proponendo investimenti in criptovalute o in azioni direttamente dal conto del cliente senza la necessità di recarsi in banca. Come prerequisito per fornire il “servizio di investimento”, l’investitore chiede alla potenziale vittima il codice ricevuto in un messaggio di testo o in una notifica push.

“I clienti delle banche danno sempre un grande valore alla semplicità con cui possono accedere ai loro conti corrente e alle operazioni finanziarie abituali dichiarato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky. Ecco perché crediamo che le soluzioni per il settore finanziario dovrebbero fornire un livello molto alto in termini di misure di sicurezza, comprese quelle che riguardano la protezione contro le frodi”.