AI: per i giovani è un’opportunità di miglioramento, ma temono di non essere abbastanza preparati

È un paradosso generazionale quello del rapporto dei giovani con l’AI: pur riconoscendo il potenziale dell’Intelligenza artificiale, la maggior parte dei giovani italiani si sente ancora impreparata ad affrontare le nuove tecnologie.

Lo rivela il recente osservatorio di ASUS Business, condotto da Research Dogma, che ha indagato il punto di vista di un campione di giovani laureati e laureandi under 30. 
Lo studio, tuttavia, svela un paradosso sorprendente. Nonostante l’incertezza occupazionale, la crescente automazione di alcune posizioni e la percezione di non essere abbastanza preparati, la nuova generazione guarda all’Intelligenza artificiale come un’opportunità, e non come una minaccia.

Solo il 24% ritiene di essere competente

I dati raccolti mostrano anche una evidente lacuna nelle competenze digitali delle nuove generazioni. Sebbene oltre la metà degli intervistati si consideri un utente “di buon livello” alle prese con il computer, solo il 37% si dichiara molto preparato nell’uso di programmi e software.

La quota scende drasticamente quando il focus si sposta sull’Intelligenza artificiale, dove solo il 24% dei giovani si considera realmente competente. Questo scenario mette in luce come una generazione nata e cresciuta con la tecnologia dimostri una competenza ancora incompleta sulle tecnologie digitali, nonostante la consapevolezza che nel futuro saranno decisive.

Un “entusiasmo critico” verso la rivoluzione tech

D’altra parte, il quadro cambia quando si parla di percezione. La ricerca evidenzia infatti un “entusiasmo critico” verso l’evoluzione tecnologica. Quasi la totalità degli intervistati (95%) riconosce che l’AI avrà un impatto significativo sul lavoro, e il 76% ritiene che le competenze in questo ambito saranno sempre più fondamentali. Tuttavia, il 40% ritiene che si tratterà di un impatto meno radicale di quanto spesso si narra.

I giovani dimostrano un approccio lucido e pragmatico, accogliendo l’AI come un alleato per migliorare la produttività, la creatività e per liberare tempo da mansioni ripetitive. L’obiettivo finale è quello di ridefinire le priorità personali e professionali.

Il pragmatismo guida la vita professionale

Questo pragmatismo valoriale si riflette anche sulle priorità che i giovani assegnano al lavoro. Al primo posto rimane infatti la giusta remunerazione (53%), seguita dalla flessibilità di orari e giorni di lavoro (46%).
Questo indica una generazione che pone al centro della vita professionale il giusto compenso e l’equilibrio tra carriera, crescita individuale e qualità della vita.

“I risultati di questa ricerca offrono un segnale chiaro: i giovani guardano all’AI con uno spirito pragmatico, riconoscendone il potenziale per migliorare produttività e creatività, senza perdere di vista la necessità di un equilibrio tra lavoro e vita personale  – commenta Lavinia Fogolari, Head of Marketing SYS di ASUS, come riferisce riporta Adnkronos -. È incoraggiante vedere come questa generazione non consideri la tecnologia una minaccia, bensì un alleato con cui costruire un futuro professionale più sostenibile e motivante”.